giovedì 19 luglio 2012

Verona. Goccia di sangue nel bagagliaio, cacciatore nei guai


FRODE. In aula ha testimoniato l'agente

Avrebbe ucciso un capriolo, ma dell'animale non c'era traccia

Fu un allevatore ad avvisare i carabinieri che a loro volta chiesero l'intervento delle guardie provinciali: aveva sentito alcuni spari nelle vicinanze di casa sua, notato un uomo caricare in macchina quello che era convinto fosse un capriolo e riuscì anche ad annotare la targa. Tutte informazioni che permisero agli agenti della Provinciale di recarsi nel giro di poco tempo (e comunque nell'arco della giornata) a casa del cacciatore con un decreto di perquisizione. Del capriolo non c'era traccia, sul fondo del box nel bagagliaio c'era una goccia di sangue che il cane delle guardie leccò. E sulla base del principio che «cane non mangia cane» e che quindi quel sangue doveva essere necessariamente di un animale diverso dal segugio che era stato sistemato nel cassone, l'uomo è stato accusato di aver cacciato in violazione della legge e per questo, difeso dall'avvocato Bruno Gazzola, è comparso a processo, davanti al giudice Cristina Angeletti. Un episodio che risale all'ottobre 2009 e si verificò (o almeno si presuppone si sia verificato) in Valpantena. L'allevatore sentì gli spari nelle vicinanze di casa e chiamò i militari, annotò la targa dell'auto e dopo le verifiche fu possibile risalire al cacciatore. La perquisizione interessò sia l'abitazione sia la macchina e l'unico esito che diede fu quella goccia di sangue. Ieri, davanti al giudice, l'imputato ha spiegato che in effetti quel giorno era andato a caccia con un amico, non avevano preso niente e quindi, sconsolato, aveva caricato in auto il segugio e se ne era tornato a casa. Quando arrivarono le guardie provinciali (e con loro avevano un cane) controllarono ovunque ma non trovarono nulla che potesse far ipotizzare che il capriolo fosse stato caricato in auto o trasferito in casa. Solo quella macchia di sangue. Ieri ha deposto anche l'agente della Provinciale, e alla domanda della difesa circa il collegamento con il capriolo ha risposto che poiché il cane leccò quella macchia esclusero che potesse trattarsi del sangue del segugio. Il giudice ha rilevato che il detto ha un significato differente e che viene utilizzato in altri contesti, il difensore alla luce di ciò ha chiesto che venisse acquisita la consulenza del suo esperto (un veterinario) e il processo è stato rinviato ad ottobre per la discussione e la lettura della sentenza.F.M.

Cacciatore genovese condannato a otto mesi per abuso edilizio


COMUNICATO STAMPA

WWF: Cacciatore genovese condannato a otto mesi per abuso edilizio.
 
Otto mesi di reclusione, pena sospesa e non menzione sul casellario giudiziario in quanto incensurato, è la sentenza emessa dal Giudice Monocratico del Tribunale di Genova, dott. Lepri, nei confronti di un cacciatore sessantenne genovese che aveva costruito un appostamento di caccia fisso.
Nel 2007 il cacciatore aveva realizzato un appostamento fisso di caccia agli uccelli migratori, con richiami vivi, in località Grignolo nel comune di Masone  in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico ai sensi del  D.M. 24 aprile 1985. La struttura era chiusa sui quattro lati, provvista di tetto, porta di accesso ed era stata costruita con pali e tavole di legno, rivestita di  lamiera zincata ed all’interno era stata collocata una stufa in ghisa con canna fumaria.  Le guardie giurate del WWF avevano proceduto agli accertamenti, anche mediante la consultazione delle foto aree della Regione Liguria, e l’appostamento di caccia era risultato realizzato senza permesso di costruire e sprovvisto di  autorizzazione paesistica.  Nel maggio  2007 il cacciatore aveva provveduto alla demolizione a seguito di ingiunzione del comune di Masone. La demolizione della struttura aveva “estinto” il reato edilizio ma non il reato ambientale, previsto dall’articolo 181 1° BIS lett. A del D.L.gs 42/04 meglio conosciuto come Codice Urbani. Guglielmo Jansen, coordinatore regionale delle Guardie del WWF Italia dichiara: “è una sentenza importante, in linea con i pronunciamenti di altri Tribunali e della Suprema Corte di Cassazione penale che con numerose sentenze ha sempre dato una corretta lettura del Codice Urbani, affermando che il reato paesaggistico non decade con la demolizione della costruzione abusivamente realizzata”. La difesa dell’imputato è stata impostata sul fatto che la struttura era stata autorizzata dalla Provincia di Genova e che non era in zona vincolata, entrambe le tesi non hanno avuto riscontro positivo da parte del Giudice in quanto l’autorizzazione rilasciata al cacciatore dalla Amministrazione Provinciale ha il solo valore ai fini venatori e tutta l’area è soggetta a vincolo paesistico.  
 
Genova, 18 luglio 2012
 
Ufficio stampa WWF Sezione Liguria.

mercoledì 11 luglio 2012

Loro caccia e noi paghiamo: quanto costano i cacciatori all'erario



Quattro milioni di contributi pubblici all'anno erogati dallo Stato alle associazioni venatorie e ulteriori decine di milioni di euro per le protratte infrazioni da parte dell'Italia al diritto comunitario, commesse dal legislatore nazionale e regionale nell'interesse dei cacciatori e delle lobby che li sostengono. Ecco quanto costa agli italiani il "divertimento" di qualche migliaia di cacciatori: loro sparano e noi paghiamo. E' questo il tema di una dettagliata interrogazione parlamentare presentata oggi dall'ex ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla - strenua sostenitrice dell'abolizione della caccia - ai ministri dell'Economia, delle Politiche agricole, dell'Ambiente e degli Affari europei in materia di contributi pubblici che affluiscono annualmente nelle casse delle associazioni riconosciute dai cacciatori e sulle infrazioni al diritto europeo in materia venatoria. 


"Mentre si carica sugli italiani la soma dell'IMU, mentre si tagliano le pensioni, si mandano a spasso gli esodati, si alza l'IVA, si taglia la pubblica amministrazione, mentre enti locali e sanità soffrono – osserva l'on. Brambilla nel corso di una conferenza stampa alla Camera dei deputati - non si comprende per quale ragione dovremmo continuare a versare una somma spropositata di denaro pubblico a una risicatissima minoranza di cacciatori affinchè si diverta a fare scempio del nostro patrimonio faunistico e, non basatasse, dovremmo anche correre il pericolo di pagare "cash" ingenti somme all'Ue per consentire a costoro di sparare qualche giorno in più a qualche specie in più. Perché non chiediamo ai cittadini se sono d'accordo?" Per quanto riguarda l'erogazione di contributi statali alle associazioni venatorie, l'art.24 della legge 157/1992, infatti, istituisce un fondo alimentato da un'addizionale alla tassa sulla licenza di porto di fucile "anche per uso di caccia". Il 95 per cento di questo fondo è suddiviso tra le associazioni venatorie riconosciute a livello nazionale – cioè Federcaccia, Arcicaccia, Libera Caccia, Enalcaccia, Italcaccia, Anuu – "in proporzione – dice la legge - alla rispettiva, documentata consistenza associativa".

L'interrogazione chiede a quanto ammontano le risorse affluite nel fondo durante le ultime cinque annualità per cui sono disponibili i dati (secondo sommarie informazioni raccolte, sembra che si tratti di circa 4 milioni l'anno) e a quanto ammontano, nello stesso periodo di tempo, le risorse ripartite tra le associazioni venatorie riconosciute e quante ne abbiano percepite le singole associazioni, se siano stati effettuati periodici controlli sulla "consistenza associativa" delle beneficiarie o se le risorse siano state erogate sulla base di una semplice "autocertificazione" delle associazioni, come siano stati effettuati questi controlli e se siano mai emerse irregolarità o difformità rispetto alle dichiarazioni presentate dalle associazioni. Tutto questo perché i ministeri interessati, nonostante l'esplicita previsione degli arrt.1 e 2 del DpR 118/2000 sui beneficiari di provvidenze di natura economica, non rendono pubblici, in forma facilmente accessibile ai cittadini, i dati sui versamenti alle associazioni venatorie. Inoltre, sottolinea la parlamentare, " risulta che parte di questi fondi sia utilizzata dalle associazioni per pagare il cospicuo apparato burocratico e i non trascurabili emolumenti dei vertici". Non c'è solo un problema di trasparenza, ma anche di opportunità. 

"Non so – commenta Michela Vittoria Brambilla - se questo tipo di erogazioni abbia avuto un senso in passato, se non come "pegno" del patto tra partiti ed associazioni venatorie. Mi sembrano ingiustificabili oggi, in tempi di profonda crisi, per finanziare indirettamente un'attività che incide pesantemente sul patrimonio faunistico che è di tutti, crea una grave ferita all'ambiente, riempie di piombo le nostre campagne e le svuota di turisti. Ed è certamente inaccettabile anche la sostanziale assenza di controlli sulla fine che fanno questi soldi pubblici". In aggiunta ai contributi pubblici erogati dallo Stato alle associazioni venatorie, nei costi della caccia per gli italiani vanno considerati anche quelli derivanti dalle procedure di infrazione al diritto europeo, commesse dal legislatore nazionale e, soprattutto regionale nell'interesse dei cacciatori e delle lobby che li sostengono. "E' difficile stabilire quanti milioni di euro il nostro Paese dovrà pagare per le infrazioni al diritto dell'Unione commesse dal legislatore nazionale e regionale nell'interesse dei cacciatori e delle lobby che li sostengono – continua l'on. Michela Vittoria Brambilla - Sarà comunque troppo, per la stragrande maggioranza di italiani che non hanno mai imbracciato una doppietta. Dobbiamo quindi garantire che qualsiasi iniziativa riguardante le specie protette sia autorizzata solo in base a decisioni contenenti una motivazione precisa e adeguata, riferentesi ai motivi, alle condizioni e alle prescrizioni di cui all'art. 9, nn. 1 e 2, della "direttiva uccelli". Solo in questo modo sarà possibile limitare i danni del contenzioso con la Commissione – che ci costerà comunque – ed evitare per il futuro che le istituzioni italiane, e soprattutto le Regioni, possano discostarsi dalla normativa europea".
Per chiudere il contenzioso con l'Ue, afferma l'ex ministro del Turismo, "occorre innanzitutto imporre alle Regioni di adottare deroghe solo con provvedimenti amministrativi, per consentire al governo di agire con tempestività ed efficacia se riscontra difformità rispetto alle norme europee. L'ultima trovata delle lobby dei cacciatori, e delle Regioni che le assecondano, è approvare i calendari venatori con leggi regionali, in modo da sfuggire al controllo diretto del governo. Fortunatamente la Corte costituzionale ha censurato questa pratica. Un secondo punto di essenziale importanza –prosegue Michela Vittoria Brambilla -è il rafforzamento, non l'indebolimento, del ruolo dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Oggi le deroghe possono essere applicate "sentito l'Ispra o gli istituti riconosciuti a livello regionale". E' invece pericoloso, a mio avviso, equiparare il parere dell'Ispra a quello di istituti legati al territorio, sia pure Università, che potrebbero essere più facilmente condizionati dalla politica locale. 
Bisogna inoltre potenziare e specificare i controlli sulle attività dichiarate "in deroga", per avere certezza del numero effettivo di esemplari abbattuti. Attualmente sono in corso 4 procedure ai sensi dell'art.260 del Trattato sul funzionamento dell'Ue (applicazione di sanzioni ad uno Stato membro che non si sia conformato ad una sentenza della Corte di Giustizia nella quale viene constatato un inadempimento del predetto Stato), tutte per violazione della direttiva 79/409/CEE sulla conservazione degli uccelli selvatici. Allo Stato cioè viene contestato un inadempimento, ulteriore ed autonomo, consistente nella mancata adozione dei provvedimenti necessari all'esecuzione della sentenza che ha accertato la violazione del diritto dell'Unione. Questa seconda procedura, promossa dalla Commissione con una messa in mora, si conclude, in caso di persistente inadempimento, con un giudizio davanti alla Corte di Giustizia europea e l'irrogazione di una sanzione pecuniaria che può essere pesantissima, in relazione alla gravità e alla durata dell'infrazione, alla capacità finanziaria dello Stato membro, all'efficacia dissuasiva cui il provvedimento mira. Dall'analisi delle 4 infrazioni – la prima sentenza è del 15 maggio 2008, l'ultima del 3 marzo 2011 – risulta che si tratta di violazioni prolungate, ripetute e sistematiche. 
Ed è opinione comune tra gli esperti che possano comportare "una punizione esemplare" per il nostro Paese, che resta uno dei più scorretti dell'Unione. La commissione ha a disposizione due strumenti sanzionatori che può usare anche cumulativamente. Il primo è la somma forfettaria, una "multa" che punisce la "lesione al principio di legalità". Per l'Italia il minimo è 8 milioni e 854 mila euro, ma la cifra può salire di molto, fino a decine e decine di milioni, in relazione alla lunghezza e alla gravità dell'infrazione. Ancora più preoccupante è la penalità di mora, che può arrivare ad un massimo di 652.800 euro al giorno, secondo la gravità e la durata dell'infrazione e sarà applicata a decorrere dalla seconda sentenza.

martedì 3 luglio 2012

TAR Toscana: il contenimento dei cinghiali va fatto senza l'ausilio dell'attività venatoria.



Contenimento dei cinghiali e fondi chiusi, il Tar della Toscana da torto alla Provincia di Pisa
E' stata pubblicata la sentenza 935 del Tribunale amministrativo della Toscana Sez. III,  con  la quale il Giudice amministrativo,  pur rilevando che la Provincia di Pisa «ha ritenuto imprescindibile l'esercizio in loco della attività venatoria, con la quale ridurre la densità faunistica delle specie nocive (cinghiale)», osserva che «L'obiettivo della riduzione dei danni arrecati dalla fauna va perseguito con gli interventi di contenimento numerico previsti dall'articolo 19 della Legge 157/1992 e dall'articolo 37 della L. R. 3/1994 e non già attraverso l'attività venatoria».
Il ricorso contro la "Determinazione di diniego richieste Aree sottratte alla gestione programmata della caccia ai sensi dell'art. 25 L.R. 3/94, Comune di Chianni" adottata nel 2007 dal Dipartimento programmazione territoriale ed economica della Provincia di Pisa, era stato presentato da un folto gruppo di proprietari di terreni agricoli a Chianni e dall'Uione agricoltori della Provincia di Pisa, con l'intervento ad adiuvandum della Lega abolizione caccia.
I  ricorrenti, proprietari di fondi rustici  contigui a Chianni che si estendono sui 135 ettari, avevano chiesto alla Provincia che  i loro terreni fossero esclusi dalla gestione programmata della caccia, sia in base alla legge nazionale 157 che alla normativa regionale, in particolare la legge 292/1994 "Indirizzi regionali di programmazione faunistico-venatoria" «Che, come indicato alla lett. a) dell'art. 72 cit., l'area oggetto della domanda di esclusione dalla gestione programmata della caccia apparteneva a diversi proprietari tra di loro confinanti, aveva una superficie di ampiezza superiore a 100 Ha e presentava caratteristiche ambientali tali da consentire lo svolgimento di un'azione di tutela e salvaguardia della fauna selvatica; che, come previsto dallo stesso art. 72 e della ricordata legislazione statale di settore, sui fondi oggetto della domanda venivano svolte attività di rilevante interesse economico, sociale e ambientale».
Le aziende agricole interessate «Utilizzavano metodi biologici e aderenti ai Consorzi Aiab ed Ecocert, erano sede di allevamento di specie a rischio di estinzione (asino dell'Amiata) e oggetto di progetti di ricerca e conservazione; ospitavano, occupando una percentuale superiore al 50% dell'area, strutture di ricezione turistica, in quanto nei suddetti fondi rustici avevano sede aziende agrituristiche, realtà economica individuata tra gli obiettivi strategici del Piano Territoriale di Coordinamento provinciale per il Sistema delle Colline della Valdera». Inoltre «L'area e le strutture ricettive in essa ricadenti erano interessate da iniziative provinciali a sostegno del turismo ippico, ossia il c.d. "Progetto dell'Ippovia"».Tutte attività economiche che la caccia avrebbe danneggiato causando «Un notevole danno economico alle aziende agrituristiche coinvolte dalla richiesta», non consentendo «La necessaria valorizzazione del patrimonio naturalistico presente, il quale dovrebbe costituire, invece, il punto di forza di dette attività».
La Provincia, in base al Piano faunistico venatorio provinciale 2005-2010 e ad una relazione tecnica, decideva di non accogliere le richieste di esclusione della caccia «Perché contrastano con l'attuazione della pianificazione faunistico-venatoria provinciale, come specificato nella relazione tecnica e come previsto dall'art. 72, 1° comma, della DCR 292/1994». La relazione tecnica allegata dice che la Provincia «Ha valutato che l'esclusione dei fondi in questione dalla gestione programmata della caccia avrebbe ostacolato l'attuazione del Piano faunistico venatorio provinciale, in particolare degli obiettivi contenuti nella Sezione "Proposte gestionali ed Indirizzi generali di Piano", sul presupposto che la presenza di ungulati su tali fondi, e in specie del cinghiale, in difetto di attività venatoria avrebbe determinato danni alle colture agricole presenti, laddove la tutela delle coltivazioni agricole rappresenta una delle finalità precipue della stessa pianificazione faunistica venatoria provinciale».
Secondo i ricorrenti invece il provvedimento e il parere tecnico erano illegittimi perché violavano la legge regionale e per eccesso di potere rispetto alla legge nazionale 157, perché le richieste di esclusione dei fondi dall'esercizio della caccia non ostacolerebbe l'attuazione della pianificazione faunistico-venatoria della L.R.T.n.3/1994, mentre gli atti impugnati  non avrebbero  tenuto conto  degli interessi coinvolti, come il  diritto di libera iniziativa economica e di proprietà che prevale sull'esercizio della caccia.
La Lega per l'abolizione della caccia (Lac) si è associata al terzo motivo del ricorso: «"Violazione di legge (art. 1, comma II, del Protocollo n. 1 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali; artt. 11 e 14 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali; violazione dell'art. 21, I comma, Cost. e dell'art. 42, II comma, Cost.)", in quanto gli atti impugnati violerebbero la libertà di pensiero e le convinzioni etiche dei proprietari dei fondi, contrari all'esercizio venatorio sulle loro proprietà, e detta violazione comporterebbe un disequilibrio tra gli interessi contrapposti a svantaggio delle convinzioni etiche dei proprietari».
Il Tar ha detto che il ricorso era fondato e, ripercorrendo la normativa e gli obblighi della Provincia, ricorda che «E' pacifico, dunque, che secondo la richiamata disciplina le richieste dei proprietari ritualmente proposte per escludere i propri fondi dall'esercizio della caccia debbono essere accolte quando non ostacolino l'attuazione della pianificazione faunistico-venatoria». Ma la provincia ha respinto le istanze ritenendo che avrebbero ostacolato l'attuazione della Pianificazione faunistico-venatoria provinciale.
Ma la sentenza del Tar fa rilevare che «In realtà, a ben vedere, per i territori in esame il Piano Faunistico Venatorio Provinciale 2005-2010 prevede tra gli"Obiettivi strategici" da perseguire la prevenzione dei danni arrecati dalla fauna selvatica alle colture agricole e forestali a favore della tutela del lavoro agricolo, ma tale scopo è perseguito dalla stessa disciplina di Piano e dalla stessa normativa di settore, non già tramite l'esercizio dell'attività venatoria, ma tramite altro, diverso e specifico istituto, ossia gli interventi di contenimento numerico di cui agli artt. 19 della legge n. 157/1992 e 37 della L.R. n. 3/1994, così come dedotto con il primo motivo di ricorso. Il controllo previsto dall'art. 19 della legge n. 157/1992 e, per la Regione Toscana, dall'art. 37 della L.R. n. 3/1994, costituisce, infatti, un istituto di carattere generale, tanto che la consolidata giurisprudenza della Corte Costituzionale configura detta norma statale quale "principio fondamentale della materia a norma dell'art. 117 Cost. tale da condizionare e vincolare la potestà legislativa regionale" (Corte Costituzionale 21 ottobre 2005 n. 392 e n. 135 del 2001)».
Per  questo, secondo il Tar della Toscana «Risulta illegittima la motivazione su cui si fonda il provvedimento impugnato, con il quale si è ritenuto che la tutela delle colture agricole minacciate da un elevato numero di cinghiali fosse perseguibile solo con l'esercizio dell'attività venatoria e non già mediante l'esercizio dei poteri tipici a tal fine previsti dalla legge, ossia gli interventi di contenimento numerico di cui agli artt. 19 della legge n.157/1992 e 37 della L.R. n. 34/1994, cui non si fa, invece, minimamente cenno nel provvedimento in questione. La fondatezza del motivo esaminato (primo motivo) determina l'assorbimento del secondo motivo di ricorso, con cui i ricorrenti hanno lamentato che l'Amministrazione provinciale non avrebbe accolto le loro richieste senza effettuare una valutazione delle realtà economiche su cui il provvedimento andava ad incidere e senza esplicitare le ragioni della decisione».
Il Tar ha invece dichiarato inammissibile il terzo motivo di ricorso sostenuto anche dalla Lac, «In quanto i ricorrenti nell'istanza di esclusione dei loro fondi dalla caccia programmata non hanno addotto, tra le varie motivazioni, quella relativa alla loro contrarietà etica all'esercizio dell'attività venatoria nei loro fondi».   

lunedì 2 luglio 2012

La Regione Veneto approva la legge salva capanni. Andrea Zanoni: "Politica sottomessa ai cacciatori"


Comunicato stampa del 2 luglio 2012

La Regione ha 
Via libera del Consiglio Regionale Veneto alla proposta di modifica della legge sulla caccia. L’Eurodeputato IdV, Andrea Zanoni: «Politica sottomessa ai cacciatori, ma la legge deve essere uguale per tutti»

Il 28 giugno scorso, il Consiglio regionale del Veneto ha approvato a maggioranza il progetto di legge presentato da Lega Nord e Pdl, con prima firmataria Elena Donazzan, che modifica la Legge regionale 50 del 1993 sulla caccia. La proposta aveva già ottenuto il parere favorevole delle Commissioni regionali Affari Istituzionali e Agricoltura.
La richiesta di modifica è passata proprio con i voti favorevoli di Pdl e Lega Nord, nonostante i voti contrari di IdV e Fsv e le astensioni di Pd e Udc. La normativa approvata prevede che gli appostamenti fissi di caccia possano essere realizzati solo con una comunicazione ai Comuni, senza licenza edilizia e autorizzazione paesaggistica. Si apre così una vera e propria sanatoria in deroga alle normative edilizie e di tutela ambientale e paesaggistica.
La proposta di Legge 253 è arrivata dopo gli innumerevoli controlli effettuati dal Corpo Forestale dello Stato nella Provincia di Vicenza. I forestali avevano rilevato la presenza di capanni ed altane abusivi, facendo partire le relative denunce per i proprietari non rispettosi della legge.
«Ci rivolgeremo al Governo per chiedere di impugnare la nuova legge davanti alla Corte Costituzionale: la legge è uguale per tutti e deve esserlo anche per i cacciatori». Lo afferma l’Europarlamentare IdV e presidente della LAC Veneto, Andrea Zanoni che ritiene il testo approvato «un privilegio inaccettabile concesso ai cacciatori».
«Siamo di fronte ad uno degli ultimi colpi di coda di una classe politica sempre più lontana dai cittadini -ha concluso Zanoni – e sempre più sottomessa alla piccola ma potente lobby dei cacciatori. I cacciatori hanno percentuali numeriche irrisorie, da prefisso telefonico, ma riescono ad avere inspiegabilmente la maggioranza dei voti in Consigli regionali come quello veneto».

Ufficio Stampa On. Andrea Zanoni

venerdì 29 giugno 2012

Calendario venatorio regionale sardo 2012-2013, prossima battaglia legale


Il Comitato faunistico regionale ha approvato – a maggioranza – il calendario venatorio sardo 2012-2013.   Un calendario venatorio semplicemente scandaloso, dovuto alla presenza preponderante dei cacciatori, compresi quelli partecipanti come designati dalle Province (uno su tutti, Andrea Monteverde, rappresentante della Provincia di Cagliari).

Inseriti vari giorni di caccia al cinghiale in più (i giovedi), giornate intere di caccia a lepre e pernice sarda, previsione della caccia a febbraio alla migratoria sono solo alcuni fra i punti contestati.

Non è stata accolta la proposta molto equilibrata predisposta dal Servizio tutela della natura dell’Assessorato regionale della difesa dell’ambiente, proposta elaborata sulla base delle prescrizioni dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (I.S.P.R.A.) e della giurisprudenza in materia.

Si ricorda che la Guida I.S.PR.A. è stata redatta ai sensi dell'art. 42 della legge Comunitaria 2009 (“Guida per la stesura dei calendari venatori ai sensi della legge 157/92, così come modificata dalla legge comunitaria 2009, art. 42”quale indicazione di criteri minimi statali per il mantenimento o il ripristino dello stato di consevazione favorevole degli uccelli selvatici (art. 1 bis della legge 157/1992 e s.m.i.) e della tutela dei loro periodi biologicamente più importanti anche attraverso il divieto assoluto di caccia (art. 18, comma 1 bis, della legge 157/1992 e s.m.i.).

Le associazioni ecologiste, tutte unite, si stanno preparando a una dura battaglia legale in tutte le sedi contro un calendario venatorio assurdo e contrario a ogni minima esigenza di tutela della fauna.

p. Amici della TerraGruppo d’Intervento GiuridicoLega per l’Abolizione della Caccia

Stefano Deliperi


-- 
Gruppo d'Intervento Giuridico onlus     
Via Cocco Ortu, 32 - 09128 Cagliari

Ancora una volta! Il Tar bacchetta Regione Abruzzo e comitato Via.

PER I GIUDICI IL PARERE DELL’ORGANISMO NOMINATO DALLA GIUNTA È «ILLEGITTIMO»


ABRUZZO. Illegittimo il parere del comitato V.I.A. che allentava i vincoli nelle aree di presenza dell'Orso bruno. La relazione tecnica allegata al calendario venatorio non aveva i requisiti di legge per essere valutato dal Comitato.
«Viene sconfessato così», commenta il Wwf, «l'operato dell'Assessorato su molte specie cacciabili in declino, sull'uso del piombo e sugli orari di caccia. Sollevata la questione di legittimità costituzionale della legge regionale sul comparto unico sulla migratoria».
E' stata depositata dal Tar Abruzzo di L'Aquila la sentenza di merito sul ricorso presentato dal Wwf Italia assieme agli Animalisti Italiani e alla Lega Anti Caccia. 
Il Tar ad ottobre scorso aveva accolto la richiesta di sospensiva del calendario venatorio della Regione Abruzzo. Ora, con la sentenza di merito, il tribunale non solo ha accolto le principali critiche sollevate dalle associazioni ma ha anche ritenuto fondata l'eccezione di costituzionalità della Legge Regionale 10/2004 sull'attività venatoria in Abruzzo nella parte che disciplina un aspetto fondamentale, il cosiddetto Comparto Unico sulla Migratoria.
Intanto il Collegio ha soddisfatto l'esplicita richiesta delle associazioni di discutere nel merito il ricorso pur essendo scaduto il Calendario Venatorio 2011-2012. Infatti ha ritenuto che sia interesse non solo dei ricorrenti ma anche della stessa Regione Abruzzo, conoscere le motivazioni di merito sulle eccezioni sollevate anche per adeguare i futuri calendari venatori. 



Moltissime erano le criticità evidenziate dalle associazioni. Tra i punti salienti:

1)SPECIE IN DECLINO:  si era consentita l'apertura alla caccia per specie in declino e l'ampliamento del periodo di caccia per queste e altre specie (come  frullino, moretta, marzaiola, mestolone, codone, canapiglia, fischione, beccaccino) discostandosi dai periodi e dalle modalità gestionali indicati dall'ISPRA.
Per il primo punto il WWF aveva sostenuto che la Regione Abruzzo permetteva la caccia per diverse specie in declino, soprattutto acquatiche, nonostante non avesse prodotto censimenti recenti e nonostante i dati raccolti dalla Stazione Ornitologica Abruzzese indicassero una presenza minima in Abruzzo delle specie in questione (meno di 5.000 unità, per alcune pochi individui). In una tale situazione non solo la Regione Abruzzo ha comunque aperto la caccia a queste specie.

Il TAR ha accolto pienamente questa critica ed ora la Regione Abruzzo dovrà adeguarsi anche per il futuro chiudendo la caccia a queste specie in declino (SPEC) e presenti con numeri che non consentono alcun prelievo.

2)ORSO BRUNO: il comitato V.I.A. prima aveva vietato l'inizio dell'attività venatoria nell'area A del PATOM di massima presenza dell'Orso bruno ma dopo poche settimane aveva cambiato idea con un secondo giudizio in cui si consentiva l'attività venatoria ponendo alcune prescrizioni per la sola caccia al Cinghiale.
Su questo punto il Tar censura la Regione Abruzzo e il Comitato V.I.A. sulla tutela del animale simbolo della Regione, l'Orso bruno marsicano. Dopo la richiesta pervenuta dall'Ente Parco nazionale d'Abruzzo che chiedeva di evitare il disturbo all'Orso in un periodo delicatissimo come quello che precede il letargo in cui l'orso è iperfagico, il Comitato V.I.A. aveva varato un primo parere vietando fino al primo novembre tutta l'attività venatoria nelle aree di maggiore presenza della specie. Dopo poche settimane lo stesso Comitato fece dietrofront nonostante le precise e circostanziate diffide inviate dal Wwf. Ebbene il Tar scrive:«le carenze della valutazione effettuata e la mancanza di motivazione sui punti specifici suddetti conduce quindi all’accoglimento delle censure esaminate relative alla Valutazione di incidenza». 

3)RELAZIONE TECNICA INIDONEA: l'assessorato all'Agricoltura aveva allegato al Calendario Venatorio una relazione tecnica. Tale relazione, secondo le associazioni, non era conforme ai requisiti tecnici.
Il Comitato V.I.A.- aveva accettao di valutare tale studio.
«Ancora più grave appare quindi», commenta il Wwf, «la censura del Tar sull'operato del Comitato VIA e dei funzionari dell'assessorato all'Agricoltura su questo punto, quando conferma che l'intera relazione tecnica allegata al Calendario non permetteva di valutare gli effetti della caccia sulle specie protette a livello comunitario».

4)COSTITUZIONALITA' DEL COMPARTO UNICO SULLA MIGRATORIA: il comparto unico sulla migratoria, introdotto dalla legge regionale 10/2004, definendo l'Abruzzo come unico comparto, nega il legame cacciatori-territorio richiesto dalla legge nazionale sulla caccia rendendo possibile ai cacciatori non solo di andare a caccia anche fuori dall'ATC in cui è iscritto ma anche di cacciare per più giorni la settimana.
Il TAR ha emesso un'ordinanza con la quale chiede alla Corte Costituzionale di esprimersi sulla costituzionalità della norma regionale.

5)USO DELLE MUNIZIONI AL PIOMBO: la Regione ha consentito l'uso delle munizioni al piombo (pallini e cartucce di piombo) per i quali l'ISPRA aveva evidenziato l'esistenza di gravi problemi sanitari.
Anche su questo aspetto il Tar ha dato ragione al Wwf sostenendo che la Regione Abruzzo non ha correttamente valutato la necessità di vietare l'uso delle munizioni al piombo nonostante la loro pericolosità.

6)ALTRI ASPETTI: il TAR ha anche accolto la parte del ricorso sulla definizione degli orari di caccia. Altri aspetti marginali non sono stati accolti (come l'indicazione chiara delle mappe delle aree incendiate e alcuni giorni in più sulla caccia alla Beccaccia) ma è tale il numero di punti su cui è stata data ragione alle associazioni che viene minato alla base l'intero apparato del calendario. 

Augusto De Sanctis, membro per il Wwf della consulta venatoria regionale ha detto:«E' un successo clamoroso che ha alla base un nostro lavoro capillare su un argomento su cui ci sono continui tentativi di derogare alle normative esistenti. Dispiace che l'assessorato all'Agricoltura e il comitato VIA non ascoltino le puntuali osservazioni inviate per tempo dal WWF».

giovedì 28 giugno 2012

Lombardia: la Corte costituzionale boccia per la terza volta la Regione sulla cattura con le reti di richiami vivi



Terza censura in pochi anni per la Regione Lombardia da parte della Corte Costituzionale sul tema della cattura di uccelli selvatici con uso di reti, in impianti autorizzati, per rifornire i cacciatori di richiami vivi per l'esercizio venatorio da appostamento ai migratori.


E' stata depositata il 27 giugno scorso la Sentenza n. 160 della Corte Costituzionale che dichiara incostituzionale la legge regionale n. 16  del 26/9/2011, recante il piano di cattura dei richiami vivi per rifornire gli appostamenti di caccia ai migratori.
Oggetto della censura è l'utilizzo del meccanismo della "legge-provevdimento": in pratica si contesta l'escamotage di varare, anziché un provvedimento amministrativo, una legge regionale per blindare l'atto da possibili ricorsi al TAR.
Ma in tal modo, era la motivazione (accolta) del Governo che era ricorso alla Consulta,  si impedisce al Governo stesso di poter annullare atti amministrativi che esorbitino dai poteri delle Regioni e contrastino con la Direttiva UE del '79 sulla tutela dell'avifauna (ad esempio sul tema della "piccola quantità" delle specie sfruttabili in deroga con mezzi normalmente vietati).
Dopo il ricorso del Governo il Consiglio Regionale Lombardo aveva abrogato la legge contestata, ma il Giudizio presso la Corte Costituzionale è comunque proseguito, essendovi state due precedenti sentenze per analoghi approvvigionamenti di richiami vivi legiferati sempre dalla Lombardia e già sanzionate con le sentenze 266/2010 e 190/2011. 
Pirellone dunque "recidivo" e nuovamente bacchettato, afferma la Lega Abolizione Caccia.
La legge regionale censurata l'altro ieri prevedeva la cattura con reti in impianti provinciali di 47.000 uccelli da utilizzare come richiami vivi, di cui 1.647 allodole, 9.855 cesene, 5.435 merli, 21.230 tordi bottacci e 8.833 tordi sasselli.



Testo integrale della sentenza 160/2012 della C.C. :


Fonte: LAC comunicato stampa del 28 giugno 2012

lunedì 25 giugno 2012

Agrigento: 500 mila euro per vigilanza venatoria. Inesistente.

Provincia, guerra ai bracconieri: 500mila euro per la polizia venatoria

La Provincia regionale di Agrigento ha un'anima ecologista. Al di là di battute e semplici insinuazioni, noi abbiamo la prova di quello che stiamo affermando. Carta canta, come si suol dire.

Come definireste infatti un Ente che impegna, nel proprio bilancio di previsione 2012 500mila euro per "spese di attività di vigilanza venatoria"?

Sfogliando il Peg dello strumento finanziario, infatti, emerge che su una spesa di 1.372.866 euro per il capitolo P1 - poliziaprovinciale, per il funzionamento dell'intero corpo, se si sottraggono le somme necessarie per la retribuzione ordinaria (597.954 euro), senza considerare gli oneri, che da soli superano i 150mila euro, si capisce quale è la proporzione tra quanto verrà impegnato complessivamente e quanto si vuole spendere per l'attività di vigilanza venatoria.

Eppure, scorrendo le pagine dedicate alla Polizia provinciale sul sito della Provincia regionale di Agrigento, e consultando i report dell'attività svolta (primo semestre 2011 e anno 2010) non vi è proprio traccia di questo tipo di funzione di controllo. Al massimo, avendo incarichi di polizia ambientale, sono state avanzate contravvenzioni per violazioni del decreto legislativo 152/2006, che riguarda genericamente l'abbandono dei rifiuti. Fitta è invece la parte dedicata alle attività di scorta del presidente D'Orsi e delle personalità pubbliche, oltre che, non va dimenticato, del Gonfalone della Provincia, e la presenza della Polizia provinciale durante le manifestazioni pubbliche. Ma di polizia venatoria nemmeno una traccia. Nemmeno, magari, il salvataggio di un passerotto caduto da un nido. Niente. Eppure la voce di bilancio c'è, e 500mila euro in tempi di vacche magre non sono uno scherzo. Bisogna risalire al 2009 per trovare un riferimento ad attività di polizia ittico - venatoria, intesa però come semplice controllo di aree specifiche come: il bacino del Lago Arancio, il Castellaccio, la foce del Platani, Torre Salsa, Maccalube, Monte Cammarata, Monte Mele e le grotte di Sant'Angelo. Sempre per quanto riguarda l'anno 2009, si legge: "il servizio di Polizia Venatoria è stato disposto con due pattuglie, rispettivamente composte da numero 2 o 3 agenti a seconda le necessità di servizio, i quali hanno operato separatamente, sia nel turno antimeridiano 8 - 14 che nel turno pomeridiano 14 - 20 di tutti i giorni feriali nonché con turni notturni per reprimere il fenomeno del bracconaggio".

Tra i vantaggi enumerati vi sono: "garantire una maggiore presenza degli agenti nel territorio provinciale, a discapito di eventuali attività di bracconaggio esercitata attraverso l'impiego richiami, trappole, appostamenti; il controllo sul corretto comportamento e rispetto della normativa di settore da parte dei cacciatori e alla repressione di eventuali violazioni; il recupero della fauna in difficoltà o ferita; l'avvistamento di focolai di incendi ai fini della tutela della fauna e del relativo habitat; recepire le diverse segnalazioni degli utenti; la localizzare nidi e tane di fauna protetta; incrementare i contatti con gli Enti preposti alla vigilanza ambientale; lo svolgimento di servizi congiunti con i carabinieri di Siculiana, Montallegro e Cattolica Eraclea".

Tutto questo però senza fornire risultati tangibili dell'attività (numero di animali salvati, trappole scoperte, bracconieri denunciati, nidi individuati ecc), e ammettendo anche che il Corpo coadiuva altri enti preposti alla vigilanza ambientale più che svolgere una funzione in prima linea. Proprio in questi giorni la Provincia comunica che sono in mostra a Siracusa i risultati di un lavoro condotto dal settore Ambiente e territorio e riguardanti la tartaruga marina Caretta Caretta e il delfino Tursiops, oltre che l'habitat delle Maccalube di Aragona. Il tutto, ovviamente, senza il cenno di un sostegno del settore di Polizia venatoria.

Il bilancio del Corpo, tra l'altro, prevede come unica entrata i 20mila euro provenienti da senzioni per infrazioni al codice della strada. Le varie uscite prevedono, tra le altre cose, 3mila euro per il pagamento degli abbonamenti telefonici, 10mila euro per l'acquisto di carburante, 16mila euro per l'acquisto di nuovi mezzi e 11mila euro per la manutenzione dell'autoparco. Ben inferiori le somme investite per controlli presso le autoscuole, corsi di sicurezza stradale presso gli istituti scolasatici e cartellonistica stradale.

Quello per "alimentare" la Polizia venatoria è un impegno di spesa così rilevante, comunque,che non poteva passare inosservato al Consiglio provinciale, soprattutto in tempi di scontro politico. In tal senso si sta realizzando un emendamento, firmato già da diversi consiglieri tra cui Nino Spoto, Carmelo Avarello e lo stesso presidente Raimondo Buscemi, che storni queste cifre in favore dei precari della Provincia così da garantire loro fino a dicembre l'aumento del monte ore da 18 a 36. Insomma, la guerra del bilancio è appena iniziata.

A quanto ci risulta, comunque, anche il neo assessore alla Polizia provinciale Alfonso Montana, non ancora in carica al momento della redazione del Peg, si starebbe interessando alla vicenda e nei prossimi giorni potrebbe anche intraprendere delle iniziative specifiche.



Fonte: agrigentonotizie.it del 22 giugno 2012

martedì 19 giugno 2012

CFS sequestra due cani da caccia e li affida alla LAV

Disperate le condizioni in cui erano costrette a vivere due femmine di cane, una setter irlandese e una segugia, probabilmente non più utilizzabili per la caccia. I due animali erano rinchiusi dentro recinti nascosti in un fitto canneto a ridosso delle mura del ponte visconteo, in località Borghetto di Valeggio. Umidità, muschio ovunque, penombra anche nelle giornate più assolate, avanzi di carne lanciata dall'alto direttamente per terra, insetti ad infestare i ripari, recipienti con acqua stagnante piena di larve: uno scenario inquietante che ha indotto i volontari della LAV, che hanno effettuato il sopralluogo, a richiedere con urgenza al Corpo Forestale dello Stato il sequestro preventivo degli animali. Particolarmente grave la condizione della setter, totalmente priva di pelo, infestata da parassiti e con la cute martoriata da infezioni.

"Il destino di moltissimi cani da caccia giunti al termine della loro carriera, e quindi considerati inutili, è ingrato e crudele" afferma Lorenza Zanaboni, Responsabile della sede LAV di Verona. “Spesso terminano la loro esistenza tra privazioni, incuria e patimenti talvolta tremendi come nel caso delle due povere cagnoline di Valeggio, della cui esistenza si è venuti a sapere in modo del tutto fortuito. Benché negli ultimi anni i media diffondano con regolarità notizie relative alle conseguenze di carattere penale cui va incontro chi non rispetta le esigenze etologiche dell'animale che ha in custodia, con preoccupante frequenza ci imbattiamo in casi di animali detenuti in condizioni incompatibili con la loro natura se non addirittura in situazioni di grave maltrattamento. E ci chiediamo per quali vie si possa finalmente arrivare a rendere di dominio comune che ad un essere senziente si deve rispetto " conclude la responsabile della LAV veronese.

“Ringraziamo gli agenti del Corpo Forestale dello Stato della stazione di Caprino Veronese per il celere intervento che ha salvato le due cagnoline da ulteriori patimenti e da una situazione che avrebbe potuto aggravarsi con il caldo.” dichiara Ilaria Innocenti, responsabile nazionale del Settore Cani e Gatti LAV e continua “Questo caso è un grave esempio di come vittima dell’attività venatoria non siano solo gli animali selvatici, ma anche i cani da caccia cui non sempre e soprattutto “a fine carriera” sono assicurate cure e condizioni di vita idonee. Per prevenire simili situazioni sono necessari maggiori controlli finalizzati a verificare le modalità di detenzione e il benessere degli animali.”

Le due cagnoline, impaurite e sofferenti, sono state consegnate in affido giudiziario alla LAV di Verona, impegnata fin da subito al loro recupero psico-fisico in attesa di poterle affidare a una famiglia.



Fonte: animalieanimali.it del 19 giugno 2012

Prete ucciso nel Barese a giudizio cacciatore


BARI – Il gup del tribunale di Bari Marco Guida ha rinviato a giudizio l’operaio di 52 anni Giovanni Ardino Converso, di Altamura (Bari), reo confesso dell’omicidio di don Fancesco Cassol, il sacerdote veneto di 55 anni ucciso per errore il 22 agosto 2010 nelle campagne della Murgia barese. 

Il delitto avvenne durante una caccia al cinghiale nella zona in cui Cassol si era accampato per trascorrere la notte assieme ad altre persone che con lui partecipavano ad una marcia di preghiera e di digiuno. 

L'imputato, che si costituì due giorni dopo il delitto e fu arrestato, risponde di omicidio colposo e omissione di soccorso. Il processo comincerà il 4 dicembre nella sezione distaccata del tribunale di Altamura. Sono costituiti parte civile l’Ente Parco dell’Alta Murgia e i familiari della vittima.

mercoledì 13 giugno 2012

Fabbrica Curone (AL) e la prova di caccia – il Comune ci ripensa



Grande soddisfazione è stata espressa dalla LAV di Alessandria che comunica la decisione del Comune di Fabbrica Curone (AL) di non far svolgere la prova di caccia inserita nella Fiera della Caccia & della Montagna prevista per domenica 17 giugno.
La prova di caccia a “selvatico abbattuto” aveva suscitato forti polemiche. La LAV di Alessandria, oltre alla diffida inviata al Comune, aveva mobilitato una protesta indirizzata all’amministrazione comunale per farla desistere dal realizzare e sponsorizzare tale manifestazione.
Il fatto poi che tale prova di caccia fosse aperta a tutti aveva ulteriormente indignato gli animalisti. Cosa c’è di più diseducativo per un ragazzino, avevano protestato alla LAV, che non sparare ad un essere che vive, soffre, gioisce, esattamente come noi, soprattutto se indifeso?
Sul caso si era espressa anche l’ENPA di Aqui Terme, facendo notare tra l’altro, l’inopportuna immagine utilizzata nella locandina: l’ignara lepre ai piedi del cacciatore.
Ieri sera, poi, la svolta. Il Comune tramite avviso annuncia che “la prova di caccia con selvatico abbattuto non avrà luogo”.
Una scelta giudicata dalla LAV di Alessandria come “la soluzione migliore per tutti e la più indolore”.
Da quando la Giunta Cota – sottolinea la LAV di Alessandria – ha regalato ai cittadini piemontesi il diniego dell’espressione democratica attraverso il referendum sulla caccia, si è creata una rete di persone sempre più attente all’argomento caccia. Un grazie – prosegue l’Associazione – a tutti coloro che ci hanno aiutato e che hanno permesso, con il loro contributo, di ottenere questo risultato”.