martedì 2 agosto 2011

L’UDC ai cacciatori: gli amici siamo noi

L’UDC ai cacciatori: gli amici siamo noi
Dalla Lombardia, all'Abruzzo e per finire in Sicilia, le novità della deregulation venatoria





GEAPRESS – Colpo di scena. L’UDC di Pierferdinando Casini si riconferma, in Lombardia, il partito più filo venatorio. Non solo i due terzi dei suoi Consiglieri Regionali (nel senso che sono due su tre) hanno presentanto una proposta di legge per consentire le famigerate cacce in deroga (più volte impugnate sia dalla Corte Costuzionale che dalla Corte di Giustiza Europea), ma rivendica pure il merito sul recente testo prescelto dalla Commissione Agricoltura che dovrebbe dar via all’uccisione di centinaia di migliaia di piccoli uccelli, altrove protetti.

L’UDC, forse nostalgica dei memorabili suffragi nelle provincie venatorie lombarde di democristiana memoria (poi fagocitati in casa leghista) denuncia addirittura il “furbesco tentativo da parte della maggioranza di sottrarre la paternità” alla sua proposta. In effetti, nei giorni scorsi, era circolata la notizia che il testo prescelto dalla Commissione nasceva dalla fusione di quello PDL e Lega Nord. Il primo, monco del parere contrario alle deroghe del Presidente Formigoni, mentre il secondo era stato in effetti presentato da una nutrita pattuglia leghista, dimezzata, in realtà, rispetto all’anno scorso e mancante della firma del Consigliere Renzo Bossi. Attenzione, pertanto (e)lettori lombardi. L’UDC rivendica le cacce in deroga e … per legge. In tal maniera, ovvero con la legge e non con atto amministrativo, i tempi di ricorso di legittimità sono molto lunghi e di fatto compatibili con l’autunnale caccia in deroga.

Discorso simile, a proposito di leggi venatorie e ricorsi lunghi, anche Abruzzo, dove il WWF denuncia l’incredibile parallelo iter che stanno seguendo ben due calendari venatori. Parallelo, perchè entrambi pessimi, ma uno dei due , ovvero quello a cui (inutilmente) stanno lavorando i funzionari regionali, diventerà “fantasma” appena il Consiglio Regionale approverà il secondo. Avete capito qualcosa? Cose non a portata di mano, almeno sotto il profilo delle garanzie di legittimità.

Il calendario approvato dal Consiglio Regionale sarà legge, e non atto amministrativo come quello dei funzionari. Anzi sarà pure triennale e per i tempi di impugnativa si rinvia alle calende greche. Nel frattempo, i cacciatori, sparano.
In sostanza, una legge, se ravvisata illegittima, la impugna il Governo ed i tempi di ricorso alla Corte Costituzionale sono lunghi e compatibili con il periodo di caccia. L’atto amministrativo, invece, si impugna subito al TAR e la sospensiva del provvedimento, se illegittimo, è immediata. I cacciatori, cioè, verrebbero bloccati subito. La scelta non è un optionale. La regola (non empirica) dovrebbe essere che i calendari venatori vengano fatti con atto amministrativo in ottemperanza alla legge sulla caccia. Siccome la legge sulla caccia non li consentirebbe così come li fanno, si fa legge il calendario venatorio, ed il gioco è fatto.

“Entrambi i calendari – afferma Dante Caserta, Consigliere Nazionale del WWF – hanno però una cosa in comune. Sono, entrambi, pessimi“.

Si consentirà, infatti, di uccidere anche animali rari. E’ il caso del Codone, un’anatra stimata in Abruzzo con soli 25 individui, contro i 15.000 fucili autorizzati in regione. Si sparerà poi alla Moretta, altra anatra censita in poche decine di individui e facilmente confondibile con la Moretta tabaccata, iperprotetta anche da importanti direttive comunitarie. Questo tanto per citare gli esempi più eclatanti di un calendario indirizzato verso la più totale deregulation venatoria. Lo dice il WWF il quale ricorda anche ai Consiglieri Regionali come la Corte Costituzionale abbia dichiarato che non esiste, per le scelte “politiche” dei Consiglieri che legiferano, il principio di immunità. In altri termini i Consiglieri potrebbero essere responsabili, in tutte le sedi, degli effetti di atti illegittimi e che hanno causano danni irreversibili. Per questo il WWF valuterà tutte le azioni possibili.

Le cose non vanno bene neanche in Sicilia, dove Legambiente denuncia il colpo di mano del Governo regionale il quale, intervenendo improvvisamente dopo lunghi e tutto sommato buoni lavori della Terza Commissione Legislativa, inverte il principio stabilito, autorizzando, su base provinciale, la riduzione delle aree a protezione faunistica dal 25 al 20%! Pronto il ricorso al Commissario dello Stato che, nella Sicilia delle autonomie, sostituisce l’impugnativa alla Corte Costituzionale da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri.




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