martedì 31 dicembre 2013

Campolattaro (BN): Cacciatori in piena Oasi Wwf. Tre denunce

Due denunce a piede libero ed un foglio di via obbligatorio per l’esercizio dell’attività venatoria in una zona interdetta. Questo l'esito di un'operazione di controllo sul territorio del Corpo di Polizia provinciale di Benevento disposta dal Comandante Gabriella Mongillo. Su segnalazione dei Carabinieri della Tenenza di Cerreto Sannita, una pattuglia della Polizia provinciale ha effettuato una perlustrazione nell'area dell'Oasi del WWF di Campolattaro, ai confini della diga sul Tammaro, dove erano stati segnalati tre individui intenti a cacciare in quella fetta di territorio dove vige il divieto. Al termine della perlustrazione, gli uomini della Polizia Provinciale hanno individuato all'interno dell'Oasi due persone di tre armate di fucile da caccia. Accertata l’identità, tutti sono risultati provenienti da un Comune del napoletano. Per le persone armate è scattata la denuncia a piede libero all'Autorità Giudiziaria con il sequestro delle armi. Per il terzo, disarmato, la pattuglia ha provveduto all'accompagnamento presso la Caserma dei Carabinieri di Pontelandolfo: qui i militi dell'Arma, constatato che si trattava di un pregiudicato per reati specifici, ha emesso il foglio di via obbligatorio.

sabato 21 dicembre 2013

In Contrada Collalto a Pianella (Pe) residenti ostaggio dei cacciatori. Il WWF: si faccia rispettare l’ordinanza comunale di divieto di caccia

COMUNICATO STAMPA DEL 20 DICEMBRE 2013

In Contrada Collalto a Pianella (Pe) residenti ostaggio dei cacciatori
Il WWF: si faccia rispettare l’ordinanza comunale di divieto di caccia

In Contrada Collalto a Pianella (Pe) è in vigore una ordinanza comunale (la n. 63 del 2011) che sancisce “il divieto di caccia nella zona a tutela della pubblica incolumità, della quiete e dell’ordine pubblico”.
L’ordinanza, che sostituisce una precedente emessa nel 2008, è la diretta conseguenza delle svariate denunce dei residenti inoltrate in questi ultimi anni alle autorità competenti a causa dei continui spari dei cacciatori che in svariate occasioni hanno colpito anche le abitazioni della contrada.

L’ordinanza ricorda le diverse denunce depositare dai cittadini che lamentano la presenza di cacciatori che sparano a ridosso delle case e delle strade, nonché di provocazioni, minacce e intimidazioni rivolte agli stessi residenti di Contrada Collalto. I residenti hanno dovuto sostenere anche le spese per una perizia tecnica che evidenzia come l’area interdetta alla caccia dall’ordinanza comunale sia comunque già di fatto vietata all’esercizio venatorio in quanto mancano le distanze minime di sicurezza da fabbricati e abitazioni per poterla esercitare.

La cosa incredibile è che con l’ordinanza di divieto i residenti non hanno risolto i loro problemi! Anzi gli spari contro le abitazioni, le minacce e i danneggiamenti sono aumentati, come se alcuni cacciatori (auspichiamo che la maggioranza rispetti leggi e divieti) volessero dimostrare che nessuna autorità vuole o può intervenire per far rispettare il divieto.
Dichiara Luciano Di Tizio, presidente del WWF Abruzzo: “I residenti di Contrada Collalto hanno chiesto più volte alle autorità di intervenire per reprime le attività venatorie illecite ma finora nessuno è stato in grado di sanzionare i trasgressori. Sono addirittura i residenti stessi che devono farsi carico di apporre i paletti e le tabelle che indicano il divieto di caccia. Paletti e tabelle che puntualmente, con la riapertura della stagione venatoria, vengono impallinati o buttati a terra. Il WWF chiede a tutte le autorità preposte, a cominciare da Sindaco, Polizia Municipale, Polizia Provinciale, Carabinieri e Corpo Forestale dello Stato di agire in modo da ripristinare la legalità e garantire la sicurezza dei cittadini di Contrada Collalto”.

venerdì 20 dicembre 2013

Pd, Moretti: "La caccia tiene in vita il territorio"

Pd, Moretti: "La caccia tiene in vita il territorio"


Ad un convegno sulla caccia l'ex portavoce di Bersani aizza i cacciatori: "Sparate perchè serve per tenere in vita e tutelare il nostro territorio"

"La caccia tiene in vita il territorio". Alessandra Moretti, l'ex portavoce di Pier Luigi Bersani, poi renziana, e ancora cuperliana e ora forse renziana, ha una passione per le armi. Evidentemente sulle colline piemontesi, la Moretti passeggia con il fucile in spalla cercando di trovare qualche povero cinghiale da impallinare con la sua "scopetta" (come direbberro in Sicilia). Così la Moretti durante un convegno della Federazione Italiana caccia, secondo alcune indiscrezioni raccontate da ilGiornale averbbe detto: "La caccia è uno dei modi di tenere vivo e tutelare il nostro territorio". Applausi a scena aperta. Insomma per tenere in vita il territorio basta ammazzare la fauna che popola i nostri boschi. Una soluzione elementare che ora entrerà nel programma di Renzi...

giovedì 19 dicembre 2013

Pontedera (PI). Il cinghiale lo carica mentre prende la mira: cacciatore si spara in faccia

Pontedera, 19 dicembre 2013 - UNA VERA mattinata di paura, quella che si è consumata ieri in localitàFosso Pavone, zona boschiva e di caccia nel Comune di Castelnuovo Valdicecina. Un cacciatore di 49 anni, residente nel piccolo borgo geotermico (G.B. le sue iniziali), intorno alle 9.30, ha prima preso la mira e sparato ad un cinghiale, ferendolo. Poi ha rivolto nuovamente il suo fucile verso l’animale per finirlo. Secondo la ricostruzione dell’incidente, il cinghiale ferito quasi a morte avrebbe tentato di caricare l’uomo che ha nuovamente sparato all’animale, stavolta uccidendolo.

IL CACCIATORE ha però perso l’equilibrio ed è caduto a terra, facendo partire inavvertitamente un colpo dal fucile. Le cartucce, arrivando sul suolo, hanno sbriciolato alcune pietre le cui schegge hanno colpito direttamente il cacciatore in pieno volto. Il 49enne, impaurito e con la faccia ricoperta di sangue, è riuscito comunque a lanciare via radio un disperato sos ad altri cacciatori che stavano battendo la stessa zona di caccia in quel momento.

I COMPAGNI di caccia hanno fatto immediatamente scattare l’allarme al 118 : sul posto è intervenuta l’ambulanza con medico a bordo di Castelnuovo Valdicecina, coadiuvata nei soccorsi da una squadra di vigili del fuoco di Saline, vista la zona piuttosto impervia, e dai carabinieri di Castelnuovo. L’uomo, che ha riportato diverse ferite al volto, è stato trasportato con l’elisoccorso fino all’ospedale di Cisanello.

lunedì 16 dicembre 2013

Stella (GE), durante battuta di caccia uccidono l'amico e nascondono il cadavere.

LORO giurano che è stato un incidente, che il colpo di fucile è partito per caso e che hanno nascosto il cadavere del loro amico perché avevano paura e che, sopraffatti dal rimorso, solo il giorno dopo hanno deciso di costituirsi alla polizia. È un mistero l'omicidio di Andrea Macciò, 45 anni, rappresentante di libri di Pegli, ammazzato in una villetta di Stella Fondo Corona, in provincia di Savona. Sono indagati due suoi amici, Alessio Scardino, 33 anni, rappresentate di vini, e Claudio Tognini, 36 anni, agente immobiliare: le accuse mosse dagli inquirenti sono omicidio e occultamento di cadavere. Sono ancora tanti i lati oscuri di questa vicenda, che la Squadra Mobile fino a ieri in tarda serata ha cercato di ricostruire in un lungo interrogatorio (i due uomini sono difesi dagli avvocati Carlo Biondi di Genova e Emi Roseo di Savona).

Da una prima ricostruzione, Macciò e Tognini si trovano nell'abitazione di Scardino. Stanno festeggiando. Non è chiaro se un lieto evento o un regalo importante ricevuto da uno dei tre. Quel che è certo è che dal fucile da caccia di Scardino parte improvvisamente un colpo che centra Macciò al torace. La ferita è devastante. Subentra il panico. I due uomini non sanno che fare: non chiamano la polizia o il 118, ma decidono di nascondere il cadavere dietro la casa, sull'erba. Lo avvolgono in parte con del cellophane e lo coprono con un telo. Poi risalgono in casa. Pensano tutta la notte a quello che accaduto, alle conseguenze, ma non se la sentono ancora di costituirsi. Il peso di quello che hanno fatto è terribile. Ieri mattina contattano i loro legali e raccontano. Vengono consigliati di presentarsi alla polizia e tutti insieme ieri, poco dopo le 16, si recano in Questura, alla Squadra Mobile, per confessare.

"È stato un incidente - si sono difesi davanti al magistrato di turno, Danilo Ceccarelli - , il colpo è partito per sbaglio". Pare - ma è ancora un'ipotesi - che a imbracciare il fucile fosse Tognini e che la vittima si trovasse proprio di fronte. Sul luogo dell'omicidio è intervenuto il medico legale Marco Canepa. Il corpo era supino. Il fatto che Macciò indossasse jeans e camicia fa supporre che nel momento in cui è stato ucciso si trovasse in un'abitazione e non all'aperto, considerato che la temperatura era piuttosto bassa. Il cadavere era in buone condizioni di conservazione e la
morte, da un primo esame esterno, risalirebbe a non più di 24 ore prima. Sarà comunque l'autopsia che verrà condotta domani nella sala della medicina legale del San Martino allestita nel cimitero di Zinola a dare ulteriori e più precise risposte agli inquirenti. Innanzitutto potrà dire da quale distanza è stato sparato il colpo e la sua traiettoria, per capire se veramente si è trattato di un incidente o se il giallo nasconde un'altra verità.
Tra gli inquirenti, ieri sera, serpeggiavano tanti dubbi, perché tante sono le cose che non quadrano. Soprattutto è il comportamento dei due uomini a non convincere del tutto che si sia trattato di una tragica fatalità.

venerdì 13 dicembre 2013

Cammarata (AG): sorpreso un cacciatore all’interno della Riserva Naturale

CAMMARATA – Nei giorni scorsi il personale del Distaccamento Forestale di Cammarata agli ordini del comandante Commissario Arcieri, nel corso di appositi controlli mirati alla repressione di “attività di bracconaggio”, ha sorpreso un soggetto del luogo in evidente atteggiamento di caccia in località Monte Cammarata, poco lontano dal 1° rifugio.

Com’è noto la zona è preclusa all’attività venatoria in quanto compresa all’interno della omonima Riserva Naturale e ricade in seno ad un Sito di Importanza Comunitaria (S.I.C.) istituito in ossequio ad un Direttiva Europea finalizzata alla protezione di particolari habitat. Oltretutto il luogo ricade all’interno del demanio forestale regionale.
Da ulteriori controlli è stato accertato che l’uomo aveva violato diverse altre disposizioni sulla caccia.
Per le violazioni penali rilevate si è provveduto ad informare l’Autorità Giudiziaria, mentre per le violazioni di carattere amministrativo è stato elevato verbale per il pagamento di una cospicua sanzione pecuniaria. Come previsto dalle vigenti normative per tali illeciti, inoltre, si proceduto al sequestro del fucile.
L’Ispettorato Forestale di Agrigento assicura che i servizi di controllo dell’attività venatoria proseguono incessantemente in tutto il territorio provinciale, con servizi mirati anche in orari notturni.

Torre Orsaia (SA), esplodono colpi di fucile da caccia: un morto e un ferito

Il boschetto alle porte di Torre Orsaia è stato teatro di più esplosioni di colpi di fucile da caccia nella serata di giovedì intorno alle 19. Gli episodi sono due, come sono due le persone coinvolte. Il bilancio è di un morto e un ferito alle gambe trasportato in ospedale. L’uomo che ha perso la vita aveva 46 anni, mentre quello ferito è più giovane, 30 anni. In queste ore sono a lavoro i carabinieri della stazione di Torre Orsaia comandati dal maresciallo Domenico Nucera. In caserma sono diverse le persone da interrogare. La dinamica dei fatti ancora non è chiara a chi indaga. Gli inquirenti devono capire se si tratta di un incidente accidentale o i colpi sono stati esplosi volontariamente. Un altro aspetta da chiarire sarà senza dubbio quello delle persone coinvolte. Oltre al 46enne che ha perso la vita e al 30enne ferito, i carabinieri voglionosapere se nel caso sono coinvolte altre persone. Al momento si tratta solo di ipotesi formulate negli uffici della caserma di Torre Orsaia. Il paese dell’entroterra cilentano è sotto choc. Le forze dell’ordine sono fiduciose: «Nelle prossime ore - fanno sapere i militari - verrà fuori tutta la verità».

Castelvittorio (IM). Sindaco cacciatore sorpreso con fucile caricato a pallettoni

Castelvittorio - Il sindaco è stato denunciato e fucile e cartucce sono stati sequestrati. "Sono cacciatore da 30 anni ed è la prima volta che mi contestano un’infrazione, per cui, tra l’altro si può fare una oblazione" commenta Orengo

Il sindaco di Castelvittorio e consigliere provinciale Gianstefano Orengo è stato sorpreso dagli agenti della Polizia provinciale con un fucile caricato a pallettoni, vietati dalla legge, durante una battuta di caccia al cinghiale. Il sindaco è stato denunciato e fucile e cartucce sono stati sequestrati. Tanti cacciatori ogni settimana vengono verificati sia per il munizionamento, sia per i permessi. "Sono cacciatore da 30 anni ed è la prima volta che mi contestano un’infrazione, per cui, tra l’altro si può fare una oblazione" commenta Orengo. 

martedì 10 dicembre 2013

Firenze. Incidente caccia nel fiorentino, grave

Denunciato l'amico che lo ha scambiato per una preda

09 dicembre, 19:41

(ANSA) - FIRENZE, 9 DIC - Un cacciatore è rimasto ferito nei boschi di Monte Morello, nel comune di Sesto Fiorentino: è stato raggiunto da un colpo di fucile sparato da un amico che lo ha scambiato per una preda. Sul posto il 118 e i carabinieri.

L'uomo, 35 anni, è stato ad una spalla e ha riportato lesioni interne. Ricoverato all'ospedale di Careggi, le sue condizioni sono gravi ma non sarebbe in pericolo di vita. Denunciato per lesioni il cacciatore che sparato durante la battuta con una decina di amici.

domenica 8 dicembre 2013

Morto il cercatore di funghi a Serrapetrona (MC) scambiato per un cinghiale

La vittima è Sandro Latini, 60 anni, di San Severino Marche, di professione fornaio. Era dietro una siepe quando è stato colpito. E' riuscito a dire solo il suo nome, poi è morto


SERRAPETRONA - Va a cercare funghi, colpito e ucciso dal fucile di un cacciatore impegnato in una battuta al cinghiale. 
Il tragico incidente di caccia è successo poco dopo le 15. L'allarme è stato dato da uno del gruppo alle 15,20. «Accorrete, c'è un uomo gravemente ferito», è stata la drammatica telefonata al servizio di emergenza del 118. Sul posto sono subito accorsi i vigili del fuoco di Macerata e un'ambulanza del 118, ma la zona è impervia ed è stato difficile raggiungere il luogo dell'incidente. Il medico ha raggiunto a piedi il cercatore di funghi e gli ha prestato i primi soccorsi ma l'uomo è morto poco dopo per la devastante ferita all'addome. Anche l'elisoccorso, allertata immediatamente, non ha potuto far altro che ritornare alla base quando ormai era certo che l'uomo era deceduto.

Ci sono indagini in corso per stabilire con chiarezza la dinamica del tragico incidente di caccia. Il cercatore di funghi - Sandro Latini di San Severino Marche, avrebbe compiuto 60 anni dopo domani, il 10 dicembre, faceva il fornaio nella vicina cittadina di Serrapetrona - era impeganto a cercare porcini a Colle San Lorenzo, nel comune di Serrapetrona, pare fosse dietro una siepe che ha mosso leggermente ed è in quel momento che è stato raggiunto da un colpo all'addome, sparato da un cacciatore del folto gruppo impegnato in una battuta al cinghiale. Il gruppo - una trentina di cacciatori - stava stanando il cinghiale, probabilmente avvistato vicino alla siepe quando il movimento della vegetazione è stato scambiato per la presenza dell'animale: per il povero fornaio non c'è stato scampo, è stato centrato all'addome. Nonostante la gravissima ferita è riuscito a parlare con i cacciatori e a dire: «Sono Latini», poco dopo è morto a causa del dissanguamento.

Sul posto i carabinieri di Tolentino, guidati dal comandante Cosimo Lamusta, per le indagini. Individuato il cacciatore che ha fatto fuoco, il primo a soccorre Latini e sotto choc per la tragica fatalità. Si tratta di un 45enne di Tolentino: «Ho sparato al cinghiale, non mi sono accorto che dietro al cespuglio c'era una persona», ha detto ai carabinieri.
Sandro Latini era celibe e viveva con l'anziana madre a San Severino Marche.

Spari e cacciatori fin nel giardino di casa. Sant’Antioco (CA), stop alla caccia nella campagna di Su Pranu

In attesa di un divieto definitivo ordinanza urgente del sindaco Mario Corongiu per una zona densamente abitata

SANT’ANTIOCO. Fermata la caccia nelle campagne abitate di S. Antioco

Il sindaco di Sant’Antioco, Mario Corongiu, con l’ordinanza numero 56 del 4 dicembre 2013, ha disposto per ragioni di pubblica incolumità il divieto di caccia per la zona di Su Pranu, campagne dove sono presenti numerose residenze private e aziende agricole, letteralmente invase da cacciatori nelle giornate di caccia.

Il sindaco Corongiu ha accolto la richiesta urgente rivolta il primo ottobre scorso dalle associazioni ecologiste Gruppo d'Intervento Giuridico onlus, Lega per l'Abolizione della Caccia e Amici della Terra dopo aver raccolto diverse segnalazioni di residenti e turisti.

Negli anni scorsi, sin dal 2004, l'area era chiusa alla caccia per ripopolamento, tuttavia, inspiegabilmente, dal settembre 2013 è stata nuovamente aperta alla caccia con il risultato di ritrovarsi spari e cacciatori fin nel giardino di casa.

La caccia in questa zona deve essere vietata definitivamente, ma nelle more dell'adozione di un provvedimento di questa natura, è stata adottata un'ordinanza sindacale urgente, come è successo a Calasetta nel 2013 per Mercureddu e Spiaggia Grande.

martedì 3 dicembre 2013

Cagliari, cacciatori si vantano su Facebook di aver ucciso animali di specie protette

Tre associazioni ambientaliste inviano una segnalazione al Corpo forestale

CAGLIARI. Cacciatori regolari si vantano su Facebook dei loro atti di bracconaggio.

Le associazioni ecologiste Amici della Terra, Lega per l’Abolizione della Caccia e Gruppo d’Intervento Giuridico hanno segnalato per le iniziative di competenza al Corpo Forestale e di vigilanza ambientale il contenuto delle dichiarazioni e commenti presenti in una discussione presente nella pagina Facebook denominata “Cacciatori di Sardegna”, dove diversi praticanti dell’arte venatoria si vantano di aver abbattuto parecchi esemplari appartenenti a specie animali protette o alle quali non era aperta la caccia nel corso della preapertura della stagione di caccia 2012-2013, come anatre, piccioni e storni neri.

In qualcuno delle decine di interventi sul social network, i cacciatori corretti avvisano i trasgressori che vantano le loro violazioni di essere perseguibili anche attraverso le loro affermazioni sulla pagina Facebook.

Il Corpo forestale ha preso atto e avviato le indagini.

lunedì 2 dicembre 2013

Cesena. Donna ferita dal cacciatore mentre raccoglie la legna

Tragedia sfiorata a Montereale: una 60enne colpita per errore a una gamba

Cesena, 1 dicembre 2013 - RIENTRAVANO da una giornata di caccia, col sole al tramonto e il buio che iniziava a calare intorno agli alberi. Un rumore, quando erano ormai a pochi passi dalle auto e un movimento di fronde vicino al crinale della collina. Un colpo e subito dopo un grido. Il grido di dolore di una donna colpita, che cade a terra e chiede aiuto.

IERI intorno alle 17.30 un incidente di caccia ha casato una grave ferita alla gamba sinistra di Amalia Favruzzo, una donna di sessant’anni originaria di Portogruaro in Veneto, ma ora residente nel cesenate, in una casa isolata in mezzo al verde, tra Acquarola e Montereale. La signora si trovava proprio nei pressi della sua abitazione quando è stata colpita. Pare stesse raccogliendo della legna in un campo coltivato a vigneto quando è stata ferita. Una volta caduta, è scivolata poi per una decina di metri lungo il crinale.
Visto quanto accaduto, la richiesta di soccorso è stata immediata: sul posto sono arrivate un’ambulanza, l’automedica, una squadra dei vigili del fuoco e gli uomini del commissariato di polizia, che si occuperanno delle indagini. Il terreno si raggiunge da via Garampa, poco oltre l’abitato di Acquarola: sulla strada si affaccia il cancello, ma l’abitazione della signora è più all’interno, immersa nella quiete: un edificio azzurro a un piano, circondato da un meraviglioso panorama. L’incidente è avvenuto proprio nei pressi della casa. I primi a prestare soccorso sono stati i pompieri, che sono scesi lungo il dislivello con una corda e la barella spinale del 118 sulla quale hanno caricato la donna, mettendola in sicurezza prima di consegnarla nelle mani dei sanitari.La ferita alla gamba è molto grave ma la signora, rimasta cosciente, non dovrebbe essere in pericolo di vita. Dopo le prime cure prestate sul posto, l’ambulanza si è diretta verso il pronto soccorso del Bufalini.

A SPARARE è stato un ventinovenne di Ponte Pietra, che era a caccia con lo zio. «E’ una zona che frequentiamo spesso - hanno raccontato -, in cerca di beccacce, lepri o fagiani. La giornata era finita, stavamo rientrando, camminando separati l’uno dall’altro, quando c’è stato quel rumore in mezzo al verde». Terminate le operazioni di soccorso, durate oltre un’ora, il giovane che ha sparato è stato ascoltato in commissariato dagli agenti: a loro ha raccontato la sua versione dei fatti, che ruota intorno al tragico errore. In quell’area la caccia è consentita. Il ventinovenne è stato indagato con l’accusa di lesioni personali aggravate.

sabato 30 novembre 2013

Lanciano (Ch). Sindacalista della Sangritana rimasto ucciso in un incidente di caccia

Un tragico incidente provocato da un colpo partito dal fucile di uno degli amici con cui era uscito in mattinata per una battuta di caccia al cinghiale. E' morto così Franco Pasquini, 55 anni di Treglio, sindacalista della Faisa Cisal e dipendente della Sangritana, dove lavorava negli uffici del deposito dei pullman nella zona industriale di Lanciano. Il dramma si è consumato intorno all'ora di pranzo, in un bosco che si trova nella vallata tra contrada Torre Sansone di Lanciano e Sant'Apollinare. Pasquini, cacciatore esperto, era insieme a un gruppo di cacciatori. Le cause sono ancora in corso di accertamento da parte dei carabinieri. Sembra che uno dei compagni abbia sentito un rumore provenire dalla vegetazione. Non è chiaro se, a quel punto, abbia sparato intenzionalmente, convinto di colpire un cinghiale, o se il proiettile sia partito accidentalmente. Il colpo ha colpito Franco Pasquini in pieno, uccidendolo. La Procura ha aperto un'inchiesta sulla sua morte, indagando un 70enne di Lanciano per l'ipotesi di reato di omicidio colposo. La salma, dopo la ricognizione cadaverica esterna, è stata trasferita all'obitorio dell'ospedale Renzetti. Non è stato ancora deciso se sarà eseguita l'autopsia. Franco Pasquini, lascia la moglie e 3 figli, Luca, Fabio e Dario.

Lucca. Grave cacciatore ferito durante una battuta al cinghiale

L’incidente poco dopo mezzogiorno a Piazzano. L’uomo trasferito con l’elicottero Pegaso all’ospedale di Pisa. Sul posto i carabinieri di Nozzano per i rilievi


Rischia di trasformarsi in tragedia una battuta di caccia al cinghiale nei boschi di Piazzano. L’incidente poco dopo mezzogiorno con il ferito, Paolo Lazzarini, 59 anni, di Camaiore - che non è in pericolo di vita - trasportato all’ospedale di Pisa dall’elicottero Pegaso. Il cacciatore colpito da un proiettile è stato soccorso dai suoi compagni che hanno avvertito il 118. Sul posto un’ambulanza con medico a bordo e la decisione di far intervenire l’elicottero. Sulla vicenda sono in corso accertamenti dei carabinieri di Nozzano.

venerdì 29 novembre 2013

Udine. Caccia vicino alle abitazioni: 6 friulani nei guai

Intervento della Polizia provinciale: i casi sono in aumento. Intensificati i controlli 

UDINE. La Polizia provinciale ha colto sul fatto 6 cacciatori tra Udine, Forgaria del Friuli, Trasaghis, Majano e Osoppo che praticavano attività venatoria vicino alle abitazioni. Una cattiva abitudine in aumento in questa stagione venatoria tant’è che l’attività di controllo e pattugliamento sul territorio da parte degli agenti è stata intensificata. I cacciatori sorpresi sul fatto sono stati multati con una sanzione amministrativa, come indicato dalla L. 157/1992, con una somma prevista per il pagamento in misura ridotta di 206 euro.

La caccia nelle vicinanze di abitazioni e strade viola le disposizioni di sicurezza introdotte dalla L. 157/1992, la quale all’art. 21, comma 1, lettera e), dispone il rispetto di precise distanze minime (50 metri dalle strade e dalla ferrovia e 100 metri dagli immobili) per poter cacciare.

La Polizia Provinciale è impegnata a reprimere la pericolosa abitudine di alcuni cacciatori ad esercitare l’attività venatoria vicino alle abitazioni e alle strade, una pratica che in questa stagione venatoria risulta in aumento rispetto agli anni passati. Diverse sono, infatti, le segnalazioni giunte al Comando della Polizia Provinciale di persone impaurite dagli spari dei cacciatori che si avvicinavano troppo alle abitazioni dei residenti e di persone addirittura sfiorate dai pallini della rosa di tiro dei fucili.

«L’aumento degli episodi segnalati relativamente a tale pratica di caccia scorretta – commenta il comandante Stefano Verri - trova probabilmente origine nel fatto che, con il passare del tempo, gli spazi destinati all’attività venatoria si sono ridotti e i cacciatori faticano a trovare zone completamente idonee per la caccia. Tuttavia è necessario rendersi conto che le violazioni di tale natura non riguardano meri adempimenti burocratici ma costituiscono un pericolo reale e concreto per i residenti nelle aree di caccia e per chi percorre le vie di comunicazione».

«Chiediamo ai cacciatori – conclude Verri – il totale rispetto delle regole di sicurezza a salvaguardia dell’incolumità di tutta la popolazione».

Fiumicino (RM). "Caccia nelle zone abitate, fenomeno in crescita"

I gruppi Pdl e Movimento 5 Stelle chiedono la convocazione urgente di una commissione ambiente
“Ormai vedere persone bardate di tutto punto con il fucile puntato nei vasti campi incolti di Fiumicino sta diventando un’abitudine. Le denunce sono continue". Lo dichiarano il capogruppo Pdl, William De Vecchis e il portavoce in consiglio comunale del Movimento 5 Stelle, Fabiola Velli. "La caccia nelle zone abitate è un fenomeno più vasto di quello che si pensi. La presenza di uomini armati in zone abitate e il ferimento di un falco pellegrino specie protetta, qualche settimana fa, sono segnali che non possono essere più sottovalutati. Chiediamo la convocazione urgente di una commissione ambiente sulla caccia per valutare, secondo le normative nazionali, la possibilità di limitare le aree aperte a questa pratica. La nuova edificazione e l’espansione demografica che sta subendo il nostro territorio necessita di una nuova normativa che regolamenti la caccia su tutta Fiumicino. Siamo sicuri che il presidente Chiodi e i membri della commissione preposta accoglieranno la nostra richiesta”.

giovedì 28 novembre 2013

Voghera (PV). Cacciatore al volante ucciso dal fucile dell’amico, l’auto finisce in un burrone

Un colpo che parte dal fucile dell’amico e l’auto che esce di strada e precipita in una scarpata: è un giallo la tragedia in cui è culminata una battuta di caccia al cinghiale nelle campagne dell’alto Oltrepò Pavese. A perdere la vita ieri nel pomeriggio è stato Dinu Balazs Tinis, un romeno di 34 anni residente a Lodi, colpito alle spalle dal fucile dell’amico mentre era alla guida della sua Ford Galaxy. L’episodio si è verificato attorno alle 18 quando l’auto su cui viaggiavano i due è finita in un burrone nei pressi della frazione Carrobiolo di Menconico, a 850 metri di altitudine.

Secondo le prime ricostruzioni il colpo è stato esploso accidentalmente dal compagno di caccia, un 38enne di Bascapè amico d’infanzia della vittima. L’uomo era seduto a fianco del guidatore e stava cercando di riporre il fucile nel fodero; il colpo ha centrato in pieno il conducente. Il 34enne avrebbe poi perso il controllo dell’auto, che è finita in una scarpata a fianco della provinciale. È morto quasi subito per le gravissime ferite ed è rimasto riverso sul volante mentre il compagno è riuscito ad uscire dall’abitacolo e a dare l’allarme.

I carabinieri della compagnia di Voghera, intervenuti assieme ai sanitari del 118 e ai vigili del fuoco di Pavia, hanno interrogato il sopravvissuto: sulle prime parrebbe trattarsi di una tragica fatalità, ma gli inquirenti stanno cercando di capire perché l’amico della vittima sia rimasto illeso. 

«Sostenete la mia candidatura» Bossi si appella alle doppiette

Umberto Bossi carica le doppiette e lancia un appello ai cacciatori per sostenere la sua candidatura alla segreteria della Lega. Per «far girare» l’invito ad andare a firmare presso la segreteria provinciale è stato chiesto l’aiuto di Fortunato Busana (presidente provinciale Acl e volto noto nel mondo venatorio) che, seppure non iscritto al Carroccio, ha conosciuto in passato il Senatùr durante alcune riunioni sul tema della caccia.

Il padre fondatore torna quindi all’attacco come durante i tempi d’oro. «Bossi mi ha chiamato lunedì – racconta Busana – chiedendomi di invitare i cacciatori leghisti ad andare a firmare per il Congresso, indicando il suo nome».

Poi, la sera, la seconda telefonata per essere «aggiornato». «Ho trasferito il suo invito per una questione di cortesia, non di militanza – precisa Busana – perché personalmente è sempre stato vicino ai cacciatori, e ho quindi sentito quelli che sapevo essere suoi sostenitori».

Sulla questione della raccolta firme per i candidati (oltre a Bossi cono in lizza Manes Bernardini, Matteo Salvini, Roberto Stefanazzi e Giacomo Stucchi) è serpeggiata, nei giorni scorsi, la voce di un ipotetico boicottaggio verso il Capo storico del Carroccio.

lunedì 25 novembre 2013

Le cellette della pazzia – L’On.le Zanoni diffonde un filmato di un centro di distribuzione di “richiami vivi”

Tra uccelli morti ed agonizzanti. Per Zanoni sarebbe quello l'approvvigionamento pagato pure con soldi pubblici

GEAPRESS – A diffondere il filmato è l’Eurodeputato Andrea Zanoni. Secondo quanto affermato in una sua nota, il video ritrae un centro di distribuzione di uccelli selvatici catturati in un roccolo, ovvero impianto di cattura di sfortunati volatili destinati a divenire “richiami vivi” per i cacciatori da appostamento.

Tordo sassello, Tordo bottaccio e Merlo, detenuti senza acqua e cibo. Così sembra potersi confermare dal filmato. Alcuni volatili appaiono morti, altri ancora in probabile agonia. Una pratica, denuncia l’Eurodeputato, finanziata con i soldi delle amministrazioni provinciali.

In particolare quanto mostrato sarebbe riferibile ad un centro di distribuzione. I poveri animali, una volta catturati, vengono detenuti in attesa della consegna ai cacciatori aventi diritto. Proprio nelle ultime settimane, una distribuzione non proprio regolare, sarebbe stata rilevata dalla Polizia Provinciale di Verona intervenuta, in un caso congiuntamente al Corpo Forestale dello Stato, presso due roccoli della Provincia. A finire denunciati sono stati i fiduciari, mentre le due strutture dovrebbero essere state chiuse con provvedimento della stessa amministrazione.

I “richiami vivi” sono possibili in Italia sfruttando la previsione di deroga inserita nella Direttiva comunitaria di settore. A detta dei protezionisti, però, tali provvedimenti dovrebbero essere caratterizzati dall’eccezionalità e dal limitato prelievo. Due fattori essenziali che sarebbero però messi in crisi dalla continuità con la quale alcune regioni italiane autorizzano le strutture. In tal senso ci sono ormai notevoli riferimenti giurisprudenziali maturati grazie ai ricorsi degli ambientalisti ed un clamoroso sequestro, operato dalla Procura della Repubblica di Firenze, dopo che venne riscontrato il vizio di legittimità del provvedimento autorizzatorio. Casa per casa, vennero ritirati dalla Forestale tutti i poveri animali ed affidati ad un Centro di Recupero del WWF.


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domenica 24 novembre 2013

Nuovo incidente di caccia tra Nuoro e Orune Domenica tragica: un morto e un ferito

Tragedia nelle campagne tra Nuoro e Orune: un cacciatore è morto durante una battuta di caccia. C'è anche un ferito.

Tragedia nelle campagne tra Nuoro e Orune: un cacciatore è morto durante una battuta di caccia. Un altro è rimasto ferito. Ancora non si conosce l'identità della vittima, né la dinamica dell'incidente, avvenuto nel pomeriggio. Sul posto i carabinieri.

Scandicci (FI): spara al cinghiale, ferisce l'amico

Il proiettile ha rimbalzato su una rete metallica. Mentre a Firenzuola un altro cacciatore è morto per malore

Ha sparato a un cinghiale, ma il proiettile, la palla unica, ha rimbalzato su una rete metallica e ha colpito il compagno di caccia, ferendolo all'addome. È successo stamani a San Vincenzo a Torri, nel comune di Scandicci (Firenze). Il ferito è stato ricoverato, le sue condizioni non sarebbero gravi. I carabinieri stanno svolgendo accertamenti per ricostruire l'esatta dinamica dell'accaduto e per valutare se ci siano responsabilità. A Firenzuola, invece, un cacciatore è morto per un malore, durante una battuta con gli amici.

Il ferito ha 55 anni ed è di Scandicci. A sparare il colpo è stato un suo amico e compagno di caccia, di 33 anni, di Montespertoli. Ultimati i primi accertamenti, i carabinieri confermano che il colpo potrebbe essere stato deviato da una rete metallica. Il cacciatore morto a Firenzuola aveva 59 anni, era pensionato e abitava in zona. La causa del decesso sarebbe un infarto.

sabato 23 novembre 2013

Verbania. Cacciatore abbatte le anatre nel parco dei bambini

Proteste a Trobaso, erano l’attrazione del parco La Gera lungo il torrente San Bernardino

Due colpi di fucile, di quelli da caccia che sparano pallini, e la famigliola di anatre del San Bernardino, attrazione per i bambini che frequentano il parco La Gera di Trobaso, è sparita. L’area verde è tra via Cotonificio e il fiume: quando due persone presenti nel parco si sono voltate verso l’argine hanno visto il cacciatore recuperare il« bottino». 

Il fatto è successo mercoledì e ha destato sconcerto tra i frequentatori del parco, «affezionati» alle anatre. Se da una parte non è stata violata la normativa sulla caccia, dall’altra gli abitanti di Trobaso richiamano il «buon senso» per protestare contro questo abbattimento. A rassicurare circa la legalità della condotta del cacciatore è l’assessore provinciale alla Tutela faunistica Alberto Preioni: «E’ richiesto che chi caccia si posizioni con le spalle almeno a 50 metri dalle case e che si tenga a 150 metri di distanza nel caso in cui spari in direzione di centri abitati. Per quanto riguarda le anatre, ogni cacciatore può abbattere fino a cinque esemplari». Regole alla mano, dunque, l’ignoto sparatore di Trobaso è tranquillo. 

La discussione rimane tuttavia aperta in merito all’opportunità del gesto in una zona frequentata anche da bambini: «Nell’ultimo periodo nella zona del San Bernardino c’è stato un ripopolamento della fauna e tutti si erano affezionati a quella famiglia di anatre che gironzolavano nel parco La Gera. È una zona per famiglie, attrezzata per i pic-nic, con pista ciclabile e ragazzi che giocano: un’azione del genere in questo contesto è assolutamente fuori luogo» dice Marcella Zorzit. 

Concorda l’assessore alla caccia Preioni: «Innanzitutto dico che facciamo rispettare le regole e la polizia provinciale su questo è severa. A livello morale credo che sarebbe meglio evitare di cacciare in zone frequentate o di richiamo per le famiglie. Ritengo più consona e soddisfacente la caccia in ambienti selvatici dove si riscontra filosofia alla base della pratica: ottenere risultati con la fatica immersi nella natura». 

giovedì 21 novembre 2013

Reggio Emilia. Minaccia vicino con fucile, denunciato contadino nel reggiano


(AGI) Reggio Emilia, 14 nov. - Scene da far west nel reggiano a seguito di vecchi rancori tra due contadini per una lingua di terreno al confine tra i rispettivi poderi. Un agricoltore di 70 anni dopo aver notato il vicino arare un'area di terreno di cui da sempre rivendicava la proprietà, non ha esitato ad imbracciare un fucile da caccia (tenuto regolarmente) sparando poi due colpi in aria a scopo intimidatorio. L'altro contadino, sempre un 70enne, è fuggito a bordo del trattore ed ha dato l'allarme ai carabinieri. L'episodio è avvenuto nel primo pomeriggio di ieri in una frazione del Comune di Bibbiano, in provincia di Reggio Emilia. L'uomo è stato denunciato dai militari per il reato di minacce aggravate ed esplosioni pericolose. Sequestrati il fucile da caccia, una carabina ad aria compressa (trovata nell'abitazione del 70enne denunciato) e le munizioni. (AGI)

lunedì 11 novembre 2013

“Li ho scambiati per un capriolo”, cacciatore ferisce due giovani in Valnure (PC)

Tragedia sfiorata sui monti di Ferriere: cacciatore spara a una coppietta e ferisce due giovani fidanzati. Fortunatamente i due giovani di 26 e 22 anni non sono gravi. Sono comunque stati colpiti dai pallini e curati al Pronto soccorso. Il cacciatore che ha sparato si è giustificato dicendo di averli scambiati per un capriolo.

domenica 10 novembre 2013

Bitti (SS), nuovo incidente caccia Ferito da compagno di battuta

Un cacciatore di Bitti è stato colpito in pieno petto da una fucilata partita dall'arma di un suo compagno che si trovava in una "posta" vicina.

Nuovo grave incidente di caccia in Sardegna. Questa mattina alle 8 sulle montagne di Bitti, vicino alla casa di reclusione di Mamone, nel nuorese, Angelo Demurtas, di Bitti, componente di una grossa compagnia del paese, è stato colpito in pieno petto da una fucilata sparata da un suo compagno che si trovava in una "posta" vicina. L'uomo è stato soccorso dagli amici ma è subito apparso grave. Sul posto è intervenuto l'elicottero Drago 61 del Nucleo dei Vigili del fuoco di Alghero col quale è stato portato nell'ospedale di Sassari dove è ricoverato in prognosi riservata con un polmone perforato.

I carabinieri della Compagnia di Bitti stanno occupandosi dell'incidente e stanno ricostruendo i fatti, per stabilire la dinamica dell'accaduto. Secondo le prime testimonianze il colpo sarebbe stato deviato da un albero o da una roccia. L'incidente di oggi segue quello di giovedì scorso nelle campagne di Santulussurgiu (Oristano) quando un cacciatore di 57 anni è stato raggiunto al basso ventre da una scarica di pallini partita dal fucile di un compagno di battuta. Sempre in Sardegna e sempre giovedì era anche morto a San Teodoro, sulla costa nord orientale della Sardegna, un pensionato, Luciano Floris, di 65 anni, colpito dal suo stesso fucile mentre effettuava una battuta.

sabato 9 novembre 2013

Polignano (BA). Impallinata sull'uscio di casa

cacciatore
POLIGNANO - Una donna 71enne è rimasta leggermente ferita a seguito una fucilata sparata da ignoti. L'episodio è avvenuto nelle campagne tra Polignano e Monopoli e la donna, con leggere ferite agli arti ed al collo, è stata medicata presso l'ospedale San Giacomo di Monopoli mentre ha sporto denuncia per l'accaduto presso il commissariato di pubblica sicurezza. La donna, residente in campagna, aveva protestato contro alcuni cacciatori che, intenti a sparare cacciaggione in una vicina macchia, avevano fatto arrivare i pallini sin sull'uscio di casa. Alle proteste della donna, però, aveva fatto seguito una seconda scarica che, sempre, per caduta, finiva per colpire proprio l'anziana.




Parte un colpo accidentale dal suo fucile S.Teodoro (OT), muore cacciatore 65enne

Un cacciatore è morto nelle campagne di San Teodoro (OT).

La vittima è Luciano Floris, 65 anni, di San Teodoro. I carabinieri della compagnia di Siniscola stanno accertando le cause della morte. L'ipotesi più probabile è che sia partito un colpo dal fucile dello stesso cacciatore mentre stava saltando un muretto a secco. L'incidente si è verificato ieri intorno a mezzogiorno in località Monte Petrosu.

I compagni di caccia hanno immediatamente chiamato i soccorsi, ma per l'uomo non c'è stato nulla da fare.

venerdì 8 novembre 2013

Abbattuta femmina di capriolo. Denunciati due cacciatori

Operazione della stazione forestale di Aviano e della polizia locale della Provincia nella riserva di Caneva, dove la caccia era stata chiusa da tempo

PORDENONE. Nel territorio montano del Comune di Caneva si è svolta una operazione di controllo organizzata dalla stazione forestale di Aviano assieme alla polizia locale della Provincia di Pordenone.

Tre pattuglie operanti ai margini della foresta del Cansiglio, in zona Sic, hanno effettuato diversi accertamenti sui numerosi cacciatori presenti in zona per la tradizionale caccia al cervo. In uno di questi nella parte posteriore di un auto, con a bordo due persone, gli agenti hanno rinvenuto, in un trasportino per cani, il cadavere di una femmina di capriolo avvolto in un sacco di plastica trasparente.

L’animale era stato ucciso da una fucilata ma era privo della fascetta che ne avrebbe attestato il legittimo abbattimento, perché nella riserva di Caneva la caccia al capriolo è chiusa da diversi anni al fine di consentire il riequilibrio numerico della specie.

Ai due cacciatori sono stati quindi contestati la illegittimità dell’abbattimento e l’appropriazione indebita dell’animale ed entrambi sono stati denunciati a piede libero.

Granarolo dell’Emilia (BO) – Cacciatore spara il colpo di grazia alla lepre ma ferisce una donna appena uscita da casa

Intervento dell'Arma dei Carabinieri. Sequestrati cinque fucili. La lepre va ai cacciatori

GEAPRESS – Esce di casa per avere sentito gli spari dei cacciatori in via Viadagola a Granarolo dell’Emilia (BO), ma viene colpita da due pallini di piombo. Secondo la ricostruzione dei Carabinieri del Comando Provinciale di Bologna, il cacciatore non avrebbe rispettato la distanza di sicurezza dall’abitazione della donna. In particolare lo stesso armato aveva già colpito una lepre la quale, per sfuggire dal cacciatore, si era avvicinata alla recinzione. E’ in questo punto che il 58enne di Ozzano dell’Emilia, gli ha sferrato il colpo di grazia. Secondo i Carabinieri non sarebbero stati rispettati i 100 metri di distanza previsti dalla normativa sulla caccia.

Due pallini, una volta rimbalzati, hanno colpito la donna alla guancia e alla spalla. Soccorsa dai sanitari del 118 e stata trasportata al Policlinico Sant’Orsola Malpighi. La prognosi è di dieci giorni.

Il cacciatore, è stato sanzionato di 206 euro ai sensi dell’art. 21 comma prima Legge 157/1992. Per lui, inoltre, la denuncia per lesioni personali colpose. Ad intervenire sul posto i Carabinieri della Stazione di Granarolo dell’Emilia i quali, in via cautelativa (art. 39 TULPS), hanno provveduto al sequestrato dell’arma e di altri altri 4 fucili da caccia che deteneva in casa, tutti regolarmente denunciati.

La lepre deceduta, riferiscono i Carabinieri, se la sono assicurata gli altri cacciatori.

mercoledì 6 novembre 2013

Cacciatori vicini alle abitazioni, a Mondaino (RN) cittadino chiama il 112

Cacciatori troppo vicini alle abitazioni: sono in aumento le segnalazioni, l'ultima alle 8.15 di sabato a Mondaino. Un cittadino, residente in via Pulzona, ha chiamato il 112 dopo aver sentito degli spari. I Carabinieri di Saludecio hanno controllato la zona, non trovando nessun cacciatore. La situazione si è quindi normalizzata.

martedì 5 novembre 2013

Levico (TN), sette cacciatori nei guai

Sparavano troppo vicino alla strada e alla ciclabile. Uno è stato anche denunciato

LEVICO. Avevano liberato alcune decine di fagiani in fondovalle, nella zona di Levico e Barco, e poi, s’erano messi a caccia dei volatili. Quella che tra i cacciatori viene chiamata la “fagianata” ha avuto una conclusione imprevista, l’altro ieri. Assieme ai cacciatori, infatti, c’erano gli agenti forestali e i guardaccia impegnati in un servizio coordinato per verificare che l’attività venatoria venisse praticata nelle distanze da strade e abitazioni stabilite dalla normativa.

Sette i cacciatori pizzicati dagli uomini in divisa mentre sparavano ai fagiani ad una distanza inferiore ai 150 metri da strade fissati dalla legge come limite minimo per sparare con fucile da caccia con canna ad anima liscia. La caccia, per la precisione, può essere esercitata fino a soli 50 metri da arterie stradali e ferrovie, ma i metri triplicano nel caso in cui si metta mano al fucile e si spari in direzione delle zone “sensibili”. Disposizione che i sette appassionati dell’ars venandi non avevano rispettato. 

Non solo, per uno di essi i guai non si sono limitati ad una sanzione. L’uomo, infatti, ha rimediato anche una sanzione penale: ad un successivo controllo delle armi, infatti, il cacciatore è risultato in possesso di un fucile irregolare. La legge, infatti, stabilisce che un fucile a canna liscia utilizzato in “zona Alpi” non possa avere un “serbatoio” in grado di contenere più di due colpi mentre in possesso dell’uomo ne è stata trovata un’arma con caricatore a tre colpi. Per questo, sul posto sono stati fatti intervenire i carabinieri della stazione di Borgo che, dopo le verifiche del caso, non solo hanno denunciato a piede libero l’uomo, ma hanno disposto ulteriori verifiche su eventuali altri armi custodite dal cacciatore nella sua abitazione. A settembre, nel primo giorno di caccia, due appassionati della sezione di Besenello erano stati pizzicati a sparare vicino alla strada, ad Acquaviva.

Ossago (MI). Cacciatori terrorizzano lo scuolabus

Cacciatori sparano alla selvaggina in strada mentre passa lo scuolabus: attimi di paura giovedì mattina 31 ottobre per autista e accompagnatore del servizio trasporto scolastico di Ossago. A bordo ci sarebbe stata anche una piccola alunna della scuola, ma la presenza non è confermata dall’amministrazione comunale. Il fatto è accaduto giovedì mattina alle 7, appena iniziato il servizio di trasporto scolastico, lungo la strada di campagna per cascina Bruseda, con ingresso dalla strada provinciale 190 (quella che collega la provinciale 23 Lodi-Borghetto e la 107 proprio all’altezza di Ossago). La stradina si snoda in aperta campagna per circa un chilometro, con campi a destra e sinistra. È stato proprio lungo questa stradina che improvvisamente l’autista dello scuolabus è stato costretto a una brusca frenata per evitare una lepre che era sbucata da un campo, aveva attraversato la strada e si era rituffata nei campi dall’altra parte, inseguita da alcuni cani da caccia. A quel punto quasi da bordo strada sono stati esplosi due colpi di fucile, che si sono sentiti ben distinti e che sono passati a pochi metri dallo scuolabus.


Due erano i cacciatori che inseguivano la lepre e non si sono fatti scrupolo di sparare, e poco distante è stata vista un’auto della quale è stato registrato il numero di targa. Autista e accompagnatore dello scuolabus non hanno avuto la prontezza di spirito di scendere dal bus e fermare i cacciatori o forse non hanno voluto farlo. Non è chiaro se a bordo ci fosse o meno anche la piccola alunna che utilizza il servizio in quella zona: l’amministrazione non conferma. «Che la bimba fosse presente o meno, però non cambia la gravità del fatto, perché ci sono stati spari su una strada, e lo scuolabus era ben visibile: poteva anche essere pieno di bambini, ma i cacciatori non si sono fatti alcuno scrupolo di sparare a pochi metri - dice il sindaco di Ossago Angelo Taravella -. C’è stata una violazione di legge, con l’aggravante del passaggio di un servizio di trasporto destinato ai bambini».

La caccia non può essere praticata a una distanza inferiore ai 150 metri dalle strade, ed è difficile pensare che i cacciatori non abbiano visto lo scuolabus, il classico minibus da 30 posti per trasporto scolastico, di color giallo. «Ci siamo rivolti alla polizia locale della provincia di Lodi, c’è un’auto e un numero di targa dai quali partire per un’indagine - conclude Taravella -. Personalmente non ho nulla contro i cacciatori, ma in questo caso si è oltrepassato il limite del buon senso, dimostrando di non tenere in conto nemmeno la sicurezza dei bambini».

domenica 3 novembre 2013

Fiumicino (RM), abbattuto un raro falco. La Lipu chiede il divieto di caccia

Si tratta di un rarissimo falco di palude. I cacciatori gli hanno sparato a ridosso delle abitazioni in zona Isola Sacra

Non è morto ma versa in gravi condizioni il rapace di una specie protetta trovato agonizzante in un canale di bonifica dell'Isola Sacra. Lo splendido esemplare è stato trovato da alcuni cittadini in una zona aperta all'attività venatoria, in via Passo Buole a ridosso di Fiumara Grande. 
I soccorritori hanno immediatamente contattato i volontari del Centro Habitat Mediterraneo Lipu Ostia che sono prontamente intervenuti per recuperare, non senza difficoltà, l'animale e consegnarlo alle cure del Centro Recupero Fauna Selvatica di Roma.
L'esame radiografico a cui il rapace è stato sottoposto presso il centro Lipu ha evidenziato la presenza di tre pallini di piombo da caccia e la frattura multipla, scomposta ed esposta dell'ulna e radio dell'ala destra. Purtroppo le sue condizioni non sono buone, il rischio di necrosi nell'arto fratturato è elevato, ed i veterinari valuteranno nei prossimi giorni la risposta alle medicazioni. 
Il falco di palude, come indica il nome stesso, è un rapace diurno estremamente legato alle zone umide, può misurare fino a 55 cm di lunghezza, per 4-600 grammi di peso e un'apertura alare che può raggiungere i 125 cm. "Questo ennesimo grave episodio di bracconaggio all'Isola Sacra, ai danni di un animale protetto ed assolutamente non confondibile con specie cacciabili quale un falco di palude - dichiara Alessandro Polinori, co-responsabile del Centro Habitat Mediterraneo Lipu Ostia - ripropone l'assurdità del fatto che sia ancora consentita la caccia in una zona così delicata, situata alla foce del Tevere e per questo estremamente importante per il transito e la sosta degli uccelli migratori. Episodi del genere non sono però purtroppo nuovi, tanto che in passato anche esemplari di altre specie rare e protette come la spatola sono stati colpiti da fucilate. In aggiunta a ciò, nell'area, circondata da case, i cittadini temono quotidianamente per la propria incolumità, laddove più volte persone a passeggio, sportivi, proprietari di cani, hanno rischiato di rimanere impallinati, tanto che molti abitanti della zona, dopo aver segnalato la situazione alle autorità competenti, ci hanno contattati affinché ci facessimo portavoce delle loro istanze in merito a questo grave problema, dichiarandosi disponibili a sottoscrivere una richiesta pubblica per far interdire l'area all'attività venatoria. Come Lipu Ostia-Litorale chiediamo quindi ufficialmente un intervento da parte del sindaco di Fiumicino Montino, affinché emetta un'ordinanza di divieto di caccia a tutela della pubblica incolumità nella zona dell'Isola Sacra, certi della sua sensibilità e volontà di garantire la sicurezza di tutti i cittadini del territorio".

Castiglione della Pescaia (GR): sparano e uccidono un cane scambiandolo per un cinghiale

L’episodio a Castiglione della Pescaia: un colpo di fucile ha raggiunto l’animale mentre era con il padrone. «Nessuno dei cacciatori si è fermato a prestare soccorso»
GROSSETO. Un pastore tedesco di sei anni è stato colpito da una fucilata che gli ha strappato la mandibola ed è morto nonostante le cure. Il fatto è avvenuto in località Ampio, nel comune di Castiglione della Pescaia (Grosseto) intorno alle 15 di sabato, ma l'episodio è stato reso noto oggi dalla Lav.


Il cane si trovava in un terreno privato recintato dove stava passeggiando insieme al padrone. Erano a pochi passi da casa, quando si sono imbattuti in una squadra di caccia. «Ho visto uno dei cacciatori puntare il fucile oltre la recinzione e fare fuoco su Argo che era a qualche metro da me - ha raccontato il proprietario del cane alla Lav - dopodiché si è giustificato dicendo di averlo scambiato con un cinghiale». Argo dopo il colpo, con la mandibola divelta dal proiettile, è fuggito in un oliveto dove è stato poi recuperato e portato d'urgenza in clinica. Prima però il proprietario di Argo ha chiamato i carabinieri e poi la Lav. Nessuno dei cacciatori che hanno assistito alla scena lo ha aiutato a soccorrere il cane, ha riferito: anzi all'arrivo dei militari la squadra si era già allontanata. Le condizioni dell'animale erano gravissime e i veterinari hanno avuto la sola scelta dell'eutanasia. «Non posso credere che si sia trattato di un errore - ha spiegato il proprietario - perché Argo era di fronte a me, il terreno in quel punto è libero e chi ha sparato non distava più di una quindicina di metri dal cane».

sabato 2 novembre 2013

Mortara (PV), parte un colpo di fucile: cacciatore ferito

MORTARA. Il cacciatore inciampa, e parte un colpo dal fucile che ferisce l’amico: Simone Angelo Carruso, 39 anni, di Milano è ricoverato da ieri in prognosi riservata al policlinico San Matteo di Pavia, con gravi lesioni al braccio e alla spalla destra. Non è comunque in pericolo di vita.

L’incidente di caccia è avvenuto ieri mattina poco dopo le 9. I due cacciatori, in trasferta dal Milanese, stavano percorrendo a piedi via Vecchia per Gambolò. Sul posto sono poi arrivati i carabinieri della stazione di Mortara: da una prima ricostruzione dei fatti, i due amici camminavano in fila indiana, quando il secondo – un 66enne di Novate Milanese – ha inciampato e per non cadere si è appoggiato al fucile. E’ partita un rosata di pallini dall’arma calibro 12 che hanno colpito alla spalla l’altro cacciatore, che lo precedeva in fila indiana.

Il 39enne ha perso l’equilibrio ed è caduto in un fossato vuoto di acqua, ma comunque fangoso, dato che l’altra sera ha piovuto a lungo. Per recuperare il ferito e consentire all’ambulanza di arrivare sul luogo dell’incidente – la strada sterrata era altrettanto fangosa e piena di pozzanghere, l’ambulanza rischiava di impantanarsi – è stato necessario l’intervento dei vigili del fuoco: sul posto una squadra del distaccamento di Mortara. Simone Carrruso è stato soccorso e poi ricoverato al policlinico di Pavia. «Gli incidenti di caccia come questo purtroppo capitano non di rado – dice Gaetano Lacerenza, presidente regionale Confavi, una delle associazioni dei cacciatori – quando si va a caccia si dovrebbero rispettare le regole di sicurezza. Una è proprio mettere la “sicura” al fucile finchè non lo si deve usare. Questo soprattutto quando si cammina in fila indiano, o si percorrono tratti accidentati o in salita, dove è facile cadere. Ci si deve ricordare che la caccia è uno sport che si pratica utilizzando un’arma da fuoco». Va detto però che la sicura può non bastare se cade male il fucile, per evitare casi come quello di ieri il fucile va scaricato se è un semiautomatico o aperto se è un sovrapposto o una doppietta. «Per ottenere il porto d’armi uso caccia si deve frequentare un corso – ricorda Lacerenza -. Per il primo anno dopo la concessione della licenza si può andare a caccia solo accompagnati da un altro cacciatore».

In provincia di Pavia la stagione si è aperta a fine settembre. Sono potenzialmente in attività settemila doppiette, di cui oltre 2mila in Lomellina, considerando anche i cacciatori residenti fuori provincia ma comunque iscritti agli ambiti locali.

Terni. Fucile scoppia in mano a un cacciatore, un pezzo della canna si conficca nel tetto di un'automobile

Tragedia sfiorata a Marmore dove un cacciatore di 35 anni è rimasto ferito al volto mentre riponeva il suo fucile. La canna "impazzita" per poco non colpisce il proprietario di un'automobile in sosta

Terni, 2 novembre 2013 - Un cacciatore di 35anni residente a Marmore è rimasto ferito al volto in seguito all'esplosione del suo fucile da caccia che stava riponendo nella custodia dopo un'uscita nei boschi. L'arma è esplosa per cause ancora in via d'accertamento, ma la deflagrazione ha spezzato in due la canna del fucile stesso e la sommità è partita come un vero e proprio proiettile andando a conficcarsi sul tetto di un'automobile lasciata in sosta e sulla quale si accingeva a salire il proprietario, molto scosso per l'accaduto.

A riferirlo sono stati i carabinieri della stazione di Piediluco allertati da un gruppo di residenti di Marmore che udito lo scoppio. I carabinieri, quando hanno visto un pezzo di una canna di fucile sul tetto della macchina dell'ignaro abitante, hanno subito capito che si trattava di una esplosione di un fucile il cui proprietario poteva aver subito gravi conseguenze. Per tale ragione hanno organizzato battute di ricerca nel vicino bosco, dall'esito, però, infruottuoso. Contemporaneamente alle ricerche nel bosco, un'altra pattuglia dei carabinieri individuata a circa 200 metri dalla canna conficcata nel tetto dell'auto l'auore del gesto: un cacciatore di 35 anni. Il quale, ferito al volto, ferito al volto, spiegava che nel riporre il proprio fucile aveva fatto partire un colpo che, per cause ancora in corso di accertamento, ha fatto esplodere l’arma. 

Il 35enne è stato subito soccorso e poi denunciato per "accensioni ed esplosioni pericolose".

Caccia, bollettino di guerra e censura

13 le vittime tra la gente comune, di cui 3 i morti (2 donne). 10 i feriti tra i quali c'è un minore: una bambina ferita nella sua cameretta. 14 sono i cacciatori vittime di sé stessi o del fuoco amico, tra i quali 1 morto. In totale sono ben 27 vittime dal 1 settembre a venerdì 25 ottobre, per armi da caccia e cacciatori, per un totale di 23 feriti e 4 morti. Insomma un vero e proprio bollettino da guerra. 

A far quasi più male delle pallottole, permettetemi l'esagerazione, è l'ipocrisia e il bieco negazionismo delle associazioni venatorie che di fronte a queste tragedie continuano a sostenere che la caccia non è più pericolosa di altri “sport” e a distorcere i dati dei morti e feriti. 

A questi signori rispondono i dati sulla sofferenza causata o auto inflitta dalle pallottole sparate dai cacciatori. 
Si perché dietro questi dati, che le associazioni venatorie distorcono o cancellano del tutto, ci sono persone vere, spesso cittadini innocenti che con la caccia non hanno nulla a che fare colpiti nella loro quotidianità da questo “sport” crudele e sanguinario. 

Per non contare anche tutti i casi di tragedie sfiorate per comportamenti asociali, pericolosi ed illegali da parte di chi detiene la licenza di caccia. Non è una novità che chi difende la caccia punta volutamente a sminuire il tema sicurezza dei cittadini, riducendolo a semplice variabile da "tragica fatalità”. Come evidenzia l'Associazione Vittime della Caccia, si tratta di un confronto oltre che fuori luogo assolutamente pretestuoso e fuorviante. Un esempio? Le associazioni venatorie quando “sparano” i numeri delle vittime per caccia, contano solo i cacciatori, in spregio e nella totale mancanza di rispetto verso chi i cacciatori hanno ferito o ammazzato ma non è cacciatore. 

Sempre l'Associazione Vittime della Caccia, denuncia che queste associazioni armate hanno prodotto dettagliatamente i dati sulle vittime per caccia da loro raccolti, per evitare un confronto aperto e trasparente. Noi della Lega Abolizione Caccia LAC invece – sono presidente della sezione veneta - inseriamo nel conto dei morti e feriti anche i colpiti da infarto o caduti durante l'esercizio della caccia e questo perché siamo interessati a un focus più completo su una realtà da bollettino da guerra. 

Insomma il mondo venatorio continua a pretendere di rassicurarci con argomenti non credibili. A queste argomentazioni false e pretestuose rispondo ancora una volta con la forza dei numeri veri, dei fatti, che testimoniano quanto dolore e sofferenza questa assurda e barbara pratica continua a causare in Italia e in Europa. Di fronte tutto questo, la mia battaglia contro la caccia continuerà più forte che mai! 
Andrea Zanoni

Cagliari – Cacciatore, dipendente pubblico e bracconiere con fucile clandestino

Arrestato dal Corpo forestale della Regione Sardegna Ispettorato Ripartimentale di Cagliari.

GEAPRESS – Il controllo della Forestale della Regione Sardegna, Ispettorato Ripartimentale di Cagliari, è avvenuto all’interno dell’Oasi Permanente di Protezione Faunistica del Parco di Monte Arcosu gestita e di proprietà del WWF. In località Gattureddu, nel comune di Uta è stato infatti sorpreso un uomo con un fucile doppietta calibro 16 caricato a pallettoni fornito di supporto artigianale ove era stata piazzata una pila per abbagliare la preda. Secondo la Forestale si apprestava a piazzarsi sopra una pianta di carrubo in prossimità di una pastura di grano predisposta per attirare cervi (pappadroxia).

Il fatto è avvenuto nel corso della nottata di ieri.

L’uomo, accortosi di essere stato individuato, ha tentato un breve fuga ma è stato subito bloccato dai Forestali del Nucleo Investigativo e della Stazione di Capoterra. Dal controllo dell’arma è risultato come la matricola fosse stata abrasa e per questo, considerata la flagranza di reato di porto di arma clandestina, è scattato l’arresto.

Il bracconiere, originario di Assemini, è un dipendente della Regione Sardegna oltre che cacciatore in quanto titolare di licenza di porto di fucile per uso caccia.

Dalla perquisizione domiciliare è conseguito il ritrovamento, tra la varia selvaggina, anche di parti di Cervo sardo congelate in freezer e contrassegnate nella busta con la scritta “Cervo”. Per il Corpo Forestale si tratta del frutto dell’attività di bracconaggio che da tempo l’uomo praticava. Alla Procura della Repubblica sono stati trasmessi gli atti ed Il Pubblico Ministero Emanuele Secci considerati i fatti ha disposto per la custodia dell’arrestato in carcere a disposizione del GIP.

L’operazione come le precedenti già portate in porto dalla Forestale regionale, si inquadra nell’attività di contrasto del fenomeno della caccia di frodo in generale a tutela della fauna selvatica e della biodiversità che caratterizza le aree naturali della Sardegna.




Isola del Giglio (GR): Presidente di Federcaccia e anche vicesindaco denunciato per uso di richiami illegali

Mario Pellegrini pizzicato dalla Forestale per l’uso di richiami illegali, ma lui si difende e va dall’avvocato: «Non erano miei»

ISOLA DEL GIGLIO. L’uomo che salvò i naufraghi nella lunga notte del naufragio Concordia, Mario Pellegrini, il vicesindaco dell'isola del Giglio, è inciampato in una “trappola” ed è stato denunciato dal Corpo Forestale dello Stato. Due giorni fa avrebbe posizionato (secondo la Forestale) alcuni richiami acustici illegali durante una battuta di caccia al tordo nei boschi dell’isola. L’accusa è di bracconaggio, anche se lui smentisce categoricamente: «È vero, sono stato denunciato, ma quei richiami non erano miei».


La notizia ieri ha rapidamente fatto il giro dell’isola, dove Pellegrini è naturalmente molto conosciuto e non solo come amministratore o imprenditore, ma anche come presidente di Federcaccia. Il giorno dopo iol fatto (cioè ieri) la notizia è stata ripresa in un sito internet ambientalista, Greenreport, in bella mostra nella home page, col titolo: “Caccia illegale all’isola del Giglio, l’assessore beccato dalla Forestale”. Il sito spara a zero sul sindaco e la sua giunta a proposito delle loro politiche ambientaliste. Tempo fa, per dirne una (come riporta il sito), «il sindaco dell’isola del Giglio Sergio Ortelli si scagliò contro alcune associazioni ambientaliste e animaliste che organizzarono campi antibracconaggio nell’isola, colpevoli - a suo dire - di aver dato un’immagine sbagliata del suo Comune e dell’intera comunità gigliese pubblicando foto che mostravano uccelli e conigli selvatici uccisi dopo essere finiti nelle “schiacce”, le trappole fatte con una pietra in bilico su un bastoncino, tagliole e lacci». Secondo lui, prosegue il sito, «non si poteva scambiare la tradizione con il bracconaggio...». Una polemica che ha tenuto banco piuttosto a lungo, quella tra animalisti e amministratori gigliesi, e che è stata rinvigorita ieri dall’ultima notizia di cronaca: la denuncia per bracconaggio del vicesindaco stesso; il quale in effetti ammette di essere stato denunciato (e il suo fucile sequestrato) ma dà anche la sua versione dei fatti. Due giorni fa alle 7,30 - dice - «ero andato a caccia al tordo con un amico medico. E stavo provando il suo fucile perché ero intenzionato a comprarlo. A un certo punto sono sbucati gli uomini della Forestale, che mi hanno contestato la presenza di alcuni apparecchi acustici non autorizzati: richiami che io avrei usato illegalmente», ma la cui proprietà lui smentisce categoricamente: «erano in terra a 20 metri da me, non erano miei». È scattato il verbale: la denuncia che lui però contesterà. La Forestale ha pure sequestrato il fucile. «Sono già andato dall’avvocato», dice lui, sostenendo di essere finito in una trappola politica: più volte ho sostenuto pubblicamente che al Giglio mancano i soldi per i servizi essenziali, per esempio per l’Asl e per curare i bambini, mentre per altre cose, per esempio per la Forestale, si spende troppo... A questo punto smentisco e mi affido al legale: ho fiducia nella giustizia».

giovedì 31 ottobre 2013

Pesaro: cacciatori (di frodo), Forestale in azione. Tre bloccati, fucili sequestrati

Tre cacciatori di frodo sono stati individuati ieri all'alba dal Corpo Forestale dello Stato mentre abbattevano selvaggina particolarmente protetta in località Bocca Trabaria nel Comune di Borgo Pace. I forestali avevano organizzato un lungo appostamento, che ha consentito di individuare, in due tempi, i cacciatori che, muniti di regolare licenza, alle prime luci dell'alba, avevano abbattuto vari esemplari di uccelli non cacciabili o addirittura particolarmente protetti: tra questi esemplari di Frosone (Coccothraustes coccothraustes), Verzellino (Serinus canarius serinus), Passera scopaiola (Prunella modularis), e Ballerina bianca (Motacilla alba), sottoposti a speciale protezione dalla Convezione di Berna. I tre sono stati denunciati con contestuale sequestro dei fucili, delle munizioni e dei capi abbattuti.

mercoledì 30 ottobre 2013

Savigno (BO), arrestato cacciatore ubriaco

Aveva partecipato a una grigliata dopo una battuta di caccia e pretendeva di farsi aprire la porta dalla cognata. All'arrivo dei carabinieri, li ha aggrediti

Bologna, 29 ottobre 2013 - I carabinieri della stazione di Savigno, Castello di Serravalle e Bazzano, hanno arrestato un 42enne italiano, incensurato, per danneggiamento aggravato e resistenza a pubblico ufficiale. Alle 20 di ieri sera la centrale operativa del 112 ha ricevuto una richiesta di aiuto da Savigno da parte di una donna che riferiva di aver subito il danneggiamento della porta d’ingresso del suo appartamento da parte del cognato inquilino che, di rientro da una grigliata a cui aveva preso parte dopo una battuta di caccia, pretendeva di farsi aprire la porta. La donna, spaventata dall’uomo che, non solo era ubriaco, ma anche armato di fucile, si è barricata in casa.

All’arrivo dei carabinieri, il 42enne, disarmato, ma in evidente stato di ebbrezza alcolica se l’è presa anche con loro, prima ingiuriandoli, poi prendendo a testate l’auto di servizio. Non pago, nonostante invitato a desistere, l’uomo ha anche aggredito i militari quindi si è allontanato in direzione dell’abitazione. Considerata la delicatezza della situazione sono intervenute altre pattuglie dei Carabinieri e per il 42enne, bloccato vicino al cortile di casa, sono scattate le manette e il sequestro di tutti e sei i fucili da caccia che aveva in casa.

martedì 29 ottobre 2013

Pesaro – Cacciatori, ma di specie protette e particolarmente protette

Intervento del Corpo Forestale dello Stato.

GEAPRESS – Tre cacciatori di frodo sono stati denunciati ieri all’alba perchè accusati di avere abbattuto volatili appartenenti a specia protetta. I fatti sono accaduti in località Bocca Trabaria nel Comune di Borgo Pace (PU).

Ad intervenire il Corpo Forestale dello Stato che è entrato in azione antibracconaggio grazie ai controlli finalizzati al contrasto dell’esercizio illegale dell’attività venatoria. In particolare, in questo periodo, sono stati incentivati quelli relativi all’avifauna migratoria.

I cacciatori sono stati individuati in due tempi diversi grazie ad un lungo appostamento. Tutti muniti di regolare licenza di caccia e tutti, alle prime luci dell’alba, intenti nell’abbattimento di avifauna non cacciabile o addirittura particolarmente protetta. Tra questi esemplari di Frosone (Coccothraustes coccothraustes), Verzellino (Serinus canarius serinus), Passera scopaiola (Prunella modularis), e Ballerina bianca (Motacilla alba), sottoposti a speciale protezione dalla Convezione di Berna.

I bracconieri sono stati denunciati all’Autorità Giudiziaria per violazione all’art. 30 della L. n. 157/92 con il contestuale sequestro dei fucili, delle munizioni e degli animali abbattuti.

Le operazioni sono state condotte da personale del Comando Provinciale CFS e dei Comandi Stazione Forestale di Pesaro, Mercatello e Serra S.Abbondio nell’ambito di una campagna di controllo e di intensificazione delle attività antibracconaggio.

lunedì 28 ottobre 2013

Brescia – E’ esplosa la caccia. Individuato un tredicenne armato e richiami in MP3

Il WWF: week end di fuoco, ricomincia la guerra agli uccelli migratori - Il numero antibracconaggio e il problema dei controlli sottodimensionati

GEAPRESS – La stagione venatoria 2013 si era presentata sin dagli esordi sottotono. Meno cacciatori in attività, riferisce il WWF. Il passo migratorio va a rilento, fatta eccezione per poche giornate di picco relative al Tordo bottaccio. Ed invece a partire dalla giornata di sabato 26 ottobre le Guardie WWF del nucleo di Brescia hanno potuto riscontrare la ripresa dell’usuale utilizzo di mezzi vietati di caccia e l’uccisione di specie protette.

Sei i cacciatori denunciati in una sola giornata con il sequestro operato grazie agli Agenti della Polizia Provinciale di sei fucili, quattro richiami acustici e di uccelli protetti appartenenti a varie specie (migliarino di palude, passera d’Italia, pispola). I sequestri sono avvenuti nei comuni di Orzinuovi, Borgo San Giacomo, Comezzano, Mazzano.

“Speravamo in una riduzione drastica degli illeciti penali – sottolinea Antonio Delle Monache Coordinatore Guardie WWF Lombardia – purtroppo ci siamo forse illusi. Ieri con un ingresso massiccio di allodole, pispole e altri piccoli migratori la campagna bresciana è tornata ad essere il luogo di sempre: richiami illegali accesi a tutto volume e uccisione diffusa di uccelli protetti”.

A partire dal’apertura della terza domenica di settembre sono stati 21 i cacciatori deferiti all’Autorità giudiziaria perché colti in flagranza di reato dalla Guardie WWF in relazione all’utilizzo di mezzi vietati, abbattimento di specie protette e particolarmente protette, omessa custodia di armi, maltrattamento di animali. I casi più eclatanti delle ultime settimane sono avvenuti ad Artogne dove veniva sorpreso un tredicenne che sparava a piccoli uccelli con la conseguente denuncia del padre per omessa custodia di armi. A Calvisano in collaborazione con le Guardie Zoofile dell’ANPANA, venivano sorpresi due cacciatori che in un appostamento riservato alla caccia agli acquatici (sguass) avevano abbattuto 30 migliarini di palude e 3 fringuelli con un sofisticato impianto di richiami elettroacustici. A Collebeato un cacciatore utilizzava un telefonino cellulare per riprodurre tramite files musicali mp3 il canto dell’allodola. Telefonino e fucile venivano sequestrati dalla Polizia Provinciale.

Vittime del persistente bracconaggio anche 29 rapaci giunti al CRAS Valpredina (BG) del WWF, per la maggior parte provenienti dalla provincia di Brescia (lodolaio, sparviere, albanella reale, poiana).

“L’unico dato positivo sono le sempre più numerose segnalazioni che giungono al telefono antibracconaggio del WWF (328 7308288), anche da parte di cacciatori esasperati dall’illegalità diffusa – conclude Antonio Delle Monache – Purtroppo la vigilanza venatoria a Brescia è sottodimensionata rispetto alla necessità. Gli ultimi dati disponibili riferiti alla Stagione Venatoria 2005-2006 parlano di un totale di controlli effettuati da tutti gli organi di vigilanza, pari a 3387 sui 30.388 cacciatori bresciani. Se ipotizziamo, sicuramente per difetto, una media di 30 giornate di caccia per cacciatore, abbiamo circa 900.000 giornate di caccia. Ciò vuol dire un 0,37% di giornate di caccia “controllate”.