lunedì 28 aprile 2014

L’aberrazione della caccia in tana. Mario Tozzi torna ad attaccare la caccia

volpe con cuccioli uccisi in tana
Caccia in tana, una mostruosità. C’è chi la vuole praticabile in Italia! Mario Tozzi direttore del Parco dell’Appia Antica, ambientalista, non usa mezzi termini. «Il patrimonio faunistico è un bene indisponibile dei cittadini di questo Paese». Appunto, non il passatempo ludico di alcuni appassionati di sparatorie.

In nessun Paese avanzato praticare la caccia è necessario per la sopravvivenza. Il nostro pianeta è continuamente violentato nella sua integrità ambientale e non si coglie il motivo per cui lo si debba ulteriormente impoverire dei suoi animali selvatici. «I cacciatori ritengono – aggiunge Tozzi – di poter svolgere una funzione equilibratrice, limando gli eccessi, il sovrappopolamento con la pratica della caccia selettiva, ma questi sono passaggi molto complessi che vanno gestiti direttamente da organi responsabili».

Non si può che restare scioccati nel sapere di frotte di cacciatori che si sobbarcano viaggi aerei e relativi costi per andare a sparare in Romania a lupi e linci, suggestionati dall’atavica sfida tra uomo e animale, dove l’animale è atavico quanto migliaia di anni fa e l’uomo non è atavico per niente ormai, dotato di auto fuoristrada e armi sempre più efficaci. Una atavica sfida rivista e corretta.
Spesso, chi va a caccia rivendica per sé l’amore per la natura e la conoscenza dei suoi cicli biologici.

Se questo fosse vero chi amerebbe così tanto gli alberi da passare giornate intere ad abbatterli? Chi leggerebbe così tanto volentieri i libri da bruciarli con soddisfazione? Se a questo aggiungiamo che ormai in Italia e in Europa e nel mondo la fauna selvatica è emarginata, rintanata in spazi inaccessibili dall’invasione dell’uomo e delle sue ingombranti infrastrutture, si capisce ancor meno il patetico tentativo di fondere la passione per la caccia con quello per l’ambiente. È un’alchimia che non funziona, uno sforzo strategico-politico già fallito. Meglio dire: «Vado a caccia perché comunicare al mondo che ho preso un cervo (o una zanzara) mi fa sentire bene» oppure «Mio padre andava caccia e io pure ci vado». A questo punto, in genere, il cacciatore, a corto di potabili teorie, tira fuori l’argomento della sofferenza degli animali di allevamento (altra vera crudeltà e altro capitolo da riscrivere…) e di coloro che, pur essendo contro la caccia, si nutrono di bistecche e salsicce.

«A costoro rispondo che, per quel che mi riguarda, la carne meno la si mangia e meglio e io personalmente sono vegetariano – riprende Mario Tozzi – certe specie animali poi sono state disabituate e traviate dal comportamento dell’uomo, quasi urbanizzate dalla sua euforia di rifiuti e scarti alimentari e così alcune specie, come le volpi e i cinghiali sono proliferate per colpa della società dei consumi e degli sprechi».
Le soluzioni non le possiamo trovare giocando a sparare o attraverso la crudeltà. La caccia in tana è istigare dei cani inferociti a massacrare cuccioli di volpe indifesi. Non li faremo passare.

mercoledì 26 marzo 2014

Provincia di Lecco. Cinghiali: "dove è stata aperta la caccia la situazione è peggiorata e i danni alle coltivazioni sono aumentati"

Lecco, 25 marzo 2014 – “Le iniziative messe in atto dalla Provincia di Lecco per il contenimento del cinghiale in Valsassina, Valvarrone e a Colico sono le migliori possibili considerando il tipo di territorio, le attuali densità degli ungulati e i danni provocati, che pure sono aumentati negli ultimi due anni da 15 a 30 mila euro/anno. Bisogna cercare di aumentare gabbie e chiusini e investire nella protezione delle coltivazioni agricole e dei terreni a maggior valenza paesaggistica attraverso recinzioni elettrificate”.

Questo in sintesi il responso della Commissione tecnica istituita dall’Assessorato all’Ambiente della Provincia di Lecco, riunitasi ieri, lunedì 24 marzo, e alla quale hanno partecipato, oltre a due noti esperti del settore (Luca Pedrotti e Andrea Marsan), anche i Presidenti dei due comprensori di caccia interessati, i rappresentanti delle associazioni agricole e ambientaliste, Polizia provinciale e tecnici del settore faunistico della Provincia di Lecco. In mattinata gli esperti si sono recati a visionare i luoghi dove si sono riscontrati i maggiori danni e dove sono state posizionate le gabbie.

“La convinzione che l’apertura della caccia al cinghiale sarebbe un grave errore è diventata certezza dopo l’incontro con due tra i più noti esperti nazionali di contenimento della fauna selvatica – commenta l’Assessore all’Ambiente, Caccia e Pesca Carlo Signorelli – Ipotesi di apertura della caccia sono escluse nella parte nord della Provincia; proseguiremo con la linea intrapresa che nelle ultime settimane ha dato qualche risultato con la cattura di 12 ungulati. Cercheremo anche di reperire fondi per investimenti in gabbie e recinzioni”.

“Dove è stata aperta la caccia, anche con forme mascherate, come in alcune province lombarde e liguri – hanno sottolineato gli esperti - la situazione è peggiorata e i danni alle coltivazioni sono aumentati. Se l’obiettivo amministrativo è tutelare agricoltura e turismo non c’è altra soluzione rispetto al controllo selettivo e alle recinzioni che privano questi ungulati di facili pasti, favorendone la cattura e diminuendone la fecondità”.

Su queste conclusioni, cui seguirà una relazione circostanziata degli esperti, hanno convenuto anche gli altri partecipanti alla riunione.

venerdì 21 marzo 2014

PNALM. Orso ucciso, arrestato un cacciatore per detenzione di armi

Le indagini della forestale sulla morte dell’orso Stefano avvenuta il 7 luglio dell’anno scorso: sequestrati due fucili e una pistola con matricola cancellata

Le armi sequestrate al cacciatore
Nella sua automobile aveva una pistola calibro 7.65 con matricola cancellata e diverse munizioni non denunciate. Una persona G.G. è stata arrestata per detenzione di arma clandestina dagli agenti del Corpo forestale nell'ambito delle indagini investigative, delegate dalla Procura di Isernia, tese a far luce sui responsabili della morte dell'orso "Stefano", avvenuta sulle Mainarde molisane il 7 luglio dello scorso anno. l'Animale fu ucciso con arma da fuoco e ritrovato alle pendici del Monte Marrone, nel versante molisano del Parco nazionale d'Abruzzo. Gli accertamenti tecnici sulle armi e munizioni sequestrate e desposti dal magistrato serviranno ad evidenziare eventuali compatibilitàbalistiche con i proiettili ritrovati nel corpo dell'orso. Nell'abitazione dell'uomo, oltre a numerosi coltelli di varie forme e dimensioni, sonos tate sequestrate anche due carabine. L'importante operazione, guidata dal comandante capo Tiziana Altea, è stata eseguita dagli uomini del Coordinamento territoriale per l'Ambiente del Pnalm di Pescasseroli, in collaborazione con la sezione investigativa della Centrale dell'Ispettotaro generale. (m.lav.)

venerdì 14 marzo 2014

Ministero dell’Ambiente e associazioni riconosciute: storia italiana

Il caso dell'Associazione "ambientalista" Ekoclub, creata dalla Federazione Italiana della Caccia.

Se qualcuno un giorno vi fermasse per strada e vi domandasse: “Lei sa quali sono le associazioni ambientaliste in Italia?”, voi cosa rispondereste? “Wwf, Legambiente, Italia Nostra…”.

Risposta sicuramente esatta, ma molto, molto incompleta.

La legge istitutiva del Ministero dell’Ambiente affermava il diritto alle associazioni ambientaliste di essere riconosciute come tali. L’art. 13 della L. 349/1986 testualmente recita:

“Le associazioni di protezione ambientale a carattere nazionale e quelle presenti in almeno cinque regioni sono individuate con decreto del Ministro dell’ambiente sulla base delle finalità programmatiche e dell’ordinamento interno democratico previsti dallo statuto, nonché della continuità dell’azione e della sua rilevanza esterna, previo parere del Consiglio nazionale per l’ambiente da esprimere entro novanta giorni dalla richiesta.”

Il riconoscimento non è una cosa da poco, perché, a mente dell’art. 18 della stessa legge

“Le associazioni individuate in base all’articolo 13 della presente Legge possono intervenire nei giudizi per danno ambientale e ricorrere in sede di giurisdizione amministrativa per l’annullamento di atti illegittimi”.

In pratica, esse hanno quel potere di agire in sede giudiziale che altrimenti alle associazioni non verrebbe riconosciuto. Ma non solo, perché esse, grazie al riconoscimento, possono sedere con unarappresentanza nel Consiglio Nazionale dell’Ambiente, e possono avere diritto, a livello regionale, a partecipare ad organi e commissioni, come vedremo dopo. Insomma, un potere non trascurabile.

Bene, ora andate sul sito del Ministero dell’Ambiente alla voce “Elenco delle Associazioni di protezione ambientale riconosciute” e guardate chi c’è. In ordine alfabetico, ne riporto alcune:

Associazione Italiana Insegnanti di Geografia, Ambiente e/èVita (se guardate il sito, troverete in prima pagina un appello al Presidente della Repubblica Carlo Azelio Ciampi…), Associazione Nazionale Energia del Vento (sede Roma), Associazione Nazionale Istruttori Subacquei (sede Roma), Associazione Nazionale Protezione Animali, Natura, Ambiente (sede Roma), Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente (sede Roma), Associazione Nazionale Greenaccord (sede Roma), Associazione Europea Operatori Polizia (!) (sede Roma), Associazione Nazionale dei Rangers d’Italia, Associazione Nazionale Giacche Verdi, Associazione Italiana Costruttori del verde (costruiscono giardini), Centro per la Conservazione della Natura (non ha neanche un sito), Centro Turistico Studentesco e Giovanile (sede Roma), Ente Nazionale Democratico di Azione Sociale (sede Roma, riconosciuto dal CONI…), Ente Nazionale Guide Equestri Ambientali, Fare Ambiente (sede Roma) Fare Verde (sede Roma), Federazione Nazionale delle Compagnie Giubbe Verdi (sede Roma), Federazione Europea Difesa Ecologica (sede Roma), Federazione Nazionale della Proprietà Edilizia (!) (sede Roma,guardate nel suo sito alla voce “ambiente”), Federazione Italiana Pesca Sportiva ed attività Subacquee (!) (sede Roma), Fondazione Sorella Natura, Forum Ambientalista (sede Roma), Gruppi Ricerca Ecologica, Guardia Costiera Ausiliaria (non ha un sito), Guardie Ambientali d’Italia, L’Altritalia (non ha un sito), Lega Navale Italiana (sede Roma), Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente (leggasi Michela Brambilla), Movimento Italiano Genitori (!!! però risulta sospeso), Movimento Eco Sportivo (il sito risulta in aggiornamento), URCA – Associazione Nazionale Cacciatori dell’Appennino(!). Tra l’altro, commento: singolare come il mondo ambientalista italiano sia pressoché tutto concentrato nella capitale…Ho volutamente trascurato l’Ekoclub. Cos’è l’Ekoclub? L’Ekoclub, adesso addirittura Ekoclub International (sede Roma, sito irraggiungibile attualmente, mentre scrivo), è l’associazione ambientalista creata dalla Federazione Italiana della Caccia: addirittura stessa sede legale, in Roma, via Salaria 298/A. Perché sia stata creata risulta evidente. Grazie all’ottenuto riconoscimento da parte del Ministero, l’associazione può concorrere con le associazioni ambientaliste storiche ad occupare posti negli ATC, gli Ambiti Territoriali di Caccia, deputati a gestire la caccia sul territorio. Negli ATC i cacciatori hanno di diritto già un rappresentante. Se viene nominato uno dell’Ekoclub, il gioco è fatto: in pratica ne hanno due…In compenso, io sono stato fin dalla sua nascita segretario della sezione italiana della Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi (CIPRA Italia).

Fin dall’inizio, consci di avere tutti i requisiti per essere riconosciuti dal Ministero dell’Ambiente, abbiamo inviato la documentazione a Roma. Nulla. Non siamo stati riconosciuti, ma non ce l’hanno neanche comunicato. Facile pensare che se avessimo avuto un santo in paradiso ed una sede a Roma, il gioco era fatto. Ora, dopo aver letto questo post, sapete dirmi cosa sono le associazioni ambientaliste in Italia?

sabato 8 marzo 2014

Mario Tozzi: "i cacciatori sono dei poveracci. Spero che si estinguano il prima possibile sterminandosi fra di loro".


Scontro "a fuoco" tra Mario Tozzi e il presidente di Arci Caccia

A "Un Giorno Speciale" su Radio Radio vivace scambio di vedute sulla caccia. Tozzi: "I cacciatori sono dei poveracci"


"I cacciatori sono dei poveracci. Spero che si estinguano il prima possibile sterminandosi fra di loro. Auguro a lei di ricevere un proiettile in fronte come accade agli animali che voi abitualmente uccidete".


Una dichiarazione che non lascia spazio a troppi equivoci quella di Mario Tozzi, indirizzata al presidente dell'Arcicaccia, Osvaldo Veneziano. Come si può evincere facilmente, la mattinata di "Un Giorno Speciale" su Radio Radio si è rivelata assai "elettrica". La discussione fra Tozzi e Veneziano è scoppiata a seguito del commento su una foto che sta circolando in queste ore, che ritrae una volpe uccisa dopo la caccia in tana.

"Questa prassi - ha dichiarato Tozzi - è davvero macabra: i cacciatori introducono un cane nella tana delle volpi. Questi prima stermina i cuccioli, poi attende l'uscita della volpe per uccidere anche essa. Purtroppo coloro che si comportano in qusto modo sono persone con seri problemi interiori".

Dopo queste affermazioni è intervenuto in trasmissione Osvaldo Veneziano, che inizialmente si è trovato in sintonia con Tozzi nel condannare la pratica della caccia al falco diffusa a Messina, dove alcune persone sparano pure dalla finestra. Ma dopo questa iniziale uniformità di vedute, i due sono stati divisi su tutto, dando inizio a uno scambio di battute piccate.

Quando Veneziano ha detto che durante la caccia alla beccaccia si instaura un rapporto speciale tra cane e cacciatore Tozzi ha asserito:"Quindi voi amate gli animali? Come potete sostenere una cosa del genere quando li uccidete senza pietà?". Il presidente di Arci Caccia ha risposto:"Anche per i banchetti nuziali vengono uccisi gli animali eppure nessuno ha nulla da eccepire". "Io sono vegetariano - ha replicato Tozzi - ma capisco chi mangia carne per necessità. Voi cacciatori, invece, ammazzate gli animali esclusivamente per divertimento. Personalmente disprezzo le persone che agiscono in questo modo".

Veneziano ha controbattuto spiegando le proprie ragioni:"Sappiamo cosa è giusto e cosa no. Per esempio mi sono opposto alla caccia al falco e alla caccia primaverile ma non ho nulla im contrario alla caccia alla volpe poiché essa è legittimata dalla scienza, la quale afferma che è il metodo meno cruento".

"Mostriamo alle persone - ha affermato Mario Tozzi - le foto che stanno circolando in queste ore sulla volpe barbaramente uccisa e vediamo cosa ne pensano gli italiani. Mi chiedo, inoltre: perché la provincia di Siena abbia abolito la caccia alla volpe quando secindo voi non ci sarebbero controindicazioni?".

"Lo hanno fatto per ideologia - ha risposto il presidente di Arci Caccia - e comunque debbo constatare che lei ha un atteggiamento urbano, mentre nelle campagne vi è un'altra sensibilità".

"Questa è una fandonia - ha detto Tozzi - io sono stato presidente di un parco nazionale e conosco bene l'approccio alla materia che si ha nei contesti extraurbani. La verità è che i caccitori sono una minoranza, la quale spero si estingua presto. Anche gli italiani si sono espressi in tal senso con il referendum, che però non ha raggiunto il quorum".

"Allora non siete la maggioranza - ha dichiarato Veneziano - e comunque le faccio notare come in Italia e in Europa ambientalisti e cacciatori vanno d'accordo e non hanno l'atteggiamento che lei sta mostrando in questo momento".

La polemica è proseguita a oltranza, con Tozzi che ha controbattuto:"Dato che la caccia non è stata abolita è normale che tra associazioni ambientaliste e animaliste e cacciaotori si trovino accordi e compromessi. Poi non capisco come sul vostro sito voi vi vantiate di amare la natura, quando uccidete per divertimento i suoi componenti essenziali, gli animali. Avete una strana concezione dell'amore!"

Veneziano ha spiegato il punto di vista suo e dei cacciatori:"Per amore intendiamo garantire agli animali le migliori condizioni per vivere. Poi, bisogna mettere in conto che nel loro percorso di vita gli animali possono trovare anche la morte...".

"Peccato - ha sottolineato con sarcasmo Mario Tozzi - che siete voi a decidere quando gli animali moriranno. Voi cacciatori dovreste capire che l'unico sentimento che dovreste provare è la vergogna!"

"Meno male - ha replicato il presidente di Arci Caccia - che non tutti gli ambientalisti sono come lei...".

Il "duello" è durato circa mezz'ora. La sensazione che ha lasciato è quella di un'incomunicabilità totale fra i sostenitori e i detrattori della caccia.

Calendari venatori italiani – Dall’Europa freddate le risate dei cacciatori

L'On.le Zanoni: ride bene chi ride ultimo

GEAPRESS – “La Commissione chiederà alle autorità italiane di fornire ulteriori informazioni per chiarire eventuali incongruenze tra il termine di chiusura della caccia per Tordo bottaccio, Beccaccia e Cesena in alcune regioni italiane e le date indicate nel documento Key Concepts”. Questa la risposta del Commissario Ue all’Ambiente Janez Potočnik all’interrogazione presentata dall’eurodeputato PD Andrea Zanoni, vice Presidente dell’Intergruppo per il Benessere e la Conservazione degli Animali al Parlamento europeo. L’On.le Zanoni aveva denunciato con un dossier proprio i calendari venatori di tutte le regioni italiane in palese contrasto con la Direttiva “Uccelli” 2009/147/CE.

“Il documento Key Concepts of Article 7 of the Birds Directive 2009/147/CE è stato elaborato sulla base dei migliori dati scientifici disponibili forniti dagli Stati membri riguardo l’inizio e la fine dei periodi di riproduzione e di migrazione pre-nuziale di tutti i volatili cacciabili nell’UE. Dopo aver valutato a fondo le informazioni fornite, la Commissione deciderà i provvedimenti appropriati”, ha spiegato Potočnik a nome della Commissione.

Le nuove indagini dell’Europa arrivano dopo che la Commissione aveva risposto ad una precedente interrogazione che l’eurodeputato Zanoni aveva presentato il 12 settembre 2013 in cui denunciava le gravi violazioni alla Direttiva “Uccelli” 2009/147/CE in Italia, con calendari venatori regionali che prevedono “diverse specie di uccelli migratori cacciabili durante le fasi di dipendenza, diverse specie di uccelli migratori cacciabili dopo l’inizio del ritorno al luogo di nidificazione, carnieri giornalieri e stagionali incompatibili con lo stato di conservazione di alcune specie di uccelli, la caccia a specie di uccelli ammissibile nonostante il loro status negativo.

“La risposta che era arrivata il 15 ottobre 2013 mi aveva lasciato molto insoddisfatto – ha spiegato Zanoni – Di fronte alla considerazione della Commissione che sosteneva che “stando alle informazioni disponibili e ai dati sui concetti fondamentali, non risulta esserci sovrapposizione tra i periodi di caccia e i periodi di riproduzione e di migrazione prepuziale” e di non aver “ ricevuto alcun elemento che confermi l’incompatibilità con la direttiva dei carnieri stagionali e giornalieri stabiliti dalle regioni italiane per le diverse specie cacciabili” non mi sono arreso”.

“Ho fatto cambiare idea alla Commissione europea – aggiunge Zanoni – grazie ad un dettagliato dossier che ho preparato sui calendari venatori di 19 regioni italiane e della Provincia autonoma di Trento e dei relativi pareri dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA). La documentazione dimostra come questi calendari permettano la caccia a diverse specie di uccelli migratori durante le fasi di dipendenza, dopo l’inizio del ritorno al luogo di nidificazione, e prevedano carnieri giornalieri e stagionali incompatibili con lo stato di conservazione di alcune specie di uccelli, cacciabili nonostante il loro status negativo”.

L’eurodeputato, dunque, non si fermato di fronte ad una risposta della Commissione che «aveva fatto cantare vittoria a diversi gruppi e associazioni venatorie. Ora, con estrema soddisfazione, posso dire che ride bene chi ride ultimo: la Commissione indagherà su quelle che, carte alla mano, sono palesi violazioni della Direttiva “Uccelli”. Giustizia è stata fatta rimboccandoci le maniche e fornendo tutte le informazioni che hanno fatto fare repentinamente retromarcia alla Commissione, che ha deciso di aprire un fronte di indagine sull’attività venatoria in Italia. Una volta in possesso dei dati che ho consegnato a Bruxelles – ha concluso l’On.le Zanoni - la Commissione ha cambiato parere e tono e ha deciso di accertare i fatti per adottare i provvedimenti necessari a far rispettare le normative comunitarie, frutto di precise valutazioni effettuate incrociando i dati contenuti nei “Key Concepts of article 7 of Directive 79/409/CE”, le sentenze della Corte di Giustizia in materia di attività venatoria, le indicazioni della Guida della Commissione europea e i nuovi dati valutati dall’ISPRA“.

Prato. Cacciatore uccide un cervo senza autorizzazione e poi cerca di nasconderlo

Intervento degli agenti della Polizia provinciale a Cantagallo, avvisati dalle guardie venatorie volontarie, che hanno denunciato e multato il cacciatore

PRATO. La Polizia provinciale sorprende un cacciatore, sprovvisto di abilitazione per la caccia al cervo, che cerca di nascondere nel bosco l'animale dopo averlo ucciso. La scoperta è avvenuta nel Comune di Cantagallo, in località Campitelli. Gli agenti della Polizia provinciale, tempestivamente avvisati dalle guardie venatorie volontarie che avevano accertato l'abbattimento illegale di un cervo, hanno sorpreso il cacciatore. Dopo aver infilato il cervo in un grosso sacco nero e averlo trasportato per alcuni chilometri con il proprio automezzo, l'uomo stava cercando di nasconderlo.

Il cervo, una femmina di circa 60 chili, è stato posto sotto sequestro e al cacciatore elevata una sanzione di 2.060 euro. L'intervento dimostra ancora una volta l'impegno e l'importanza del coordinamento di Polizia Provinciale e Guardie venatorie per la tutela del patrimonio faunistico della nostra provincia.

La Polizia provinciale informa che, in considerazione della prossima chiusura della caccia di selezione, prevista per sabato 15 marzo, intensificherà i controlli sul corretto svolgimento e ricorda la propria disponibilità a fornire informazioni e ricevere richieste e segnalazioni attraverso il numero di telefono 337-317977 o il sito internet dedicato.

giovedì 20 febbraio 2014

Ancona: cani rinchiusi per il viaggio, ne muoiono tre. Denunciati tre cacciatori

Ancona: cani rinchiusi per il viaggio, ne muoiono tre.

Ancona: cani rinchiusi per il viaggio, ne muoiono tre.
Dei sei animali due sono stati trovati già morti e un terzo è deceduto sotto gli occhi degli agenti. Gli animali erano stati lasciati all'interno dell'auto nella stiva della nave senza acqua e senza adeguata areazione


Il Nucleo Operativo CITES del Corpo forestale dello Stato di Ancona e la Polizia di Frontiera, coadiuvati dal Servizio Veterinario della ASUR di Ancona, durante lo sbarco di una motonave proveniente dalla Croazia allo scalo dorico, ha bloccato un automezzo con tre cacciatori campani, nel quale erano rinchiusi sei cani da caccia.

Gli agenti, insospettiti dal veicolo, hanno subito notato la presenza dei cani ammassati all’interno di una cassa di legno non idonea - per la tipologia e la durata del viaggio - rispetto alle dimensioni degli esemplari.

Al momento del controllo, poi, la scoperta dei corpi senza vita di due esemplari, mentre un terzo cane è deceduto sotto gli occhi degli agenti. Gli altri tre animali, in gravissime condizioni di salute, sono stati subito soccorsi dai veterinari e sottoposti alle necessarie cure per garantirne la sopravvivenza.
Gli animali erano stati lasciati, durante tutto il viaggio, all’interno dell’automezzo parcheggiato nella stiva della nave senza acqua e senza adeguata areazione.

I tre cacciatori a bordo del veicolo, che al momento del controllo hanno mostrato scarso coinvolgimento e disinteresse per la macabra scoperta, sono stati denunciati all’Autorità Giudiziaria, rischiano pene fino a due anni di reclusione.



domenica 16 febbraio 2014

Brescia – Trieste, cuccioli e uccellagione. Coinvolto anche un cacciatore

Brescia – Trieste, cuccioli e uccellagione. Inaspettato risvolto delle indagini sul traffico di cuccioli della Guardia di Finanza

Intervento della Polizia Provinciale di Brescia e delle Guardie LAC e Legambiente

GEAPRESS – Tra le 21 persone indagate nell’ambito dell’operazione “cucciolo d’oro” della Guardia di Finanza di Trieste, che ha portato alla denuncia di 21 soggetti sospettati di traffico di cuccioli di cane dell’est europa (vedi articolo GeaPress ), figurava anche un cacciatore capannista con licenza di caccia in corso validità.

Ne da comunicazione la LAC e la Legambiente di Brescia, le cui Guardie Giurate in veste di ausiliari di P.G, hanno eseguito la settimana scorsa ulteriori accertamenti più specifici proprio in ambito venatorio. Il cacciatore della Bassa Bresciana, sarebbe così risultato in possesso di 44 uccelli da richiamo tra cui peppole, fringuelli, tordi bottaccio e sassello, cesene, merli e frosoni. Tutti gli animali si presentavano con anellini identificativi che ad avviso degli inquirenti sarebbero non conformi ovvero con dimensioni alterate, contraffatti e amovibili.

Ad essere contestato anche l’illecito amministrativo e penale in materia di contraffazione di altri pubblici sigilli o strumenti destinati a pubblica autenticazione o certificazione. L’intervento degli Agenti della Polizia Provinciale della Stazione di Desenzano del Garda provvedevano così al sequestro dell’avifauna consegnandola al C.R.A.S. WWF di Valpredina (Bg). Su tutti gli animali è stato eseguito il controllo degli anelli presenti al tarso. Tutti e 44 sarebbero non conformi ovvero, specifica il comunicato della LAC e di Legambiente, con dimensioni alterate contraffatte e amovibili.

Per quanto riguarda le condizioni generali degli animali, c’è il sospetto di gravi carenze sulla detenzione e inadeguate cure iginico sanitarie. Questo alla luce delle lesioni che si sarebbero evidenziate a carico degli uccellini refertati.

Nel freezer, poi, anche il corpo di una specie proibita che ha così fatto scattare lo specifico illecito penale.

martedì 11 febbraio 2014

Due cacciatori-bracconieri fermati dalla Forestale a Poggio Sannita (IS)

Isernia. Gli uomini del Corpo Forestale di Agnone e Carovilli, lo scorso sabato mattina, in località “Masseria Raimondo” nel territorio di Poggio Sannita, hanno fermato due uomini mentre esercitavano la caccia in periodo di divieto generale.

Durante un ordinario controllo del territorio, l’attenzione dei forestali del Comando stazione di Agnone è stata attirata dal rumore di alcuni spari, verosimilmente provenienti da arma da fuoco. Da qui i sospetti che si potesse trattare di cacciatori o meglio di bracconieri e hanno iniziato a setacciare la zona, chiedendo anche l’aiuto dei colleghi del Comando stazione di Carovilli.

Dopo un’attenta perlustrazione, i due bracconieri, si tratta di due fratelli provenienti dalla provincia di Frosinone, sono stati intercettati e fermati.

I due bracconieri hanno tentato di difendersi esibendo un permesso per esercitare l’attività venatoria nell’Ambito Territoriale di Caccia Alto Vastese, zona ricadente nella regione Abruzzo ove, a loro dire, sarebbe stata prorogata la caccia al colombaccio fino al 10 febbraio 2014, e adducendo di non essersi resi conto di aver sconfinato nella provincia di Isernia, ma loro giustificazione non è risultata valida.

I forestali hanno proceduto quindi a deferirli all’Autorità Giudiziaria per il reato di esercizio di attività venatoria in periodo di divieto generale, come previsto dall’art. 30 della L. 157/92, e a sequestrare i fucili, le munizioni e la fauna abbattuta.

lunedì 10 febbraio 2014

Avellino: si ferisce ad un piede durante la battuta di caccia

MUGNANO D.C- Si ferisce ad un piede durante la battuta di caccia. Questa la disavventura vissuta da un cacciatore di Mugnano del Cardinale nella mattinata di ieri. L’uomo, che fucile in spalla si era recato come tutti i week end nella zona montana del comune mandamentale, a distanza di qualche ora dalla partenza è rientrato ferito ad un piede, che aveva medicato alla meglio cercando di tamponare la ferita. E’ stato così immediatamente condotto al Pronto Soccorso dell’Ospedale Moscati di Avellino, dove i medici hanno curato la sua ferita e dimesso il cinquantenne. Sulla vicenda sono stati disposti comunque accertamenti da parte dei militari della Stazione dell’Arma di Baiano, agli ordini della locale Compagnia. I militari avrrebbero intanto sottoposto a sequestro l’arma con cui il cacciatore si è ferito. E sono in corso accertamenti per verificare la versione dei fatti fornita dal cinquantenne ai Carabinieri in merito all’incidente occorsogli. 

martedì 4 febbraio 2014

In Abruzzo prorogata la caccia fino al 10 febbraio, il Wwf: "Ennesimo provvedimento dannoso"

In Abruzzo prorogata la caccia fino al 10 febbraio, il Wwf: "Ennesimo provvedimento dannoso"
La Giunta regionale ha approvato una delibera che estende la caccia alla specie colombaccio fino al 10 febbraio prossimo nei territori di Teramo, Pescara e Chieti. La proroga è stata concessa su richiesta delle tre Province coinvolte.

Dichiara Luciano Di Tizio, presidente del WWF Abruzzo: ”Permettere ai cacciatori di esercitare il proprio hobby anche a febbraio, seppur con le limitazioni previste, è una offesa per la maggior parte dei cittadini abruzzesi che vendono ancora una volta la fauna selvatica, patrimonio indisponibile dello Stato e quindi della collettività, concessa indebitamente a una categoria di soggetti armati. L’allungamento della stagione di caccia è dannoso per la tutela della fauna selvatica tutta, non solo per l’abbattimento della specie consentita.

L’auspicio è che la vigilanza sia intensificata per impedire che la proroga sul colombaccio si trasformi in una mattanza generalizzata. Si dovrà muovere in particolare la Polizia provinciale dei tre territori coinvolti: in questo caso non vale l’abituale motivazione della carenza di personale.

Le Province, così pronte ad accontentare i cacciatori, devono esserlo altrettanto nel garantire che la proroga, secondo noi comunque dannosa, avvenga nel pieno rispetto delle normative in vigore. Senza questa garanzia non avrebbero dovuto chiedere l’estensione, come saggiamente ha fatto la Provincia dell’Aquila, e la Regione non avrebbe dovuto concederla”.

Fonte: newsabruzzo.it del 03 febbraio 2014