lunedì 27 maggio 2013

La Corte Costituzionale boccia il calendario venatorio della Toscana

Comunicato stampa del 27 maggio 2013

La Corte Costituzionale boccia il calendario venatorio della Toscana. Zanoni: «Ora anche la Lombardia deve fare un passo indietro»

Il 20 maggio 2013, la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il Calendario Venatorio della Toscana, perché approvato con Legge regionale e non con delibera amministrativa. L’eurodeputato Andrea Zanoni ha affermato: «Alla luce di quanto stabilito dalla Corte, il Presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, provveda immediatamente a predisporre il calendario venatorio della prossima stagione di caccia con atto amministrativo e ritiri quello in vigore».

Il 20 maggio 2013, la Corte Costituzionale, presieduta dal giudice Franco Gallo, con sentenza numero 90/2013, ha decretato l’illegittimità della Legge Regionale della Toscana numero 20 del 2002, laddove prevede che il calendario venatorio sia approvato con legge di durata pluriennale piuttosto che con atto deliberativo annuale.

In particolare, la Corte ha dichiarato illegittimo l’articolo 7 della Legge Regionale del 10 giugno 2002 numero 20 recante “Calendario venatorio e modifiche alla legge regionale 12 gennaio 1994, numero 3” (Recepimento della legge 11 febbraio 1992, n. 157 “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”).

Il calendario venatorio, infatti, è stato approvato non con un provvedimento amministrativo, ma attraverso un atto avente forza di legge, sganciato dal riferimento ad un arco temporale proprio del provvedimento amministrativo annuale.

Nel 2010, WWF, LIPU, ENPA, LAC, LAV, Legambiente e Animalisti Italiani presentarono un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) della Toscana contro il calendario venatorio della Provincia di Firenze. Il TAR, con ordinanza del 20 ottobre 2011 numero 267, ha sollevato la questione di illegittimità costituzionale, ritenendo fondata la richiesta delle Associazioni e ha sottoposto la norma regionale toscana a valutazione da parte della Corte Costituzionale.

La Corte ha confermato che le Associazioni hanno ragione, sia su questo punto, sia su altri due punti: caccia agli ungulati su terreno innevato e per periodi diversi rispetto a quelli indicati dalla legge quadro e non necessità di utilizzo del tesserino venatorio nelle aziende agrituristico venatorie. Su questi due punti, la Regione Toscana ha già modificato le norme impugnate e dichiarate illegittime dalla Corte.

Adesso, però, la Regione dovrà procedere anche alla modifica del Calendario venatorio da Legge in delibera annuale.

L’eurodeputato Andrea Zanoni, vice Presidente dell’Intergruppo per il Benessere degli Animali al Parlamento europeo ha affermato: «Approvare un calendario venatorio con una legge anziché con un atto amministrativo agli occhi dei profani può sembrare differenza di poco conto. In realtà, è un aspetto importantissimo per la tutela della fauna selvatica. Il calendario con validità annuale permette di poter adeguare le scelte di gestione faunistica alle situazioni e, quindi, di poterle tempestivamente modificare per problemi che singole specie possono incontrare per vari motivi o per difficoltà della fauna dovute a situazioni climatiche. Ora, la Regione Toscana deve fare marcia indietro e correggere il madornale errore. Alla luce della sentenza della Corte Costituzionale, chiedo alla Lombardia e al Presidente Roberto Maroni di ritirare immediatamente il calendario venatorio approvato il 2 agosto 2004 con Legge regionale numero 17, quindi illegittimo. Va inoltre ricordato che, mentre un calendario venatorio approvato per legge risulta blindato, ovvero non può essere impugnato al TAR, se approvato con delibera può essere facilmente impugnato davanti ad un Tribunale amministrativo da una o più associazioni animaliste e/o ambientaliste».

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lunedì 20 maggio 2013

Perugia: doppiette pericolose ritirate 500 licenze di caccia

PERUGIA - Armi e controlli. Armi e crisi economica. Armi ed eccessi. Il rapporto è strettissimo, deve esserlo, perché il possedere e maneggiare un’arma non può che avere come primaria condizione la completa affidabilità fisica, mentale ed economica

I dati diffusi dalla questura durante la festa per il centosessantunesimo anno di fondazione della polizia, mettono in evidenza un dato che può essere interpretato in un senso duplice e al tempo stesso univoco. Il numero intanto: in un anno, sono centinaia le licenze da caccia su cui la divisione di Polizia amministrativa, sociale e dell'immigrazione diretta da Maria Letizia Tomaselli ha posto il veto. Quante? Almeno cinquecento.


A fronte di 2610 rilasci-rinnovi di licenze per il porto di fucili da caccia nel periodo primo maggio 2011-30 aprile 2012, per quanto riguarda lo stesso periodo di riferimento 2012-2013 i rilasci sono stati 2230. Dunque, 380 in meno. A questi bisogna aggiungere le 125 licenze da caccia rifiutate (nel periodo precedente erano state 97), senza dimenticare i 9 ricorsi trattati dalla Prefettura e altri cinque dal Tar.

I numeri sono importanti, ma le motivazioni forse anche di più. E se una è rappresentata dal binomio crisi economica - età avanzata della maggioranza di appassionati della caccia, dall’altro lato vengono alla luce situazioni che testimoniano tanto l’attenzione delle forze dell’ordine in materia di armi quanto una realtà allarmante sotto il profilo dei comportamenti sociali. Alla base di buona parte del mancato rinnovo o rilascio delle licenze di caccia, dicono dalla questura, ci sono motivazioni relative agli abusi con l’alcol e alle violenza domestiche da parte di chi al tempo stesso possiede uno o più fucili. Guide in stato d’ebbrezza e segnalazioni o denunce per atti di violenza in famiglia, dunque, diventano inevitabilmente l’allarme che porta la questura a bloccare l’autorizzazione a usare armi.

Pianeta truffe. Spulciando i numeri di un anno di attività di polizia, un’altro dato che balza agli occhi è il +433,33% su Perugia città in fatto di lotta alla contraffazione. Trentadue sequestri in un anno rispetto ai sei del periodo precedente. Anche in questo caso da un lato va rilevato il sempre più preoccupante, e scorretto a livello di concorrenza, assalto di prodotti d’abbigliamento falsificati; dall’altro però una risposta sicuramente importante. 
Una risposta oltretutto interforze, che prende il via da uno specifico tavolo in Prefettura con il Comune e che vede impegnati guardia di finanza, municipale, carabinieri e polizia in un controllo continuo ai mercati cittadini (soprattutto quello del sabato a Pian di Massiano) la Fiera dei Morti ma anche nei negozi. Sempre in tema, non può sfuggire il 75% di denunce per truffe telematiche (14 rispetto a 6) derivante dall’aumento continuo di affari su internet e transazioni con carte di credito.




mercoledì 15 maggio 2013

Grosseto: recuperati 15 mila bossoli abbandonati


GAVORRANO – 15 mila cartucce sparate e abbandonate in campagna sono stata recuperate dai volontari della Lega Abolizione della Caccia nel comune di Gavorrano. A darne notizia sono gli stessi attivisti della Lac.

Circa quaranta persone, spiegano, hanno partecipato all’iniziativa e in meno di due ore hanno raccolto migliaia di bossoli sparati in un raggio di 150 metri in una zona considerata di passo per gli uccelli migratori.

«È una vergogna – dice Raimondo Silveri, responsabile regionale della Lac Toscana – vedere così tante cartucce sparate, rifiuti speciali pericolosi, lasciate abbandonate dai cacciatori, coloro che si definiscono amanti della natura, considerando anche il danno dalle tonnellate di piombo sparso per boschi e nelle falde acquifere».

«Adesso – spiega Silveri – spetterà al Comune di Gavorrano smaltire tutti quei bossoli abbandonati e recuperati dai volontari, con un costo non indifferente: il servizio di smaltimento ha un valore stimabile intorno ai 5,40 eruo per ogni chilogrammo oltre il trasporto che è intorno ai 350 euro».

martedì 23 aprile 2013

Molise. Per sparare ai cinghiali niente pallini di piombo. «Il metallo è nocivo alla salute del consumatore»

CAMPOBASSO Niente proiettili di piombo per la caccia al cinghiale in Molise, perché sono nocivi per la salute umana. È il senso di una sentenza destinata a «fare giurisprudenza» e anche parecchio clamore nel mondo venatorio, emessa dalla prima sezione del Tribunale amministrativo regionale, che ha accolto il ricorso presentato dalla Lega per l’abolizione della caccia e dall’associazione «Vittime della caccia». La prescrizione non riguarda solo i cinghiali, ma tutti gli ungulati, e quindi anche daini, caprioli e mufloni. Le due associazioni avevano impugnato il calendario venatorio regionale per due aspetti, entrambi condivisi dal Tar: il primo si riferiva alla durata del periodo di caccia alla lepre, che deve essere circoscritto tra il 15 ottobre e il 30 novembre come raccomanda l’Ispra, l’Isituto per la tutela della fauna selvatica, e non tra il 16 settembre e il 31 dicembre 2012 come voleva la Regione. Il secondo profilo riguardava proprio la tipologia di proiettili usati per la caccia agli ungulati, tra cui il cinghiale. Contro il ricorso degli ambientalisti si erano costituiti la Regione, e il comitato di gestione di un ambio territoriale di caccia di Campobasso, che tra l’altro avevano proposto un’eccezione di competenza territoriale. «Se è vero che la fauna selvatica è proprietà dello Stato - hanno chiarito i giudici - è altresì vero che tutti i provvedimenti impugnati sono atti della Regione», e in quanto tali esplicano i propri effetti in Molise.

I giudici (Goffredo Zaccardi, presidente, Orazio Ciliberti, estensoreAntonio Andolfi, referendario), hanno ricordato che il parere dell’Ispra non può essere disatteso. si dà il caso che proprio in quel parere l’Istituto avesse invitato la Regione Molise a proibire l’uso delle munizioni di piombo nella caccia agli ungulati, poiché tale elemento «risulta nocivo sia per l’uomo sia per i rapaci necrofagi, quando essi assumono nella nutrizione la carne di ungulati attinti da piombo. Anche tale parere tecnico è stato inopinatamente disatteso dalla Regione, nella parte dei provvedimenti impugnati in cui ha omesso di vietare l’utilizzo di munizioni in piombo nella caccia agli ungulati».

Secondo il Tar l’amministrazione, oltre tutto, avrebbe dovuto motivare con argomenti plausibili le ragioni per le quali ha ritenuto di non seguire le indicazioni dell’organismo tecnico, e non lo ha fatto. Per questo motivo ha dichiarato illegittimi i provvedimenti impugnati « per eccesso di potere e per difetto di motivazione». condannando la Regione al pagamento di una parte delle spese di giudizio.

lunedì 15 aprile 2013

Bolzano. In malattia ma andava a caccia: licenziato

BOLZANO. Tra pochi giorni sarà licenziato perché è stato sorpreso ad andare a caccia mentre era in malattia. La notizia è trapelata nelle scorse ore ed è stata confermata dal direttore della ripartizione personale della Provincia Engelbert Schaller, che - essendo il procedimento disciplinare ancora in corso - preferisce aggiungere il meno possibile. «Lei cosa avrebbe fatto? Nei giorni scorsi c’è stata la prevista audizione del diretto interessato che sostanzialmente, pur fornendo alcune giustificazioni, ha confermato ogni addebito. Con ogni probabilità applicheremo la sanzione più grave, ovvero il licenziamento. E sono convinto che, questa volta, nessuno avrà nulla da ridire». Neppure i sindacati di categoria, probabilmente, che dopo la vicenda dei tre giardinieri comunali meranesi che hanno patteggiato in tutta fretta un anno e sei mesi per «assenteismo», stanno cercando soprattutto di contenere i danni.

La storia. Del dipendente provinciale in questione sappiamo che non è un dirigente e nemmeno un quadro. Con ogni probabilità si tratta di un operaio o di un impiegato con l’hobby della caccia che questa volta è stato tradito dal desiderio di imbracciare la doppietta nei boschi vicino a casa, in una valle vicina a Bolzano. Il dipendente fannullone pare sia andato dal medico per un problema fisico - c’è chi sostiene si trattasse di un forte dolore agli arti inferiori e chi invece scommette su un mal di schiena cronico - e ha ottenuto, come da copione, un regolare certificato medico che gli consentiva di stare a casa dal lavoro. Fin qui, nessun problema. Nel senso che anche i colleghi e i dirigenti dell’ufficio per cui lavora - non è ancora trapelata la ripartizione alla quale appartiene - si sono limitati a prendere atto dell’assenza per malattia.
La segnalazione. La sfortuna del cacciatore provetto in forza all’amministrazione provinciale è stata che un solerte (quasi troppo) vicino di casa, al quale non stava simpatico, lo avrebbe visto inoltrarsi nel bosco con l’abituale tenuta da caccia. Sapendo che era in malattia ha provveduto ad avvisare la Provincia, ma senza fornire nome e cognome. «Molte segnalazioni - ammette il direttore della ripartizione personale Schaller - sono anonime. In questo caso abbiamo disposto una serie di verifiche che ci hanno consentito di avere conferma che il dipendente in questione andava effettivamente a caccia mentre era in malattia. Di qui la decisione di aprire un procedimento disciplinare che, salvo clamorose sorprese, dovrebbe portare appunto al licenziamento».
I precedenti. Non si tratta, peraltro, della regola ma dell’eccezione. A confermarlo sono le cifre. Nel 2009 i dipendenti provinciali licenziati sono stati 5, nel 2010 a perdere il posto sono stati solamente in 2, mentre nel 2011 siamo saliti a 3. L’ultimo dato del 2012 risale al 31 ottobre: in dieci mesi a perdere il posto sono state due persone. Nel 2013, cacciatore compreso, dovremmo arrivare a due.
Fonte:altoadige.it del 13 aprile 2013

Reggio Emilia. Mira alla quaglia ma prende in pieno l'amico

Mira alla quaglia ma prende in pieno l'amico

Incidente di caccia a Castellarano

Un 36enne comasco è rimasto ferito a un orecchio durante una battuta

Reggio, 14 aprile 2013 - Incidente di caccia questa mattina nel reggiano. Un 36enne comasco è rimasto ferito durante una battuta che si svolgeva a San Valentino di Castellarano. Secondo quanto accertato dai carabinieri, l’uomo è stato ferito in maniera non grave all’orecchio sinistro dai pallini esplosi da un 35enne modenese, suo compagno di caccia, che aveva esploso un colpo nel tentativo di colpire una quaglia.
Il ferito, subito soccorso dal compagno di caccia, è stato portato dall’elisoccorso all’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia. Sull’esatta dinamica dell’incidente sono in corso gli accertamenti a cura dei carabinieri di Castellarano.

lunedì 25 marzo 2013

UN CACCIATORE GUIDERÀ IL PARCO DELLE FORESTE CASENTINESI

Luca Santini ce l'ha fatta, è stato nominato dal Ministro Corrado Clini Commissario straordinario del Parco delle Foreste Casentinesi. Sulla sua candidatura alla guida dell'area protetta nelle scorse settimane c'erano state diverse polemiche degli animalisti, visto che il sindaco di Stia è cacciatore ed è stato anche presidente dell'Urca dal 2002 al 2005).

A sostegno della candidatura di Luca Santini si erano espressi, tra gli altri, anche il Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e il presidente della Regione Emilia Romagna Vasco Errani , i quali, dopo le polemiche hanno nuovamente ribadito la propria scelta in una lettera trasmessa al ministro Clini, definendola una nomina che esprime realmente la volontà di un territorio nella sua interezza.

"Qualora dovessi essere nominato Presidente del Parco - diceva Santini prima che fosse nominato - tengo a sottolineare che l'obiettivo sarà quello di salvaguardare gli interessi di tutti, non solo quelli del territorio e delle popolazioni che vi abitano, ma dell'intera collettività, in quanto l'Area Protetta è un patrimonio mondiale e il nostro parco è sicuramente un'eccellenza in tema di biodiversità e tutela degli ambienti naturali, un esempio per tutti la Riserva Integrale di Sasso Fratino".

"Più volte intorno alla mia candidatura - si legge nella nota di Santini - sono state sollevate perplessità legate all'appartenenza alla categoria dei cacciatori, su questo punto vorrei chiarire che svolgere un'attività nella piena legalità non può rappresentare un problema. Peraltro, già da quando sono sindaco, gli impegni mi consentono di esercitare questa attività in modo molto discontinuo ed immagino che, qualora fossi nominato presidente del parco, visto la complessità e la novità dell'incarico, il tempo a mia disposizione sarebbe ancora più ridotto. In ogni caso, mi rendo conto che ci sono anche motivazioni di opportunità e di sensibilità verso chi la pensa in maniera diversa dalla mia, e per questo, se dovessi assumere la presidenza, non andrei a svolgere alcuna attività venatoria nei territori vicini al Parco, peraltro da me poco frequentati anche adesso. Inoltre voglio assicurare il mio particolare impegno a contrastare ogni forma di caccia illegale e fuori dalle regole anche etiche, pratica fortunatamente poco diffusa nella zona, ma assolutamente dannosa e profondamente incivile".

lunedì 18 marzo 2013

SCUOLA E CACCIA: SOLIDARIETÀ DAL PD CONTRO GLI ATTACCHI DELLA LAV

“La Lav di Grosseto, utilizzando il metro del pregiudizio, vorrebbe impedire che in alcune scuole della provincia, così come avviene ormai da anni, i ragazzi non siano educati alla conservazione della fauna e alla buona gestione del territorio sol perché ad organizzare una così meritoria iniziativa sono i tecnici e i dirigenti dell’Arcicaccia".

Questa la dichiarazione dell'On. Luca Sani, coordinatore della segreteria regionale del Pd della Toscana e di Marco Ciarafoni, responsabile nazionale biodiversità e politiche faunistiche del Pd, con la quale il Pd esprime la propria solidarietà "al dirigente scolastico che ha ricevuto pressioni improprie". "Sulla caccia - spiegano dal Pd - si possono avere opinioni diverse. E’ legittimo. Pur tuttavia, ed è bene ricordarlo, la caccia è attività lecita, legittimata dalle leggi dello Stato e delle Regioni e rispondente ai dettami delle direttive comunitarie".

Sani e Ciarafoni ribadiscono che "ai ragazzi delle scuole interessate al progetto promosso dall’Arcicaccia,non è di attività venatoria che si è parlato ma di fauna e di conservazione". E quegli stessi ragazzi, ricorda, hanno potuto conoscere gli animali selvatici che stazionano sui meravigliosi territori della maremma anche grazie al lavoro meritorio e volontario degli ATC, i cui comitati di gestione, come tutti sanno, sono composti da rappresentanti degli agricoltori, dei cacciatori e degli ambientalisti. Se i territori della Maremma evocano “vita e bellezza” in tutti coloro che li visitano provenienti da ogni parte del mondo - sottolineano i rappresentanti del Pd - è perché gli agricoltori, i cacciatori, gli ambientalisti insieme alle istituzioni che se ne interessano lo fanno nel segno di una storia, di una cultura, di uno spiccato senso del civismo che nessun pregiudizio o strumentalità potrà mai abbattere".

"In questo quadro - conclude Sani - la Maremma, per quello che finora è stato fatto, può rivendicare più di altri territori, di essere comunità attenta al tema della “fauna, bene comune” nel solco dell’appello congiunto lanciato da Arcicaccia e Legambiente e che ha ricevuto sostegno e condivisione da parte di Federparchi, Cia, Coldiretti ed Ecologisti Democratici. Appello che come Pd, nel merito delle proposte formulate, abbiamo pubblicamente apprezzato aggiungendo che in una fase così difficile per il Paese occorre privilegiare ciò che unisce e non certamente ciò che divide e genera conflitti sociali”.

venerdì 15 marzo 2013

Gavorrano (GR): a scuola con i cacciatori

BAMBINI VITTIME DELL'IPOCRISIA VENATORIA
I cacciatori ingannano i bimbi di elementari e medie: animali 'pronto caccia'
rifilati per "patrimonio ambientale e faunistico"!

Arci Caccia perora la violenza mascherata da "educazione ambientale" sulla pelle dei bambini. A permettere ed avvallare l'iniziativa, l'istituto comprensivo G.Pascoli di Gavorrano, Grosseto.

Il prossimo passo sarà forse mettergli una carabina in mano come ha fatto Federcaccia il 10 febbraio scorso nel Comune di Rivolta D'Adda in provincia di Cremona con l'irresponsabile iniziativa dalla dubbia liceità: "competizione con carabina per i bambini dai 7 ai 12 anni!". VERGOGNOSO.

Niente smuove più oramai le associazioni venatorie che ostinatamente e senza alcun scrupolo neppure per i bambini puntano al ricambio generazionale per non estinguersi, continuando ipocritamente a coinvolgere bambini e ragazzi minorenni in quella che definiscono la cultura venatoria, pittata da un'antiscientifica "educazione ambientale" che in realtà cela soltanto una sotto-cultura che di ecologico non ha proprio niente. Il rispetto dell’ambiente e l’equilibrio delle specie animali non sono certo garantiti da chi sversa tonnellate di piombo nel terreno da oltre mezzo secolo, depaupera fino all'estinzione intere specie e le reimmette solo per sparargli!" dichiara Daniela Casprini, presidente dell'Associazione Vittime della caccia.

"Il contesto della fauna per i ripopolamenti, questo lo scenario che i cacciatori rifilano ai bambini di elementari e medie di Gavorrano, facendo passare quei poveri animali d'allevamento per patrimonio ambientale e faunistico, quale esempio della biodiversità tipica del territorio toscano. In realtà, trattasi di fauna riprodotta in gabbia, incapace per lo più di adattarsi alla vita selvatica e di procurarsi cibo, ma i pochi sopravvissuti o chi è riuscito a riprodursi diventa "sparabile" alla prossima stagione venatoria. E nel frattempo, prima dell'immissione, animali resi disponibili, manipolabili, visibili come fossero in uno zoo. E l'inganno venatorio è servito.

E' questa la cultura venatoria? E' questa la biodiversità della Toscana? Fagiani, Starne, Lepri, Quaglie, abituati a nutrirsi dalle magiatoie delle gabbie e poi buttati nel territorio, con una mortalità altissima per soddisfare cacciatori pigri che oramai, da alcuni decenni, hanno completamente depauperato la biodiversità per il loro esclusivo piacere, per altro pretendendo di sostituirsi ai veri predatori naturali. Vedasi ad esempio le volpi, strumentalmente ed erroneamente considerate "nocive" ed uccise non solo in quanto cacciabili ma anche vittime di esche avvelenate che, tra la fine di una stragione venatoria e l'inizio della successiva, si trovano sparse per boschi e campagne, uccidendo anche cani, volpi, tassi, gatti ecc. e costituendo non di meno un pericolo diretto pure per gli umani".

"I cacciatori hanno rotto l'equilibrio naturale della biodiversità, hanno depauperato il patrimonio faunistico, quindi non hanno niente da insegnare ai bambini, tantomeno ingannarli con le loro ridicole lezioni fuorvianti, antiscientifiche, ingannevoli e finalizzate ad incrementare il loro carniere di fauna d'allevamento. E per rinnovare ogni anno la loro carneficina non si fanno scrupoli di sorta, nemmeno quello di armare i bambini o coinvolgerli in questa pratica obsoleta e barbara, come oramai appare evidente dai tanti casi di cronaca nera che si susseguono sistematicamente e che li vedono aggiungere alle liste delle vittime per caccia".

Ricordiamo le piccole vittime della stagione venatoria conclusasi: 2 bambini morti e 1 ferito durante le battute di caccia! Ma in totale, in soli cinque mesi (settembre/gennaio) sono 5 i bambini morti e 4 i feriti per armi da caccia/parenti cacciatori, familiarità con le armi!

Ma finita la stagione di caccia, la conta delle piccole vittime ha continuato a salire: il 15enne ferito in provincia di Ragusa alla fine di febbraio e, all'inizio di marzo, un altro 15enne rimasto ferito dall'arma che stava autocostruendo, probabilmente per poi emulare il padre cacciatore.

"Che almeno le madri, gli insegnanti e i dirigenti di istituti scolastici non avvallino la sanguinaria...educazione ambientale dei cacciatori! Non si tratta di essere favorevoli o no alla caccia ma di preservare delle creature innocenti, per natura più propensi ad amare gli animali invece che a massacrarli!", conclude la presidente dell'Associazione Vittime della caccia.






ASSOCIAZIONE VITTIME DELLA CACCIA -Ufficio stampa - 14.03.2013
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Iscriviti o fai una donazione all'Associazione Vittime della Caccia: http://www.vittimedellacaccia.org/come-aiutarci-per-poterti-aiutare.html


ASSOCIAZIONE VITTIME DELLA CACCIA
Orgnizzazione di volontariato senza fine di lucro ai sensi della Legge 266/91
Casella postale n.7 – 00035 Olevano R.no (RM)

mercoledì 6 marzo 2013

Caccia, l'ennesima strage annunciata

VIGILANZA WWF IN TRE PROVINCE LOMBARDE: MILANO, PAVIA E BRESCIA
Caccia, l'ennesima strage annunciata
Troppe specie protette falcidiate ogni stagione
Chiusa la stagione della caccia, si contano le vittime rimaste sul campo. Il rapporto del Wwf racconta di una carneficina ingiustificata. Sotto i colpi non dei bracconieri, ma dei cacciatori con regolare licenza di caccia, cadono anche specie protette in via d'estinzione. Troppi esemplari. Più delle parole possono i numeri. Ed ecco che abbiamo scelto di sintetizzare con un grafico l'attività che le guardie volontarie del Wwf e gli operatori di due Cras (Centri di recupero della fauna selvatica) hanno svolto nelle tre province di Milano, Pavia e Brescia. Durante la stagione di caccia chiusa da poco, nelle tre province sono state denunciate 114 persone: per l'uso di richiami elettroacustici vietati, per aver abbattuto fauna protetta, perché utilizzavano fucili non regolari e in un caso per porto abusivo d'arma, cioè per un bracconiere a tutti gli effetti. C'è chi è stato trovato con fauna selvatica protetta nel carniere, chi è accusato di «furto venatorio». Le guardie volontarie lavorano spesso in tandem con le polizie provinciali, l'Arma dei carabinieri o il Corpo forestale dello Stato. Nei fine settimana dedicati alla sorveglianza del territorio, può accadere veramente di tutto. Alto il numero dei volatili sequestrati ai cacciatori: 688 esemplari. In due casi su tre, i volatili erano morti. Ma la doppietta selvaggia ha fatto strage anche di rapaci, come nel caso di un gufo reale abbattuto a fucilate a Gavardo (Bs) e anche di specie minacciate come l'albanella reale o il falco pellegrino. In pochi mesi nei Cras Wwf di Valpredina e Vanzago ne sono stati ricoverati 80 con ferite da arma da fuoco. Durante i controlli di volontari e polizia è stato sequestrato un mezzo arsenale: 98 fucili e 1.700 munizioni. E poi gabbie trappola, reti da uccellagione e archetti. Tutto materiale illegale. Dopo oltre un decennio di caccia in deroga, cioè a specie di fatto protette, da sempre combattuta dalle associazioni ambientaliste, quest'anno la Regione, diffidata dall'Unione Europea, non ha potuto permettere l'uccisione dei piccoli uccelli canori. Nonostante ciò è stato un anno tragico per i minuscoli fringuelli: ne sono stati sequestrati già nel carniere, pronti per finire in padella, 156 esemplari. Quanti saranno sfuggiti ai controlli? Nelle giornate di forte passo migratorio, a quasi ogni controllo è corrisposta una denuncia penale. Nei carnieri, insieme alle specie cacciabili, sono così finiti anche lucherini, luì (otto grammi di peso, piume comprese), scriccioli, verzellini, cardellini, codirossi. L'attività di vigilanza ha portato a una massa di sanzioni amministrative e ammende penali non indifferente. Ma tutto questo non basta, come sottolineano le guardie Wwf: «Senza un inasprimento delle pene e il ritiro della licenza di caccia i cacciatori indisciplinati non perderanno mai il vizio di sparare ad animali protetti». Segnalazioni di bracconaggio possono essere fatte al 3287308288.pdamico@corriere.it

domenica 3 marzo 2013

VENETO: VERSO IL RIMBORSO AI PROPRIETARI TERRIERI PER L’USO DEL TERRENO PER LA CACCIA

Importante presa di posizione della Regione Veneto, che con una nota a firma del dirigente Dr. Mario Richieri, emanata il 28 di dicembre 2012, risponde positivamente alle richieste di rimborso di alcuni agricoltori vicentini. In sintesi, il dirigente Richieri scrive che verranno istruite le pratiche di richiesta, che riguarderanno il periodo utile del piano faunistico venatorio attuale (approvato a gennaio 2007 ora prorogato a settembre 2013) e che verranno riconosciuti i contributi secondo le determinazioni che verranno assunte dalla giunta, ai sensi dell’articolo 15 comma 2 della legge 157/92.
In pratica, la Regione Veneto, sentito l’ufficio legale, ha preso atto che non può fare altro che rispettare la legge, e, conseguentemente, pagare quanto dovuto per la servitù a cui sono stati obbligati i proprietari dei fondi. Il coordinamento Protezionista Vicentino su iniziativa della LAC ha lanciato questa importantissima campagna di rispetto della legalità, nella quale si tutelano tutti gli agricoltori.
Ma non solo, anche qualsiasi proprietario di fondi che in qualche modo vengono utilizzati per la caccia potrà rivendicare il diritto al rimborso, grazie a quanto stabilito dall’art. 15 della legge nazionale n. 157 del 1992 sulla disciplina della caccia: è “dovuto ai proprietari o conduttori un contributo da determinarsi a cura dell’amministrazione regionale in relazione all’estensione, alle condizioni agronomiche, alle misure dirette alla tutela e alla valorizzazione dell’ambiente”; una spesa a cui si deve far fronte con la tassa di concessione venatoria regionale.
Nella missiva regionale si dichiara inoltre che ai proprietari verrà rimborsato quanto dovuto per l’utilizzo del fondo rientrante nell’ultimo piano faunistico venatorio. Il piano è stato istituito nel 2007, per cui la regione intende pagare solo gli ultimi sei anni di servitù, cosa che sarà impugnata dai legali del Coordinamento con il sistema della “class-action” in quanto ritenuta illegittima dai richiedenti, ovvero, ai conduttori o proprietari dei fondi vanno riconosciuti tutti i contributi compresi gli arretrati e gli interessi legali, in quanto la legge è stata emanata nel 1992. 
Ora, assodato che l'ultima proroga al piano faunistico scade a settembre 2013, per non dare un primo alibi alla regione, diventa indispensabile che tutte le persone che ne hanno titolo inviino alla regione Veneto o ad altra regione di appartenenza la richiesta di rimborso (Coordinamento Protezionista Vicentino, 28 febbraio).

Fonte: notiziario LAC del 28 febbraio 2013

Qui si trovano i moduli per ottenere il rimborso:

http://www.faunalibera.it/index.php?id=rimborso

mercoledì 20 febbraio 2013

Cacciatore spara e uccide un’aquila “per salvare un cerbiatto”

Smentito dai testimoni, il giudice non gli crede e lo condanna a 2 mila euro di multa

Un altoatesino di 28 anni è stato condannato in tribunale a Innsbruck, a 2.000 euro di multa per aver abbattuto un aquila. Il fatto è avvenuto lo scorso giugno nella valle Oetztal, sul confine tra l’Austria e l’Italia.

L’uomo si è difeso davanti ai giudici, sostenendo di aver solo sparato in aria per spaventare il rapace che aveva “adocchiato un cerbiatto” e di averlo colpito accidentalmente. Questa versione è stata però smentita da alcuni escursionisti che si trovavano in zona.