martedì 2 settembre 2014

Pre-apertura caccia a Rieti: cacciatore denunciato per abbattimento di fauna non cacciabile

Rieti – Cacciatori tra pioggia e vento
I controlli del Corpo Forestale dello Stato ai "seguaci di Diana"

GEAPRESS – Una preapertura caratterizzata dalla pioggia. Un fatto che parrebbe non avere scoraggiato gli “amici di Diana” ai quali è peraltro spettato il controllo del Corpo Forestale dello Stato.

Una presenza, quella dei cacciatori, non omogenea nel territorio. Un fattore, però, che era stato previsto dal Corpo Forestale.

I primi spari della stagione, sono però stati “bagnati” dalla pioggia che ha caratterizzato le prime ore della mattina. Alla pioggia ha fatto seguito un forte vento e temperatura molto al di sotto delle medie stagionali.

Aspetti che secondo la Forestale hanno sicuramente influito in modo negativo per chi avevano atteso questo momento. Chiaramente tra le specie consentite, la preda più ambita è stata la Tortora e quindi in quest’ottica i cacciatori si sono concentrati in quelle zone della provincia dove era più probabile riscontrarne la presenza.

Tuttavia c’è anche chi non rispetta le regole ed un cacciatore della provincia di Roma, ha pensato bene di abbattere un esemplare di Germano reale che non rientrava di certo tra le cinque specie cacciabili in pre apertura. La pattuglia della Forestale che si trovava nelle immediate vicinanze è subito intervenuta contestando l’illecito abbattimento del volatile procedendo al sequestro penale di un fucile Remington 870 expres magnum cal. 12. Sottoposto a sequestro anche l’esemplare di avifauna abbattuto.

A carico del cacciatore è quindi scatta una denuncia presso la Procura della Repubblica per abbattimento di fauna selvatica in periodo non consentito.

Durante i controlli sono state elevate alcune sanzione amministrative che hanno riguardato l’abbandono dei bossoli delle cartucce esplose e la caccia in forma vagante.

Non sono mancate le telefonate di cittadini che segnalavano spari vicino alle abitazioni, in merito alle quali sono subito state allertate le pattuglie più prossime ai luoghi delle segnalazioni.

Per tutti i cacciatori il prossimo appuntamento sarà quello con l’apertura generale prevista per 21 settembre.




venerdì 29 agosto 2014

7 cercatori di funghi uccisi in 6 anni da cacciatori che li hanno scambiati per cinghiali

Si rincorrono sul web le segnalazioni di cercatori di funghi uccisi da cacciatori irresponsabili che nel fitto della boscaglia li hanno scambiati per cinghiali. Ci abbiamo voluto vederci chiaro e fatto una nostra piccola statistica. Ecco le notizie riportate dai giornali negli ultimi sei anni dal 2008 in avanti:

5 ottobre 2008 – Verbania: ucciso da un cacciatore mentre cerca funghi (Verbania) –vedi articolo

30 dicembre 2008 : veterinario 51enne ucciso da una fucilata in un bosco. Il cacciatore: “Non mi sono accorto di nulla – avrebbe detto -. Pensavo di aver sparato a un cinghiale”. (Livorno) – vedi articolo

14 novembre 2010: Cercatore di funghi ucciso per errore da fucilata di un cacciatore(Arezzo) – vedi articolo

14 novembre 2011: Viticuso: identificato il cacciatore che ha ucciso un cercatore di funghi (Viticuso – FR) – vedi articolo

14 ottobre 2012: Nella giornata di ieri a Soveria Mannelli, in provincia di Catanzaro, un cercatore di funghi è morto in un incidente di caccia a causa delle ferite infertegli da un colpo sparato erroneamente da un cacciatore che lo aveva scambiato per un cinghiale. (Catanzaro) – vedi articolo

8 dicembre 2013: Va a cercare funghi, colpito e ucciso dal fucile di un cacciatore impegnato in una battuta al cinghiale. (Serrapetrona – MC) – vedi articolo

13 dicembre 2013: Due episodi a distanza di poche ore lasciano il comune di Torre Orsaia con il fiato sospeso. Un cacciatore è morto, mentre un cercatore di funghi è rimasto ferito. In entrambi i casi, secondo gli inquirenti, si tratterebbe di «colpi partiti accidentalmente da fucili da caccia» (Torre Orsaia – SA) – vedi articolo

Effettuando la stessa ricerca nel web sembra che Daniza sia l’unico orso ad essersi avvicinata troppo ad un essere umano, senza peraltro ferirlo gravemente. Un’unica conclusione è possibile alla luce di fatti: se andate a cercar funghi, sperate di incontrare un orso e non un cacciatore.




WWF: continua lo scandalo apertura anticipata caccia

Nella stagione venatoria che dovrebbe iniziare il 21 settembre si registrano aperture anticipate in molte regioni e sarà ancora permesso sparare e molte specie considerate in uno ‘sfavorevole stato di conservazione’ nonostante le Direttive europee a loro tutela, denuncia il WWF Italia.

La stagione venatoria dovrebbe aprirsi regolaramente dalla terza domenica di settembre ovvero il 21, ma visto che la legge consente la cosiddetta “pre-apertura”, non mancano in moltissime Regioni gli anticipi al primo settembre ( teoricamente ad alcune limitate condizioni e solamente per alcune specie) pratica che il WWF come le altre associazioni ambientaliste ed animaliste hanno sempre criticato e contestato, perché è in contrasto con i principi delle Direttive Comunitarie in materia ambientale oltre e con i principi scientifici per la conservazione e tutela della fauna selvatica, degli uccelli in particolare. 

Sono molte le specie considerate cacciabili dal primo settembre (ghiandaia, tortora, merlo, cornacchia grigia e nera , gazza, colombaccio, alzavola, beccaccino, marzaiola, quaglia, germano reale, coniglio selvatico) e milioni gli animali che verranno abbattuti. In alcuni casi non è esagerato parlare di “mattanza”: ad esempio lo scorso anno è stato calcolato che, considerando che i cacciatori sono circa 750.000, le giornate di caccia permesse dai calendari venatori e i “carnieri” potenziali, in Italia sarebbe possibile abbattere legalmente 15 milioni di tortore, che è la stima di tutta la popolazione europea. 

Anche se si tratta di una stima teorica, non esistono elementi certi e concreti per stabilire quanto sia lontana dalla realtà. 
In molte regioni sarà possibile sparare per 4, 5, 8, giornate aggiuntive e fino a 9 specie. 

Tranne che in Val D’Aosta , nelle province di Trento e Bolzano, Liguria e Lazio tutte le altre regioni hanno deciso di regalare alle doppiette molti giorni di caccia in più rispetto all’apertura “ordinaria” del 21 settembre.
In Lombardia si registra la preapertura nella sola Provincia di Brescia: il WWF vorrebbe considerarlo un primo segnale di allineamento, finalmente, alle leggi europee da parte di una Regione per anni denunciata e condannata dai Tribunali europei ed italiani. 
La classifica delle peggiori Regioni, meno sensibili alla tutela degli animali selvatici, meno rispettose delle regole della natura, della scienza e dell’Europa vede: 
Piemonte 5 specie ed 8 giorni , Marche con 9 specie da massacrare per 4 giorni, Abruzzo con 5 specie e 2 giornate, Campania con 3 specie e 5 giorni, 6 giorni in Sicilia dal 1 settembre, per tre specie. In Toscana si avrà l’apertura il 1 settembre a ben 9 specie, a seconda delle province; anche in Umbria verranno per di mira ben 9 specie per tre giornate; in Friuli Venezia Giulia si sparerà a ben 6 specie in preapertura. 

E questo è un elenco asettico: pensiamo nel concreto che , per ogni giornata in più di caccia , si spara a milioni di animali che sono ancora nei periodi delicati della riproduzione e cura dei piccoli e dovrebbero quindi essere super tutelati, come prescriverebbe l’Europa. 

La caccia ai primi di settembre è di gravissimo danno ed impatto per gli animali selvatici e per questo il WWF da anni chiede che non venga più praticata: la tarda estate è un momento particolarmente delicato nel ciclo biologico di molte specie e molti giovani esemplari non sono ancora autonomi; si comincia a sparare quando sul nostro territorio sono presenti ancora specie protette migratrici, che sono così oggetto di sicuro disturbo ed anche di danno diretto (uccisioni accidentali o dolose); in particolare per gli anatidi, il mondo scientifico chiede da anni il divieto della pre-apertura della caccia, perché non sono ancora giunti i contingenti migratori dal nord e quindi il “prelievo” si concentra sulle poche coppie nidificanti sul nostro territorio. Inoltre gli adulti in buona parte non hanno ancora completato la muta delle penne e hanno quindi difficoltà di volo (infatti nelle anatre la muta è sincrona, cioè perdono tutte le penne del volo insieme e restano inetti al volo per alcuni giorni). 
Non a caso le Direttive europee per la tutela della fauna selvatica, anche recepite dalle leggi italiane (legge 157/1992 , che è ancora l’unica legge italiana per la tutela della fauna selvatica, e legge 96/2010 art 42 ) , limitano o vietano del tutto la caccia nei periodi più delicati per la fauna selvatica (migrazione, riproduzione, etc.). Nonostante questo, anche quest'anno le pre-aperture dal primo settembre sono diventate la regola: si tratta dell'ennesima conferma di come la caccia venga gestita sulla base non dei dati scientifici e normativi, ma in base alle richieste dei cacciatori.

Ad aggravare questo quadro anche quest’anno alcune specie considerate in uno sfavorevole stato di conservazione (inserite nelle Liste Rosse e nelle categorie SPEC Species of European Conservation Concern come indicato da BirdLife International) sono tutt’oggi oggetto di prelievo venatorio, come: la Moretta, l’Alzavola, il Mestolone, la Canapiglia, la Marzaiola, il Combattente e altre ancora. 

Le specie considerate in uno sfavorevole stato di conservazione ma cacciabili attualmente in Italia risultano 20 su 36, ovvero il 55% del totale delle specie cacciabili, se si considerano le specie nelle categorie SPEC 2, 3 e 4.

La Penisola italiana, ricorda il WWF, è un importantissimo “corridoio biologico”, una sorta di autostrada attraversata ogni anno da oltre due miliardi di uccelli migratori che si spostano tra l’Africa, l’Europa e l’Asia per riprodursi e svernare. Purtroppo ogni anno milioni di animali, compresi molti appartenenti a specie protette, trovano la morte nei nostri cieli e in quelli degli altri Paesi del Mediterraneo, dopo viaggi che durano anche migliaia di chilometri. 
L’auspicio del WWF Italia per il 2014 è che le regioni ed i governi attuino nel concreto e nell’immediato la protezione della natura, della fauna selvatica, quindi della “biodiversità”, nostro patrimonio e “valore” insostituibile. 

Tutto ciò senza considerare la piaga del bracconaggio e delle tante altre forme di caccia illegale, che incidono pesantemente sulla fauna. Il WWF continuerà a vigilare con decine di avvocati e centinaia di guardie volontarie, anche ricorrendo ai tribunali italiani ed europei.

Ancona, cacciatori senza cuore: fanno morire i cani nella stiva del traghetto

ANCONA - Trovati due cani da caccia morti nella stiva di un traghetto. E' successo ad Ancona. Il Corpo forestale dello Stato e la Polizia di Frontiera durante lo sbarco da una motonave proveniente dalla Croazia, hanno bloccato un automezzo in cui viaggiavano due cacciatori pesaresi, nel quale erano ammassati 4 cani da caccia, dei quali due deceduti . I cani erano stati lasciati in una gabbia all’interno dell’automezzo, chiuso nella stiva del traghetto, per tutta la durata del viaggio. I due cacciatori sono stati denunciati all’Autorità Giudiziaria per il reati di maltrattamento di animali , mentre i cani sono stati sottoposti a sequest ro e saranno sottoposti ad accertamenti sanitari. È il secondo caso del genere che si verifica al porto di Ancona in pochi mesi: nel febbraio scorso altri tre cacciatori campani erano stati denunciati per lo stesso reato.

Assisi (PG). Cacciatore danneggiava le auto degli amici cacciatori

Assisi, danneggiava le auto degli amici cacciatori

Assisi, danneggiava le auto degli amici cacciatori
Non ama la concorrenza, da anni danneggiava le auto degli amici cacciatori

Non era più possibile andare in quel bosco, si rischiava di ritrovarsi sempre con le ruote danneggiate. Grazie però a una lunga indagine della Polizia si è riusciti a risalire al responsabile“


Ogni volta era sempre la stessa storia. Andavano nella riserva faunistica di San Gregorio e ritrovavano le loro auto danneggiata o con le gomme bucate o addirittura, in alcuni casi, con l’impianto frenante in avaria.

Gli “strumenti” utilizzati per distruggere le vetture erano enormi chiodi “da carpentiere” della lunghezza di almeno 10 cm., opportunamente termosaldati tra loro fino a formare dei veri e propri marchingegni “buca-pneumatici” a forma di “L”, o a forma di “croce”, o addirittura, ai fini di una più sicura riuscita dell’intento criminoso, piantati e disposti in fila su tavolette in legno, abilmente posizionate in modo da non essere viste dagli automobilisti in transito sulle strade di penetrazione interpoderale della predetta area naturalistica.

Atti vandalici o semplici bravate? Sicuramente no. Gli investigatori del Commissariato di Assisi, diretti dal Commissario Capo Francesca Di Luca e coordinati sul campo dall’Ispettore Valter Stoppini, hanno sempre prestato particolare attenzione alla risoluzione di questo caso, certamente di basso livello criminale ma non per questo meno importante, essendosi venuta a creare una vera e propria “psicosi”, da parte dei residenti e degli appassionati alle varie attività venatorie e naturalistiche, per cui nessuno poteva permettersi di percorrere le vie della zona o di lasciare la propria auto incustodita, senza poi ricevere brutte sorprese, per la fortuna dei gommisti e dei meccanici.

La Polizia di Assisi non ha mai creduto che si trattasse di vandali, ma ha da sempre rivolto i propri sospetti, date le circostanze e le modalità dei fatti, nonché soprattutto la continuità della loro configurazione, verso qualcuno, paradossalmente, molto vicino proprio al mondo venatorio: solo un cacciatore esperto e conoscitore della zona poteva muoversi con l’abilità e la riservatezza dimostrate dall’autore di tali reati. Il movente: anche su questo aspetto, gli investigatori non hanno mai avuto dubbi.

Con ogni probabilità, la volontà da parte del “sabotatore” di allontanare ed eliminare la concorrenza nella caccia e nelle altre attività: effetto sicuramente sortito con successo negli anni, fino a quando però questa volta, ironia della sorte, ad essere inchiodato è stato proprio lui, grazie alle indagini della Polizia.

Gli approfondimenti investigativi eseguiti dagli agenti, infatti, li hanno portati, all’alba dello scorso giovedì 21 agosto, a bussare alla porta di un cacciatore assisano, con il pretesto di un normale controllo alle armi da caccia regolarmente denunciate e detenute dallo stesso.

Immediato il riscontro di irregolarità da parte del detentore di armi: tra i vari fucili e carabine, regolarmente custoditi in un apposito armadio blindato, è emersa la mancanza di una delle armi denunciate, che l’uomo, in violazione delle norme che regolano la materia, deteneva invece presso l’abitazione del figlio.

Inoltre, nel corso del controllo delle munizioni, anch’esse sottoposte a specifiche prescrizioni soprattutto in relazione al numero massimo consentito, il cacciatore è stato trovato in possesso di un numero altamente superiore rispetto a quello concesso. Ed ecco che i sospetti della Polizia hanno trovato conferma.

Nel corso dell’ispezione, durante la quale l’anziano, visibilmente agitato, cercava di rimediare alla brutta figura mostrando spontaneamente ai poliziotti il contenuto degli altri armadi destinati alla custodia delle attrezzature venatorie, ecco che spuntano degli strani chiodi, a forma di “L” e di “croce”, del tutto simili per fattezza e tipologia a quelli usati per la strage di gomme a San Gregorio.

In evidente difficoltà, l’uomo ha inutilmente e goffamente cercato di spiegare alla Polizia di averli raccolti, in quella zona, in quanto anche lui era stato vittima dei danneggiamenti, inspiegabilmente, però, mai denunciati. I poliziotti, naturalmente, non si sono lasciati convincere tanto più di fronte al successivo ritrovamento di vero e proprio “arsenale” di chiodi, tutti “trattati” e saldati ad arte che lo stesso custodiva con cura, pronti all’uso: pur davanti all’evidenza il tagliatore di gomme ormai scoperto ha continuato a negare.

All’esito delle attività descritte, l’assisano è stato denunciato in stato di libertà all’Autorità Giudiziaria per danneggiamento aggravato, in relazione ai vari episodi denunciati, e per la violazione del TULPS per ciò che riguarda la detenzione delle armi da caccia: le stesse sono state immediatamente sottoposte a sequestro cautelativo, ed a seguito delle determinazioni di competenza, il relativo porto potrebbe addirittura essere revocato.

martedì 12 agosto 2014

Sondrio. Cacciatore ha nove fucili. Ne modifica uno e va a caccia. Arrestato

Dalla Polizia di Stato, servizio di Polizia di frontiera di Tirano il comunicato che segue:

“Lo hanno trovato in possesso di un’arma a canna lunga modificata e non denunciata. A cadere nelle maglie dei controlli predisposti dalla Polizia di Stato nel Tiranese, attraverso servizi svolti dagli uomini del Settore di Polizia di Frontiera di Tirano, unitamente a personale della Polizia Provinciale di Sondrio, è stato un italiano di 38 anni, originario della zona.

Nella tarda serata di sabato, l’uomo è stato rintracciato nei pressi di una zona boschiva situata sopra il comune di Villa di Tirano, a ridosso del confine con la Svizzera, con al seguito un fucile risultato avere la canna modificata per permettere l’innesto di un silenziatore. Immediata la perquisizione sul posto del soggetto che ha permesso agli operanti di trovare e sequestrare, oltre al fucile, un silenziatore, un'ottica di precisione e la carcassa di un giovane capriolo maschio di circa 15 chili, ancora calda, contenuta in uno zaino di grosse dimensioni.

Per l’uomo è scattato immediatamente l’arresto per illecita detenzione di arma comune da sparo modificata e la denuncia a piede libero per il reato di bracconaggio. Nella circostanza, è stato denunciato, per concorso nella commissione di quest’ultimo reato, un uomo di 63 anni, pure originario del Tiranese. Ad entrambi gli interessati, risultati titolari di porto di fucile uso caccia, sono state ritirate a scopo cautelativo tutte le armi regolarmente detenute (complessivamente 9 fucili con relativo munizionamento), unitamente ai titoli amministrativi, riguardo ai quali la Questura di Sondrio, sulla base degli esiti dell’attività svolta, vaglierà conseguenti provvedimenti da intraprendere.

I servizi in questione, poiché effettuati a ridosso della zona di confine e finalizzati al contrasto degli illeciti in materia di caccia, hanno visto anche l'interessamento del Corpo Svizzero dei Guardiani della Selvaggina, opportunamente allertato”.

Valtellina. Arrestati due cacciatori-bracconieri. Entrambi con regolare licenza di caccia

Bracconiere arrestato a Villa di Tirano

Un uomo di 38 anni è stato arrestato sabato in tarda serata nella zona boschiva sopra il comune di Villa di Tirano, a ridosso ddel confine con la Svizzera.

Il trentottenne è stato trovato in possesso di un fucile a canna modificata per permettere l'innesto di un silenziatore. Durante la perquisizione effettuata sul posto, gli agenti hanno sequestrato anche un silenziatore, un mirino ottico di precisione e la carcassa di un giovane capriolo maschio di circa 15 chili, ancora calda.

L'uomo è stato arrestato per illecita detenzione di canna comune da sparo modificata e denunciato a piede libero per bracconaggio. Contestualmente e per lo stesso reato è stato denunciato anche un uomo di 63 anni, anche lui originario della zona di Tirano.

Ad entrambi i bracconieri sono state ritirate a scopo cautelativo tutte le armi regolarmente detenute, nove fucili e relativi proiettili, insieme alle licenze riguardo ai quali, la Questura di Sondrio deciderà quali provvedimenti intraprendere.

L'operazione, effettuata a ridosso della zona di confine, ha visto il coinvolgimento della polizia di frontiera di Tirano insieme alla polizia provinciale di Sondrio e al Corpo Svizzero dei Guardiani della Selvaggina. 



sabato 9 agosto 2014

Brindisi. Trovati con 400 esemplari di tortore selvatiche morte e non commestibili

Trovati con 400 esemplari di tortore selvatiche morte e non commestibili

BRINDISI – Tornavano dalla Grecia con oltre 400 esemplari morti di tortore selvatiche non commestibili. Fermati alla dogana e denunciati. Si tratta di un 38enne di Francavilla Fontana, un 52enne di Monopoli (Ba) e un 67enne di Martina Franca (Ta).

La scoperta rientra in un'operazione congiunta condotta nel porto di Brindisi tra gli uomini del Corpo forestale dello Stato del Comando provinciale di Brindisi e del Nucleo operativo Cites di Bari, i funzionari della Dogana e e gli uomini della Guardia di finanza. La fauna selvatica rinvenuta era sprovvista di qualsiasi documentazione sanitaria e della documentazione Cites necessaria per l’importazione e la detenzione degli esemplari nella Comunità Europea.

I tre sono stati controllati subito dopo essere sbarcati dalla Grecia. All'interno delle loro auto c'erano attrezzature da caccia così i forestali e i finanzieri non hanno esitato a eseguire un'ispezione più approfondita. Durante queste operazioni il 67enne è riuscito ad allontanarsi e fuggire ma è stato raggiunto poco dopo sulla strada statale 379 che collega Brindisi a Bari.
Anch’egli è stato trovato in possesso di esemplari morti di tortora selvatica. I tre rischiano l’arresto sino ad un anno e l’ammenda sino a 75mila euro. I sanitari dell'Asl hanno accertato che quelle tortore non erano idonee al consumo umano e per questo il pm di turno ne ha ordinato la distruzione. 


lunedì 28 luglio 2014

Venezia. Cacciatori contro fenicotteri: «Fanno scappare le anatre»

VENEZIA - I gabbiani si stanno sistemando a Venezia ma in laguna rimangono cigni reali, fenicotteri, oche e cormorani. E ai cacciatori la cosa non va tanto giù. A una parte dei cacciatori, per la precisione, quelli dell’associazione venatoria nazionale Eps, che sta per ente produttori selvaggina e che nel veneziano rappresenta le riserve private di caccia ospitate nelle valli della laguna.

L’Eps ha chiesto alla Regione di abbattere parte di oche e cormorani e, visto che cigni reali e fenicotteri sono tra le specie di volatili più protette al mondo, un «piano di contenimento» cui dovrebbe provvedere la pubblica amministrazione con «piani di controllo e di risarcimento danni».

Danni? Sì, «all’ambiente vallivo e alle colture agricole». Ora, a parte il fatto che le oche sono una specie vietata e quindi non spetta alla Regione ma allo Stato autorizzarne la caccia, e che in Olanda gli stormi di oche sono lasciati apposta nei campi perché brucano come le pecore e rinforzano le piante di frumento, bisogna dire che la Regione a metà del mese scorso ha emanato il Piano faunistico venatorio per il 2015 ignorando la richiesta dell’Eps.

Cigni reali e fenicotteri, dunque, per il momento sono salvi, e questa volta devono ringraziare la Regione del Veneto,non il Wwf e gli altri ambientalisti che, sulla questione, non si sono fatti sentire.

Perché, però, un’associazione di cacciatori si prenderebbe la briga di chiedere, per oche e cormorani, l’abbattimento controllato e, per cigni reali e fenicotteri, il "contenimento"? Che, poi, come si fa a contenerli se non eliminandoli?

A quanto pare chi si lamenta di più sono i cacciatori che spendono decine di migliaia di euro per affittare una botte in valle nei sei mesi della stagione di caccia. E che si vedono sfuggire le prede tanto ambite, ossia le anatre,perché cigni e fenicotteri le fanno scappare atterrando in massa sugli stagni in cerca di cibo.

Il bello è che cigni e fenicotteri, ma anche cormorani e oche, atterrano in quegli stagni perché c’è la tavola imbandita per le anatre, tonnellate di granaglie che i vallicoltori gettano attorno alle botti per attirarle. E questo è anche il motivo per cui la laguna di Venezia è il posto in Europa dove ci sono più anatre (400 mila contro le 30 o 40 mila degli anni Novanta). Visto quel ben di Dio fenicotteri e cigni si buttano "a pesce" e mangiano a crepapelle tanto che qualcuno di loro muore perché gli scoppia il fegato a causa di quelle pasture altamente proteiche che non sono cibi naturali per loro.

In definitiva i vallicoltori che, con le pasture attraggono gli uccelli, ora chiedono di abbatterli o "contenerli" perché spaventano le anatre. In questa vicenda, però, c’è qualcuno che se la gode: sono i cacciatori che non possono permettersi di pagare dai 50 ai 100 mila euro per una botte e si appostano nelle canalette della laguna libera, lì di anatre ce n’è in abbondanza, fuggite dalle valli.

Isernia – Bracconieri catturati dalla fototrappola e cinghiale liberato. Tra i bracconieri anche un cacciatore

GEAPRESS – Numerosi controlli condotti dagli uomini del Corpo Forestale dello Stato, hanno portato alla luce diversi episodi di bracconaggio che continuano a minacciare la pregiata fauna selvatica presente in tutto il territorio provinciale.

Tra i diversi episodi rilevati, anche grazie alle segnalazioni di volontari ed appassionati al numero di emergenza ambientale 1515, spiccano i casi di Montenero Valcocchiara e Pozzilli dove sono stati sequestrati due lacci d’acciaio nascosti nella vegetazione e pronti ad uccidere mammiferi come i cinghiali. Questi arnesi, spiega il Corpo Forestale dello Stato, non essendo selettivi, sono potenzialmente pericolosi anche per l’orso marsicano, il lupo ed altri mammiferi ancora.

A Montenero Valcocchiara, in località Pantano Zittola, il laccio era stato posizionato su una passerella in legno che consente l’attraversamento del piccolo corso d’acqua. Il cappio metallico era pronto a stringersi intorno al collo dei malcapitati mammiferi.

Dopo la segnalazione gli agenti forestali del comando stazione di Forlì del Sannio hanno sorvegliato l’area anche con l’ausilio di fototrappole e sono riusciti ad individuare due persone responsabili del gravissimo episodio. Entrambi sono stati deferiti all’Autorità Giudiziaria per tentato furto venatorio e concorso in tentato maltrattamento di animali. Uno dei due, in possesso di regolare licenza, anche per caccia fuori dai periodi autorizzati, in zona protetta e con mezzi non autorizzati. Poiché l’area è abitualmente frequentata da esemplari di lupo e orso marsicano, l’episodio ha destato particolare attenzione in un’area dove, purtroppo, il bracconaggio non è casuale né sporadico.

A Pozzilli, la tempestiva segnalazione al 1515, ha consentito ai Forestali di salvare la vita ad una femmina di cinghiale preso al laccio. Grazie al contributo del segnalante è stato possibile liberare l’animale e ridargli la libertà, salvandolo da morte certa, anche se non è stato possibile individuare i responsabili del gravissimo gesto. Le indagini sono ancora in corso sulla base degli elementi raccolti sul posto.

Nei primi sei mesi dell’anno sono stati svolti decine di controlli e servizi notturni da parte degli uomini del CFS, impegnato a contrastare il bracconaggio che, soprattutto fuori dal periodo venatorio, proprio per i metodi utilizzati (il laccio d’acciaio in particolare) infligge gravissime sofferenze agli animali.
Se a ciò si aggiunge il potenziale pericolo per specie particolarmente protette, e minacciate di estinzione come l’orso marsicano, ne deriva che la pratica rappresenta una delle maggiori criticità per la conservazione del patrimonio faunistico, con danni per l’intera collettività.

Significativo tuttavia il fatto che aumentano le segnalazioni da parte di cittadini ed appassionati che denunciano la presenza di lacci o di episodi di bracconaggio, consentendo di prevenire il danno agli animali. A questo scopo si rinnova l’invito a chiamare il 1515, numero di emergenza ambientale del CFS.

giovedì 24 luglio 2014

Provincia di Chieti: via libera all’abbattimento di 1791 volpi in tre anni Il WWF al Prefetto: bloccare tutto per la tutela dell’incolumità pubblica

COMUNICATO STAMPA DEL 24 LUGLIO 2014

Provincia di Chieti: via libera all’abbattimento di 1791 volpi in tre anni
Il WWF al Prefetto: bloccare tutto per la tutela dell’incolumità pubblica
Cacciatori armati di notte senza alcun controllo

CHIETI: Con Delibera di Giunta n. 86 del 08/05/14 la Provincia di Chieti ha approvato il “Piano triennale di controllo delle popolazioni di volpi in alcune ZRC e aree cinofile del territorio dell’ATC chietino-lancianese”.

Dai primi giorni di luglio 2014 risulta al WWF che siano iniziate le attività di abbattimento delle volpi a cura dei cosiddetti “selecontrollori”, ossia di cacciatori che dovrebbero essere autorizzati dalla Provincia di Chieti. 

Secondo il “Protocollo operativo telecontrollo notturno alla volpe” l’abbattimento avviene esclusivamente da autoveicolo con carabina e utilizzo del faro, tutti i giorni dell’anno (ad eccezione di maggio e giugno) con orari che vanno, a luglio, dalle 21:00 alle 03:00. 

Dichiara Luciano Di Tizio, delegato regionale del WWF Abruzzo: “Da segnalazioni che ci giungono da diversi cacciatori che non condividono simili metodi, gli abbattimenti notturni alla volpe stanno avvenendo senza il controllo degli organi di polizia. In pratica i cacciatori escono di notte armati di fari e carabine e nessuno vigila sul rispetto delle leggi e delle regole. Chi garantisce che i cacciatori abbattano solo volpi? Chi controlla che vengano effettati abbattimenti solo nelle aree affidate? Chi verifica che nella ZRC di Casoli siano utilizzate, come prescritto, esclusivamente munizioni prive di piombo? Chi garantisce che gli “equipaggi” siano composti solo da cacciatori autorizzati? Ma soprattutto, anche a seguito delle persone già morte a causa della caccia notturna più o meno lecita, chi garantisce l’incolumità pubblica durante le attività di abbattimento?”

Aggiunge Claudio Allegrino, responsabile caccia del WWF Abruzzo: “La Provincia di Chieti è moribonda e i cacciatori ne approfittano: si sostituiscono alle autorità preposte, come sta avvenendo con gli abbattimenti delle volpi. La legge prevede prima la prevenzione, poi l’utilizzo di metodi ecologici per il controllo della fauna selvatica. Solo come ultima soluzione consente l’utilizzo delle armi da fuoco. E anche in quest’ultimo caso la legge autorizza gli abbattimenti da parte della Polizia Provinciale e del Corpo Forestale dello Stato. Soltanto in mancanza di alternative possono essere autorizzati i cacciatori. Nella realtà invece avviene il contrario. È ora che le autorità e la politica intervengano a ristabilire un minimo di controllo da parte della Pubblica Amministrazione”.

Conclude Luciano Di Tizio: “Fermo restando il giudizio fortemente critico del WWF in relazione a interventi con i fucili per la gestione faunistica, sostanzialmente bocciata anche dall’ISPRA (si veda il documento citato in calce), abbiamo inviato alle autorità un dettagliato esposto dove chiediamo di verificare il rispetto della normativa vigente. In particolare chiediamo al Prefetto di Chieti di sospendere immediatamente le operazioni di abbattimento notturno della fauna selvatica fino a quando non venga garantita la sicurezza per l’incolumità pubblica”.




La “bocciatura” dell’ISPRA del controllo dei predatori attraverso abbattimenti

Si riportano qui di seguito alcune brevi citazioni tratte dal Documento Tecnico “Biologia e gestione del fagiano”, pubblicato dall’ISPRA (ex INFS). L’ISPRA è Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, è vigilato dal Ministero dell’Ambiente e in generale si occupa di attività di formazione sui temi ambientali. È deputato, in particolare, al rilascio dei pareri tecnici alle Pubbliche Amministrazioni nel campo della pianificazione faunistico-venatoria.
·         (…), “il controllo delle specie predatorie come la volpe non rappresenta uno strumento di conservazione ma una manipolazione delle zoocenosi funzionale a chiari interessi di carattere economico e sociale”.
·         (…), “quella del controllo dei predatori rimane sostanzialmente una scelta funzionale ad accrescere i carnieri venatori e come tale, non viene accettata da una parte della pubblica opinione.”
·         (…) Queste azioni (n.d.r.: ci si riferisce al controllo numerico dei predatori) presentano effetti in genere limitati nel tempo a causa dell’attivazione, da parte degli individui superstiti, di meccanismi fisiologici ed ecologici di reazione finalizzati a recuperare le consistenze numeriche perdute (…)”


venerdì 18 luglio 2014

Siena. Uccidono una femmina adulta di cervo:due cacciatori denunciati

Sono stati sorpresi dalla polizia provinciale nei boschi di Gaiole in Chianti, in località Meleto

Siena, 18 luglio 2014 - La caccia di selezione per due sele-controllori è finita nel peggiore dei modi: sono stati segnalati all’autorità giudiziaria per aver ucciso un cervo adulto.
E’ domenica e nei boschi di Gaiole in Chianti tra Pozze di Lecchi e Meleto è in corso un piano di abbattimento di alcune specie di ungulati. Queste cacciate vengono pianificate nei minimi dettagli tanto che la polizia provinciale indica il numero dei capi diviso tra maschi e femmine e il territorio viene praticamente «spartito» in distretti. Agli abbattimenti possono partecipare solo dei cacciatori che hanno superato particolari esami e vengono fatti proprio da parte della polizia provinciale accurati controlli perché tutto deve avvenire nel massimo rispetto delle normative vigenti.

E così domenica scorsa gli uomini in divisa sapendo che in quella zona di Gaiole era in corso la caccia di selezione sono arrivati fin là dove hanno fermato un’auto con a bordo due cacciatori. Si tratta di uno di Castelfiorentino di 39 anni e l’altro è di Gambassi di terme e ha 44 anni. La polizia provinciale chiede cosa abbiano abbattuto e loro rispondo: «Assolutamente nulla». La domanda viene ripetuta e la risposta è sempre la stessa. Un agente però nota nel paraurti posteriore delle gocce di sangue e quindi vuol capire da dove arrivi tanto che invita i due cacciatori ad aprire il bagagliaio. All’interno c’è una femmina di cervo di 120 chili. Davanti all’evidenza non possono far altro che capitolare.

Il quadrupede era già stato sezionato all’interno del bosco. Gli erano state tolte le viscere e tagliate le zampe. La polizia provinciale quindi inizia a cercare le parti mancanti e le trova poco distante da dove era stata fermata la macchina con i due cacciatori e la loro preda. Gli stessi uomini in divisa trovano anche l’ascia usata. Viene tutto sequestrato compresa la femmina di cervo e il fucile con ottica di puntamento illuminata. Per i due cacciatori è scattata la segnalazione alla Procura perché hanno ucciso quell’animale in un periodo di divieto assoluto per quella specie di fauna selvatica. I due sele-controllori rischiano una pesante sanzione pecuniaria. Il cervo e tutto il materiale rimarrà sequestrato fino al passato in giudicato della sentenza.

Fonte: lanazione.it del 18 luglio 2014