mercoledì 30 novembre 2011

Faenza. Battuta di caccia con collari elettrici denunciata dal WWF

Faenza. Spiacevole è stato l’esito della ronda delle guardie zoofile del WWF di Faenza all’interno del Parco Regionale “Vena del Gesso Romagnola”, zona protetta e dunque interdetta alla caccia. Alcuni cacciatori al di fuori dell’area in questione (probabilmente in attesa che il “battitore” stanasse la preda) si sono dati alla fuga così come l’uomo che vi si era addentrato assieme ai cani che non ha esitato ad abbandonare sul posto. Gli animali hanno preso tutti direzioni differenti fatta eccezione per una giovane segugia che festosa è andata incontro ai volontari del WWF. Al collo della cagnetta era presente un grosso, nonché illegale, collare elettrico.
Li chiamano “collari educativi”, ma per il codice penale sono strumenti fuorilegge, che fanno scattare il reato di maltrattamento di animali prevedendo fino a un anno di reclusione e 15 mila euro di multa.
Sebbene l’articolo 544 ter del codice penale preveda la reclusione da tre mesi a un anno e con la multa da 3.000 euro a 15.000 per chi sottoponga gli animali a torture e sevizie, sembra che i trasgressori siano molti, nonostante le precedenti condanne, e soprattutto cacciatori.
Fece scalpore il caso dell’allevatore\addestratore bolognese che, smascherato da striscia, fu condannato a una multa di 4000 euro, il pagamento delle spese legali e 1000 euro da versare alla LAV nell’occasione costituitasi parte civile. Una delle pene piu’ severe.
Il tribunale di Parma invece condannò a una multa di 1.400 euro il padrone di un cane al quale aveva messo un collare che scaricava impulsi elettrici per tenerlo mansueto.
Eppure i piu’ sanzionati sono sempre loro: i cacciatori. Forse per la facilità con la quale è possibile procurarsi uno di questi collari visto che l’acquisto non è vietato.
La cagnolina recuperata dal WWF di Faenza è stata posta sottosequestro e affidata al canile di Faenza, dove difficilmente verrà reclamata dal proprietario che non si era (forse non a caso) adoperato a munirla di microchip identificativo.


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