lunedì 27 dicembre 2010

Caccia, 70enne ucciso in Sardegna

Colpito durante battuta al cinghiale

Un cacciatore di 70 anni è morto durante una battuta di caccia al cinghiale nelle campagne di Orotelli (Nuoro). L'uomo sarebbe stato raggiunto da un proiettile esploso da un altro componente della compagnia di caccia. Inutile ogni tentativo di soccorso, l'uomo è morto in pochi minuti. Il magistrato di turno ha disposto l'autopsia ed una serie di accertamenti sulla disposizione delle poste dove i cacciatori attendevano il passaggio delle preda.

Fonte: tgcom.mediaset.it del 26 dicembre 2010

Sassari. Studentessa ferita da pallini da caccia mentre cerca funghi

L'incidente a Ozieri, colpo partito accidentalmente

SASSARI, 27 DIC - Una studentessa di Ozieri, Maria Seu, di 22 anni, e'
ricoverata nel reparto di chirugia dell'ospedale del paese a causa di
una ferita da arma da fuoco al capo per un colpo partito
accidentalmente dal fucile di un cacciatore. La giovane, che non e' in
pericolo di vita, il giorno di Natale, intorno alle 15, si trovava in
localita' Candelas con la sorella per raccogliere funghi. Le due
ragazze hanno sentito uno sparo e Maria Seu si e' accorta di essere
stata colpita di striscio alla testa ed ha perso i sensi.
Il cacciatore non e' stato ancora identificato.(ANSA).

domenica 26 dicembre 2010

Forlì - Ferito durante caccia al cinghiale

Prognosi di 30 giorni per il giovane colpito al piede da un proiettile accidentalmente esploso dal suo fucile
TREDOZIO - Se la caverà con 30 giorni di prognosi il cacciatore feritosi ad un piede ieri mattina durante una battuta di caccia al cinghiale. L'uomo, 30enne residente a Faenza, G.F. le iniziali, si sarebbe ferito sparandosi in un piede con il fucile. Difficoltosa l'azione di soccorso, col cacciatore trasportato dagli amici verso un vicino agglomerato di case da cui è stato possibile telefonare al "118" per l'invio di un ambulanza. L'infortunio è avvenuto in una riserva privata in area denominata Tramonte, poco distante dall’azienda agrituristica podere Pian di Stantino, vicino a Tredozio.

G.F. dopo lo sparo ha iniziato subito a perdere parecchio sangue. Allertato il “118”, si è alzato in volo da Ravenna l’elimedica, atterrata al campo sportivo di Tredozio. L’uomo è stato subito medicato e trasportato all’ospedale di Ravenna. Non corre alcun pericolo di vita, anche se la paura per le sue condizioni di salute è stata tanta. Guarirà in 30 giorni.

Fonte: http://www.romagnanoi.it

giovedì 23 dicembre 2010

Regione Abruzzo: un'altra sconfitta al TAR sul calendario venatorio

Piano venatorio, il Tar boccia l'invasione
Ricorso degli ambiti territoriali: no alla mobilità dei cacciatori per la fauna migratoria


L'AQUILA. Le disposizioni del calendario venatorio sulla caccia alla fauna migratoria sono «inoperative, inefficaci e inapplicabili». Lo stabilisce il Tar che si è pronunciato sui ricorsi presentati dagli ambiti territoriali di caccia dell'Aquila, Barisciano, Avezzano e Roveto-Carseolano. Decisivo il parere negativo sulla mobilità dei cacciatori espresso dall'Istituto protezione e ricerca ambientale. Il 2 dicembre il Tar dell'Aquila (presidente Cesare Mastrocola, consiglieri Paolo Passoni e Maria Abbruzzese) si è pronunciato sul ricorso presentato dall'avvocato Emilio Bafile per conto dei quattro ambiti. Nel mirino l'articolo 5 della legge regionale che disciplina l'esercizio della caccia alla fauna migratoria nell'ambito del «comparto unico regionale». «Il calendario venatorio», spiega l'avvocato Bafile, «prevedeva su tutto il territorio regionale l'esercizio della caccia alla fauna migratoria dal primo al 30 ottobre in appostamento temporaneo e dal primo novembre al 31 dicembre anche in forma vagante con l'ausilio del cane da ferma e il solo utilizzo del fucile ad anima liscia a tutti i cacciatori residenti in Abruzzo iscritti o ammessi in un ambito territoriale abruzzese. A seguito della novità, migliaia di cacciatori si sarebbero riversati, a seconda dei flussi migratori, in questo o quell'ambito creando una smisurata pressione venatoria con devastante impatto sulla fauna e sul territorio, in pieno conflitto con la legge 157 del 1992 e le direttive comunitarie e nonostante il parere negativo dell'Ispra (Istituto superiore protezione e ricerca ambientale). Il Tar», prosegue l'avvocato, «ha dichiarato che la disposizione impugnata è inoperativa, inefficace, inapplicabile e ha ritenuto rilevanti e non manifestamente infondati i dubbi di costituzionalità sollevati col ricorso. Ci si augura che, per il futuro, il legislatore tenga presenti i princìpi generali che regolano la materia, conservazione dell'ambiente e tutela della fauna». (e.n.)

Fonte: Il Centro del 22 dicembre 2010

martedì 21 dicembre 2010

11 morette tabaccate uccise da cacciatori italiani in Serbia

La Moretta tabaccata è una delle specie di maggiore interesse conservazionistico poiché è considerata prioritaria tra le specie di interesse comunitario (Direttiva 79/409/CEE) ed è classificata da BirdLife International come SPEC 1, cioè una specie che è minacciata in tutto il suo areale mondiale e la cui sopravvivenza dipenderà anche dagli sforzi di contenimento globale dell'attività venatoria.

lunedì 20 dicembre 2010

Brescia. Ferito da una fucilata mentre caccia fagiani

ROVATO. Ventisettenne in prognosi riservata all'ospedale di Piacenza

Rovato. I pallettoni inavvertitamente esplosi da distanza ravvicinata dal fucile di un amico gli hanno sfiorato l'arteria femorale provocando una violenta emorraggia. I ritardi nei soccorsi che hanno faticato a raggiungere la zona impervia teatro dell'incidente hanno fatto temere per la vita di un 27enne di Rovato.
La prontezza di spirito del padre del giovane che ha stretto con un laccio improvvisato la gamba rallentando la perdita di sangue e il successivo delicato intervento chirurgico eseguito all'ospedale di Piacenza hanno evitato che la battuta di caccia al fagiano si trasformasse ieri mattina in tragedia.
L'episodio è avvenuto a Veano, piccola frazione del Comune di Vigolzone che si trova esattamente tra Valtrebbia e Valnure all'interno della riserva naturale dello Stoppa. La comitiva, composta da quattro persone era giunta all'alba nella suggestiva pianura dei castelli piacentini. Poco dopo le 9 è accaduto l'imponderabile. I cacciatori - stando alla ricostruzione effettuata dai carabinieri della stazione di Rivergaro -, stavano discendendo in fila indiana un sentiero con una pendenza piuttosto elevata. Ad un certo punto, uno di loro è scivolato su una lastra di ghiaccio cadendo rovinosamente. Il fucile che portava in spalla è sbattuto per terra e per effetto del contraccolpo è partito lo sparo. La rosa di pallettoni ha raggiunto all'altezza del femore il 27enne che camminava alle spalle del compagno di battuta.
Le fasi dei soccorsi sono state piuttosto complesse: in un primo tempo sul posto sono state inviate un'autoambulanza e un'automedica ma di fronte alle difficoltà di accesso dei mezzi al luogo dell'incidente, alla fine nella zona è atterrata l'eliambulanza che ha trasportato il ferito all'ospedale Guglielmo da Saliceto di Piacenza. Qui, il cacciatore è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico e subito dopo ricoverato in Rianimazione. I medici- in attesa del decorso clinico della ferita - si sono riservati la prognosi.R.PR.

Fonte: bresciaoggi.it del 20 dicembre 2010

domenica 19 dicembre 2010

Torino. Auto su A4 colpita da proiettile durante battuta

19:21 CACCIA: AUTO SU A4 COLPITA DA PROIETTILE DURANTE BATTUTA

(ANSA) - TORINO, 19 DIC - A rischiare di essere colpiti dal proiettile sono stati un uomo di 31 anni e il figlio di 6, residenti a Verres (Aosta). Il proiettile, dopo avere perforato il vetro si e conficcato nel baule posteriore dell'auto, una 164.

I quattro (e non tre, come scritto in precedenza) cacciatori sono stati fermati ed interrogati dagli agenti della Polizia Stradale di Torino: due sono residenti ad Ivrea (Torino), uno abita a Lessolo (Torino) mentre il quarto risiede a Pavone Canavese (Torino).

Nei prossimi giorni sara' il magistrato Francesco Saverio Pelosi della Procura di Ivrea (Torino) a valutare la loro posizione. Rischiano una denuncia a piede libero per spari in luogo pubblico e tentato omicidio e che gli venga anche revocato il porto d'armi.

sabato 18 dicembre 2010

Interrogazione parlamentare. La caccia diventa un problema di sicurezza pubblica]

Camera dei Deputati
Atto n. C.4/08831

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
secondo dati raccolti, il Wwf afferma che la caccia è diventata un problema di sicurezza pubblica;
«L'incolumità dei cittadini è messa seriamente a rischio dato che oltre un terzo dei cacciatori italiani non ha mai sostenuto l'esame di abilitazione all'uso delle armi, avendo la licenza di caccia da più di 40 anni e all'epoca questa abilitazione non era richiesta. Non dobbiamo quindi stupirci se si susseguono ad ogni stagione venatoria gli incidenti di caccia: lo scorso anno le vittime sono state 23 (e 50 i feriti), ma in passato si sono avute sino a 80 vittime. Questi incidenti sono in realtà omicidi colposi che si verificano esclusivamente per imperizia, negligenza e colpa grave da parte dello sparatore, che spesso ignora la pericolosità delle armi che imbraccia» dichiara Raniero Maggini, vice presidente Wwf Italia;
tra il 30 e il 40 per cento dei 900 mila cacciatori ha più di 60 anni e non ha l'abilitazione all'uso delle armi. Inoltre, non possiede un'adeguata conoscenza delle leggi che regolano oggi la caccia. Infatti, l'esame è stato istituito soltanto nel 1967 a seguito dell'entrata in vigore della legge quadro n. 799, la quale sostituiva la precedente

farraginosa normativa del regio decreto nel 1939. Prima del 1967 non c'era esame o valutazione: era sufficiente pagare le tasse governative e di iscrizione ad un'associazione venatoria e il rilascio della licenza di caccia era automatico, senza alcuna valutazione di merito. Soltanto la condotta morale poteva essere ostativa (precedenti penali, rissosità e altro). Questo ha permesso il transito in blocco, senza nessun filtro, di 300 mila persone di cui non si conosce né preparazione, né perizia nell'uso delle armi;
per tali motivi, il Wwf chiede che anche questa quota di cacciatori si doti di apposita abilitazione in considerazione del fatto non trascurabile, tra l'altro, che le armi usate per alcuni tipi di caccia sono sempre più micidiali. Infatti, altro aspetto che fa della caccia un'attività ad alto rischio per chi la pratica e chi la «subisce» è la pericolosità delle armi stesse, denuncia il Wwf -:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei dati di cui in premessa e quali iniziative intendano adottare affinché anche i cacciatori cui è stata rilasciata la licenza precedentemente all'entrata in vigore della legge quadro n. 799, si dotino di apposita abilitazione, al fine di garantire la sicurezza pubblica.
(4-08831)

venerdì 17 dicembre 2010

Grosseto. Spara e ferisce il cercatore di funghi

L'incidente è avvenuto lunedì pomeriggio nel bosco di Sticciano Il cacciatore ai carabinieri: «L'ho scambiato per un animale»

ROCCASTRADA. Il cacciatore ha visto alcuni rami muoversi e ha sparato in mezzo alla macchia, ma dietro al cespuglio non c'era un capriolo né tantomeno un cinghiale, ma un cercatore di funghi girato di schiena. Non è l'ultima sceneggiatura di una puntata del cartone animato con Yoghi e Bubu nella foresta di Yellowstone ma l'incidente avvenuto lunedì pomeriggio nel bosco di Sticciano. L'unica somiglianza con il cartone sta, per fortuna, nell'epilogo: con il cercatore ferito di striscio ad un gluteo e il cacciatore distratto che si presenta dai carabinieri per scusarsi di quell'attimo di sbadataggine.

Anche perché il certificato rilasciato dall'ospedale Misericordia parla di quindici giorni di prognosi per Roberto Cristofarelli, 45 anni di Roccastrada, motivo per cui l'indagine dei carabinieri scatterà solo dopo una querela da parte del cercatore di funghi. «Per il momento - confermano dalla Compagnia di Massa Marittima - non abbiamo ricevuto nessuna denuncia e di conseguenza non abbiamo aperto un fascicolo né tantomeno effettuato sopralluoghi o sequestrato il fucile che ha sparato». È possibile però ricostruire l'incidente con le dichiarazioni che lo stesso ferito ha fatto ai sanitari all'arrivo in ospedale incrociandole con quelle che lo stesso cacciatore ha fornito ieri mattina ai carabinieri.

L'incidente è avvenuto nella tarda mattinata. Pare che il cercatore di funghi fosse da solo nel bosco di Sticciano, mentre il cacciatore fosse con altri compagni per una battuta. Quando in mezzo al bosco il cacciatore ha visto muoversi alcuni rami non ci ha pensato un attimo: ha mirato e ha premuto il grilletto. Della rosa di pallini solo uno avrebbe colpito il quarantacinquenne che in quel momento era di schiena intento a cercare porcini, cucchi e ordinali. Del ferito il gruppo di cacciatori ha sentito l'urlo che ha fatto dopo essere stato colpito. A questo punto sarebbero stati gli stessi predatori a soccorrere il cercatore di funghi per poi portarlo al pronto soccorso del Misericordia. Qui l'uomo è stato medicato e dimesso dopo alcune ore.

Fonte: iltirreno.it del 15 dicembre 2010

martedì 14 dicembre 2010

Caserta. Resti di caccia....

Due/tre cartucce da caccia abbandonate in località Soglitelle di Villa Literno (Ce).





lunedì 13 dicembre 2010

Cagnolino ucciso da cacciatori; da Lac 'taglia' mille euro

Comunicato LAC del 13 dicembre 2010

Taglia di 1000 euro su chi ha massacrato un piccolo cagnolino con spari di quattro diversi tipi di munizioni da caccia.

Rocco è morto tentando di scodinzolare a chi lo accudiva.


Lo scorso ottobre, Rocco, un giovane cagnolino di tre anni è stato ucciso a fucilate nella contrada Vegri, a Valdagno, comune del vicentino.

L’uccisione di Rocco aveva lasciato tutti sgomenti perché era un cagnolino, conosciuto in tutta la contrada, che da tempo una famiglia del posto aveva adottato fornendogli una calda cuccia e provvedendo ad alimentarlo quotidianamente.

Il referto del veterinario descriveva una ferita da arma da fuoco sul collo, con rottura di un tratto di trachea, di esofago e della muscolatura del collo.


Diagnosi impietosa che ha portato all’eutanasia del cane il quale, dopo il ritrovamento all’interno della sua cuccia, pur agonizzante si è lasciato accarezzare tentando di scodinzolare.

I volontari dell’ENPA di Arzignano (VI) dopo alcuni giorni dall’uccisione di Rocco, per vederci chiaro, hanno sottoposto il cadavere ad un esame a raggi X scoprendo che era stato praticamente oggetto di un vero e proprio tiro al bersaglio con fucilate con ben quattro diversi tipi di munizione.

Dalla radiografia sono stati infatti rinvenuti dei pallettoni per la caccia alla lepre, dei pallini per la caccia agli uccellini ed addirittura un pallino di piombo di un fucile ad aria compressa che si sono pertanto aggiunti alla nota ferita provocata da un proiettile per la caccia agli ungulati (Cervi, Caprioli, Camosci, ecc.).

Ora a distanza di quasi due mesi i sospetti dei volontari si sono concentrati su qualcuno della zona pur senza ottenere nessuna prova utile alla denuncia per uccisione e maltrattamento di animali.

La LAC del Veneto ha pertanto deciso di mettere una taglia di mille euro a disposizione per coloro che decidessero finalmente di fare nome e cognome del responsabile di questo inqualificabile gesto, telefonando al 347/9385856 o scrivendo a LAC Veneto, via Cadore, n.15/C interno 1 31100 Treviso.

“Siamo costretti a mettere questa taglia – ha commentato Andrea Zanoni presidente della Lega per l’Abolizione della Caccia del Veneto – perché le attuali normative non danno grosse possibilità di scovare questo delinquente. In queste zone circolano troppe armi utilizzate dai cacciatori e questo caso diventa pertanto un rebus difficile da risolvere a meno che coloro che conoscono i fatti non decidano finalmente di parlare. Rocco è stato tradito da qualcuno che molto probabilmente ha finto di dargli da mangiare.”

Tivoli: cacciatore aggredisce agente di Polizia Provinciale

Ha spedito uno degli agenti in ospedale dopo essersi fatto inseguire e dopo essere venuto alle mani. Nel tentativo di levargli il fucile è pure partito un colpo che avrebbe potuto causare una disgrazia. Il tutto per non fornire i documenti di caccia alla Polizia Provinciale che lo aveva fermato nel corso di una operazione di controllo del territorio. Il denunciato è un cittadino di Tivoli (RM).

Fonte: GeaPress del 13 dicembre 2010

sabato 11 dicembre 2010

Salerno. Grave 22enne ferito da colpi di fucile

SALERNO - Un giovane di 22 anni di Teggiano è ricoverato, in gravi condizioni, presso il reparto di rianimazione dell'ospedale di Polla a causa di un incidente di caccia. Il giovane, da una prima ricostruzione dei fatti, si trovava su di un albero di ulivo quando è stato raggiunto da un colpo di fucile, probabilmente sparato accidentalmente da un cacciatore. Il 22enne è caduto dall'albero battendo violentemente il capo a terra. Sul fatto, verificatosi in una zona rurale di Teggiano, indagano i carabinieri della compagnia di Sala Consilina.

Fonte: ilmattino.it del 10 dicembre 2010

venerdì 10 dicembre 2010

Romania. Nove cacciatori italiani denunciati per massacro di allodole in area protetta

155 allodole abbattute in sole due ore, in un'area protetta vicino la Delta del Danubio, dove la caccia è severamente vietata: un vero "massacro", come hanno titolato i giornali romeni. (Fonte: Adevarul)

I protagonisti di questa vicenda sono 9 italiani che non avevano l'autorizzazione per cacciare in quella zona protetta. La polizia ha sequestrato fucili da caccia e quasi 3500 cartucce.

La Romania è l'unico paese est europeo dove è consentita, in alcune zone, la caccia alle allodole.

Ecco il VIDEO, girato dalla polizia romena di Braila.

Fonte: iromeni.com del 05 ottobre 2010

Messina. Ferito durante una battuta di caccia

FRANCAVILLA - I carabinieri della Stazione di Francavilla di
Sicilia (Messina) sono intervenuti in una contrada di campagna dove un
giovane 27enne era stato ferito da un colpo di arma da fuoco esploso
accidentalmente nel corso di una battuta di caccia da un altro
cacciatore.
Giunti sul posto, i carabinieri hanno effettuato
preliminari accertamenti utili per il proseguo delle indagini.
Il
giovane, che nella circostanza del ferimento, come detto, è stato
colpito verosimilmente da una scheggia di piombo appartenente al
proiettile esploso accidentalmente dal fucile cal. 12 di un altro
cacciatore, è stato immediatamente soccorso e trasferito presso l’
Ospedale Papardo di Messina, dove si trova ricoverato con una prognosi
di 30 giorni.
Nella circostanza, il fucile da caccia cal. 12 da cui
sarebbe accidentalmente partito il colpo, è stato sottoposto a
sequestro.

Fonte: tele90.it del 09 dicembre 2010

giovedì 9 dicembre 2010

Vicenza. Cacciatore uccide un cane


Comunicato del 9 dicembre 2010

Un cacciatore di selezione del vicentino uccide un maestoso esemplare di Pastore del Caucaso a spasso con la propria padrona. LAC ed ENPA si costituiranno parte civile


Il mercoledì dell’altra settimana un cacciatore di selezione di Montebello Vicentino (VI) ha sparato a bruciapelo ad un magnifico esemplare di Pastore del Caucaso di tre anni a spasso con la sua padrona.

Erano le 15.00 quando la signora Marisa Casarotto decise di fare una passeggiata con Pupo, questo il nome del cane ucciso, in zona “Omomorto” di Montebello, con l’intento di raccogliere della valeriana in una valletta che dista circa duecento metri dalla propria abitazione.

Dopo aver udito un boato proveniente da poche decine di metri Marisa si è recata subito nel luogo di provenienza dello sparo preoccupata per Pupo, purtroppo il suo amico a quattro zampe era a terra esanime con uno squarcio sul petto all’altezza del cuore.

Sul posto sono intervenute subito le guardie zoofile volontarie dell’ENPA di Vicenza che hanno identificato il giovane responsabile, tale R. M. residente a Gambellara (VI), nei confronti del quale, è scattata una denuncia per uccisione di animali ai sensi dell’art. 544 bis del codice penale.

Ora l’ENPA e la LAC si costituiranno parte civile nei confronti del cacciatore che risulta essere addirittura abilitato dalla Provincia di Vicenza alla caccia di selezione (selecacciatore) nei confronti di Nutrie e Cinghiali.

Renzo Rizzi portavoce del Coordinamento protezionista Vicentino ha dichiarato: “Il fatto verrà segnalato anche alla Questura per la richiesta del ritiro del porto d’armi. Rimane l’amarezza per un gesto sconsiderato, che ha gettato nello sconforto una famiglia che in Pupo non vedeva solo un cane, ma un amico, un compagno di vita. “.

“Quest’anno gli episodi di violenza su cani e gatti da parte dei cacciatori stanno crescendo considerevolmente – ha commentato Andrea Zanoni presidente della Lega Abolizione Caccia del Veneto – credo che le attuali leggi italiane sull’abilitazione alla caccia siano tra le peggiori d’Europa, bisognerebbe far rifare seri esami a tutti e ritirare la licenza ai troppi cacciatori che non sanno distinguere un cane da una volpe o un gatto da una Lepre. Poi ci vorrebbe una norma che vieti la caccia a meno di 500 metri dai cani, accompagnati o non, presenti nelle campagne.”

LAC Lega Abolizione Caccia - Sezione del Veneto - via Cadore, 15/C int.1 - 31100 Treviso Info: 347 9385856 email: lacveneto@ecorete.it - web: www.lacveneto.it

Arezzo. La Forestale multa 20 cacciatori

A caccia su campi troppo vicini ad abitazioni e strade. Sono 20 i cacciatori fermati questa mattina dagli agenti del Corpo Forstale di Arezzo negli appezzamenti di terreno intorno alle campagne di Civitella della Chiana. Per loro, tutti aretini, sono scattate sanzioni. Ben 210 adesso gli euro da pagare. E non sono mancate le proteste contro i forestali.
Sono stati alcuni residenti della zona a segnalare al Corpo Forestale dello Stato, la presenza dei cacciatori che cacciavano troppo vicino alle abitazioni e agli oliveti dove è ancora in corso la raccolta delle olive.
Impauriti hanno chiamato la Forestale che ha effettuato controlli sanzionando i cacciatori. La raccomandazione è quella di una maggior responsabilità.

Fonte: arezzonotizie.it del 08 dicembre 2010

mercoledì 8 dicembre 2010

Treviso. Un cacciatore spara ad una gattina

Comunicato del 29 novembre 2010

A Collalto di Susegana (TV) un cacciatore spara ad una gattina spappolandogli la mandibola ed il palato. Grazie ad un miracolo e all’intervento chirurgico del veterinario ora Betty è salva.

Zanoni (LAC VENETO): “Chi ha sparato dovrebbe solo vergognarsi.”


Betty è una piccola gattina soriana che potremmo definire miracolata, dopo essere scomparsa da casa per due giorni è tornata a casa dai suoi padroni a Collalto (TV) sanguinolenta e con il musetto sfigurato.

Portata subito dal veterinario Dr. Serraglio di San Zenone degli Ezzelini, gli è stata rilevata una profonda ferita alla testa con la frattura multipla della mandibola e la lacerazione della piccola lingua.

La radiografia, eseguita immediatamente, oltre a rilevare uno stato disperato dell’animale evidenziava numerose schegge del proiettile molto presumibilmente esploso da un fucile a canna rigata e a lunga gittata, utilizzato nella caccia ai Caprioli.

Betty è stata sottoposta a diversi delicatissimi interventi chirurgici ed ha subito diverse ricadute a causa di febbri alte, inoltre è stata alimentata con le flebo per quasi un mese.

Con un primo intervento le sono stati inseriti dei cerchi per stabilizzarle la mandibola ed il palato fratturati e le è stata ricucita la lingua; con un secondo intervento il dott Serraglio le effettuato una plastica al palato per chiudere un buco di un centimetro di diametro che non riusciva a chiudersi e che provocava alla povera bestiola infezioni e febbri alte.

Ornella Carnio che vive nelle colline di Collalto col Marito Livio Ceschin incisore, proprietaria della gattina ha raccontato: “Lo staff del dr. Serraglio ha proposto di cambiarle nome, come fosse rinata una seconda volta, tanto difficoltosa è stata la lotta per salvarla. Sono consapevole che con tutti i problemi che ci sono al mondo qualcuno forse potrebbe non capire tutta questa caparbietà per salvare un semplice "gatto", ma dopo aver visto a cosa è riuscita a sopravvivere, e mi riferisco alla radiografia che ha evidenziato tutte le parti di proiettile che le erano rimaste conficcate in bocca, di un proiettile tra l'altro esplosivo, esploso da qualche cacciatore infastidito o forse annoiato o smanioso di dimostrare a qualcuno o a se stesso la sua bravura.. Bravo lo è stato davvero, ha mirato alla testa e l'ha centrata in pieno, ma Betty è riuscita, dopo due giorni nei quali è rimasta tramortita nel bosco, a ritornare a casa, lei ce l'ha messa tutta, noi l'abbiamo solamente aiutata.”

La signora Carnio in questi giorni, grazie alla consulenza legale della Lega Abolizione Caccia del Veneto, ha presentato una querela contro ignoti, presso la stazione Carabinieri di Susegana, per i reati di maltrattamento animali e danneggiamento di animali altrui,

Andrea Zanoni Presidente della LAC del Veneto ha dichiarato: “Se penso a quello che ha passato questa povera gattina mi chiedo se a quell’ignobile figuro gli sia mai passato per la testa il dolore che il suo divertimento può causare agli animali, dovrebbe solo vergognarsi per quello che ha fatto. Prenderlo sarà quasi impossibile, ed è per questo che rivolgo un appello ai residenti di Collalto affinché se qualcuno ha visto chi è stato ci faccia il nome, anche rimanendo nell’anonimato.”

LAC Lega Abolizione Caccia - Sezione del Veneto - via Cadore, 15/C int.1 - 31100 Treviso Info: 347 9385856 email: lacveneto@ecorete.it - web: www.lacveneto.it

Censurato video sulla caccia in Veneto

Comunicato del 23 novembre 2010

La trasmissione Agorà di RAI 3 taglia il servizio realizzato in Veneto sulla
caccia in deroga e sui roccoli.


Zanoni (LAC): “Chi ha voluto il taglio del filmato sull’uccisione dei
piccoli uccelli migratori in Veneto ?”


Mercoledi’ 17 novembre scorso una troupe della trasmissione Agorà, guidata
dalla giornalista Cinzia Torriglia, ha eseguito diversi filmati nella
pedemontana del vicentino, tra i comuni di Castelvecchio, Altissimo e
Valdagno, relativi alla caccia in deroga agli uccelli protetti e alla loro
cattura con le reti da uccellagione.

La troupe è stata guidata da un gruppo di guardie zoofile dell’ENPA
Vicentina che hanno effettuato alcuni controlli all’attività venatoria.

La RAI ha potuto filmare degli uccelli catturati nelle reti di un roccolo,
uccelli che durante l’estrazioni dalle reti, come nel caso di un povero
Merlo, emettevano uno straziante verso di angoscia.

Sono stati filmati i pallini da caccia che nel giro di soli tre mesi si sono
accumulati nelle grondaie della Colonia per ragazzi Nove del Comune di
Castelvecchio (l’ultima pulizia delle grondaie del tetto risale ad agosto di
quest’anno), il tutto testimonianza del mancato rispetto delle distanze di
sicurezza dalle case da parte di troppi cacciatori della zona.

Altre riprese hanno riguardato le migliaia di cartucce accumulatisi nei
terreni dopo decenni di caccia.

Durante le riprese è stato filmato anche un Frosone appena abbattuto, specie
protetta in tutta Europa ma cacciabile nella sola regione Veneto grazie al
cosiddetto “Lodo Zaia”, nonché l’intervento sanzionatorio delle guardie ENPA
nei confronti del cacciatore che gli aveva sparato a circa 10 metri da una
abitazione in violazione della norma che prevede una distanza di sicurezza
di almeno 100 dalle case.

Il servizio doveva andare in onda oggi alle 10.30, ma tutti quelli che si
sono sintonizzati appositamente su RAI 3 sono rimasti delusi, al posto delle
immagini forti relative alla carneficina dei piccoli uccelli migratori e del
far west delle doppiette in Veneto è stato mandato in onda un servizio sulla
caccia al cinghiale in Toscana.

Il servizio sulla caccia in deroga durava solo quattro minuti e, anche se
non visto, è stato comunque pagato dagli abbonati della RAI (per il servizio
è servita un’intera giornata per il montaggio e una prima giornata di
trasferta di un’intera troupe).

“Sono state tagliate immagini ben rappresentative della situazione di
estremismo venatorio che da alcuni anni caratterizza la regione del Veneto,
immagini che riguardavano: l’uccisione di specie protette cacciabili solo in
Veneto grazie alla caccia in deroga, l’attività di uccellagione nei roccoli,
i pallini di piombo nelle grondaie delle abitazioni che provano la
violazione delle distanze di sicurezza dalle case”. Queste le parole di
Andrea Zanoni presidente della Lega per l’Abolizione della Caccia del Veneto.

Zanoni ha poi aggiunto: “A chi o a che cosa è dovuto il taglio del filmato
sull’uccisione di piccoli uccelli migratori in Veneto ?

Quelle immagini se trasmesse sarebbero state la prova delle accuse che da
tempo andiamo facendo contro il presidente del Veneto Luca Zaia il quale,
imperterrito, continua a consentire la caccia in deroga a specie di uccelli
protetti in tutta Europa in spregio alle direttive comunitarie e alla
sentenza di condanna dell’Unione Europea dello scorso 11 novembre contro le
leggi del Veneto sulla caccia in deroga. A pensar male ci si azzecca …”

Per chi volesse scrivere ad AGORA’ per chiedere la messa in onda del
servizio censurato o per protestare può scrivere una email a: agora@rai.it

Lac Sezione Veneto – Via Cadore 15/C, int. 1 – cell 347/9385856 – mail:
lacveneto@ecorete.it

ULTIM'ORA: ora il video (La caccia in Veneto,di Cinzia Torriglia) è pubblicato sul sito della Rai al seguente link:

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-200dd5c3-ee22-4f2f-b56a-107c1dba9d5c.html#p=0

martedì 7 dicembre 2010

Penisola sorrentina, la strage impunita

Ormai parlare di specie protette in penisola sorrentina è diventato quasi ridicolo. L’ultimo animale ci è stato consegnato da una guardia venatoria dell’Arci Caccia a cui si era rivolto un contadino accortosi della presenza, sotto la pioggia battente, di un barbagianni in difficoltà nei pressi del Cimitero di S.Liberatore a Marciano.

Il barbagianni recuperato dai volontari del WWF in Penisola Sorrentina
Purtroppo nel mondo venatorio c’è ancora chi non si vuole rassegnare al rispetto delle regole. Per fortuna a non condividere questo modo di “depredare” la fauna selvatica sono in tantissimi… che continuano a rivolgersi al WWF per salvare poiane, gheppi, sparvieri, barbagianni, falchi pellegrini, ma anche assioli, civette, rigogoli e picchi, colpiti da armi da fuoco o rinvenuti feriti in trappole e tagliole.

Continuiamo a raccogliere animali lasciati moribondi e impallinati nelle campagne e ai margini delle carreggiate e senza nessun aiuto da parte delle istituzioni. Ogni trasporto e coordinamento è lasciato totalmente all’iniziativa volontaria e gratuita degli ambientalisti, che rispondono agli appelli continui di turisti e cittadini sensibili… ma delle istituzioni neanche l’ombra. Dall’apertura della stagione venatoria gli animali sparati appartenenti a specie importanti e protette sono già svariate decine.

Una cassaforte utilizzata dai bracconieri per nascondere i richiami acustici
Le gesta di tali vagabondi armati, che non esitano a sparare nei pressi delle abitazioni e in direzione di esse, o che in primavera e in autunno rendono le nostre notti insonni a causa dei richiami che echeggiano dalle montagne a tutto volume fino all’alba, provocano un certo allarme sociale. E’ di questi giorni la notizia di un gruppo di escursionisti terrorizzati dall’essersi trovati, loro malgrado, al centro del “tiro di fuoco” di una pericolosissima battuta di caccia al cinghiale in località Agerola. Sono tante le lamentele che giungono alla segreteria del WWF da parte di cittadini infastiditi o impauriti da tali circostanze e che non trovano ancora il necessario ascolto da parte delle istituzioni, o di chi dovrebbe intervenire, che si mostrano impreparati o insensibili al fenomeno.

Claudio d’Esposito
Presidente WWF Penisola Sorrentina

Fonte: cacciastop del 1 dicembre 2010

lunedì 6 dicembre 2010

Cesena. "Bocconi amari" per 5 cacciatori

Polpette a base di pesticidi utilizzati in agricolutura hanno avvelenato 9 cani, uccidendone 7. Sono stati necessari 2 anni di indagini agli uomini del corpo forestale per riuscire ad individuare ed arrestare i responsabili di tali maltrattamenti

CESENA - “Come Corpo Forestale dello Stato riteniamo che tali tipi di reato abbiano in sé una notevole efferatezza e siamo fermamente decisi a precise azioni di contrasto, a tale fine stiamo predisponendo un protocollo d’intesa con il Servizio Veterinario”. Con queste parole il Comandante regionale Giuseppe Giove ha commentato la conclusione dell'operazione denominata "Bocconi Amari", che ha portato alla denuncia a piede libero di 5 cacciatori per per l’avvelenamento di cani con bocconi avvelenati a causa del disturbo arrecato alla selvaggina lanciata per il ripopolamento.

Le indagini, durate circa 2 anni, hanno interessato in tutto l’avvelenamento di 13 cani fra i comuni di Bagno di Romagna (12) e di Civitella (1) nel periodo che va dalla fine dell’anno 2008 e l’inizio del 2010, con perquisizioni, sequestri, interrogatori, appostamenti, e pedinamenti. Dei 13 cani avvelenati, 9 sono stati attribuiti alla mano di 5 persone di cui 8 cani a Bagno di Romagna ed 1 a Civitella di Romagna.

Nel 2009 il fenomeno degli avvelenamenti dovuti ai bocconi di carne aveva pesantemente interessato la provincia di Forlì-Cesena con 42 casi di avvelenamento (il 26% circa dell’intera regione Emilia Romagna), principalmente cani, ma anche volpi e lupi che erroneamente vengono ritenuti “nocivi”, in quanto predatori naturali della selvaggina. Le autorità competenti, in particolare la Prefettura e il Comune, avevano allertato le forze dell’ordine per l’allarme sociale causato dal fenomeno e per la vasta eco che ne era scaturita sugli organi di informazione, pertanto il Corpo Forestale dello Stato aveva messo in campo un pool di investigatori, in tutto 18 unità, comprendenti le strutture del comando provinciale Cfs di Forlì, del Nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale del Cfs di Forlì, dei comandi stazione Cfs di Bagno di Romagna, di Civitella di Romagna, di Mercato Saraceno, di Sarsina e di Predappio.

Le indagini svolte dagli investigatori, coordinate dal pm Santangelo, hanno permesso di individuare e denunciare le 5 persone citate: 3 a Bagno di Romagna, 1 a Cesena e 1 a Civitella di Romagna, tutti di un'età compresa tra i 79 e i 33 anni. I cinque avevano avvelenato 9 cani con l’utilizzo di pesticidi in uso all’agricoltura, di questi, ben 7 erano morti fra atroci sofferenze e solamente 2 si erano salvati grazie al tempestivo intervento del veterinario.

Più di 30 testimonianze della popolazione, che ha ampiamente collaborato con il corpo forestale dello Stato, ha permesso di arrivare alle 5 denunce all’autorità giudiziaria, attraverso 4 perquisizioni domiciliari, 2 perquisizioni veicolari, 3 sequestri penali, 6 sequestri amministrativi, 8 comunicazioni di notizie di reato, 6 sanzioni amministrative.

I sequestri hanno riguardato inoltre pesticidi usati per avvelenare i bocconi, un mestolo in legno, una siringa per iniettare le sostanze venefiche, un cucchiaio per dosare le sostanze, carne congelata ed altro materiale usato per la cattura illegale della fauna selvatica (reti, trappole, lacci in acciaio, munizioni, un coltello).

I 5 cacciatori sono stati denunciati anche per altri reati oltre che per l’art. 544 Bis del codice penale che riguarda l’avvelenamento di animali con l’utilizzo di sostanze venefiche che hanno causato loro inutili sofferenze. Di notevole importanza per le indagini le testimonianze delle persone che hanno collaborato e le analisi di laboratorio dell’Istituto Zooprofilattico di Forlì e del consulente del tribunale che hanno consentito di individuare i principi attivi utilizzati per gli avvelenamenti.

Fonte: romagnanoi.it del 06 dicembre 2010

Incidenti caccia: muore per un colpo accidentale nel reggino

(ANSA) - LAUREANA DI BORRELLO (REGGIO CALABRIA), 4 DIC - Un uomo, Giovanni Campicelli, di 65 anni, di Reggio Calabria, e' morto per un incidente di caccia nelle campagne di Laureana di Borrello, nel reggino.

L'uomo era uscito per una battuta con altre due persone. I tre si erano poi divisi. Campicelli e' stato colpito, per cause in corso di accertamento, da un colpo sparato accidentalmente dal suo stesso fucile. Non e' stato ancora accertato se lo sparo, che ha provocato all'istante la morte del sessantacinquenne, e' avvenuto a causa di un malore o per altri motivi.

lunedì 29 novembre 2010

Striscia la notizia: gli esami di caccia

La trasmissione TV Striscia la notizia nella puntata di sabato scorso ha trasmesso un memorabile servizio in cui due attori, fingendosi aspiranti cacciatori, si sono rivolti in un’armeria dove un medico compiacente li ha visitati…

GUARDA IL VIDEO

Treviso. Colpo a una gamba, cacciatore muore dissanguato

Treviso. Colpo a una gamba, cacciatore muore dissanguato a Vittorio Veneto

Trovato vicino alla sorgente del Meschio, i familiari avevano
dato l'allarme ieri. Il colpo fatale sarebbe partito dal suo fucile


TREVISO (28 novembre) - Un anziano cacciatore, R.C., di Vittorio Veneto (Treviso), è stato trovato morto dissanguato nei boschi sopra la sorgente del Meschio dalle squadre del soccorso alpino e dei vigili del fuoco che lo stavano cercando da ieri pomeriggio, dopo che la famiglia ne aveva denunciato la scomparsa. L'uomo aveva una ferita ad una gamba provocata pare dal suo stesso fucile da caccia. Sul posto anche i carabinieri che ritengono, sulla base di un primo esame, l'uomo sia morto a causa di un colpo fortuito partito dal suo fucile.
Il cacciatore si era allontanato ieri assieme al suo cane per una battuta nella zona delle sorgenti del Meschio, che abitualmente frequentava. Lì, infatti, i soccorritori hanno trovato la sua auto. In tarda serata poi la scoperta del corpo senza vita del cacciatore in località Forcal.

Fonte: ilgazzettino.it del 28 novembre 2010

Cacciatore spappola muso gatta, veterinario lo salva

Micia riesce a tornare da padroni nonostante le ferite

(ANSA) - TREVISO, 29 NOV - Un cacciatore spara a una gattina e questa, nonostante la mandibola e il palato spappolati da un proiettile, riesce a tornare dai padroni e a salvarsi. Il tutto grazie all'intervento miracoloso di un veteritario. E' la storia di Betty, una piccola micia soriana che vive a Collalto di Susegana (Treviso). I proprietari dell'animale, insieme alla Lac, hanno presentato una denuncia ai Carabinieri contro ignoti.
(ANSA)

In carcere chi disturba i cacciatori!

PARLAMENTO - DISEGNO DI LEGGE CONTRO IL DISTURBO DELLA CACCIA

Disturbare cacciatori e pescatori potrebbe costare la galera. PDL, FLI, UDC e Lega hanno presentato in Senato un disegno di legge, primo firmatario Valerio Carrara, che inserisce nel codice penale l’articolo 660-bis che introduce il reato di «turbativa, di ostacolo ed impedimento agli atti di caccia e pesca» e all’attività degli impienti di cattura della fauna selvatica. Un nuovo reato che verrebbe punito con l’arresto fino a 6 mesi o, in alternativa, con un’ammenda fino a 1.200 euro se a commetterlo è una singola persona; se invece l’ostruzionismo è opera di più persone, allora la pena aumenta e si rischia di finire in galera per un anno, pagando, questa volta obbligatoriamente, una multa che può arrivare fino a 2mila 400 euro (ADN Kronos).

Fonte: Lac newsletter del 29 novembre 2010

domenica 28 novembre 2010

Vicenza. Spara a un cane, cacciatore denunciato

Montebello. Gli ha ammazzato il cane con un colpo di fucile al cuore: «Aveva attaccato il mio, non sapevo cosa fare» si è giustificato. Cosa fare lo sanno invece l'Enpa di Arzignano e i proprietari del povero Pupo, un pastore del Caucaso di 3 anni ucciso da un cacciatore mercoledì pomeriggio in zona Omomorto di Montebello. Visto che contro l'uomo, R.M., residente nella zona, è stata presentata denuncia oltre alla querela dei proprietari dell'animale. L'Enpa si costituirà parte civile.

Tutto inizia quando Marisa Casarotto, che vive nella zona, decide di andare a raccogliere della valeriana in una valletta che dista circa due trecento metri dalla sua abitazione, in direzione Selva. Con sè porta il suo cane Pupo. Mentre la donna raccoglie l'insalata sente una fucilata vicina. Va a vedere e trova l'animale agonizzante con un cacciatore accanto. Colpito al cuore, sotto la zampa anteriore, Pupo muore.

L'uomo ammette di aver sparato ma si giustifica: quel cane aveva attaccato il suo e lui non sapeva cos’altro fare se non sparargli. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione locale e le guardie zoofile dell'Enpa di Arzignano che hanno raccolto i dati, compreso il referto post morten sul cane.

R.M., residente a Gambellara, è stato denunciato in riferimento a quanto prevede la legge 189/2004 che all’articolo 544 BIS: «Chiunque per crudeltà o senza necessità cagiona la morte di un animale e punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi».

L’Enpa, che si costituirà parte civile al processo, ha assicurato assistenza legale gratuita ai proprietari del cane che presenteranno a breve querela contro il reponsabile.

Renzo Rizzi del Cpv, Coordinamento protezionista veneto, intende anche chiedere alla questura il ritiro del porto d'armi per R.M.: l'uomo, in possesso del tesserino per la caccia a nutrie e cinghiali, avrebbe dimostrato di non essere in grado di gestire situazioni critiche con un'arma in mano.

Fonte: ilgiornaledivicenza.it del 27 novembre 2010

venerdì 26 novembre 2010

Galan: la caccia è una passione amata in tutto il mondo

(AGI) - Roma, 26 nov. - Durante la sua visita alla Regione Umbria a Perugia, il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Giancarlo Galan, e' stato invitato a intervenire alla presentazione della ricerca "Gli italiani e la caccia" organizzata dal Cncn (Comitato nazionale caccia e natura) e dall'Associazione Face Italia. "Quello della caccia e' un settore condizionato da ipocrisie e falsita' - ha detto il ministro -. E' sbagliato dire, ad esempio, che la caccia e' in contrasto con l'agricoltura: si puo' cacciare solo quando non ci sono colture a rischio o quando esse non sono in atto.
Abolire la caccia significherebbe semplicemente vietarla a chi non ha i mezzi per andare all'estero. Certo, e' indispensabile rispettare le regole, e anzi, a mio avviso, servirebbe una nuova revisione europea delle norme che la regolano". "Vorrei inoltre ricordare che - continua Galan - l'industria italiana dei fucili da caccia rappresenta un orgoglio nazionale, un'eccellenza senza paragoni della nostra produzione, perche' chiunque desidera possedere un fucile italiano. Chiedo che ci sia rispetto per una passione che provoca in tantissime persone emozioni fortissime. Chiedo rispetto reciproco, soprattutto chiedo che si smetta di definire delinquenti i nostri cacciatori. La caccia si pratica in tutti i Paesi dell'Europa, in tutto il mondo". (AGI) Red/Eli

mercoledì 24 novembre 2010

Messina: tragico incidente di caccia

Casalvecchio. Tragico incidente di caccia: muore l'imprenditore Salvatore Finocchio

CASALVECCHIO (MESSINA) - Incidente di caccia mortale nelle campagne di Casalvecchio Siculo. L’imprenditore edile Salvatore Finocchio, 58 anni, originario della frazione S. Carlo, ha perso la vita durante una battuta di caccia. La tragedia si è consumata intorno alle 13 in contrada Scarpignato. Secondo una prima ricostruzione, sarebbe stato un colpo di fucile partito accidentalmente dal fucile dello stesso imprenditore a ferirlo mortalmente. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione di S. Alessio Siculo e della Compagnia di Taormina. Finocchio era impegnato in una battuta di caccia al cinghiale assieme ai suoi due fratelli. I militari dell’Arma, sotto la direzione del magistrato di turno, Adriana Sciglio, stanno cercando di ricostruire l’esatta dinamica dei fatti.

Fonte: tele90.it del 24 novembre 2010

Treviso. Contadino nega l'accesso al campo a tre cacciatori: preso a botte

In una battuta a Pero di Breda di Piave fagiano cade nel terreno coltivato di un 70enne che protesta e viene aggredito

di Andrea Zambenedetti
TREVISO (24 novembre) - Abbattono un fagiano e per recuperarlo spaccano una gamba al padrone di casa. È successo alle 8 di domenica mattina in via Marche a Pero di Breda di Piave. Le doppiette fanno fuoco e il fagiano cade impallinato in un campo coltivato a radicchio di proprietà del settantenne Mario Zabotto.

Alla battuta partecipavano in tre: quando gli uomini con il fucile in spalla arrivano nel fondo di proprietà di Zabotto, il pensionato fa presente che quel fagiano è caduto in un campo coltivato, e nei campi coltivati la caccia non è consentita. I tre non vogliono sentir ragioni e pretendono di entrare comunque nella proprietà per recuperare l’uccello. Il diverbio si inasprisce perchè la loro maleducazione è così lampante che Zabotto non intende cedere di un millimetro. Così dalle parole grosse il tono dello scontro si sposta sul piano personale. Gli animi si surriscaldano a tal punto che il gruppetto viene alle mani col proprietario: calci, spintoni, pugni. Tutto per far valere le proprie ragioni.

Alla fine della zuffa Zabotto finisce a terra e cade male. L’età non aiuta. Al Pronto soccorso, dopo le cure del caso, gli viene consegnato un certificato medico con prognosi di 40 giorni per frattura a una gamba, oltre a contusioni ed ecchimosi. L’episodio riapre il dibattito tra favorevoli e contrari alla caccia, che mai come in questa stagione è partita con così tanto clamore. La scorsa settimana a Tezze di Vazzola un cacciatore era stato denunciato per aver premuto il grilletto vicino alle abitazioni. A Zerman di Mogliano, nella prima domenica venatoria, un cacciatore aveva centrato l'amico con i pallini del suo fucile, incidente che aveva costretto la questura ad avviare una seria revisione delle licenze di porto d'arma emesse in provincia di Treviso.

Ora il fattaccio di Breda di Piave. «Dovrebbero permettere agli Ambiti di valutare le persone che possono e quelle che non possono cacciare -spiega Sandro Cenedese, presidente dell'Atc (Ambito territoriale caccia) di San Biagio che comprende Breda di Piave - Non è possibile che avvengano simili episodi. Dipendesse da me non permetterei più a queste persone di entrare nella zona di mia competenza. Purtroppo è un potere che noi non abbiamo». Il problema, per quanto riguarda i tre energumeni di Pero, verrà presto superato: appena la vittima della loro aggressione formalizzerà la denuncia, i carabinieri di Maserada entreranno in azione. Le ipotesi di reato sono lesioni personali e violazione di proprietà privata. Guai con la giustizia assolutamente garantiti, dunque. Come il ritiro della licenza e il sequestro di fucili e munizioni. D’ora in poi, se vogliono, andranno solo a funghi.

Fonte: ilgazzettino.it del 24 novembre 2010

Multe e sequestri della Polizia Provinciale di Terni

Gli agenti del Capitano Gervasio Gialletti hanno comminato sanzioni per 1600 euro circa, sequestrati 2 fucili e 3 capi di selvaggina

TERNI - La Polizia provinciale ha eseguito da ottobre ad oggi numerosi controlli sul rispetto delle norme che regolano l'attività venatoria, verificando, fra questi, anche 80 appostamenti fissi di caccia alla migratoria e al colombaccio. Gli agenti di Palazzo Bazzani, comandati dal capitano Gervasio Gialletti, hanno elevato complessivamente 6 multe fra Narni, Otricoli e Baschi. Tre sanzioni sono state comminate per irregolarità degli appostamenti, mentre le restanti per altre tipologie di violazioni delle norme, in particolare per il mancato rispetto delle distanze dalle strade, per non aver annotato la selvaggina abbattuta e per caccia al cinghiale fuori dal settore assegnato. L'importo complessivo delle sanzioni ammonta 1.650 euro con l'aggiunta del sequestro di 2 fucili e 3 capi di selvaggina illecitamente abbattuta. "I controlli dalla Polizia provinciale - dichiara l'assessore alle Politiche venatorie Filippo Beco - rientrano nelle attività volte a garantire sicurezza e rispetto delle regole. La finalità principale non è comunque quella di reprimere, bensì di assicurare il corretto svolgimento dell'attiità venatoria nell'interesse di tutti. A tale proposito l'amministrazione, in collaborazione con le associazioni venatorie, ha deciso di incrementare il numero delle guardie volontarie. Tale misura è stata presa in stretto coordinamento con le realtà associative che operano nel settore e con le quali si procederà nei prossimi giorni ad un incontro per stabilire insieme le modalità operative e verificare, ove se ne riscontrasse la necessità, l'opportunità di procedere a corsi di formazione per i volontari.

Fonte: tuttoggi.info del 24 novembre 2010

lunedì 22 novembre 2010

Ekoclub = Federcaccia? Ma và???

Interrogazione Papa (pdl) su Ekoclub
C.4/09542 Camera, interrogazione a risposta scritta di Alfonso PAPA (PdL) presentato il: 18/11/2010


PAPA. – Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’economia e delle finanze, al ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. – Per sapere – premesso che:
il 26 giugno 1992 con decreto ministeriale registrato alla Corte dei conti il 15 luglio 1992, registro n. 2 ambiente, foglio n. 299, l’organizzazione denominata «Ekoclub» fu individuata tra le associazioni di protezione ambientale e, come tale, ammessa a beneficiare di interventi dello Stato e della possibilità di usufruire del 5 per mille Irpef e chiedere contributi a regioni, province, comuni, consorzi ed enti vari;
tale riconoscimento avvenne dopo oltre quattro anni, quando il 23 febbraio 1988 fu respinta analoga domanda perché «Ekoclub» non aveva caratteri di associazione ambientale;
«Ekoclub» dovrebbe caratterizzarsi esclusivamente come associazione con dirigenti e sedi distinte e separate da altre organizzazioni similari o che appaiono all’opinione pubblica addirittura in contrasto con i suoi fini statutari qual’è, per la maggior parte dei cittadini, la federazione italiana della caccia, FIDC;
risulta dal sito ufficiale dell’Associazione che la sede nazionale di «Ekoclub»
è negli stessi locali della sede nazionale della Federazione italiana della caccia a Roma in via Salaria n. 298/a, a quanto consta all’interrogante, l’affitto è interamente a bilancio della FIDC e la quasi totalità delle sedi periferiche si identificano con quelle della FIDC che si assume tutti gli oneri;
la maggior parte dei dirigenti FIDC o suoi tesserati sono anche dirigenti «Ekoclub». Il presidente nazionale «Ekoclub» Fabio Massimo Cantarelli di Parma è anche componente del collegio del consiglio dei sindaci Federcaccia, Stefano Merighi del collegio di Probiviri è al medesimo tempo Presidente regionale FIDC dell’Emilia Romagna dove ha sostituito Paolo Pini divenuto membro del Consiglio di presidenza nazionale della FIDC, Ottorino Zanellati consigliere «Ekoclub» sarebbe, a quanto risulta all’interrogante, dirigente della FIDC di Ferrara, il revisore contabile Neri avrebbe un incarico, sempre a quanto consta all’interrogante, presso la FIDC di Cesena. Inoltre come risulta dal sito internet «Ekoclub», molti presidenti avrebbero l’indirizzo di posta elettronica della FIDC ed il tesseramento avverrebbe a quanto risulta all’interrogante, nelle sezioni FIDC;
lo scorso anno la FIDC sembrerebbe che abbia erogato contributi all’«Ekoclub» per somme significative;
sui periodici il Cacciatore Italiano e Caccia e Tiro, editi da Greentime, società editoriale della FIDC con sede a Bologna, ogni anno, in prossimità della dichiarazione dei redditi, compaiono inviti a versare il 5 per mille a favore di «Ekoclub»;
«Ekoclub» nomina i propri membri negli organismi di gestione e controllo della caccia e di fatto sussiste, a giudizio dell’interrogante, un ingiustificabile privilegio della FIDC sia rispetto alle altre organizzazioni di cacciatori, che alle organizzazioni naturalistiche -:
se siano a conoscenza dei fatti riportati in premessa;
se sia fatta luce su finanziamenti e contributi concessi all’«Ekoclub» dallo Stato e dall’Unione europea;
se non intendano adottare misure urgenti al fine di escludere «Ekoclub» dal diritto di usufruire del 5 per mille.
(4-09542)
http://parlamento.openpolis.it/singolo_atto/61400

Belluno. Uccise per errore l’amico di caccia. Un mese dopo gli sparano: è grave

Nuovo incidente: in battuta c’erano anche i parenti della prima vittima
COMELICO SUPERIORE (Belluno) — Stesso luogo, stesso incidente. Solo che questa volta la vittima è lui, Fabio De Lorenzo, il 44enne che lo scorso mese in alto Comelico uccise il suo migliore amico, Renzo Alfarè Lovo, centrandolo durante una battuta di caccia al camoscio con un colpo di carabina partito accidentalmente. Ieri pomeriggio l’incidente si è ripetuto, esattamente un mese dopo il precedente, non più sul gruppo del Propera ma in località Pian de la Mola. Molte, forse troppe, le coincidenze con quel fatto. Questa volta sarebbero stati quattro i cacciatori che hanno preso parte alla battuta, tra cui, oltre a De Lorenzo, anche il figlio di Alfarè Lovo, Claudio, di appena vent’anni, e suo cugino, anch’egli poco più che vent’enne. Il quarto sarebbe un’amico dei due giovani, a quanto pare l’unico dei quattro che aveva il fucile (a De Lorenzo era stata sospesa la licenza). Il fatto è avvenuto ieri pomeriggio, in alto Comelico, poco dopo le 16. I tre erano usciti per una battuta di caccia, questa volta al cervo. Stando alle prime ricostruzioni effettuate dai carabinieri di Auronzo, Fabio De Lorenzo sarebbe stato colpito da un colpo di fucile partito da una distanza di poco superiore ai cento metri. L’uomo si sarebbe allontanato dal compagno incaricato di sparare per avvicinarsi a un animale nascosto nella vegetazione e impaurirlo, facendolo uscire allo scoperto per poter essere colpito dagli amici. Sempre secondo le prime ricostruzioni De Lorenzo si sarebbe nascosto dietro un cespuglio e, una volta scelto il momento, sarebbe uscito allo scoperto scuotendo alcuni rami per far fuggire l’animale. E’ qui che il cacciatore, non è dato sapere chi abbia sparato degli altri tre, ha fatto partire il colpo che ha centrato alla schiena De Lorenzo, stramazzato subito a terra trapassato da parte a parte all’altezza dell’addome.

La chiamata effettuata da uno dei due compagni della battuta è arrivata al Suem di Pieve di Cadore poco dopo le 16. Sul posto sono stati subito inviati l'elicottero e una squadra del soccorso alpino della Val Comelico, in caso l'elicottero non fosse riuscito a portare a termine l'intervento a causa delle condizioni instabili del tempo. Il cacciatore, cosciente, è stato imbarellato e recuperato dal tecnico del soccorso alpino di turno con l'equipaggio utilizzando un verricello. Subito dopo è stato trasportato all'ospedale di Pieve, dove è stato soltanto stabilizzato per poi essere subito trasferito all’ospedale di Belluno. Qui l’uomo è stato sottoposto a un’operazione durata oltre quattro ore e a tarda sera lottava ancora tra la vita e la morte. La voce di un nuovo incidente di caccia con ancora protagonista De Lorenzo si è sparsa in poco tempo in tutto il paese: «Sono senza parole - spiega incredulo il sindaco di Comelico superiore, Mario Zandonella Necca -. Un conto è parlare di coincidenza, ma che uno dopo un mese da quello che è successo torni a caccia per giunta con il figlio di Alfarè Lovo e succede questo… Dire che è un fatto increscioso è poco». Ieri sera, all’ospedale di Belluno, tra i parenti di De Lorenzo c’era chi ricordava che il figlio di Alfarè Lovo, nonostante l’incidente, gli chiedesse spesso di andare a caccia insieme. De Lorenzo avrebbe tentato di declinare gli inviti e poi, mosso dai sensi di colpa, avrebbe accettato. Il giallo è ben lontano dall’essere risolto, i dubbi e le voci si moltiplicano in tutto il Bellunese ma per il momento le forze dell’ordine e la magistratura mantengono il più stretto riserbo sulla vicenda. Per ora è solo un tragico incidente, una sfortunata coincidenza.

Bruno Colombo
22 novembre 2010

Fonte: corrieredelveneto.it del 22 novembre 2010

Grosseto. Spara al cinghiale e ferisce due cacciatori

SCANSANO. Ha esploso due colpi di fucile pensando di colpire un cinghiale, e invece le palle asciutte hanno colpito, fortunatamente soltanto di striscio, due compagni di squadra. È successo ieri a Poggio Ferro. Un uomo di 79 anni e un altro di 65, entrambi di Scansano, sono stati ricoverati al Misericordia, ma le loro condizioni non sono gravi. Erano nella macchia durante una battuta di caccia al cinghiale, quando un loro compagno di squadra di 59 anni della provincia di Verona, ha esploso i due colpi. Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Scansano. Il cacciatore rischia la denuncia per lesioni colpose.

Fonte: il tirreno del 21 novembre 2010

domenica 21 novembre 2010

Pavia: spari vicino alle case

MONTECALVO. Spari in mezzo alle case, cartelli stradali vandalizzati a colpi di pallini. L’invadenza di alcuni tipi di cacciatori nelle zone di collina sta diventando difficile da sopportare. «Se non verranno trovate soluzioni, con nuovi regolamenti da parte delle istituzioni regionali e provinciali, siamo pronti a emettere ordinanze come sindaci»: a parlare sono i sindaci di Golferenzo, Montecalvo Versiggia, Santa Maria della Versa e Rocca de’ Giorgi. In genere le doppiette vengono da fuori: Alessandria, Bergamo e Brescia, ma anche dalla Liguria. Come i due genovesi recentemente multati dalle guardie venatorie volontarie perché sorpresi a sparare nel cortile di un’abitazione privata. «Intollerabile che accadano fatti del genere - commenta il sindaco di Montecalvo Versiggia, Roberto Delmonte - non è ammissibile che non ci sia rispetto per i residenti e che non vengano osservate elementari regole di senso civico». Più o meno un mese fa, nella zona di Santa Maria della Versa i vetri di una seconda casa (appartenente a due famiglie della zona ora residenti a Milano) erano stati infranti da pallini sparati con un fucile da caccia. A Stradella la protesta era arrivata da alcune famiglie residenti nelle frazioni di Torrino di Sotto e Torrino di Sopra. Intemperanze da parte di cacciatori oppure una sorta di psicosi anti-caccia da parte dei residenti? «Quando ci sono cacciatori che sparano dai finestrini delle auto - fa sapere Marino Scabini, sindaco di Golferenzo - significa che è stato perso il senso della misura. La gente ha paura e bisogna intervenire». Nella fascia di territorio di media collina, denominata ATC5 (ambito territoriale di caccia n.5), arrivano cacciatori anche da Bergamo, Brescia e da Genova. Si tratta di una zona ampia, ma per diversi motivi i cacciatori si concentrano tutti in una fetta di territorio troppo piccola per poter ospitare così tanti appassionati. «Ci sono stati anche episodi di vandalismo, con segnaletiche stradali crivellate dai pallini - evidenzia Angelo Villani, il sindaco di Rocca dè Giorgi - anche se nel mio comune il fenomeno è un po’ meno accentuato grazie alla riserva del conte Vistarino. In ogni caso, il problema c’è e va affrontato insieme, per sensibilizzare l’opinione pubblica e soprattutto per salvaguardare la sicurezza dei cittadini». L’invasione di cacciatori provenienti da fuori provincia o anche da altre regioni non è un fenomeno nuovo. «Vengono da fuori - commenta un agricoltore del luogo - non rispettano l’ambiente nè i residenti».
Pierangela Ravizza

Fonte: laprovinciapavese.it del 19 novembre 2010

Parco Sirente-Velino. Sorpresi a stanare gli animali con radio e cani, si sospetta la complicità coi cacciatori

Massa d’Albe. Operazione della Forestale nel Parco Sirente-Velino. Il direttore Di Nino: «Comportamenti da reprimere»

Disturbano la fauna selvatica, denunciati

Sorpresi a stanare gli animali con radio e cani, si sospetta la complicità coi cacciatori


FEDERICO CIFANI
MASSA D’ALBE (L'AQUILA). Tre persone sono state denunciate per atteggiamento di caccia e disturbo della fauna selvatica. I fatti si sono svolti in località Punta Canale, nel comune di Massa d’Albe, all’interno del Parco Sirente Velino. Dotati di radio erano intenti a far uscire dal perimetro dell’area protetta gli animali selvatici. Mentre uno di loro sorvegliava la strada, stando al resoconto della Forestale, gli altri spaventavano gli animali spingendoli a valle. Poi una volta fuori dal territorio del Parco i complici cacciatori avrebbero potuto abbattere la selvaggina. Questo sempre stando alle supposizioni degli agenti. Una pratica diffusa nel territorio, questa volta fermata dagli uomini del comando Forestale di Magliano dei Marsi bis. Gli agenti li hanno osservati per diverso tempo e al momento opportuno sono scattate le denunce. A nulla sono quindi valse le scuse dei tre, residenti del posto, che hanno cercato di difendersi: «Stavamo facendo una passeggiata». Il Parco si costituirà parte civile all’eventuale processo. «Il nostro intento è sempre stato quello di veicolare cultura e attenzione all’ambiente ma questi comportamenti devono essere fermati in modo repressivo. Un’azione» ha detto Oremo Di Nino, direttore del Parco Sirente Velino «che sarà rafforzata su tutto il territorio anche grazie alla collaborazione con i centri territoriali ambientali, mentre un sentito ringraziamento va a gli uomini che hanno operato in questo caso». Il comando Forestale di Magliano dei Marsi bis lavora a stretto contatto con i vertici del Parco ed è uno dei cinque Cta del Parco Sirente Velino.

Fonte: Il Centro del 20 novembre 2010

venerdì 19 novembre 2010

Treviso. Cacciatore ammazza il suo cane, non rispondeva al richiamo

Col colpo il 70enne di Vazzola ha rischiato di centrare anche un agricoltore

VAZZOLA – Il cane non ritornava al suo richiamo mentre stavano a caccia e lui spazientito gli ha sparato uccidendolo all’istante. I pallini sparati dal cacciatore per colpire l’animale hanno sfiorato un agricoltore 35enne che stava nel suo vigneto per potare le piante a poca distanza.

È accaduto questa mattina nella campagna di via Prati a Tezze di Vazzola. Il cacciatore è un 70enne del luogo. Tra i due è scoppiato un litigio, a quanto pare l’anziano cacciatore pretendeva di aver ragione.

L’agricoltore ha avvertito immediatamente i carabinieri che sono arrivati poco dopo sul posto. Il 70enne è stato denunciato per uccisione e maltrattamento di animali, oltre che per esplosioni pericolose ed ingiurie.

Il fucile utilizzato è stato posto sotto sequestro. A casa il cacciatore aveva altri 14 fucili ed una pistola, tutte armi legalmente detenute. Potrebbe essergli revocata la licenza di caccia.

Matteo Ceron

Fonte: oggitreviso.it del 18 novembre 2010

giovedì 18 novembre 2010

Caramanico Terme, faina uccisa e appesa al cartello del Parco della Majella


Pescara. Una scena agghiacciante è quella che si è rivelata agli occhi degli abitanti di S.Tommaso, piccola frazione del Comune di Caramanico Terme, quando nella notte fra martedì e mercoledì hanno visto il cadavere di una faina pendere per la coda da una corda legata ad un'insegna del Parco Nazionale della Majella.

Prime ipotesi lasciano pensare che il gesto sia una macabra manifestazione di protesta da parte di cacciatori o agricoltori nei confronti dello stesso Ente Parco.
Alcuni abitanti del luogo riferiscono della presenza di bracconieri che da anni piazzano trappole non consentite, i cosiddetti ‘lacci’, per catturare esemplari di cinghiali e di altre specie. Ma oltre a questi individui criminali, anche i cacciatori e gli agricoltori della zona si sarebbero spesso lamentati presso la direzione del Parco per regolamenti restrittivi o per le incursioni degli animali protetti presso orti e coltivazioni. Non sono mancati, in passato, ritrovamenti di cervi feriti e presso i residenti è diffusa la convinzione che i gravi incendi degli ultimi anni siano da ricondurre alle stesse motivazioni.
La notizia è circolata rapidamente anche su Facebook, dove alcuni denunciano: “Questo è una delle tante crudeltà che commettono i bracconieri di S. Tommaso, Caramanico e paesi limitrofi: uccidere un animale indifeso e mostrarlo come trofeo come rivalsa nei confronti del Parco della Majella”.

Daniele Galli

Fonte: cityrumors.it del 18 novembre 2010

mercoledì 17 novembre 2010

Beppe Grillo e i morti di caccia

Ai morti sul lavoro o "assassinati sul lavoro" e ai morti in carcere o "assassinati in carcere" va aggiunta la categoria, ormai folta, dei morti di caccia o "assassinati in campagna". L'ultimo è un cercatore di funghi di 47 anni, che lascia una moglie e due figli di 8 e di 10 anni. Era un infermiere, si chiamava Giampaolo Piomboni. Si trovava dietro a un cespuglio. Il cacciatore lo ha scambiato per una lepre: "Ero convinto che lì ci fosse l'animale e ho sparato. Poi ho sentito un grido". Giampaolo è stato colpito al petto nella sua ultima domenica in una passeggiata nei boschi intorno ad Arezzo. In una stagione di caccia, oltre al massacro di centinaia di migliaia di animali, vengono abbattuti 50 esseri umani e feriti un'ottantina. La guerra è qui, non in Afghanistan o in Iraq. Un artigliere a Kabul è più al sicuro di chi fa una passeggiata in campagna. Questa strage deve finire.

Fonte: beppegrillo.it del 17 novembre 2010

martedì 16 novembre 2010

Grosseto. Ferisce lo zio a caccia

Ferisce lo zio a caccia L’uomo, 62 anni, preso con un colpo di rimbalzo #Il dramma nel bosco di Batignano, poi la corsa in ospedale. Indaga la procura



FEDERICO LAZZOTTI
GROSSETO. Un colpo di rimbalzo, una traiettoria beffarda nel bosco di Batignano. Finisce in dramma una battuta di caccia al cinghiale in famiglia, con lo zio ferito e il nipote in piedi con il fucile in mano. Fausto C., 62 anni grossetano, è ricoverato da sabato mattina nel raparto di Ortopedia dell’ospedale Misericordia con una profonda ferita alla coscia sinistra.
Adesso toccherà alla Procura di Grosseto, che ieri ha ricevuto il fascicolo, aprire un’inchiesta per verificare quello che è successo intorno alle 9.30 quando lo zio e il nipote erano insieme nel bosco.
Per il momento, l’unica certezza è che il ferito si è presentato al pronto soccorso del Misericordia intorno alle 11 con una ferita da arma da fuoco. «Eravamo a caccia - ha raccontato ai medici che lo hanno soccorso - quando un colpo è rimbalzato e mi ha ferito». Sarebbe stato lo stesso sessantaduenne a indicare il nipote come lo sfortunato protagonista dello sparo che lo ha colpito.
Dopo l’incidende, insieme, sarebbero usciti dal bosco e e raggiunto la macchina a bordo della quale sono arrivati al pronto soccorso. L’uomo è stato operato lo stesso giorno e poi trasferito nel reparto di Ortopedia. «Ha una prognosi di venticinque giorni», spiegano i medici.
L’ipotesi di reato con cui verosimilmente sarà aperto il fascicolo è quella di lesioni colpose. Gli inquirenti probabilmente ascolteranno sia il ferito che colui che avrebbe premuto il grilletto del fucile. E non è escluso che nei prossimi giorni effettuino un sopralluogo nella zona dell’incidente e dispongano anche una perizia sul fucile del giovane.
Solo così, gli investigatori potranno ricostruire con una certa sicurezza quello che è successo sabato mattina nel bosco di Batignano quando una battuta di caccia si è trasformata in un dramma familiare.
Solo tre giorni prima, pochi chilometri più a nord, si era consumata la tragedia di Mirko Bartolini morto a caccia per un problema al cuore davanti agli occhi del padre lungo la strada che costeggia il bosco di Piantavarne. «Mi sento male, aiutatemi», sono state le sue ultime parole prima di accasciarsi al suolo.
Cinquanta minuti non sono bastati ai sanitari per far ripartire il suo cuore ferito. Bartolini, conosciutissimo a Campagnatico dove faceva il macellaio, è stato tumulato nel cimitero dell’Arcille dopo il funerale che si è tenuto sabato, solo poche ore dopo il dramma nel bosco di Batignano che adesso gli inquirenti dovranno cercare di ricostruire.

Fonte: iltirreno.it del 16 novembre 2010

Grosseto. Una “doppietta pentita” accusa: si spara a caso

A caccia solo con amici fidati Troppi morti, una “doppietta pentita” accusa: si spara a caso.
Quattro vittime in un anno: non si tratta solo di fatalità


CARLO BARTOLI
Quattro morti e una lunga scia di incidenti, anche perché troppo spesso si spara in maniera avventata. Nonostante la progressiva riduzione del numero degli appassionati, l’attività venatoria continua a provocare ferimenti e morti. Anche se la passione per la caccia, come riconosce Giorgio Barsanti della Federcaccia livornese, va esaurendosi nelle giovani generazioni, l’impatto degli incidenti è comunque forte. «Hanno preso sempre più piede le battute al cinghiale che rappresentano il tipo di caccia più pericoloso, sia per il tipo di armi usate, sia per il fatto che alle battute partecipano squadre molto più numerose. E l’affollamento, insieme all’inesperienza, può essere una miscela temibile».
Ne è testimone Massimo Lawley, un cacciatore di lungo corso che ha vissuto da vicino la tragedia che è costata la vita a Giuseppe Orlando, abbattuto da una fucilata nella tenuta dei conti della Gherardesca. Dopo 53 anni di attività venatoria, Lawley ha detto basta alle battute con compagnie occasionali, sia pure blasonate o altolocate.
Cos’è accaduto?
«Dopo una tragedia del genere qualcosa ti scatta dentro. Anche se si è consapevoli che la fatalità può accadere in qualsiasi momento della tua vita, capisci che è assurdo morire così».
E cos’è cambiato in lei?
«Ho smesso di andare a caccia con certe persone: adesso vado esclusivamente con gli amici fidati. Di loro sono certo, so esattamente come si comportano. La fatalità è sempre in agguato, ma diventa più probabile quando non si capisce cos’è la caccia e si imbraccia un fucile con leggerezza. Non si spara così, solo sentendo o vedendo qualcosa che si muove, si preme il grilletto solo se si sa a cosa si spara».
No al grilletto facile, insomma?
«E’ importante divertirsi, ma bisogna essere coscienti di quanto si sta facendo. Io non ho mai rischiato, anche perché preferisco lasciar passare due cinghiali o due fagiani se non sono certo di cosa sto facendo».
Cos’è per lei la caccia?
«E’ stare insieme agli amici, passare una giornata nella natura, non sparare a caso».

Fonte: iltirreno.it del 16 novembre 2010

lunedì 15 novembre 2010

Arezzo. Cacciatore uccide cercatore funghi

Incidente avvenuto nell'aretino durante una battuta di caccia

(ANSA) - AREZZO, 14 NOV - E' stato ucciso da un colpo sparato con un fucile a pallini da un cacciatore un uomo di 47 anni, aretino, sposato e con due figli. L'uomo era andato a cercare funghi tra i boschi di San Fabiano e San Polo, nel comune di Arezzo, dove, intorno alle 8.10, e' avvenuto l'incidente di caccia. A chiamare i soccorsi e' stato lo stesso cacciatore che era andato a caccia insieme ad alcuni amici. L'uomo e' stato poi denunciato dalla polizia per omicidio colposo.

domenica 14 novembre 2010

Fermo. Ucciso cacciatore scambiato per cinghiale

Tragedia nel Fermano, ucciso durante una battuta di caccia al cinghiale

FERMO (14 novembre) - Tragedia nel primo pomeriggio di ieri nelle campagne del Fermano, al confine fra i Comuni di Fermo e Monterubbiano. Un cacciatore al cinghiale di 45 anni, Gabriele Scartozzi, residente a Monterubbiano, è stato ucciso da un altro partecipante alla battuta di caccia.
Secondo una prima ricostruzione dell'incidente, l'uomo era addetto a tenere i contatti radio con gli altri cacciatori e, accortosi della presenza di un animale, avrebbe lanciato l'allarme via radio. Un collega, sentendo i suoi richiami e vedendo muoversi alcune fronde di un cespuglio, ha sparato un colpo uccidendo Scartozzi. La vittima è un imprenditore agricolo. Sul caso un'inchiesta della procura di Fermo.

Fonte: corriereadriatico.it del 14 novembre 2010

sabato 13 novembre 2010

Lazio: sospeso il calendario venatorio!

Il TAR del Lazio, sezione I ter, visto il ricorso di WWF, LAV, LAC, ENPA e LIPU, con ordinanza dell'11 novembre 2010, depositata il 12 novembre 2010, ha sospeso il calendario venatorio della Regione Lazio per la stagione venatoria 2010-2011. Il TAR ha ribadito che la tutela della fauna è competenza esclusiva dello Stato; le Regioni possono solo incrementare e non diminuire il grado di tutela; i pareri resi dall'ISPRA possono essere disattesi solo con osservazioni motivate, che mancano nel caso specifico. Ha inoltre osservato che le dissonanze tra il calendario venatorio ed il parere dell'ISPRA non sono rilevanti al fine della sospensione cautelare per quanto riguarda le date di apertura, essendo le date ormai trascorse, mentre sono rilevanti le dissonanze relative alle date di chiusura, per cui si impone il riesame del calendario venatorio per le date di chiusura con adeguato supporto motivazionale, in difetto di che l'attività venatoria si dovrà ritenere non consentita nei periodi compresi tra le date di chiusura indicate dall'ISPRA e quelle previste nel calendario.

Fonte: Lac newsletter del 12 novembre 2010

venerdì 12 novembre 2010

92 senatori del Popolo della Libertà contro Brambilla e per la caccia

CACCIA. ORSI A BRAMBILLA: SUE PROPOSTE NON SONO CONDIVISE

"Abbiamo raccolto in poche ore 92 firme di colleghi non richiedendo
sottoscrizioni ai membri del governo ed alla presidenza del gruppo, per
ovvie ragioni di opportunita' politica. Credo che il ministro del
Turismo Michela Vittoria Brambilla debba prendere atto che le sue
proposte sulla caccia non sono condivise dalla stragrande parte dei
parlamentari del nostro partito". Cosi' il senatore del gruppo Pdl,
Franco Orsi. "Abbiamo iniziato questa mattina la raccolta di firme sul
medesimo documento alla Camera dei Deputati, dove ci attendiamo la
medesima larga adesione- dice Orsi- in questi difficili momenti credo
non sia opportuno lanciare guerre di religione che lacerano il nostro
partito e mettono in discussione quella larga parte del consenso del
mondo venatorio, che ci ha sempre sostenuto".

Fonte: PDL Senato dell'11 novembre 2010

Unione Europea - Italia nuovamente condannata

UNIONE EUROPEA - ITALIA NUOVAMENTE CONDANNATA

Nella causa avanti alla Corte di Giustizia (quarta sezione) n. C-164/09 tra la Commissione europea e la Repubblica italiana, è stata pronunciata l'11 novembre 2010 la seguente condanna:

1) Poiché la Regione Veneto ha adottato e applicato una normativa che autorizza deroghe al regime di protezione degli uccelli selvatici senza rispettare le condizioni stabilite all’art. 9 della direttiva del Consiglio 2 aprile 1979, 79/409/CEE, concernente la conservazione degli uccelli selvatici, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza dell’art. 9 di tale direttiva.

2)La Repubblica italiana è condannata alle spese.

Fonte: newsletter LAC dell'11 novembre 2010

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CACCIA: CORTE UE CONDANNA ITALIA, LEGGE REGIONALE VENETO VIOLA DIRETTIVE

Bruxelles, 11 nov. - Italia condannata dalla Corte di giustizia dell'Unione Europea sulla caccia: secondo quanto stabilito dai giudici riuniti a Lussemburgo, la regione Veneto ha adottato e applicato una normativa che autorizza deroghe al regime di protezione degli uccelli selvatici senza rispettare le condizioni stabilite dalla direttiva 79/409/Cee, concernente la conservazione degli uccelli selvatici.

La direttiva vieta in maniera generale di uccidere o di catturare tutte le specie di uccelli viventi allo stato selvatico nel territorio europeo, ma autorizza deroghe nell'interesse della salute e della sicurezza pubblica, della sicurezza aerea, per prevenire gravi danni alle colture, al bestiame, ai boschi, alla pesca e alle acque, per la protezione della flora e della fauna, ai fini della ricerca, per consentire la cattura, la detenzione o altri impieghi di determinati uccelli in piccole quantità. Le deroghe devono menzionare le specie che ne sono oggetto, i mezzi, gli impianti e i metodi di cattura o di uccisione autorizzati, le condizioni di rischio e le circostanze, l'autorità competente per i controlli.

«Tutto questo non è avvenuto con la legge regionale del Veneto 13/2005, che ha autorizza deroghe al regime di protezione degli uccelli selvatici senza rispettare le condizioni stabilite dalla direttiva, dal momento che le specie di cui è autorizzata la caccia sarebbero identificate in via generale ed astratta e senza limiti temporali. »Il limite massimo di soggetti abbattibili nella regione Veneto poi, non sarebbe conforme alla nozione di «piccole quantità». Infine, la Corte ha constatato che la legge n. 13/2005 autorizza la caccia di specie che non rientrano nella direttiva.

Fonte: Nap/Opr/Adnkronos dell'11 novembre 2010

Caccia in deroga. La Corte Europea condanna il Veneto

"Il prossimo passo, se le deroghe non hanno fine, sono le sanzioni economiche".
"Disastrosa la situazione della caccia italiana: Prestigiacomo, Galan e il Presidente Zaia non possono più esimersi dall'intervenire".

"Era una sentenza attesa ed oggi è arrivata, e come prevedibile è stata di dura condanna per gli abusi commessi dal Veneto in fatto di caccia".
Lo dichiarano in una prima nota a caldo le associazioni Animalisti Italiani,Enpa, Lav, Legambiente, Lipu e WWF Italia a proposito della condanna della Corte europea di giustizia inflitta alla regione Veneto in tema di caccia in deroga agli uccelli protetti.

"Si tratta di un nuovo pesante smacco per la cattiva caccia italiana e in particolare per la Regione Veneto, che in questi anni ha ripetutamente violato la
direttiva, come dimostrato da procedure di infrazione e sentenze della Corte, e che continua a violarla, visto che anche quest'anno, per l'ennesimo consecutivo, la regione ha autorizzato l'abbattimento di
uccelli protetti non cacciabili, ignorando il rischio della condanna."

"La sentenza della Corte europea, unitamente a quella dello scorso luglio contro la Repubblica italiana, apre ora una nuova fase nell'annosa vicenda della caccia in deroga, ponendo la regione Veneto e in generale l'Italia ad un passo dalle sanzioni economiche, che, in assenza di correzioni radicali, saranno la prossima decisione della Corte.

"A questo punto appare inevitiabile che Zaia fermi le deroghe attualmente in
atto in Veneto e che i ministri Prestigiacomo e Galan e in generale il Governo italiano intervengano con rapidità e fermezza, per porre fine all'anarchia pura che governa gran parte della caccia italiana, tra deroghe,inapplicazioni, infrazioni e illegittimità costituzionali".

Comunicato stampa dell'11 novembre 2010
Animalisti italiani, Enpa, Lav, Legambiente, Lipu, WWF Italia

Piacenza. 170 verbali per caccia illegale

Sparava ai caprioli con munizioni “spezzate”, cartucce cariche di pallini di piombo che inducono terribili sofferenze pre-morte agli ungulati. Un colpo ha centrato a morte un animale, fatto che ha innescato la sanzione penale e la segnalazione in procura di un 25enne, da parte del nucleo di tutela faunistica della polizia provinciale. Al cacciatore, sprovvisto di regolare permesso per la caccia di selezione agli ungulati, è stata comminata anche una sanzione pecuniaria e gli sono stati sequestrati: armi, munizioni e il cadavere dell'animale, ora a disposizione dell'autorità giudiziaria. L'episodio è accaduto domenica scorsa a Colle San Giuseppe (Alseno) ed è l'ultimo aggiornamento di una lunga sequenza di operazioni messe a segno dal corpo di via Garibaldi con la collaborazione delle forze dell'ordine e delle guardie giurate venatorie volontarie, 250 occhi puntati sul territorio coordinati dalla polizia provinciale.

E proprio il team composto da polizia provinciale, carabinieri, e Guardie venatorie, ha consentito giovedì scorso anche di bloccare e sanzionare l'attività – in corso – di una squadra di cacciatori di cinghiali non autorizzati in alta Valchero. Dotati di attrezzature (radio ricetrasmittenti e armi specifiche) e provvisti di regolare abilitazione, non rispettavano gli obblighi di alta visibilità (la legge prescrive l'utilizzo di giubbini rifrangenti del tutto identici a quelli previsti dal codice stradale), non avevano provveduto a comunicare alla popolazione la loro presenza in valle e praticavano l'attività venatoria in un giorno non consentito. La pratica è infatti prevista unicamente il mercoledì, il sabato e la domenica, fatta eccezione per gli abbattimenti autorizzati. Il caposquadra, individuato e fermato dall'ispettore Roberto Cravedi, dovrà pagare una salata sanzione pecuniaria.

Aumentano inoltre gli episodi di utilizzo illegale delle carabine ad aria compressa. “Si tratta – spiega Cravedi – di armi che fino al 2001 erano equiparate a quelle comuni da sparo.

Da quell'anno la normativa è cambiata, ne prevede la libera vendita (per potenze uguali o inferiori ai 7,5 Joule) ma non il libero utilizzo. E' infatti concesso il trasporto (se riposte nella custodia e scariche) ma non il porto (che ne identifica “l'immediata disponibilità”). Queste armi vanno utilizzate in ambienti chiusi o nei poligoni di tiro”. Domenica 26 settembre – segnala l'ispettore – un 50enne è stato bloccato alla Farnesiana, tra la tangenziale e il distributore Agip, mentre, dalla sua auto, sparava ai fagiani presenti nella zona. L'uomo, accesi quattro lampeggianti, sostava in corsia schivato dalle vetture che sopraggiungevano e – col finestrino abbassato – in piena mattinata cercava di abbattere gli animali che popolano i campi che costeggiano la strada. Episodio analogo è successo qualche settimana fa. Nel mirino delle sanzioni due ecuadoriani e un italiano segnalati grazie al prezioso ausilio delle Guardie volontarie.

Il bilancio dell'attività della polizia provinciale, dall'inizio dell'anno al 31 ottobre, parla di oltre 170 verbali per esercizio irregolare della caccia, per un totale di sanzioni che ammonta a circa 19mila euro. Tra le infrazioni più frequenti: mancanza di idonea documentazione, vicinanza dell'esercizio della caccia ai centri abitati o a vie di comunicazione, violazione degli orari e delle giornate consentite, addestramento irregolare dei cani. Tra gli episodi di rilevanza penale da segnalare: a inizio dell'anno è stato individuato nella zona di Grazzano Visconti un cittadino albanese che catturava uccelli con trappole, il cui utilizzo non è consentito dalla legge. L'uomo è stato denunciato alla procura per uccellagione.

“Polizia provinciale e forze dell'ordine – commenta l'assessore provinciale alla sicurezza Maurizio Parma – sono un presidio fondamentale per prevenire e contrastare i fenomeni di caccia abusiva nelle sue varie declinazioni, fino ad arrivare agli spiacevoli e odiosi episodi di caccia di frodo e bracconaggio. Un ringraziamento va anche alle Guardie giurate venatorie ed ecologiche volontarie, importanti sentinelle del territorio e occhi vigili nella salvaguardia della legalità. Il grande lavoro messo in campo non è solo ai fini della salvaguardia faunistica, ma anche a tutela dei cittadini che frequentano le zone rurali e che hanno diritto di fruire del territorio in totale sicurezza”.

“La capacità di fare squadra – commenta la comandante della polizia provinciale Anna Olati –, soprattutto quando si tratta di monitorare capillarmente il territorio con organici limitati, è fondamentale. I risultati ottenuti dimostrano l'efficacia delle sinergie, di un buon coordinamento e delle positive collaborazioni attuate tra tutti i soggetti che, a vario titolo, garantiscono presidio e sorveglianza, quindi sicurezza e possibilità di interventi tempestivi e puntuali”.

Fonte: piacenzasera.it del 11 novembre 2010

giovedì 11 novembre 2010

Ministro Galan: porre fine alla campagna anticaccia

(AGI) – Roma, 11 nov. – “E’ venuto il momento per me, in qualita’ di ministro delle politiche agricole e quindi competente in materia venatoria, di intervenire sulla campagna anticaccia cui va posto termine”. Cosi’ in una nota il ministro delle Politiche Agricole, Giancarlo Galan.
“Premetto che non e’ possibile subire l’egemonia culturale, per esempio, di chi si schiera su posizioni estreme anche a difesa di specie animali che creano seri problemi ambientali, e questo – aggiunge – senza alcun rispetto delle specie autoctone e della biodiversita’, da difendere soprattutto conservando gli ambienti.
E’ ben noto che la caccia e’ un’attivita’ praticata ovunque nel mondo, e se c’e’ chi vuole vietarla nel nostro Paese, cio’ significa che c’e’ chi sta dalla parte dei cacciatori, ma solo di quelli che possono permettersi costosi viaggi all’estero alla ricerca di riserve e di privilegi venatori che il cacciatore normale non puo’ concedersi. Ma le ripetute campagne anticaccia contribuiscono a danneggiare uno storico settore della nostra economia, dato che in Italia esiste da secoli una qualificatissima industria per la caccia, intorno a cui ruota da sempre un sistema produttivo tutt’altro che secondario, e dove ci sono molte eccellenze del made in Italy.
Insomma, avverto come terribilmente noioso il cercare di spiegare che il vero cacciatore e’ persona che ama e difende la natura, il territorio, l’ambiente, nel senso piu’ corretto del termine. Purtroppo e’ vero invece che tra amnesie, infrazioni, ricorsi, sentenze, deroghe e quant’altro, il mondo della caccia e’ assediato da un clima irrespirabile, fatto di assurdita’ e prepotenze di vario genere. In sintesi, e’ indispensabile definire al piu’ presto nuove regole, mediante una revisione della legge 167, regole che siano condivise dalle Regioni e dall’Unione Europea, dato che e’ proprio in sede comunitaria che andrebbe aperto un tavolo per ridiscutere l’intero sistema della caccia”.
Mi conforta infine sapere che ben 92 senatori del Pdl, in pratica quasi la totalita’ dei senatori del mio partito, hanno redatto un documento con cui dichiarano che non voteranno le proposte del Ministro Brambilla, in quanto non facenti parte del programma di governo, ma soprattutto perche’ da loro non condivise”.

Fonte: Agenzia AGI 11 novembre 2010

lunedì 8 novembre 2010

Calabria: ora la Regione rispetti le regole

CACCIA CHIUSA IN CALABRIA, LE ASSOCIAZIONI: ORA LA REGIONE RISPETTI LE
REGOLE


"Nei prossimi calendari cancellare varie specie dalle liste e contenere la
stagione venatoria tra ottobre e dicembre".

"L'ordinanza con cui il TAR Calabria ha sospeso il calendario venatorio
regionale è l'inevitabile conseguenza della non applicazione di norme e
pareri scientifici ufficiali di cui si è resa protagonista la Regione. Ora
stop alla caccia fino al completo adeguamento delle regole".

Lo scrivono le associazioni Animalisti Italiani, Enpa, Lav, Lipu e WWF
Italia dopo la decisione della Seconda Sezione del Tribunale regionale della
Calabria che ne ha accolto il ricorso con richiesta di sospensiva immediata.

"Alla Calabria, come a tutte le regioni italiane, lo scorso giugno avevamo
trasmesso un dettagliato documento in cui erano indicati i passi da mettere
in atto per emanare un calendario venatorio corretto. Ciò, all'indomani
dell'approvazione delle modifiche alla legge 157/92 richieste dall'Europa
che, tra le altre cose, prevedono per Stato e Regioni la rigorosa tutela
delle specie in stato di conservazione sfavorevole e il divieto assoluto di
caccia nei periodi di riproduzione e migrazione degli uccelli.

"Avevamo anche avvertito, come si legge nei nostri comunicati stampa di quei
giorni, del rischio che la stagione venatoria potesse saltare qualora le
regioni ignorassero i nuovi obblighi in fatto di tutela della fauna e dunque
si rendessero in parte o del tutto inadempienti.

"Al documento delle associazioni ha fatto inoltre seguito la Guida ufficiale
trasmessa dall'ISPRA, l'autorità scientifica nazionale in materia, con le
indicazioni dettagliate, specie per specie, sulla corretta redazione, da
oggi in avanti, dei calendari di caccia.

"La regione Calabria ha purtroppo ignorato tutto, la nuova legge nazionale,
i sopraggiunti obblighi normativi, le argomentate richieste delle
associazioni e soprattutto le indicazioni scientifiche ufficiali. Una grave
imprudenza, fondata su una plurima infrazione della legge, pagata cara con
l'ineccepibile e logica decisione del TAR di sospendere la caccia fino al
prossimo mese di aprile e dunque di considerare di fatto conclusa la
stagione 2010-2011.

"A questo punto la regione Calabria non può che adeguarsi alle decisioni
della magistratura, informando dettagliatamente tutti i cacciatori che la
stagione di caccia è sospesa, e predisponendosi a redigere calendari futuri
che tengano conto della necessità di cancellare varie specie dalle liste e
contenere la stagione venatoria tra i mesi di ottobre e dicembre".

Comunicato stampa 8 novembre 2010

Animalisti Italiani - Enpa - Lav - Lipu - Wwf Italia

Isernia: la caccia prima della tutela dell'ambiente

L'assessore Taccone: si rispetti l'attività venatoria

Venerdì 05 Novembre 2010 10:32

ISERNIA - "Alcune argomentazioni relative l'inclusione nell'Area contigua al PNALM ( Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise) del territorio comunale di Cerro al Volturno, riportate sulla carta stampata negli ultimi giorni mi portano a precisare quanto segue. È mia intenzione, oltre che doveroso compito per il ruolo istituzionale ricoperto in seno all'Amministrazione Provinciale di Isernia, lavorare assiduamente e indistintamente affinché vengano riconosciute le giuste ragioni della totalità dei cacciatori della Provincia di Isernia. Questi ultimi, possiedono tutti il medesimo diritto di praticare lo sport della caccia. Per quanto sopra ritengo che nell'attuare una valida ed imparziale gestione dell'attività venatoria sia anomalo, sia irrazionale, porre in essere repentine azioni volte a creare realtà che possano arrecare vantaggio ad una esigua minoranza, a discapito della stragrande maggioranza dei cacciatori. Sono colto da sgomento nel sentir parlare di far west o di bracconieri.
Senza alcun timore di smentita, posso liberamente affermare che i cacciatori della Provincia di Isernia esercitano l'attività venatoria, per educazione e cultura personale, nel rispetto dei regolamenti e della legislazione vingente. Come già affermato condivido pienamente una politica di tutela ambientale e di sviluppo della fauna e della flora all'interno del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. Condivido pienamente istituire un'area contigua al fine di tutelare quelle componenti ambientali, naturalistiche o paesaggistiche che, sebbene poste esternamente all'Area protetta, risultino funzionali alla conservazione dei valori dello stesso parco. Non posso non ribadire, però, la mia assoluta contrarietà ad includere nell'Area contigua al PNALM, l'intero territorio del Comune di Cerro al Volturno come da atto deliberativo del commissario del Comitato di Gestione dell'Area contigua sig. Enzo Pontarelli. Ritengo molto discutibile ampliare un Area contigua già notevolmente estesa, senza, tra l'altro, un accordo preventivo di tutti gli attori istituzionali del territorio in questione. Perché non è stato chiesto, semplicemente, un formale parere alla competente Amministrazione Provinciale di Isernia? Tutto ciò appare notevolmente stupefacente se si considera che con Delibera di Giunta Regionale n. 802 del 29/07/2008, inerente, " Istituzione dell'Area contigua e regolamentazione dell'attività venatoria nel versante molisano del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise " si deliberava tra l'altro, di affidare all'Amministrazione Provinciale di Isernia – Assessorato alle Aree Naturali le funzioni amministrative concernenti la gestione venatoria dell'Area contigua al PNALM, fino all'istituzione del Comitato di Gestione dell'Area contigua. Questa Amministrazione non permetterà che le eccezioni sollevate dalle Associazioni Venatorie provinciali e dalla maggioranza dei cacciatori dell'A.T.C. n. 3 di Isernia, cadano inascoltate".
L'Assessore Provinciale alla Caccia
Gino Taccone

Fonte: Provincia di Isernia

Vicenza: massacro incontrollato di uccelli protetti

Comunicato stampa del 4 novembre 2010.

LE GUARDIE VOLONTARIE DELLE ASSOCIAZIONI PROTEZIONISTICHE,

DENUNCIANO UN MASSACRO INCONTROLLATO DI UCCELLI PROTETTI, PISPOLE, PRISPOLONI, FROSONI, STORNI, MA SOPRATTUTTO FRINGUELLI E PEPPOLE, ABBATTUTI A CENTINAIA DI MIGLIAIA IN POCHE SETTIMANE SOLO NELLA VALLATA DELL’AGNO.


Il coordinamento protezionista Vicentino segnala il disastro in atto, la famigerata caccia in deroga contro gli uccelli protetti, voluta dalla giunta Zaia, stà producendo disastri senza precedenti.

Il massacro ha come teatro l’alto Agno, la vallata e tutta la pedemontana, queste zone sono interessate dalla grande migrazione dei
passeriformi, che dal nord Europa scendono verso il nord’Africa per svernare, un corridoio, segnalato dall’INFS, nel 1982, nella “carta delle vocazioni faunistiche” una rotta migratoria, per la quale l’Istituto chiedeva immediata protezione,
richiesta naturalmente non accettata dalle autorità provinciali.

Era il 24 ottobre scorso quando le guardie zoofile di ENPA e LAC, hanno effettuato dei controlli proprio lungo questa rotta, zona di Castelvecchio e Altissimo.

All’alba nella zona antistante il roccolo Miseria si erano radunati parecchi cacciatori quando ancora non c’era visibilità, hanno cominciato a sparare, gli agenti sono usciti allo scoperto.

C’è stato un fuggi-fuggi generale, nove cacciatori sono stati fermati e sanzionati per distanze non rispettate da immobili e da attività in atto, sono state sequestrate munizioni calibro 12 abbandonate dai fuggiaschi e un capanno.

Gli agenti nel loro rapporto di servizio, hanno segnalato il controllo a ventisei cacciatori, venticinque di questi avevano abbattuto uccelli protetti, fringuelli peppole e frosoni, mediamente undici a testa, sconcertante quello che hanno riscontrato nei tesserini venatori, solo due di questi avevano segnato abbattimenti di uccelli protetti, nelle precedenti circa quindici giornate di caccia.
Uno dei controllati, è stato sanzionato perché non aveva segnalato nemmeno gli abbattimenti del dieci di ottobre, giorno in cui aveva subito un controllo dagli agenti ENPA in altra zona.

Nell’argomento è intervenuto il portavoce del CPV, Renzo Rizzi dichiarando: in tutto il Vicentino, ma soprattutto in quelle zone, è in atto una autentica guerra contro “le specie protette” si spara a tutto, oramai sono saltati tutti gli equilibri.
In quelle zone il “bracconaggio” è endemico, ora però è dilagante, i cacciatori arrivano sulle postazioni all’alba , a volte con un arsenale di munizioni (un cacciatore controllato nella zona dei
sette roccoli ne aveva oltre trecentocinquanta), per nascondere le prede, si inventano qualsiasi stratagemma, ma non è raro che utilizzino come “corrieri” gli stessi famigliari.

Inoltre, i cacciatori, conoscono bene la situazione e cercano di sfruttarla al massimo, sanno che non devono segnare i capi abbattuti altrimenti le deroghe si chiudono in fretta, tra l’altro, come
dichiarato da alcuni di loro vi è un ordine silente in questo senso.

Fa tristemente sorridere, l’enfasi con cui l’assessore alla caccia Spigolon, “da i numeri” degli abbattimenti delle specie protette, quarantamila ovvero meno di tre fringuelli per cacciatore, in 15 giorni di caccia!

È una buffonata, un inutile spreco di lavoro e di carta, un vero insulto all’intelligenza delle persone oneste, che pensano che la fauna selvatica, patrimonio della comunità, sia tutelata come prevede la legge.

Gli abbattimenti stimati da agenti delle associazioni, della provincia e della forestale sono purtroppo almeno quattrocentomila!

Ora, tenendo presente che con questo ritmo i “protetti” abbattuti a fine stagione saranno milioni, alla faccia delle piccole quantità professate, pochi anni per queste specie potrà riapparire lo spettro del cattivo stato di conservazione.

Mi stupisce, notare che interi partiti si compiacciono di avere approvato una delibera che permette questi scempi incontrollati, viene da chiedersi come gli elettori non si ribellino a un modo di fare politica di vecchio stampo, legato ai poteri delle più potenti lobby, in spregio a qualsiasi equilibrio naturale e di convivenza.

Fonte: Coordinamento Protezionista Vicentino