mercoledì 30 novembre 2011

Faenza. Battuta di caccia con collari elettrici denunciata dal WWF

Faenza. Spiacevole è stato l’esito della ronda delle guardie zoofile del WWF di Faenza all’interno del Parco Regionale “Vena del Gesso Romagnola”, zona protetta e dunque interdetta alla caccia. Alcuni cacciatori al di fuori dell’area in questione (probabilmente in attesa che il “battitore” stanasse la preda) si sono dati alla fuga così come l’uomo che vi si era addentrato assieme ai cani che non ha esitato ad abbandonare sul posto. Gli animali hanno preso tutti direzioni differenti fatta eccezione per una giovane segugia che festosa è andata incontro ai volontari del WWF. Al collo della cagnetta era presente un grosso, nonché illegale, collare elettrico.
Li chiamano “collari educativi”, ma per il codice penale sono strumenti fuorilegge, che fanno scattare il reato di maltrattamento di animali prevedendo fino a un anno di reclusione e 15 mila euro di multa.
Sebbene l’articolo 544 ter del codice penale preveda la reclusione da tre mesi a un anno e con la multa da 3.000 euro a 15.000 per chi sottoponga gli animali a torture e sevizie, sembra che i trasgressori siano molti, nonostante le precedenti condanne, e soprattutto cacciatori.
Fece scalpore il caso dell’allevatore\addestratore bolognese che, smascherato da striscia, fu condannato a una multa di 4000 euro, il pagamento delle spese legali e 1000 euro da versare alla LAV nell’occasione costituitasi parte civile. Una delle pene piu’ severe.
Il tribunale di Parma invece condannò a una multa di 1.400 euro il padrone di un cane al quale aveva messo un collare che scaricava impulsi elettrici per tenerlo mansueto.
Eppure i piu’ sanzionati sono sempre loro: i cacciatori. Forse per la facilità con la quale è possibile procurarsi uno di questi collari visto che l’acquisto non è vietato.
La cagnolina recuperata dal WWF di Faenza è stata posta sottosequestro e affidata al canile di Faenza, dove difficilmente verrà reclamata dal proprietario che non si era (forse non a caso) adoperato a munirla di microchip identificativo.


Brescia che spara, un arsenale da 44mila pezzi

Controlli severi, ma gli ultimi episodi violenti sono legati all'uso di pistole e fucili regolari
Luci e ombre sul porto d'armi
Brescia che spara, un arsenale da 44mila pezzi
Controlli severi, ma gli ultimi episodi violenti sono legati all'uso di pistole e fucili regolari
Lo sparo che uccide, se arriva da un'arma legale, fa più rumore. Se a sparare e a troncare una vita sono una pistola o un fucile denunciato, di cui le forze dell'ordine erano a conoscenza, scoppia subito la polemica e c'è una reazione di rabbia perchè l'impressione è che la morte potesse essere evitata.
I bresciani autorizzati a detenere e usare un'arma non sono pochi. I controlli e le regole per concedere la detenzione e il porto di un'arma lunga o corta sono molto rigidi, ma nonostante le barriere capita che la situazione degeneri e si usi una pistola legale per commettere un delitto. Nel Bresciano ci sono 43mila porti d'arma per fucili da caccia e per uso sportivo e altre 500 autorizzazioni al porto d'armi di pistola per difesa personale. Sono quindi poco meno di 44mila le persone regolarmente armate sul territorio bresciano. Si tratta di armi autorizzate concesse a persone che hanno dimostrato affidabilità e che non hanno carichi pendenti con la giustizia, nè hanno in corso procedimenti giudiziari, ma nonostante tutti gli esami, i controlli e gli accertamenti capita che qualcuno possa perdere di colpo la testa. I controlli sono rigidi, ma rabbia, vendetta e follia non sono soggetti a regole precise. I controlli sono rigidissimi, ma forse un ulteriore giro di vite potrebbe essere utile per evitare spargimenti di sangue.
Gli ultimissimi episodi delittuosi del Bresciano sono legati a armi «pulite». Era legalmente detenuta la pistola usata alla Fassa Bortolo di Montichiari da Simone Visani che la notte tra l'11 e il 12 agosto ha ucciso Michele Peroni, collega di lavoro. La Magnum 357 regolarmente detenuta dal padre di Visani era custodita in una cassaforte in casa. Era legalmente detenuto anche il fucile da caccia usato nel campo nomadi di Calcinatello: Luciano Manca, il padre-giustiziere poteva tenere dieci fucili e la sera del 26 ottobre ha preso un Beretta calibro 12 per regolare i conti che pensava di avere in sospeso con i nomadi e ha sparato uccidendo Ionut Iamandita, un romeno di 18 anni, ospite di passaggio.
Era legalmente detenuto per uso sportivo anche il fucile a pompa usato la sera del 5 novembre per gambizzare un albanese a Chiari: l'arma è stata ritrovata dai carabinieri a casa di Marco Chiari. E non era illegale neppure la pistola calibro 22 che stava sul comodino in casa di Lorenzo Pellegrinelli, a Darfo e ha sparato uccidendo Monica Albertinelli, 37enne di Esine, che stava dando una mano nelle faccende domestiche. Tutte armi legalmente detenute: hanno fatto fuoco e hanno ucciso.Wilma Petenzi


Caccia in deroga, l'Italia rischia sanzioni europee milionarie

Bruxelles apre una procedura di infrazione contro l’Italia: colpite specie protette come storni e fringuelli
Sanzioni milionarie in vista per l’ Italia a causa del mancato rispetto delle direttive sulla caccia. Bruxelles ha infatti aperto una seconda procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia in merito alla direttiva sulla protezione degli uccelli selvatici. La Commissione europea ha inviato una lettera di messa in mora in cui chiede a Roma «di conformarsi a tre sentenze della Corte di giustizia Ue». Il passo successivo, in caso di inadempienza, è un nuovo ricorso alla Corte Ue insieme a sanzioni pecuniarie. Nel mirino c’è la caccia in deroga in Liguria e in Veneto, che hanno autorizzato le doppiette a colpire specie non cacciabili come gli storni e i fringuelli. In Lombardia Puglia, Lazio e Toscana, la Corte ha poi «riscontrato una serie di lacune nel recepimento della direttiva Uccelli». L’Italia, scrive la Commissione Ue, «ha corretto la propria legislazione, ma diverse violazioni non sono ancora state corrette» e a libello locale «Lombardia e Puglia hanno continuato a rilasciare deroghe per la caccia in violazione della direttiva».La procedura d’infrazione ha scatenato diverse reazioni da parte di politici, ambientalisti associazioni di categoria. Nel mondo istituzionale Gianluca Bardelli, membro del Comitato tecnico faunistico venatorio del ministero delle Politiche Agricole, mette in guardia sulle possibili «sanzioni pecuniarie per diversi milioni di euro» e sottolinea la necessità di mettere da parte le «logiche politico-elettorali» e di definire rapidamente, in seno al Comitato, le linee guida rivolte alle Regioni. Il capo di gabinetto del ministero delle Politiche Agricole, Antonello Colosimo, ribadisce che «evitare condanne europee è la priorità, ma tutto va fatto nel rispetto delle procedure». Il Comitato dovrà «approvare uno schema di linee guida da portare in Conferenza Stato-Regioni per poi adottarlo».Nel mondo politico i Radicali italiani chiedono all’Europa di fermare i ’bracconieri della leggè e sollecitano l’Italia a «scegliere la strada della legalità e del rispetto delle direttive». I Verdi propongono che le eventuali sanzioni siano pagate «non dai cittadini, ma da quei consiglieri che hanno approvato le leggi sapendo che erano illegittime e da tutti i funzionari che hanno dato i loro pareri positivi».Tra le associazioni, il presidente dell’Arcicaccia Osvaldo Veneziano sollecita il governo a emanare le linee guida per il recepimento corretto della direttiva europea, altrimenti «rischiamo che gli italiani paghino per l’insipienza mostrata del governo fino a oggi».Sul fronte degli ambientalisti, per la Lega italiana protezione uccelli (Lipu) la procedura di infrazione «dovrà essere decisiva per ridare una struttura di legalità alla disastrosa gestione della caccia in deroga e in generale dell’ abbattimento degli uccelli migratori». Il Wwf definisce «scandaloso che in un momento di crisi economica come questo le Regioni mettano a rischio il Paese di ricevere multe milionarie che verranno pagate da tutti i cittadini».LA MAPPA DELLE DEROGHE REGIONALIIn Veneto la giunta regionale ha autorizzato la caccia a storni, fringuelli, peppole, frosoni, pispole e prispoloni. Questo, scrive la Commissione europea, nonostante «l’11 novembre 2010 la Corte di giustizia Ue si è pronunciata contro l’Italia perchè Veneto aveva adottato una normativa regionale che autorizzava la caccia» ad alcune specie protette.In Liguria il 15 novembre scorso il Consiglio di Stato ha sospeso, per la seconda volta, la delibera regionale per la caccia in deroga allo storno. La Corte Ue, sottolinea la Commissione, si era già pronunciata contro l’Italia nel maggio 2008 perchè la Liguria aveva adottato e applicato una normativa che autorizzava la caccia agli storni e ai fringuelli.A Lombardia, Puglia, Lazio e Toscana l’Europa imputa «una serie di lacune di carattere generale nel recepimento della direttiva Uccelli». L’Italia, spiega la Commissione Ue, «ha poi corretto la propria legislazione, ma diverse violazioni non sono ancora state corrette».In Particolare, Lombardia e Puglia «hanno continuato a rilasciare deroghe per la caccia». In Lombardia il Consiglio regionale ha autorizzato la caccia in deroga di storni, peppole, fringuelli, pispole e frosoni, mentre in Puglia la Giunta regionale ha approvato il prelievo in deroga dello storno.


Trento. Il Tar vieta la caccia sui terreni del Wwf. Bocciato il ricorso de cacciatori

SPORMAGGIORE. Caccia vietata nei terreni del Wwf e del Fai dove si svolge attività didattica o di inserimento sociale e lavorativo. Lo ha stabilito il Tar, respingendo un ricorso presentato dall'Associazione cacciatori del Trentino contro la decisione della Provincia di vietare l'uso delle doppiette su dieci ettari di terreno a Spormaggiore in parte di proprietà di Wwf e Fai.

Il Tribunale amministrativo regionale si è dunque pronunciato a favore della delibera provinciale che vieta la caccia nei terreni del Wwf e del Fai (Fondo per l'ambiente italiano) dove si svolge attività didattica o di inserimento sociale e lavorativo. Si tratta di dieci ettari di terreno a Spormaggiore, in parte di proprietà di Marco Osti, in parte affidati allo stesso Osti da Wwf e Fai.

La delibera contestata risale al 5 agosto dell'anno scorso, ma già in precedenza (nel 2008) la giunta provinciale aveva dichiarato off limits l'area oggetto del contendere. Marco Osti aveva presentato richiesta all'ente pubblico di inserire i dieci ettari nelle zone di divieto di caccia, in quanto sul terreno si svolgono vari tipi di attività. Tra questi la «fattoria didattica», che prevede la presenza durante tutto l'anno di scolaresche che partecipano a visite guidate, anche in collaborazione con il Parco Adamello Brenta. Tra le altre cose, il fondo ospita durante l'anno persone diversamente abili (inserite nel progetto Biolavoromio, finanziato dalla Provincia e realizzato in collaborazione con la cooperativa Samuele di Trento). Vi sono poi progetti formativi individuali, con stage in azienda, in collaborazione con la Fondazione Edmund Mache. Tutte attività che sono già state accertate dalla Provincia attraverso anche una serie di sopralluoghi, tanto che a conclusione dell'istruttoria è stata accolta la richiesta di Marco Osti di vietare la caccia.

Nella sostanza i giudici del Tar hanno accolto in toto le argomentazioni della Provincia, comprese quelle relative all'esiguità del fondo - dieci ettari - rispetto alla totalità complessiva della riserva di caccia di Spormaggiore, pari a 3.000 ettari complessivi.

Non c'è stata dunque, per il tribunale amministrativo di Trento, alcuna errata applicazione della legge. Il ricorso dell'Associazione cacciatori trentini è stata quindi respinta.


domenica 27 novembre 2011

Brescia. Il massacro di Colle San Zeno

Cadorago (Co), le doppiette sul sentiero salute

CADORAGO - Sentiero della salute a rischio piombo, quello delle doppiette si intende: verrebbe da pensarlo a guardare quello che succede nel verde di Caslino al Piano, a due passi dal Parco del Lura."Attenzione zona di caccia" recitano i cartelli apparsi sul Sentiero della salute, passeggiata ecologica tanto cara ai caslinesi ideata agli inizi degli anni Novanta da Isa Gianni, allora assessore, e dal dottor Alessandro Zambroni, allora medico di base e grande cultore della natura; passeggiata che porta da Cadorago al Lazzaretto di Caslino.Alcuni cittadini all'apparire di questa segnaletica hanno esternato il loro disappunto. È il caso di Roberto Parolini: «Vado spesso a correre in quel parco e trovo incredibile il posizionamento di quei cartelli. Il sindaco, condottiero di legalità e sicurezza dei cittadini, si è dimenticato di questi sentieri percorsi da molte persone; domenica 13 novembre gli "scout" di Saronno si sono imbattuti in cacciatori che sparavano nei sentieri vicini e sembra che abbiano chiesto l'intervento delle forze dell'ordine».«I cartelli li abbiamo messi noi, a salvaguardia dei passanti - replica l'assessore Giuseppe Benzoni - dopo che alcune persone si sono rivolte agli uffici comunali, segnalando il pericolo. L'area di caccia non è stabilita da noi, ma dall'Amministrazione provinciale alla quale mi sono già rivolto ottenendo poco di concreto. Ci dicono che la zona fino a due anni fa era considerata di ripopolamento, ora di caccia. Non c'è pericolo, secondo loro, in quanto i cacciatori conoscono le norme: cento metri di distanza dalle abitazioni e giorni e orari stabiliti. Il sindaco sta seguendo il problema».Il primo cittadino Franco Pagani assicura che non si è dimenticato di nulla e che cerca di dare il meglio in materia di legalità e sicurezza. «Pur nel rispetto dei diritti dei cacciatori, sto intraprendendo i dovuti passi con l'Amministrazione provinciale per tranquillizzare i miei cittadini e tutti coloro che passeggiano per quel sentiero. Peccato che il Sentiero non sia incluso per pochi metri nel Parco Lura e non sia un Percorso Vita».




Voghera. Ferito durante la caccia al cinghiale

Vogherese di 53 anni colpito al ginocchio da una pallottola di rimbalzo nei boschi sopra Borgo Priolo


Uno sparo, la pallottola che rimbalza e poi un grido. Paura, ieri pomeriggio, nel corso di una battuta di caccia al cinghiale. Un uomo di 53 anni residente a Voghera, Roberto Fugazza, è rimasto ferito a un ginocchio. Fortunatamente, i medici del pronto soccorso di Voghera hanno accertato che la palla, esplosa da un fucile, non ha lesionato vasi sanguigni importanti. Ma per i partecipanti alla battuta di caccia, quello che doveva essere un pomeriggio di spensieratezza si è trasformato in una giornata di apprensione.
L’allarme è arrivato alla centrale operativa del 118 alle 15.54. Un gruppo di amici aveva organizzato, per la giornata di ieri, una battuta di caccia. Tutte le precauzioni necessarie in casi come questo erano state adottate. La caccia al cinghiale, infatti, presenta una percentuale di rischio più elevata rispetto ad altre attività venatorie per alcuni motivi. In primo luogo, per il fatto che non si impiegano cartucce caricate a pallini, ma che si spara con una palla singola che può provocare gravi danni a un uomo anche a notevole distanza. Inoltre, i cacciatori indossano giubbini fosforescenti, come quelli che è ormai obbligatorio tenere in auto, proprio per evitare di essere scambiati con il bersaglio della caccia. Infine, i battitori, che spingono il cinghiale verso i cacciatori, si tengono in contatto tra di loro con delle ricetrasmittenti portatili, proprio per segnalare tempestivamente la presenza del selvatico ed evitare incidenti. Tutti questi accorgimenti, dunque, erano stati adottati anche ieri, nel corso della battuta che si è svolta nei boschi di Schizzola alta, nel territorio comunale di Borgo Priolo. Ma un fattore imprevedibile ha comunque rovinato i piani. Uno dei cacciatori, che aveva avvistato la preda, ha imbracciato il fucile ed ha sparato un colpo in mezzo a dei rovi. Il proiettile probabilmente ha impattato contro una roccia, è rimbalzato e, a sua volta, ha colpito Fugazza all’altezza del ginocchio. L’uomo si è accasciato a terra, perdendo sangue e lamentandosi per il dolore. Per sua fortuna, è stato immediatamente soccorsi dai compagni di battuta. Qualcuno ha chiesto l’intervento dei soccorritori del 118 con il cellulare e in pochi minuti sono arrivati un’ambulanza della Croce Rossa di Casteggio e un’automedica. Fugazza è stato portato all’ospedale di Voghera, dove è stato medicato e giudicato guaribile in alcuni giorni. Nel frattempo un equipaggio dei carabinieri dipendenti dalla compagnia di Stradella, ha raccolto le testimonianze.(f.m.)


sabato 26 novembre 2011

Il TAR Lazio boccia parte del calendario venatorio

comunicato stampa, 26/11/2011

Il TAR Lazio sospende la caccia di alcune specie animali a gennaio e l'impiego di munizioni al piombo nella caccia ad acquatici ed ungulati.

La caccia ai tordi chiuderà il 10 gennaio, la caccia alle anatre selvatiche terminerà il 20 gennaio, la caccia a beccaccia, allodola e colombaccio si concluderà a fine dicembre.


Il TAR del Lazio, Sezione 1 ter, con ordinanza di sospensiva n. 4392 , depositata il 25 novembre, ha sospeso il Decreto pres. giunta reg. del 1° agosto 2011 recante il "Calendario venatorio regionale 2011-2012, nonché disciplina dell'esercizio venatorio nell'area di protezione esterna al Parco Nazionale dell'Abruzzo del Molise e del Lazio", nelle parti in cui consente la caccia ai migratori in periodo di riproduzione e di migrazione pre-nuziale e l'utilizzo di munizioni tossiche (ovvero quelle con pallini o palla unica in piombo) nella caccia ad acquatici ed ungulati.

Il ricorso amministrativo contro la delibera della Regione Lazio era stato presentato dalle associazioni Lega Abolizione Caccia e LAV, patrocinate dall'avvocato Valentina Stefutti.

Da oggi, per effetto della sospensiva dei giudici amministrativi, in tutto il Lazio (comprese anche le zone di protezione esterna -versante Laziale- del Parco d'Abruzzo la caccia) la caccia al cinghiale e agli acquatici potrà essere esercitata solo con l'impiego di munizioni atossiche (es. quelle con proiettili o pallini in acciaio) per evitare il deposito di piombo sul suolo che può causare fenomeni di saturnismo nella fauna selvatica che si cibasse di carcasse non recuperate o viscere abbandonate dai cacciatori contenenti parti di munizioni di piombo.

Inoltre sarà anticipata la chiusura della caccia per alcune specie migratrici (che non potranno più essere cacciate sino al 31 gennaio). Il Lazio infatti dovrà:
a) chiudere la caccia alle specie Cesena, Tordo bottaccio, Tordo sassello il 10 gennaio;

b) chiudere la caccia alle specie Germano reale, Canapiglia, Fischione, Codone, Mestolone, Moriglione, Moretta; Alzavola, Folaga, Gallinella d’acqua, Porciglione, Beccaccino, Frullino, Combattente , Pavoncella al 20 gennaio;

c) chiudere la caccia alle specie Beccaccia, Colombaccio, Allodola al 31 dicembre.

Lega Abolizione Caccia
L.A.V. - Lega Antivivisezione

venerdì 25 novembre 2011

Il TAR Palermo respinge il ricorso delle associazioni venatorie

SALVI I DIVIETI DI CACCIA A PROTEZIONE DEI SITI DI IMPORTANZA COMUNITARIA E DEL PARCO DEI MONTI SICANI.

IL TAR PALERMO RESPINGE IL RICORSO DELLE ASSOCIAZIONI VENATORIE E LE CONDANNA AL PAGAMENTO DELLE SPESE PROCESSUALI.

LEGAMBIENTE: GRANDE SODDISFAZIONE. VINCONO LE RAGIONI DELLA NATURA
SUGLI INTERESSI DI UNA RISTRETTA LOBBY.

Legambiente Sicilia esprime grandissima soddisfazione per la recente ordinanza 895 del 23 novembre 2011 emessa dal TAR Palermo – Sezione 1 con cui è stata respinta la richiesta di sospensiva del Calendario Venatorio 2011-2012 nella parte in cui ha imposto il divieto di caccia nei Siti di Importanza Comunitaria, nelle Zone di Protezione Speciale e nel futuro Parco dei Monti Sicani e previsto norme stringenti per la protezione della beccaccia.

Il ricorso era stato presentato dalla Federazione Italiana della Caccia e da altre associazioni venatorie siciliane, che sono state condannate anche a pagare 3.000,00 euro per le spese del giudizio.

“E’ una decisione estremamente importante perché sono prevalse le ragioni della Natura e del diritto rispetto agli interessi di una ristretta lobby – dichiara Angelo Dimarca Responsabile Regionale del Dipartimento Conservazione Natura di Legambiente Sicilia – che invece di impegnarsi per una corretta regolamentazione e pianificazione dell’attività venatoria ha assunto iniziative per avversare qualunque divieto imposto dalla Regione a protezione di aree di interesse internazionale per la presenza di specie rare e minacciate. Il TAR Palermo conferma un importante e moderno indirizzo giurisprudenziale sulla prevalenza degli interessi di tutela
ambientale.
Fortunatamente non tutto il mondo venatorio è su queste posizioni oltranziste e anacronistiche della Federcaccia che si era già caratterizzata per un analogo ricorso contro la Riserva dei Pantani della Sicilia Sud Orientale, anch’esso respinto con ordinanza 1258 del 20 ottobre 2011 del TAR Catania”.

Per Legambiente occorre ora concludere l’iter di approvazione del Piano Regionale Faunistico Venatorio 2011-2016, in istruttoria da troppi mesi, nel pieno rispetto del diritto comunitario e degli autorevoli indirizzi dell’ISPRA-Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale del Ministero dell’Ambiente.

Palermo, 25 novembre 2011



giovedì 24 novembre 2011

Caccia: Ue, messa in mora Italia, rischia sanzioni

Bruxelles apre 2/a procedura infrazione anche su tutela uccelli

BRUXELLES, 24 NOV - Bruxelles ha deciso di aprire nei confronti dell'Italia una seconda procedura d'infrazione rispetto alla direttiva sulla protezione degli uccelli selvatici, con l'invio di una lettera di messa in mora in cui chiede a Roma ''di conformarsi a tre sentenze della Corte di giustizia Ue''. Il passo successivo, in caso di inadempienza, e' un nuovo ricorso alla Corte Ue insieme a sanzioni pecuniarie.
Nel mirino, la caccia in Liguria e in Veneto e violazioni alla direttiva uccelli in diverse altre Regioni italiane. (ANSA).

Isernia. Incidente di caccia, muore un anziano di Pietrabbondante

Si chiamava Sandrino Nerone, aveva 77 anni e la passione per la caccia.E' morto nel pomeriggio durante una battuta di caccia nei pressi di Staffoli, colpito accidentalmente a morte da un altro cacciatore che faceva parte del suo stesso gruppo. Il fatto è avvenuto in località Santa Maria La Posta, tra Staffoli e Agnone. La squadra di cacciatori, una decina, era giunta sul posto fin dalle prime ore della mattina.Probabilmente il Nerone è stato scambiato per un cinghiale. Colpito al torace, l'anziano è deceduto prima dell'arrivo sul posto dei sanitari del 118 di Agnone. Sul posto, per il rilievi e le indagini del caso, sono giunti anche i carabinieri della locale stazione e della compagnia di Agnone. Il cacciatore che ha sparato, un professionista di Agnone, è stato incriminato per omicidio colposo. Meno di due settimane fa un altro molisano, Antonio Tedeschi di Pozzilli, aveva perso la vita nelle campagne di Viticuso dove era in cerca di funghi sempre per un colpo sparato da un cacciatore.

Fonte: primapaginamolise.it del 24 novembre 2011

mercoledì 23 novembre 2011

Molise, cacciatore muore colpito dal compagno

ISERNIA, 23 NOV – Un cacciatore – Sandrino Nerone, 75 anni, di Pietrabbondante (Isernia) – e' morto colpito da un colpo di fucile sparato da un altro cacciatore con il quale era impegnato in una battuta al cinghiale.
L'incidente e' avvenuto in località Santa Maria la posta, nei boschi dell'Alto Molise, tra Agnone (Isernia) e Pietrabbondante (Isernia). L'uomo si era appostato dietro a un cespuglio e – secondo i primi accertamenti – sarebbe stato scambiato per una preda. Sull'incidente sono in corso indagini dei carabinieri di Agnone (Isernia).


martedì 22 novembre 2011

Governo impugna legge lombarda sulla caccia

Nella seduta del 21 novembre il Consiglio dei Ministri ha impugnato davanti alla Corte Costituzionale la legge regionale n. 16 del 26 settembre scorso, con cui il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato il piano di cattura dei richiami vivi per approvvigionare nella stagione venatoria 2011/12 i cacciatori da appostamento che sfruttano uccelli selvatici rinchiusi in gabbiette per catturare le prede consimili.E' stato rilevato dal Governo che:- vi è l'assenza del parere obbligatorio dell'ISPRA (Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale);- mancano i presupposti previsti dalla direttiva comunitaria n. 147 del 2009 sulla conservazione degli uccelli selvatici, che richiede il requisito dell'assenza di soluzioni alternative (ad es. richiami allevati e non prelevati in natura);- blindare con legge regionale il provvedimento, che dovrebbe essere amministrativo, impedisce il tempestivo eventuale annullamento del Governo, che ne ha facoltà in caso di disposizioni regionali irregolari.

Galatina (Le). Incidente di caccia: noto imprenditore impallina l’amico

GALATINA - Una fucilata all’addome durante una battuta di caccia e l’amico si accascia. In una pozza di sangue, senza un lamento. Poi la corsa all’ospedale e quindi un intervento di chirurgia plastica. Vincenzo Masciullo, 59 anni, di Galatina, si trova ricoverato da ieri mattina all’ospedale «Perrino» di Brindisi. Ad impallinarlo è stato il noto imprenditore Diego Fedele, anche lui di Galatina. La dinamica, stando alle scarne indiscrezioni trapelate, vuole che Fedele, che procedeva ad alcuni metri di distanza dal compagno, sia caduto mentre imbracciava il fucile. Il colpo è partito inesorabile e ha centrato in pieno lo sfortunato Masciullo. La rosa lo ha raggiunto, si diceva, all’addome, ma uno dei pallini si è conficcato in una palpebra e solo per miracolo non ha leso l’occhio. Diego Fedele ha quindi socorso l’amico e in auto hanno raggiunto il «Santa Caterina Novella». Da lì, subito dopo, il trasferimento all’ospedale di Brindisi. Masciullo è stato sottoposto ad un intervento di chirurgia plastica per l’estrazione del piombo. Un intervento lungo ma senza complicazioni particolari. Le sue condizioni non destano preoccupazione ma per il momento dovrà rimanere in ospedale. Il cacciatore galatinese deve comunque ritenersi fortunato: se il colpo di fucile fosse partito da distanza più ravvicinata, assai probabilmente non avrebbe avuto scampo. Nel frattempo, per quel che se ne sa, sono stati avviati gli accertamenti di rito per stabilire eventuali responsabilità. Diego Fedele è attualmente impegnato nell’impresa di famiglia, la «Inba», la società che si occupa dei trasporti della Colacem.


Rimini. Spari contro la finestra di padre e figlia

RIMINI - Padre e figlia che risiedono in via Curiel a Villa Verucchio, dal febbraio scorso devono fare i conti con numerosi pallini di arma da fuoco conficcati negli infissi. Forse sparati da un fucile da caccia, ma sicuramente da distanza ravvicinata. La prima volta si è pensato a una bravata, quando a febbraio i due hanno trovato la tapparella della finestra costellata di fori, chiaramente causati da pallini o da mini pallottole. Stupore, ma niente più. Poi, il 20 ottobre scorso, l’episodio si è ripetuto uguale identico alla prima volta. A quel punto il padre, un uomo di 65 anni, ha deciso di rivolgersi ai carabinieri sporgendo denuncia contro ignoti. I carabinieri della locale stazione hanno dato inizio a indagini sia tra i familiari, gli amici e i vicini di casa nel tentativo di scoprire il responsabile di questo gesto pericoloso, in quanto avrebbe potuto colpire anche qualcuno. Non è escluso che ci siano persone con cui l’uomo o la figlia abbiano avuto screzi e che questi spari siano originati da rancori o vendette.




Rimini. Spari contro la finestra di padre e figlia

RIMINI - Padre e figlia che risiedono in via Curiel a Villa Verucchio, dal febbraio scorso devono fare i conti con numerosi pallini di arma da fuoco conficcati negli infissi. Forse sparati da un fucile da caccia, ma sicuramente da distanza ravvicinata. La prima volta si è pensato a una bravata, quando a febbraio i due hanno trovato la tapparella della finestra costellata di fori, chiaramente causati da pallini o da mini pallottole. Stupore, ma niente più. Poi, il 20 ottobre scorso, l’episodio si è ripetuto uguale identico alla prima volta. A quel punto il padre, un uomo di 65 anni, ha deciso di rivolgersi ai carabinieri sporgendo denuncia contro ignoti. I carabinieri della locale stazione hanno dato inizio a indagini sia tra i familiari, gli amici e i vicini di casa nel tentativo di scoprire il responsabile di questo gesto pericoloso, in quanto avrebbe potuto colpire anche qualcuno. Non è escluso che ci siano persone con cui l’uomo o la figlia abbiano avuto screzi e che questi spari siano originati da rancori o vendette.


lunedì 21 novembre 2011

Ferrara. Pallini da caccia nelle colture di radicchio: la rabbia della Coldiretti

Non si tutelano i produttori ferraresi. Amaro commento di Coldiretti Ferrara alla lettura del calendario venatorio per la stagione 2011/2012 che, nonostqnte gli impegni assunti, non ha minimqmente tenuto in considerazione la necessità di tutelare le produzioni agricole di pregio dai danni provocati dai cacciatori (20/10/11)


Nei mesi scorsi su pressante e giusta richiesta dei produttori della zona del mesolano e codigorese e delle loro cooperative di riferimento era stato sollevato il problema di casi di presenza di residui di pallini da caccia in colture destinate alla cosiddetta “quarta gamma”, ovvero destinati ad essere utilizzati nella preparazione delle buste di insalate già pronte, per lo più esportate in altri paesi europei, dove la qualità del radicchio è particolarmente apprezzata.
A fronte di tale problematica, tra le altre misure, era stato richiesto di porre misure di tutela per la coltura, dettando regole di salvaguardia aggiuntive, corroborate da pareri di tecnici balistici riguardo le distanze di sparo dalla coltura.
Posizione condivisa da Coldiretti e dalle altre organizzazioni agricole, sia in sede di commissione speciale, che di consulta venatoria provinciale, che sostenuta da una lettera del presidente Tonello alla presidente della Provincia, richiamando la necessità primaria di tutelare le attività economiche e quindi le produzioni agricole prioritariamente rispetto ad altre attività, senza che ciò significasse vietare l’attività venatoria in quelle zone.
“Eppure – sottolinea il direttore di Coldiretti, Luigi Zepponi – la Giunta Provinciale ha deliberato l’adozione di un calendario che non tiene in nessun conto le richieste fatte e condivise, in primis proprio con il servizio Protezione Flora e Fauna della Provincia. Semplicemente non vi è cenno di misure particolari di distanza o comportamento nei terreni investiti a radicchio.
Tutto il contrario diquello che si era chiesto per i nostri produttori. E se fosse vero che proprio qualcuno da quelle zone avesse spinto per considerare non più rilevante il problema saremmo ancora più sconcertati e delusi”.
Insomma alla prova dei fatti tra le tante deroghe al calendario regionale il problema pallini nel radicchio non esiste più, con il rischio che comportamenti scorretti, non scoraggiati da una regolamentazione specifica e dal necessario controllo da parte della polizia provinciale o dei volontari degli ATC, provochino rilevanti danni all’intero comparto, data la feroce concorrenza sui mercati dove qualità e sicurezza sotto tutti i punti di vista sono fondamentali.
Non siamo disponibili - prosegue Coldiretti – ad avvallare questa posizione, per noi è fondamentale pensare a poter produrre e commercializzare nel modo migliore, senza che comportamenti impropri e deleteri mettano a rischio il reddito. “Chiediamo quindi all’Amministrazione Provinciale un incontro per capire – conclude Tonello – cosa sia cambiato di così radicale nel frattempo da ignorare le richieste del mondo agricolo tutto su questa vicenda, che ad oggi a noi non è noto”.


Pisa. Sfiorata al viso da una pallottola per cinghiali

GABBRO. «Ho sentito un sibilo ed ho visto una pallottola passarmi a dieci centimetri dal viso. Il colpo è stato sparato da uno dei cacciatori presenti ad una battuta al cinghiale. È inconcepibile che si spari dentro i giardini». Lo sfogo è di una commercialista pisana, Alice Sanpaolesi, proprietaria di una villa tra Gabbro e Castelnuovo. La donna è stata sfiorata da una pallottola (volgarmente un pallettone per cinghiali, arma micidiale), ieri pomeriggio mentre si trovava nella sua proprietà “La Madonninna”, fra Castelnuovo della Misericordia e Gabbro. La battuta di caccia avrebbe dovuto svolgersi, e in parte si è svolta, in una vasta proprietà della famiglia Sanpaolesi, ma nello spazio esterno all’area recintata. «La battuta - aggiunge la commercialista sbalordita - risulterebbe autorizzata dall’amministrazione provinciale. C’erano nella zona vari cartelli che in pratica chiariscono orari e tempi di eventuali presenze, perché la caccia sarebbe aperta. Non è questo il punto, al di là del fatto che sono contraria alla caccia in sé, che caccino pure, ma chiaramente lontano dalle case e dai giardini privati. Di fatto la pallottola che mi ha sfiorato l’orecchio è stata esplosa ad altezza d’uomo e imprudentemente in direzione di una casa». Visto quel che è accaduto, la proprietaria della tenuta può considerarsi una miracolata, viva per un soffio, per un caso del destino. Ieri pomeriggio nell’area intorno alla zona recintata c’erano circa cinquanta cacciatori. «Abbiamo cacciato dieci esemplari»: ha urlato uno di loro. «Abbiamo sentito di tutto - hanno aggiunto abituali frequentatori della zona, gente di Castelnuovo rimasta sbalordita dai fatti -: urla inaudite e anche parolacce». La caccia al cinghiale avviene con due schiaramenti su fronti opposti che si avvicinano a forbice costringendo in una sorta di strettoia gli animali, che popolano in abbondanza quella proprietà, in località Paltratico. Ieri pomeriggio però i cacciatori si sarebbero spinti molto vicino a villa Sanpaolesi e ad alcune costruzioni che ci sono in zona. I colpi, fra l’altro, sarebbero stati esplosi, stando ad alcuni testimoni, dal basso verso l’alto, cosa, chiaramente, assolutamente proibita. I proprietari della tenuta, dati i pallettoni vaganti, sono scappati dal giardino in casa ed hanno chiamato i carabinieri che hanno inviato sul posto la Forestale. Ma i padroni di casa hanno preferito andarsene subito, tornando a Pisa, senza attendere l’arrivo della guardie. «Se si spara agli uccellini - precisano dalla Forestale - ovviamente con altri tipi di fucili, bisogna stare a trenta metri dalle case. Con le pallottole per cinghiale, micidiali, bisogna stare ad almeno tre chilometri dall’abitato se la gittata dell’arma è di due». Inutile dire che in questo caso, in cui, davvero, si è assurdamente sfiorata la tragedia, non è stata osservata alcuna norma di sicurezza o dettata dal comune buon senso.


Pisa: donna sfiorata al viso da una pallottola per la caccia al cinghiale

Castelnuovo della Misericordia: donna sfiorata al viso da una pallottola per la caccia al cinghiale„
La donna si trovava all'esterno della sua abitazione nei pressi di Castelnuovo della Misericordia quando ha visto a pochi centimetri dal suo viso una pallottola: tragedia sfiorata e accese polemiche“

Castelnuovo della Misericordia: donna sfiorata al viso da una pallottola per la caccia al cinghiale„
E' stata sfiorata al viso da una pallottola durante una battuta di caccia al cinghiale. E' successo ieri pomeriggio nei pressi di Castelnuovo della Misericordia, nel comune di Rosignano Marittimo, dove una signora pisana possiede un'abitazione. La donna era in giardino quando ha udito un sibilo e ha visto passare una pallottola a pochi centimetri dai propri occhi. La signora ha chiamato subito i Carabinieri che hanno avvisato la Forestale, intervenuta sul posto per verificare la distanza dei cacciatori dall'abitato, che, in caso di caccia al cinghiale, deve essere di almeno tre chilometri. Ieri invece la distanza era praticamente ridotta a zero: una tragedia sfiorata che dà adito a nuove proteste per i molti contrari alla caccia.“

Fonte: pisatoday.it del 21 novembre 2011

Incidente di caccia a Renate (Mb): ferito anziano imprenditore

RENATE - É iniziata nel peggiore dei modi la giornata di caccia per Pietro Locati, imprenditore ottantenne residente a Villa D'Adda, nella Bergamasca, che alle 7 di oggi si è sparato accidentalmente un corpo d'arma da fuoco alla scapola sinistra. L'anziano si trovava in via Immacolata a Renate, nel cuore di una vasta area boschiva, quando nel raggiungere a piedi un roccolo, per la caccia ad appostamento, le stampelle non l'hanno retto e lui ha perso l'equilibrio, nel disperato tentativo di rimandare in piedi, il fucile imbracciato sulla spalla destra è caduto a terra, da qui è partito accidentalmente un colpo, che gli ha perforato la scapola sinistra. Nonostante il dolore l'imprenditore ha avuto la forza di chiedere aiuto al suo autista, che ha subito allertato il 118. Sul posto sono arrivate due ambulanze, ma è stata la Croce Bianca di Besana a trasportare il ferito all'ospedale "San Gerardo" di Monza, dove è stato operato nelle ore successive.


Bitonto (Ba). Rischio caccia sulla raccolta di olive

BITONTO – Per tanti bitontini continua in questi giorni la faticosa tradizione della raccolta delle olive nelle distese delle campagne, affinché il loro duro lavoro porti poi alla luce l’olio extravergine di Bitonto.
Però, per questi uomini, ragazzi ed anziani, il lavoro nelle campagne può addirittura trasformarsi in un rischio.
È il caso di un cittadino, R. C., che ha segnalato uno spiacevole e sconcertante episodio avvenuto proprio ieri mattina, mentre era impegnato nella raccolta delle olive, in un terreno nei pressi della vecchia strada provinciale che conduce a Molfetta.
Mentre era intento nel suo lavoro, ha udito in lontananza alcuni spari, segno inevitabile della presenza di alcuni cacciatori nei dintorni.
Finora, nulla di particolarmente strano. Ma, da lì a breve, ecco accadere l’imprevedibile.
Il bracciante racconta di un proiettile, sparato da un cacciatore, ad una distanza non più così lontana come prima, ma addirittura di poche decine di metri. Il proiettile, infatti, passa davanti ai suoi occhi ad una distanza di circa 100 metri.
Scatta l’allarme e la rabbia.
L’uomo, ovviamente, inizia ad urlare nei confronti di questo cacciatore sprovveduto, in quanto fortemente preoccupato e soprattutto allibito dall’episodio.
E cerca in tutti i modi di riconoscerlo, per chiarire la situazione. Ovviamente, il cacciatore ha preferito andare via senza neanche iniziare la discussione.
L’amarezza dell’agricoltore è evidente, anche nelle sue parole. “Chiamiamola, come vogliamo, fortuna o pura casualità, ma ho veramente rischiato la vita per delle persone che sparano senza sapere chi sta dall’altra parte”.
E, inevitabilmente, chiede spiegazioni anche alle autorità comunali competenti.
“Voglio chiedere a chi ne ha la competenza, se è possibile bloccare la caccia nel periodo di raccolta delle olive, in quanto le campagne sono piene di operai per la raccolta e non possono rischiare la vita per un hobby che questa gente ha”.
La conclusione di R. C. è laconica e perentoria. “Vorrei delle risposte a quanto accaduto – aggiunge preoccupato il nostro lettore – e per questo segnalerò l’episodio ai tutori della legge locali, per chiedere maggior vigilanza nelle campagne, perché ormai è da tanto che sono in campagna a lavorare e di forze dell’ordine e guardie campestri ne vedo poche”.
Nicolangelo Biscardi




venerdì 18 novembre 2011

Un'altra aquila abbattuta. Il WWF denuncia: "Questo è il vero volto della caccia"

LUCCA. Il WWF denuncia l'ennesimo, vergognoso episodio perpetrato da cacciatori o presunti tali: un'aquila minore è stata abbattuta, un atto di intollerabile violenza contro la natura è stato compiuto:
L'aquila minore, a dispetto del diminutivo nel nome, è uno dei rapaci più belli e che più incarnano l'ideale stesso di ardimento, velocità e coraggio. Di dimensioni simili alla poiana è in realtà una cacciatrice molto più rapida e temeraria. In Italia è migratrice e svernante; molte passano per dirigersi in Africa ed alcune si fermano. Si ciba di conigli selvatici (sopratutto in Spagna, dove nidifica in gran numero) e di uccelli come il piccione ed il colombaccio. Quella che vedete nella foto deve proprio aver fatto questo errore: essere passata vicino ad un cacciatore che sparava ai colombacci da un appostamento. Per praticare questa forma di caccia infatti si costruiscono capanni in alto, sulla cima degli alberi e si adoperano i 'volantini'; questi sono piccioni addestrati a fare dei voletti attorno per richiamare i colombacci di passaggio e portarli a tiro dei fucili dei cacciatori. E' probabile che la nostra sfortunata abbia avvistato uno di questi volantini e sia quindi incappata, nel tentativo di catturarlo, nel piombo del cacciatore. Questa della foto, è una tra quelle che, periodicamente, arrivano ai Centri di Recupero gestiti dalla associazioni ambientaliste ed è stata abbattuta nella zona di S.Maria del Giudice pochi giorni addietro. E' la terza nel giro di una settimana. Ancora una volta il volto della caccia meno noto, quello del diffuso spregio delle regole, si evidenzia in una delle peggiori delle sue forme: lo sparo ad un animale 'particolarmente protetto'. Un animale come questo, semmai potesse essere una diminuzione di colpa, non è assolutamente scambiabile con alcuna delle specie cacciabili: si è chiaramente di fronte ad un atto deliberato e consapevole di cui ancora troppo spesso, purtroppo, il mondo venatorio è caratterizzato. Auguriamoci che i veterinari cui è stata affidata riescano a fare il miracolo e questo splendido animale possa di nuovo farsi ammirare nel suo splendore di grande volatrice.

Caltanissetta: cacciatore condattato per maltrattamento di cani

Animali: maltrattavano cani, due condannati a Caltanissetta
Sono cacciatore e agricoltore denunciati da guardie eco-zoofile


(ANSA) CALTANISSETTA, 17 NOV - Un cacciatore nisseno, E. L., 66 anni, e un agricoltore di Santa Caterina Villarmosa, G. D.F., 85 anni, sono stati condannati dal tribunale di Caltanissetta al pagamento di una multa di 700 euro per il reato di detenzione incompatibile di animali.I due uomini furono denunciati dalle guardie eco-zoofile di Lida e Wwf che in una baracca in lamiera fuori citta' scoprirono cinque cani da caccia in pessime condizioni igieniche all'interno di ricoveri inadeguati.(ANSA).

giovedì 17 novembre 2011

Cagliari. Ferito durante battuta alla lepre a Sinnai

Caccia: ferito durante battuta alla lepre a SinnaiFatale la posizione tra l'animale e il colpo esploso per colpire

CAGLIARI, 17 NOV - Nuovo incidente nelle campagne sarde, dopo la morte di un cacciatore avvenuta domenica scorsa nell'oristanese. Questo pomeriggio, durante una battuta alla lepre nelle campagne di Sinnai, un uomo di 36 anni, Marco Farina, di Quartucciu, e' rimasto ferito, fortunatamente in modo non grave, da alcuni pallettoni sparati da un amico. Secondo una prima ricostruzione, fatale all'uomo sarebbe stata una distrazione: Farina si sarebbe trovato nella traiettoria tra un compagno di caccia e l'animale e quando questo ha sparato lo ha colpito alle spalle, ferendolo. (ANSA).

mercoledì 16 novembre 2011

Mezza tonnellata di selvaggina nelle valigie. Tre cacciatori bloccati all’aeroporto di Perugia

A trasportare gli uccelli due albanesi e un italiano. Continuano le identificazioni


Oltre 500 chilogrammi di selvaggina nelle valige di due albanesi e un italiano. Gli uccelli sono stati cacciati in Albania e trasportati in aereo fino in Italia. In una normale operazione di controllo all’aeroporto di Sant’Egidio, a Perugia, i militari della guardia di Finanza hanno fatto aprire le valigie ai cacciatori ed hanno scoperto mezza tonnellata di selvaggina varia (allodole, quaglie, storni, fringuillidi, verdoni, pispole, ballerine bianche ed altre), «specie queste non cacciabili in Italia – rende noto la Forestale – la cui detenzione è punibile penalmente a prescindere dal luogo di provenienza. Anche l’importazione è bandita per ragioni sanitarie»
I dettagli La selvaggina da penna era nascosta all’interno di vari borsoni in mano ai tre cacciatori (uno di nazionalità italiana e due di nazionalità albanese), il cui controllo ha consentito di scoprire il tentativo di contrabbando della selvaggina, rendendo necessario l’intervento del personale specializzato del Corpo Forestale dello Stato (il Cites), in quanto si tratta di selvaggina di specie protetta abbattuta in modo illegale.
L’operazione Il sequestro è avvenuto lunedì, ma «sono ancora in corso – rende noto la Guardia Forestale attraverso un comunicato stampa – le operazioni di identificazioni delle specie portate in Italia dopo un attività di caccia di cui sarebbero responsabili i due albanesi e l’italiano che hanno trasportato illegalmente la selvaggina.


sabato 12 novembre 2011

Reggio Emilia. Piombo nell’ambiente: il Tar blocca la caccia agli ungulati

Il calendario venatorio della Provincia di Reggio Emilia sospeso perché non ha tenuto conto del parere dell’Ispra. Che lamenta la pericolosità del piombo. Nelle armerie già ci sarebbero altre munizioni, ma costano di più. La Lac: “E poi dicono che sono ambientalisti”
Che esplodesse in maniera tanto eclatante non era affatto detto. Ma che prima o poi – come lamentavano qualche articolo fa – ci si dovesse occupare anche del problema del piombo disseminato nell’ambiente per l’attività venatoria era prevedibile.
E con una decisione che ha dell’incredibile il Tar di Parma ha sospeso il calendario venatorio della Provincia di Reggio Emilia, di fatto chiudendo la caccia agli ungulati. Troppo lacunoso, infatti, era il calendario provinciale proprio sul problema piombo, un elemento nocivo che facilmente entra nella catena alimentare degli animali ma, dalle carni della fauna selvatica, entra anche nella catena alimentare dell’uomo arrivando, se ingerito, ad accumularsi nel tessuto adiposo causando gravi malattie.
Pare quindi a tutela della salute pubblica l’ordinanza della Sezione Prima, sezione distaccata di Parma del Tar Emilia Romagna.
Quale era e quale è il problema da cui si è partiti? Che ancora oggi nella caccia agli ungulati si utilizzano cartucce a base di piombo. Come da legge, prima di emanare il calendario venatorio 2011/2012 la Provincia di Reggio Emilia aveva chiesto all’ Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) un parere sul proprio strumento di normazione dell’attività venatoria. L’Ispra, a quanto ci è dato a sapere, si è però espressa negativamente in merito all’utilizzo di pallottole al piombo che avrebbero dovuto essere espressamente vietate nel medesimo calendario. Il mancato recepimento delle indicazioni tecniche del prestigioso istituto, per altro, è una inosservanza di studi precisi di questo fenomeno, oltre che della normativa europea.
La Lega per abolizione della caccia ha pertanto formulato ricorso al Tar che il 9 novembre si è espresso per la sospensione del calendario venatorio della Provincia di Reggio Emilia relativamente alla caccia agli ungulati. Di fatto il calendario venatorio non prevedendo l’uso di munizioni atossiche e consentiva l’uso di munizioni al piombo in violazione a quanto indicato dal parere Ispra. E da mercoledì la caccia agli ungulati è formalmente sospesa.
Ma quale è il problema legato al piombo? La regolamentazione dell’Unione europea già impedisce la commercializzazione e la cessione gratuita di carni al cui interno c’è pericolo ci siano sostanze bioaccumulabili. Il piombo è vietato perché entra nella catena alimentare della fauna selvatica e può addirittura entrare nella catena alimentare degli umani che si cibano di ungulati. Si tratta di un elemento tossico per la nostra salute che dà avvelenamento con numerosi sintomi.
Ora cosa succederà? Che mentre il Tar si è mosso per la tutela della salute umana e del patrimonio dello stato si rimanda alla “trattazione di merito” all’udienza pubblica fissata per aprile, periodo entro il quale la Provincia potrebbe emanare una nuova delibera in cui si regolamenta la scelta di altri tipi di munizioni diverso da quelle a base di piombo.
Ma munizioni non a base di piombo esistono in commercio? Nel mondo venatorio si lamenta la loro reperibilità, ma come facilmente comprovabile nelle armerie già si possono trovare altri tipi di proiettili, a un prezzo però superiore.
“Credo che la Provincia si debba interrogare sulla gestione della fauna al di là del ricorso al Tar, spiega a Redacon Dino Vecchi, membro del Gruppo di vigilanza venatoria della Lega anti caccia –. La fauna non può essere considerata mera proprietà dei cacciatori come, invece, pare dimostrare le gestione Act montagna la rappresentanza dove la rappresentanza riservata al mondo ambientalista è di fatto impegnata da persone invece legate al mondo venatorio, analogamente per i posti riservati all’ente pubblico!”
“Tutte queste anomalie oggi le osserviamo perché la caccia è gestita di fatto solo da cacciatori – prosegue Vecchi – . Questo del piombo era un problema da aprire nell’interesse della salute pubblica e che oggi affrontiamo in maniera forte anche se per la fauna acquatica l’utilizzo di pallini al piombo è già vietato da due anni. Mi rivolgo ai cacciatori che si proclamano difensori dell’ambiente e che ad oggi avevano sempre evaso il problema del piombo immesso nell’ambiente. Il nostro è il primo di una serie di ricorsi che faremo a tutela dell’uomo, dell’ambiente e degli stessi agricoltori e cacciatori”. (G. A.)




venerdì 11 novembre 2011

Pisa. Colombe prese a fucilate. Cacciatori fermati dal WWF

Pisa, 10 novembre 2011 - Colombe prese a fucilate. Lo rivela GeaPress. E' successo nella periferia cittadina: sono stati uditi continui colpi di fucile.
Sono intervenute le Guardie volonatore del WWF. Raggiunto il luogo, le Guardie hanno subito notato la presenza di quattro cacciatori che, per sparare, non si erano allontanati dal luogo dove avevano posteggiato le loro automobili.
In questo modo centravano i poveri volatili che, uno dietro l’altro, cadevano a terra. Appena i cacciatori si sono accorti delle Guardie sono scappati. Poco dopo, però, sono stati tutti rintracciati grazie alla collaborazione della Polizia Provinciale. In terra erano rimasti 13 uccelli: sette colombe e sei tortore dal collare orientale.
Appena oltre la periferia cittadina, vicino al centro abitato di Colignola, le stesse Guardie hanno bloccato altri tre cacciatori. Provenivano da Massa e la loro preda era ancora una volta il colombo di città.
Atti scriteriati - sottolinea GeaPress - del tutto scollegati anche da recenti provvedimenti con probabile vizio di legittimità emanati da altre amministrazioni sul contenimento, previo abbattimento, dei piccioni di città.
A questo proposito lo stesso WWF ricorda come sia possibile intervenire sulle popolazioni di piccioni cittadini sia con politiche di tipo edilizio (riduzione dei siti di nidificazione nei centri storici) che medico veterinario, come la somministrazione di mangimi trattati con antifecondativi.
Sono previsti, a carico delle Province, sistemi di abbattimento ma solo dopo formali e motivate richieste. Proprio dalla Toscana, però, sono pervenute le fondanti Sentenze dei Giudici Amministrativi che hanno sospeso, per i casi oggetto del ricorso, tali tipi di cacce.


Due cani uccisi a fucilate nelle campagne mantovane

MANTOVA - Due cani che erano spariti da una settimana, custodi di un'azienda agricola di Revere, nelle campagne mantovane, sono stati ritrovati morti vicino al greto della bonifica. A ritrovarli quasi per caso il padrone, scoprendo però che i due cani, erano stati uccisi a fucilate e forse gettati poi li. Come riporta la Gazzetta di Mantova, Bill e Teresa, un pastore belga di circa 4 anni e un cucciolo meticcio golden, oltre a fare da guardia all'azienda erano anche liberi di girovagare tra le campagne poco abitate nella zona. E forse proprio queste scorribande potrebbero essere una delle cause che ha portato qualcuno a prendere la terribile e ingiustificata decisione. Sicuramente, vista la zona non molto abitata, ci auguriamo che il colpevole potrà essere facilmente identificato.

Fonte: newsanimaliste.myblog.com del 10 novembre 2011

giovedì 10 novembre 2011

Cacciatori italiani all'estero: ancora mattanze (2)

Un mare di uccelli morti per l’Italia
Il Ministro delle Sviluppo Rurale ungherese: uccisi da cacciatori italiani in Moldavia.


GEAPRESS – Ad appena pochi giorni dal maxi sequestro di 500 beccacce (stecchite) al seguito di cacciatori italiani provenienti dalla Crimea (vedi articolo GeaPress), un nuovo ben più grande intervento di polizia pone nuovamente in pessima luce il turismo italiano. Secondo il Ministero dello Sviluppo Rurale ungherese, gli 11.000 uccelli morti sequestrati venerdì scorso nel valico di frontiera di Nagylak, erano stati uccisi da cacciatori italiani in vacanza venatoria in Moldavia o nei suoi pressi. Gli stessi cacciatori o l’organizzazione che li guidava, si erano poi rivolti ad un trasportatore romeno che stava attraversando l’Ungheria per dirigersi proprio in Italia. Le indagini del Ministero ungherese diretto da Sándor Fazekas ha così confermato quanto già anticipato dalla sede di Bonn del Committee Against Bird Slaughter (CABS), organizzazione molto attiva nel campo dell’antibracconaggio in vari paesi europei, tra cui l’Italia.
Un carico di morte destinato al settore della ristorazione italiano. Pettazzurri, cardellini, cesene, tordele, migliarini di palude, ballerine bianche e ben 9000 allodole che erano state uccise, secondo un esperto del Parco Nazionale di Maros Körös, appena poche ore prima con l’uso di fucili da caccia. La prima indagine del Ministero dello Sviluppo Rurale (un’altra indagine è stata aperta dalla Magistratura ungherese) ha confermato l’ulteriore pessimo esempio che gli italiani hanno dato da quelle parti. Già nel passato, infatti, si erano avuti altri sequestri, tutti diretti al settore della ristorazione del nord Italia. Mai, però, in numeri talmente elevati.
“Ci congratuliamo con le autorità ungheresi per questo successo nella lotta contro il bracconaggio“, afferma Axel Hirschfeld, portavoce del Komitee. Gli esperti del CABS avevano subito riferito che gli undicimila poveri uccellini morti impallinati fossero stati uccisi da cacciatori italiani.
Il valore commerciale del carico di uccellini, si aggira intorno ai 330.000 euro. Erano tutti stipati in un camion che trasportava carne imballata, ma gli scatoli degli uccelli erano di fattura diversa ed hanno per questo attirato l’attenzione dei doganieri ungheresi. Cifre da capogiro che la dicono lunga sull’enorme poteziale che alimenta tale forma di caccia. Il danno alla natura e all’ambiente provocati da questo commercio illegale è enorme.
“In questo camion, solo il numero di allodole sequestrate era pari a tutta la popolazione nidificante nel land tedesco Saarland” commenta Hirschfeld.
Le popolazioni di questi uccelli, caratteristici del paesaggio dei terreni agricoli dell’Europa centrale, sono diminuiti di quasi la metà negli ultimi 30 anni.
Uccelli morti e non solo. Un altro fiorente settore delle cacce italiane è quello dell’uso dei richiami vivi per i cacciatori. Solo nell’ultimo anno, quasi 1.000 implumi di tordi, prelevati dai nidi dei frutteti polacchi sono stati sequestrati in Friuli ed in Toscana. Erano diretti, secondo gli inquirenti, agli allevatori di richiami vivi, purtroppo ancora autorizzati dagli amministratori regionali di Toscana, Emilia Romagna, Lombardia e Veneto.


Caccia. Quando spuntano i furbetti del sondaggio

Gentili lettori, per la seconda volta in pochi giorni i «furbetti del sondaggio», in maniera poco sportiva, si sono messi d'impegno per alterare il risultato di una votazione su un tema d’attualità proposto dalla redazione web. È successo due settimane fa con la domanda sulla caccia («La caccia andrebbe abolita?»). I "Sì" che toccavano un vantaggio del 90% nel giro di poche ore sono stati raggiunti e superati dai "No". In questo fine settimana la cosa si è ripetuta con l'ultimo sondaggio: «Dopo un anno e mezzo è stato finalmente svelato il monumento di piazza Bra intitolato "Presenze". Ti piace?». I "No" avevano un vantaggio attorno all'83 %. Ma nel giro di poche ore i "Sì" hanno rovesciato il risultato toccando il 62 per cento. Fatte le debite verifiche tecniche sull’accaduto, la redazione web ha sostituito il sondaggio. Si sa, i sondaggi sui siti vanno presi per il valore che hanno: poco più di un gioco. Lo abbiamo anche scritto nell'avvertenza in calce alla pagina: "I nostri sondaggi web non pretendono di avere alcun valore statistico non essendo elaborati scientificamente, e hanno il solo scopo di permettere a chi lo desidera di esprimere liberamente il proprio punto di vista". Qualcuno evidentemente ha preso il sondaggio davvero seriamente. Fin troppo. Addirittura tanto da adottare qualche espediente per superare i filtri informatici posti a salvaguardia - almeno formale - del principio secondo il quale un lettore dovrebbe votare una sola volta. Sono gli stessi filtri adottati anche dagli altri siti di informazione, aggirabili con semplici stratagemmi, semplici da utilizzare ma anche facili, per la redazione, da smascherare. Nell'ultima votazione, per esempio, i nostri tecnici hanno riscontrato che, allo scopo di ribaltare il risultato, da fonti uniche erano giunti «pacchetti» anche di oltre 200 voti. Più di qualcuno deve aver trascorso la domenica - vabbé era piovosa ma pur sempre domenica era - davanti al pc nell’intento di capovolgere le sorti del sondaggio. Entrambi i casi di «sondaggio adulterato» naturalmente non sono sfuggiti alla redazione. Nel primo caso (caccia) fatte le debite verifiche si è scelto di sostituirlo con uno nuovo. Anche questa seconda volta si è deciso in tal senso. Ma aggiungendo un’avvertenza ai «furbetti»: la redazione è sempre attenta.


Cani e gatti, vittime della caccia

In due mesi ne sono morti almeno 42 fra cani e gatti. Tutti colpiti dai cacciatori. Tutti in provincia di Vicenza, fra Costabissara, Lonigo, Grisignano, Sandrigo, Barbarano, Montegaldella, Montebello, Rotzo, Mussolente, Torri di Quartesolo, Marostica, Nove e da tanti altri paesi della provincia.
Di questi sappiamo. Di molti altri no. Perché i loro compagni umani non hanno sporto denuncia. E sono certamente la maggior parte.

Mai come quest'anno si era assistito alla mattanza dei migliori amici dell'uomo, cani e gatti in particolare. In quella che è la culla della caccia in Veneto.
La storia è sempre la stessa, spiega Renzo Rizzi, portavoce del Coordinamento vicentino contro la caccia: gli animali fanno ritorno a casa sanguinanti, altri spariscono per sempre o vengono ritrovati con il corpo crivellato dai pallini lasciando sgomente intere famiglie.
Nessuno dei cacciatori è stato identificato. Nessuno ha dichiarato di avere commesso un errore. Meno che meno altri cacciatori hanno denunciato il comportamento dei loro colleghi.

Sabrina Favaro abita in zona Ca' Vecia: "Negli ultimi quindici giorni mi hanno avvelenato e impallinato due gatti. Ho tre figlie e ora abbiamo tutte paura che i nostri animali escano, potrebbero essere ammazzati. Che facciamo li teniamo rinchiusi in casa?
Alla micia di Andrea Calzavara, medico veterinario di San Giovanni in Monte, pochi giorni fa hanno sparato. L'ha ritrovata con il corpo crivellato di pallin.
Leo era un cane ed è stato ammazzato ad Altissimo un mese fa: due colpi di fucile.
Renzo Rizzi non ha dubbi : "Per un cacciatore abituato a uccidere per hobby, per gioco, presumo che uccidere una lepre, un gatto o un cane non faccia molta differenza.Ricordo comunque che cani e gatti non sono prede inserite nel calendario venatorio, sono protetti dalle leggi a più livelli, sono animali che devono essere rispettati in quanto di proprietà, sono animali d'affezione. Ammazzarli vuol dire fare del male direttamente a un nucleo famigliare, è un atto delinquenziale, una vigliaccata che non ha scusanti".

Rizzi chiede all'assessore (e cacciatore) Spigolon responsabile del settore caccia della Provincia di Vicenza di dare un segnale di equilibrio, condannando pubblicamente queste gesta dei cacciatori Vicentini.
Inoltre, proponendo in Regione una modifica della legge 50/93, con un inasprimento della pena per chi si renda responsabile di queste crudeltà gratuite, in primis la revoca immediata della licenza di caccia, e la sospensione della stessa, per almeno cinque anni".


mercoledì 9 novembre 2011

Cacciatori italiani all'estero: ancora mattanze (1)

Rimini: forse un traffico di uccelli rapaci dietro le indagini delle 500 beccacce sequestrate.
A Palermo, invece, 200 tortore congelate dal nord Africa – allarme viaggi venatori


GEAPRESS – Vi è risvolto inedito dietro l’operazione condotta domenica scorsa da piů corpi di polizia all’aeroporto “Federico Fellini” di Rimini. Un maxi sequestro di beccacce uccise da una comitiva di cacciatori italiani specializzati nell’abbattimento di questo animale. Secondo quanto appreso da GeaPress, le indagini sono partite da un preciso input investigativo proveniente dall’Ispettorato Generale di Roma, ed in particolare dal Nucleo Operativo Antibracconaggio e dalla Sezione Investigativa Cites, i due nuclei speciali del Corpo Forestale dello Stato che seguendo alcune piste investigative hanno, poi, indotto alle perquisizioni di domenica mattina. Oggetto da attenzionare i sempre piů comuni viaggi venatori, da qualcuno utilizzati, però, per l’importazione di specie protette ed in particolar modo di uccelli rapaci.
Ed invece a Rimini, domenica mattina, si sono trovate circa 500 beccacce nascoste in sottofondi ricavati nelle gabbie dei cani appartenti a 19 dei 42 cacciatori. Alcuni della stessa provincia, altri di Forlì-Cesena, ma anche Pesaro, Urbino, Belluno, Milano, Napoli e Roma. Tutti beccacciai, ovvero specilizzati nella caccia alla beccaccia.
NIPAF (Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale del Corpo Forestale dello Stato) e Comando Provinciale di Rimini, Nucleo Operativo Cites di Bologna, Agenzia delle Dogane, Guardia di Finanza e veterinari della ASL di Rimini. Alcuni agenti, all’arrivo del volo proveniente da Simferopoli, si sono diretti al controllo delle valigie, altri verso le gabbia dei cani. Almeno un’ottantina di animali chiusi nei trasportini e scaricati dalla stiva del volo charter appositamente riservato.
Alcuni cacciatori hanno subito ammesso l’illecito, altri ci sono rimasti male, dal momento in cui in Ucraina non avevano subito alcun controllo. Le beccacce, però, erano state imbustate in sacchetti trasparenti e sistemate in alcuni sottofondi ricavati nei trasportini. Evidente, cioè, l’intenzione di occultarle. Il tutto illegalmente, ovvero in barba alla normativa sanitaria e per questo contestato con 14.000 euro di sanzione amministrativa contro la quale potranno ricorrere. Nessun elemento è stato possibile desumere sulla destinazione delle beccacce. Se cioè destinate alla ristorazione oppure ad un uso personale.
Di certo in Ucraina è molto facile andare a caccia. Numerose sono le agenzie di viaggi, alcune delle quali aventi sede proprio in Ucraina, specializzate ad accogliere i cacciatori italiani. Altre hanno sede in varie regioni italiane, tra cui l’Emilia Romagna, l’umbria ed altri regioni. Cinque giorni di caccia, su sette compreso il viaggio, costano appena (tutto compreso) dai 2.400 ai 3200 euro. In Crimea i mesi migliori ove è consentito sparare alla beccaccia sono ottobre e novembre. Fino a 10 beccacce per giornata di caccia. Arrivano in migrazione autunnale dalla Russia e dal nord dell’Ucraina (tra cui la famigerata Chernobyl). La comitiva minima accettata è di quattro cacciatori. Alcune riserve di caccia sono proprio a due passi dalla stessa Simferopoli. A mezz’ora di automobile. Arrivi, prendi alloggio e dall’indomani puoi uccidere.
Viaggi venatori che non consocono limiti geografici. Ve ne sono di tutti i gusti. Dal Kirghizistan, all’Argentina, passando per l’Africa. Circa un mese e mezzo addietro un altro cacciatore è stato bloccato al porto di Palermo, in arrivo dalla Tunisia. Viaggiava con trenta chilogrammi di ucceli congelati. Quattro coturnici, 205 tortore e due quaglie. Riscontrato che erano state importate in violazione delle leggi sanitarie (specie sulle disposizioni sull’aviaria), sono stati sequestrati e distrutti su disposizione del magistrato.


martedì 8 novembre 2011

Sequestrate 500 beccacce nascoste in gabbie per cani. Appartenevano a un gruppo di cacciatori di ritorno dall'Ucraina

Rimini, 7 novembre 2011 - Cinquecento beccacce sono state sequestrate questa mattina all'aeroporto di Rimini. La selvaggina era nascosta in un doppio fondo ricavato nelle gabbie dei cani di un gruppo di cacciatori, provenienti da varie zone della penisola, che rientravano in Italia dopo una battuta di caccia in Ucraina. Oltre al sequestro amministrativo sono stati emessi verbali amministrativi che comporteranno l’applicazone di sanzioni pari a circa 280 mila Euro.
Sono stati controllati 41 cacciatori che rientravano dall’aeroporto di Simferopoli (U K) con i loro cani tenuti nelle apposite gabbie per il trasporto aereo. Diciannove di esse avevano ricavato un doppio fondo per occultare le prede che non potevano essere introdotte in Italia in quanto non preventivamente sottoposte ai controlli veterinari per evitare l’introduzione di malattie che possano interessare anche la nostra popolazione aviaria.
La beccaccia è una specie protetta dalla Direttiva Uccelli della Comunità Europea e molto pregiata; in Italia, è però cacciabile secondo precise limitazioni.
L'operazione è stata effettuata dal personale del Corpo Forestale dello Stato in servizio presso il Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale (NIPAF) del Comando Provinciale di Rimini supportati dal Nucleo Operativo CITES di Bologna, con la collaborazione dell’Agenzia delle Dogane di Rimini, del personale della Squadra Stanziale della Guardia di Finanza presso l’Aeroporto “F. Fellini” di Rimini e del Servizio Vetrinario dell’AUSL di Rimini.


Hai ucciso il mio gatto ma non puoi fare finta di niente

Lettera ad un cacciatore. Giovedì 3 novembre verso le 16, nella bassa di Fombio, sei entrato nel mio terreno e, a circa 50 metri dalla mia casa, hai sparato ad un gatto bianco uccidendolo (pensavi forse che un ermellino potesse trovarsi lì?) Il gatto si chiamava Matisse ed era mio. Se hai mai portato amore ad una qualsiasi creatura che non sia umana, puoi capire che mi hai causato un dolore e anche se ora magari ti spiace un po’, neanche nel corso della tua vita intera potresti rimediare, perché per ammazzarlo ci hai messo un secondo, ma di riportarlo in vita non ne sarai mai capace. Se invece sei uno di quei fortunati che considerano gli animali dei semplici oggetti (e non soffrono quindi per loro) converrai comunque che mi hai rubato una cosa mia, che si trovava nella mia casa e mi devi perciò un risarcimento. Insieme al gatto bianco, o poco lontano, si trovava anche un gatto più piccolo quasi del tutto nero che sto cercando da due giorni senza trovarlo né vivo né morto. Ecco cosa ti chiedo: fammi sapere in qualche modo se l’hai visto, e cosa ne è stato. Se hai ammazzato o ferito anche lui o l’hai visto scappare e in quale direzione perché io possa sperare ancora o mettermi l’animo in pace. Puoi mettermi un biglietto nella cassetta postale o scrivermi una e-mail o trovare un altro modo anonimo di farmi sapere, ma una cosa non puoi fare se sei un uomo, fare finta di niente.
Paola Gamba


sabato 5 novembre 2011

Imola. Cacciatori seviziano cinghiale ferito, lo legano e lo caricano nel portabagagli

Camporosso - Sono stati alcuni abitanti, indignati alla vista dell'accaduto, che hanno allertato la polizia. Fermati poco dopo dagli agenti, i due hanno detto di aver voluto in quella maniera porre fine alle sofferenze dell'animale.



Abuso di arma, possesso di fauna selvatica e sevizie ad animale ferito: sono le accuse contestate dalla polizia a due giovani ventimigliesi, che a Camporosso hanno preso a coltellate un cinghiale ferito a bordo strada e dopo avergli legato le zampe e il muso, lo hanno caricato nel portabagagli del loro fuoristrada. Sono stati alcuni abitanti, indignati alla vista dell'accaduto, che hanno allertato la polizia. Fermati poco dopo dagli agenti, i due hanno detto di aver voluto in quella maniera porre fine alle sofferenze dell'animale. La giustificazione, tuttavia, non è servita a nulla e per loro è scattata la segnalazione all'autorità giudiziaria.



venerdì 4 novembre 2011

Genova. Cane ucciso da fucilata nel recinto

Genova - Lupus era nel prato, a correre dietro la recinzione. Poi lo sparo, un sordo latrato, e la pelliccia di Lupus si fa rossa, non si vede quasi la miriade di pallini da caccia ai volatili che gli si è conficcata addosso. Mentre la faccia della sua padrona, Barbara Parziale, si strazia in una smorfia di dolore. Lupus era un cane meticcio di sei anni che il due novembre scorso è stato ucciso a Cravasco, Campomorone, da qualcuno che adesso i carabinieri della stazione locale, che hanno preso in mano le indagini, stanno cercando. Una vendetta che qualche cacciatore scontento della recinzione messa dalla signora Parziale su un territorio suo ma che un tempo veniva utilizzato dai cacciatori, è una delle piste seguite.
«Si tratta di un’area di nostra proprietà - racconta la donna, che con la madre gestisce un maneggio - Quando arriva l’estate portiamo i cavalli a pascolare su quel prato ma adesso li accompagneremo giù». Lupus è morto alle 11,30. «Era un cane molto buono - ricorda la Parziale - Aveva sei anni, era un meticcio, gli volevo un bene che non so raccontare».
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Ma cosa gli è successo? «Stava correndo dentro la recinzione, giocava, ma a un certo punto c’è stato una sparo. Sono sono corsa a vedere e Lupus era a terra che non respirava quasi e non spostava la testa». Ha visto qualcuno scappare? «No, ho guardato bene ma non ho adocchiato nessuno, ho gridato sperando che se fosse stato qualcuno che si era sbagliato si fermasse ma non ho visto comparire anima viva».


Brescia. Cane seppellito vivo. Era di un cacciatore.

Cane sepolto vivo, salvato dopo 2 giorni
Jerry adesso sta bene. Il «padrone» è stato denunciato


Sepolto vivo. Una supplizio di un sadismo patologico quello scelto dal padrone di Jerry. Il cagnolino è stato salvato dalla polizia locale di Desenzano del Garda dopo quasi due giorni di tortura. La segnalazione ai vigili è arrivata a mezzogiorno del primo novembre: un cittadino ha sentito dei lamenti provenire da un appezzamento di terreno, in aperta campagna. Sul posto è stata inviata una pattuglia di agenti che ha notato un avvallamento coperto da un cumulo di laterizi, senza udire alcun gemito. Solo dopo alcuni minuti un flebile lamento, proveniente da sotto le macerie, ha spinto i vigili a scavare togliendo ghiaia e forati per una profondità di mezzo metro sotto il livello del terreno.
Sotto le macerie, sepolto vivo, giaceva un cane di razza bretone di colore bianco e rossiccio, con entrambi gli occhi coperti da una benda. Jerry, questo il nome del cane, respirava a fatica, era completamente immobile, gli occhi all’infuori. Subito un’altra pattuglia di vigili ha portato dell’acqua, visto che l’animale era fortemente disidratato. Il cane è poi stato affidato alle cure dei veterinari dell'Asl. Le indagini hanno portato in poche ore all’identificazione del proprietario del cane che ha ammesso di avere sepolto il suo animale 40 ore prima. Il desenzanese è stato deferito all’autorità giudiziaria per maltrattamento di animali (artt. 544 ter e 727 del C.P.): la polizia locale ha sottolineato al pm di turno la particolare crudeltà con cui era stato sepolto vivo l’animale. Jerry, sottoposto alle cure del canile sanitario di Brescia (al quale è stato affidato dal giudice) non è in pericolo di vita. Tra pochi giorni verrà affidato al canile di Desenzano. In attesa di un padrone meno cane.

L'ente nazionale protezione animali intanto annuncia che si costituirà parte civile: «Apprendo con orrore e sgomento che a Desenzano un uomo ha letteralmente sepolto vivo il cane sotto cinquanta centimetri di sassi e laterizi, abbandonandolo a sè stesso per quasi due giorni. Questo è un fatto di una gravità inaudita che purtroppo conferma come, nonostante i passi avanti compiuti dal nostro Paese in materia di tutela e protezione degli animali, continuino a sussistere pericolose sacche di inciviltà e intollerabile crudeltà». Lo dichiara il presidente nazionale dell'Enpa, Carla Rocchi. L'Enpa «si costituirà parte civile nel procedimento a carico dell'indagato».






Desenzano (BS): è di un cacciatore il cane seppellito vivo


GEAPRESS – Appartiene ad un cacciatore di Desenzano il cane sepolto vivo sotto mezzo metro di terra. Quaranta ore sommerso da mattoni, ghiaia e materiale di risulta. Così l’ha trovato la Polizia Municipale di Desenzano subita accorsa, lo scorso primo novembre, dopo la segnalazione di un cittadino. Dalla terra si sente venire un lamento, diceva la segnalazione. Il proprietario del cagnetto di tredici anni, razza bretone, era così sicuro di essersene disfatto per sempre da non curarsi del tatuaggio del cane. Una persona apparentemente normale, proprietaria di altri due cani.
“E’ una storia che ci ha lasciato tutti profondamente colpiti – ha dichiarato a GeaPress il Comandante della Polizia Municipale di Desenzano dott. Carlalberto Presicci – Un segno molto profondo in tutti noi – aggiunge il Comandante – Penso alla voglia di vivere di quel cane, tutto quel tempo sotto terra, i suoi lamenti. Quando si dice che la vera bestia, a volte, è proprio l’uomo“.
Quando la Polizia Municipale di Desenzano, giunta sul posto con una pattuglia di motociclisti seguita a ruota da un’altra pattuglia del Comando, ha individuato il terreno smosso, il cane non guaiva. Era anche difficile individuare con esattezza il punto del seppellimento, dal momento in cui l’intera area era già interessata da depositi di materiale vario di risulta. Poi un lamento. I Vigili si sono gettati in terra ed hanno inziato a scavare con le mani. Mattoni, ghiaia tutto rimosso nella maniera più veloce possibile. Poi, alla profondità di mezzo metro, incomincia a comparire il pelo del cane.
“Non sapevamo ancora a cosa saremmo andati incontro – ha dichiarato il Comandante Presicci – cosa cioè avremmo trovato sotto terra. Se c’era dell’altro, se dovevamo continuare a cercare. Era anche difficile immaginare in quel frangente che qualcuno potesse averlo seppellito vivo“.
Quando il cane è stato tirato fuori, aveva gli occhi ricoperti da una benda.
“L’abbiamo spostato con la massima delicatezza – riferisce il Comandante – appena tolta la benda abbiamo visto gli occhi di fuori. Viene difficile ripensare a quei momenti“.
Per fortuna un motociclista della Polizia Municipale di Desenzano, è anche una persona esperta in pronto soccorso. Il cagnetto è stato così opportunamento soccorso. Era disidratato, ma ha ricevuto quanto necessario per un primo urgente aiuto, per essere poi consegnato alle cure dei Veterinari del canile di Brescia. Dopo quaranta ore di permanenza sotto terra, commentano gli inquirenti, non è possibile che il cane fosse moribondo quando è stato seppellito, o addirittura morto come ha dichiarato il proprietario. Forse un mattone di quelli forati, oppure una piccola breccia che ha consentito un lieve passaggio d’aria. Forse non serviva più al suo scopo ed ha fatto quella fine.
“E’ una notizia che ci ha lasciato quantomeno scioccati – ha dichiarato a GeaPress Sara Pepi, responsabile di Brescia dell’ENPA – Tra l’altro, proprio pochi giorni addietro, abbiamo recuperato due gatti ritrovati impallinati. Ora il cane seppellito vivo. Abbiamo subito avvisato la nostra Presidente Nazionale Carla Rocchi – ha aggiunto la responsabile bresciana dell’ENPA – e senz’altro ci costituiremo parte civile. Ringraziamo sentitamente la Polizia Municipale di Desenzano ed il Comandante Carlalberto Presicci, hanno fatto una cosa meravigliosa“.
Ma come sta ora Jerry, il cagnetto seppellito vivo di Desenzano?
A darci notizie è lo stesso Comandante della Polizia Municipale.“Non l’abbiamo mollato un attimo – ha dichiarato il Comandante Presicci – Fino a poche ore fa abbiamo sentito i Veterinari. Sta bene, si è ripreso, nonostante alcune piaghe ed i danni al treno posteriore. I Veterinari avevano detto in un primo momento che si doveva intervenire chirurgicamente per i problemi al bacino, ed invece abbiamo appreso ora che non vi sarà bisogno“.
A giorni, secondo il Comandante, Jerry potrebbe essere trasferito nello stesso canile di Desenzano.“E pensare che quando l’abbiamo trovato in quella che doveva essere una tomba, respirava appena” ha precisato il Comandante Presicci.
Recentemente altri due casi di cani seppelliti ancora vivi sono occorsi a Malta (vedi articolo GeaPress) ed in Sudafrica (vedi articolo GeaPress). In entrambi i casi la Polizia ha arrestato i responsabili, uno dei quali già condannato ad una pena detentiva. In Italia, grazie alla legge 189/04 è possibile solo una denuncia a piede libero.
A Desenzano il proprietario del cane, una volta individuato, è stato condotto in Caserma ed ha sostenuto che il cane era morto. Forse una tattica difensiva. Il reato di maltrattamento si applica solo per le condotte dolose, occorre cioè la volontà di uccidere o maltrattare. Niente imperizia o negligenza (condotte colpose).
Il responsabile del maltrattamento, salvo che in caso di emanazione di Decreto Penale di Condanna (pena ridotta) rischia una massimo di 30.000 euro di multa. La previsione di pena reclusiva riguarda un massimo di 18 mesi. Una reclusione virtuale visto che trattasi di un periodo ben al di sotto della soglia di punibilità prevista dal nostro ordinamento giuridico. Finora, per i casi scampati alla prescrizione, le condanne più gravi emesse in Italia si aggirano intorno ai 12.000 euro di multa. La legge nazionale sulla caccia, inoltre, non prevede in questi casi alcuna previsione di ritiro di porto d’armi. Un provvedimento del genere, in genere applicato per violazione della normativa sulle armi, viene presa dalla Questura.














giovedì 3 novembre 2011

Lecce. Cacciatore spara alla quaglia, colpisce l'amico

NARDO' – Si sarebbe potuta trasformare in tragedia una battuta di caccia partita all'alba di oggi, ma fortunatamente per i protagonisti di questa storia c'è stata solo tanta paura e conseguenze tutto sommato superabili. Un 37enne di Nardò è stato colpito per sbaglio dal fucile da caccia di un amico, intenzionato a sparare ad una quaglia. L'uomo ha riportato ferite multiple da pallini da caccia sul braccio e sulla gamba destri che, secondo i medici, dovrebbero guarire in 18 giorni. Per andare a caccia, stamattina, si erano ritrovati in tre, che si erano dati appuntamento in un boschetto in contrada Bernardini-Agnano. Ad un certo punto, il volo di una quaglia da dietro un cespuglio avrebbe attirato l'attenzione di uno dei tre amici. Il quale avrebbe puntato alla quaglia, ma sparato al compagno. Le sue grida di dolore hanno messo l'intera squadra in allarme. Il ferito è stato accompagnato in ospedale. Il responsabile dell'incidente, D.P., 40enne di Nardò, è stato segnalato all'autorità giudiziaria per lesioni colpose. Ha subito anche il ritiro della licenza per porto di fucile, insieme a tre armi legalmente detenute.


Crotone. Mattanza di cani in località Papaniciaro

Riceviamo e pubblichiamo comunicato stampa a nome di Maria Rosa Cozza, Clea Antonante e Pamela Mellino
"Lo scorso 29 ottobre,visitando come di consueto il rifugio dei nostri “amici a 4 zampe”,all’ interno di una proprietà privata sita in loc. Papaniciaro, ci siamo ritrovati di fronte ad una scena raccapricciante da film dell’orrore. Veri e propri delinquenti, travestiti da cacciatori hanno realizzato una mattanza,sparando tre cani,due dei quali non sono sopravvissuti. Un terzo è rimasto gravemente ferito perdendo un occhio e riportando ferite su tutto il corpo. Per la sensibilità e la gratitudine che sentiamo nei confronti di questi animali, che da secoli cooperano con l’uomo e lo “servono” senza alcuna richiesta in cambio, abbiamo creato, con le nostre sole forze, un luogo che potesse accogliere i randagi e proteggerli dalla fame, dalle malattie, e speravamo anche da atti ignominiosi che non sono degni delle specie umana. Tali “bastardate”sono degne solo di chi le compie, un luogo di rifugio trasformato in un teatro degli orrori. Crediamo che sia semplicemente inimmaginabile per la maggior parte delle persone “normali” pensare di trasformare animali soli e innocui in pura carne da macello. Non riteniamo di dover chiedere a tali “bestie” di riflettere sull’ accaduto, sarebbe impossibile. Non ci sono scuse di nessun tipo e, ancora peggio, neanche possibilità di errori da parte di presunti cacciatori, poiché il luogo di ritrovamento è totalmente privo di alberi e cespugli che possano impedire la vista. Ferocia umana su animali che non avevano fatto nulla a nessuno e che chiedevano solo di vivere. Chiediamo agli “sciacalli”che li hanno ridotti così se riescono a dormire serenamente la notte. Si conclude così il racconto amaro di alcuni esseri umani sconvolti dall’essere umano stesso, il quale è spesso capace di miserabili gesti,gesti ignobili troppo spesso impuniti. Siamo profondamente indignati da tanta crudeltà, speriamo che almeno per una volta venga fatta giustizia."

Incredibile Federcaccia: ampliare le specie cacciabili!

FEDERCACCIA: AZIONI CONCRETE PER AMPLIARE L’ELENCO DELLE SPECIE CACCIABILI


È giunto il tempo per un'integrazione dell'elenco delle specie cacciabili in Italia a seguito di valutazioni sullo stato demografico di alcune specie che risultano ad oggi incomprensibilmente vietate.


Questa la convinta posizione della Federazione Italiana della Caccia, basata sul fatto che risulta evidentemente poco fondato sul piano biologico che gli elenchi delle specie siano immutabili nel tempo oppure, come accaduto in Italia negli ultimi 20 anni, rivisti solo per cancellarne e mai per inserirne di nuove.


La procedura di esclusione poggia sulla valutazione errata che la cancellazione dalla lista delle cacciabili porti di per sé all'incremento di una specie considerata in sofferenza.
I dati disponibili dimostrano invece che l'incremento o il decremento delle specie di avifauna migratoria non è legato alla cacciabilità o meno delle stesse, ma dipende invece, nella stragrande maggioranza dei casi, dalla disponibilità di habitat idonei.


Ai fini della conservazione delle specie selvatiche sarebbe più utile instaurare dei regolamenti di caccia integrati con azioni di ripristino e difesa degli habitat che cancellare dall'elenco delle cacciabili determinate specie.


In questo scenario, Federcaccia sta predisponendo un'articolata e motivata richiesta per l'inserimento di diverse specie cacciabili nella legislazione italiana per la loro situazione demografica e per la loro posizione comunitaria nell'allegato II/a e II/b, da inviare, attraverso il Comitato Tecnico Faunistico Venatorio, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e all'Unione Europea.


La richiesta, che sarà corredata da una relazione scientifica, riguarderà:


Specie attualmente non cacciabili ma comprese nell'Allegato II/A della direttiva "Uccelli" 2009/147/CE ovvero elenco delle specie potenzialmente cacciabili in tutti gli stati membri e pertanto immediatamente inseribili nell'elenco delle cacciabili in Italia con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri


Oca Selvatica Anser anser


Oca Granaiola Anser fabalis


Piccione selvatico Columba livia


Specie presente nell'allegato II/B della direttiva "Uccelli" 2009/147/CE che può essere immediatamente resa cacciabile con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri



Pettegola Tringa totanus



Specie per le quali si chiede di promuovere la procedura per l'inserimento nell'allegato II/B della direttiva "Uccelli" 2009/147/CE


Storno Sturnus vulgaris
Fringuello Fringilla coelebs
Peppola Fringilla montifringilla
Frosone Coccothraustes coccotharustes
Tordela Turdus viscivorus
Piviere Dorato Pluvialis apricaria


La Federazione Italiana della Caccia, nell'ambito dell'istruttoria per la discussione dell'inserimento di queste specie, intende mettere a punto un sistema di caccia sostenibile (tempi, forme di caccia, carnieri) che ne garantisca la conservazione favorevole nello spirito di un saggio utilizzo della risorsa.


Per la Federazione le tradizioni venatorie italiane sono elementi culturali da mantenere, ovviamente adeguando i regolamenti alla modernità e alle conoscenze scientifiche aggiornate.
Non siamo disposti ad accettare più il concetto del divieto assoluto come strumento di protezione né quello della caccia senza regole: solo uno studio delle modalità di caccia può consentire di armonizzare le esigenze di utilizzo sostenibile e conservazione.





mercoledì 2 novembre 2011

Savona. Enpa: il macello della fauna selvatica prosegue

Comincia domani la seconda fase della “macellazione” dei daini nella provincia di Savona; dei 524 capi censiti (114 nella zona litoranea di Levante, e 410 in quella di Ponente, soprattutto sulle alture di Vado) i cosiddetti selecontrollori ne potranno uccidere ben 226 esemplari


I colpi di fucile continueranno, con l’aggiunta a gennaio delle femmine e dei piccoli di capriolo, fino al 15 marzo 2012; essi spaventeranno decine di altre specie animali alle prese, da febbraio, con la stagione riproduttiva e la successiva cura ed accrescimento dei piccoli; precise norme di legge europee vietano la caccia durante questa fondamentale fase del ciclo biologico ma le leggi italiane, soprattutto quelle regionali, ridotte ad un colabrodo dai politici amici dei cacciatori, consentono ogni tipo di deroga che, impugnata davanti ai TAR o alla Corte Costituzionale, viene spesso dichiarata illegale o incostituzionale, dopo aver fatto però gran danno al mondo animale.
Queste cacce di selezione, che non sono di selezione ma, al massimo, programmate, vengono spacciate quale unica soluzione all’incremento degli ungulati (cinghiali, caprioli e daini) ed ai danni, spesso enfatizzati ad arte, procurati a coltivazioni ed alberi. Ma, visto che questi animali rimangono sempre presenti in buon numero, malgrado stagioni di caccia e battute straordinarie, la Protezione Animali savonese chiede, inascoltata da vent’anni, inspiegabilmente anche dalle associazioni agricole, di studiare sistemi validi ed incruenti per tenerne sotto controllo la popolazione.
La quantità di carne ricavata dai cacciatori e venduta sotto banco a ristoranti e ma-cellai è talmente alta che, invece di perseguire l’illecito commercio, la Regione Liguria, sempre amica della caccia, lo ha legalizzato con un regolamento di dubbia validità igienica che disciplina questa pratica di autentico sfruttamento economico della fauna selvatica, con risvolti probabilmente negativi anche per la salute pubblica; nel finalese infatti si stanno levando forti lamentele di molti residenti, perché le interiora e gli scarti della macellazione dei cinghiali uccisi vengono gettati – il regolamento regionale lo consente - nei cassonetti della spazzatura, ammorbando l’ambiente con odori nauseabondi ed aumentando le spese di smaltimento dei comuni.


martedì 1 novembre 2011

Perugia. Parte un colpo dal fucile, cacciatore ferito: è grave

INDAGINI da parte della polizia provinciale di Perugia sono in corso su un incidente di caccia avvenuto ieri in localita' Lerchi di Citta' di Castello dove un uomo del posto e' rimasto ferito all'emitorace sinistro. E' stato quindi ricoverato all'ospedale del capoluogo umbro con riserva di prognosi. Il cacciatore - riferisce la Provincia - presentava una ferita da arma da fuoco trapassante.
LA POLIZIA provinciale del comprensorio dell'Altotevere e' intervenuta immediatamente per verificare la dinamica dell'accaduto ed ha informato l'autorita' giudiziaria. Dai primi elementi acquisiti, si tratterebbe di un incidente di caccia, avvenuto del tutto involontariamente. Il presunto responsabile del ferimento - si legge ancora nella nota - sembra sia stato identificato.


Prato. Novantenne spara accanto ad abitazioni, denunciato dalla polizia

L'uomo, che vive alla periferia di Prato, e' finito nei guai: in casa cinque fucili funzionanti ma non adeguatamente custoditi Un novantenne pratese e' stato denunciato dalla polizia per omessa custodia di armi. Nella sua abitazione, in via di Canneto, sono stati rinvenuti cinque fucili da caccia di vario calibro e modello, tutti funzionanti ma detenuti senza un'adeguata forma di custoria, nella piu' totale incuria e insicurezza. Gli agenti della questura sono intervenuti dopo aver ricevuto segnalazioni circa possibili colpi di arma da fuoco esplosi accanto alle case. L'uomo, secondo quanto ricostruito, stava sparando, come spesso ha fatto, agli uccelli che si posavano sugli alberi dei vicini di casa. Identificato e controllato, l'uomo e' stato poi invitato dai poliziotti a fornire le armi in sua disponibilita' e, con sorpresa, sono saltati fuori ben cinque fucili che sono stati sequestrati.


Grosseto. Ambientalisti documentano con foto: "Cinghiali alimentati illegalmente"

Grosseto: Il Coordinamento dei Comitati e alcune tra le più importanti Associazioni della Provincia di Grosseto, esprimono la massima solidarietà all’Associazione “Italia Nostra” e al suo Presidente Michele Scola, sulla possibile querela da parte delle Associazioni venatorie. “Riteniamo che tutte le dichiarazioni del Presidente di Italia Nostra siano veritiere e comprovate da studi scientifici e prove inoppugnabili” dicono, facendo alcuni riferimenti: “la XIII Commissione Agricoltura della Camera - dicono - durante la conferenza stampa del 26 di luglio, afferma che una delle cause che ha favorito l’espansione dei cinghiali è l’immissione di ungulati a scopo venatorio, a partire dagli anni 50. La Direttrice del Parco dell’Arcipelago Toscano spiega che nonostante i continui abbattimenti, il numero di cinghiali e mufloni continua a salire e con loro i danni all’agricoltura. All’Isola d’Elba, i cinghiali non sono una specie autoctona ma sono stati inseriti dai cacciatori tra gli anni sessanta e settanta. In altre Province è stato scoperto dal servizio di Vigilanza Ambientale che, alcuni cacciatori, si autotassavano per acquistare cinghiali da immettere abusivamente all’interno di zone di caccia”.
“Le foto che alleghiamo – aggiungono dal coordinamento dei comitati - dimostrano come nella nostra Provincia i cinghiali vengono alimentati illegalmente per favorire la loro crescita numerica. All’interno dei boschi è stato scoperto questo strumento artigianale che, in modo automatico, diffonde granoturco per alimentare i cinghiali”. Tutti questi episodi – secondo il Coordinamento - dimostrerebbero che i cacciatori “per perseguire i loro fini venatori”, libererebbero animali e li alimenterebbero, con lo scopo di farli proliferare.
“Per quanto riguarda i cani dei cinghialai dobbiamo ricordarci che sono i più dimenticati e questo è dimostrato dai numerosissimi canili abusivi dove i cani vivono all’interno di recinti fatiscenti (lamiere, eternit, legno marcio e bidoni) – sostengono dal coordinamento - spesso legati a catene corte, sotto il sole e la pioggia. Cani tristi che girano intorno alla cuccia, spesso alimentati con un po’ di pane secco e senza un padrone che li porti a spasso. Nascosti da teli verdi in mezzo alle macchie e ai boschi, ai margini delle città, immersi nella solitudine fino a quando sono costretti, durante la cacciata, a combattere una dura battaglia per la sopravvivenza. Una battaglia contro altre creature, che tentano di sopravvivere a una morte crudele e che non hanno scelto di combattere”. “Michele Scola di Italia Nostra ha avuto il coraggio di fare emergere questa dura realtà in una terra difficile, con la più grande densità di cacciatori e con politici sempre pronti ad accogliere (in cambio di voti?) le loro richieste” concludono da Lac, Acu, Lav e WWF.