domenica 19 ottobre 2014

Villa Carcina (Bs). Il sindaco-cacciatore si spara ad una gamba, ricoverato in ospedale

Villa Carcina: incidente per il sindaco Giraudini, si spara ad una gamba mentre va a caccia
La disavventura di Gianmaria Giraudini, sindaco di Villa Carcina: a caccia con un amico, si spara (da solo) ad una gamba a causa di un brusco movimento del suo cane. Ricoverato in ospedale a Gardone Valtrompia

Villa Carcina: incidente per il sindaco Giraudini, si spara ad una gamba mentre va a caccia è chi la chiamerebbe sfortuna, e chi userebbe invece una parola meno elegante. Una salto improvviso del cane da caccia, il fucile che sfugge di mano al padrone e cade per terra, un colpo già in canna che viene sparato, con una gamba centrata in pieno e poi sottoposta a un'urgente operazione chirurgica.

E’ successo a Gianmaria Giraudini, il sindaco di Villa Carcina, nel mentre di un lunedì di caccia che sembrava uguale agli altri: insieme ad un amico, che lo ha immediatamente soccorso, prima di essere accompagnato in ospedale a Gardone Valtrompia.

Dove è stato ricoverato, e immediatamente operato, nel reparto di ortopedia. Il colpo ha causato una grave frattura al perone, con tanto di ingessatura obbligata a seguito dell'intervento. Il sindaco è ancora in ospedale per tutti gli accertamenti del caso.




Fonte: bresciatoday.it del 16 ottobre 2014


Piombino (Li). Indagine sui capanni usati dai cacciatori

Ce ne sarebbero alcuni realizzati con autorizzazioni illegittime

PIOMBINO. Reperti storici tirati via con gli aratri e poi saccheggiati senza sosta e con pochi problemi.Circa 80 ettari di terreno di proprietà comunale comunque confinante, ma non compreso nel parco archelogico di Baratti Populonia.

Adesso Poggio Malassarto finisce sotto i riflettori per un altro motivo: in una decina di appostamenti di caccia sarebbero state trovate autorizzazioni illegittime. Tutto perché i documenti che ne autorizzano l’utilizzo presenterebbero delle lacune.

Una situazione su cui è aperta un’indagine e che, secondo quanto prevede la legge, potrebbe portare a delle denunce secondo l’articolo 483 del codice penale (falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico, autocertificazioni fatte dai cacciatori in realtà prive di documento reale alla base).

La caccia è ricominciata dalla terza domenica di settembre, incidenti gravissimi ovunque in Italia. Tragedia anche qui: il tre ottobre Roberto Larini, 59 anni, pensionato delle acciaierie di Piombino è stato ucciso con una fucilata sopra Buca delle Fate.

Costanti, negli anni le pressioni delle associazioni ambientaliste e animaliste per quelle che loro definiscono “storiche irregolarità”, dopo la morte di Larinisono stati intensificati i controlli da parte delle forze dell’ordine.

Restano i racconti - anonimi, certo - di tanti cacciatori che non si sopportano più “i colleghi” che ovunque si avventurano sul Promontorio “con qualche asse e cinque chiodi per realizzare appostamenti di fortuna, di cui nessuno conosce l’esistenza...più 400 euro in tasca per pagare l’eventuale multa”.

Non va giù a nessuno in fatto che poi è la sicurezza quella che viene a mancare. Dunque, intanto, a Poggio Malassarto dove le “carte” per i capanni in qualche caso sarebbero state trovate tutt’altro che in regola: ci sarebbero infatti solo autocertificazioni di autorizzazioni concesse dal Comune di Piombino che invece, dopo le verifiche, non risultano.

Anomalie storiche. Poggio Malassarto, del resto, di anomalia già storiche ne vanta. Una cinquantina d’anni fa la Sovrintendenza, autorizzando il riuso dei campi, in pratica finì per permettere alle macchine di tirar via un cimitero ellenistico “facilitando” l’attività dei tombaroli.

«La parte settentrionale di Poggio Malassarto era caratterizzata da una necropoli ellenistica con tombe ipogee, distribuite sul lato sinistro della strada vicinale Campo alle fave San Cerbone» ricorda Luciano Giannoni, ex responsabile dell’ufficio beni culturali del Comune, citando un testo dei primi anni Ottanta di Fabio Fedeli, ispettore onorario della Soprintendenza (tutti e due impegnati ancor oggi con l’Associazione archeologica piombinese).

«La necropoli – spiega Giannoni – fu localizzata casualmente in occasione di lavori agricoli a partire dagli anni Sessanta. Le tombe vennero aperte dall’aratro e cominciò un’ininterrotta opera di saccheggio facilitata anche dalla limitata profondità dove si trovavano le sepolture. Ce n’erano una settantina, nel galestro, scavate abusivamente».

Area venatoria. Negli anni tante lamentele di turisti stranieri raggiunti da pallini durante le visite alla necropoli di Baratti in autunno. Resta una convenzione che, da metà anni Novanta, lega il Comune di Piombino e le Associazioni venatorie (Arci Caccia e Federcaccia) per “la gestione e la tutela” di Poggio Malassarto.

Le autorizzazioni per appostamenti fissi di caccia (Afc) invece vengono rilasciate dalla Provincia (ente competente) ai singoli richiedenti (dunque non più a enti come nel caso precedente) che devono esibire l’autorizzazione del proprietario e/o conduttore del fondo (nello specifico del Comune o dell’Associazione venatoria).

In assenza di questa autorizzazione, l’autocertificazione non ha alcun valore legale presupponendo il falso in atto pubblico.

L’autorizzazione dell’Afc, dunque, è nominativa (non cumulativa per ente o associazione) e rinnovata di anno in anno con versamento da effettuare alla Regione. Quanto è successo potrebbe configurare pure in qualche caso un’evasione evasione erariale a danno della Regione, titolare del rilascio della concessione. Secondo fonti qualificate, non mancheranno altri e approfonditi accertamenti.

Incidente di caccia a Cortona (Ar), 64enne di Trevi perde la vita di fronte al figlio

Colpo esploso dal magistrato in pensione Mario Federici, i tre erano appostati in una torretta capanno nei boschi di Portole e Teverina

Incidente di caccia nel Cortonese, perde la vita un uomo di 64 anni di Trevi. Si è consumata all’interno di un capanno nei boschi tra Portole e Teverina, il dramma costato la vita all’ingegnere umbro Rolando Piermarini, che si era recato in Toscana con il figlio per una battuta di caccia a cui ha partecipato anche il magistrato in pensione Mario Federici, di 79 anni, originario di Trevi.

Rolando Piermarini perde la vita Sarebbe stato proprio Federici a far fuoco accidentalmente all’interno della torretta sopraelevata dove si trovavano tutti insieme, centrando a distanza ravvicinata Piermarini di fronte al figlio trentenne della vittima, che ha assistito alla scena. I tre erano a caccia di colombi nel Cortonese, appostati nel capanno che si alza in una zona piuttosto impervia e distante alcuni chilometri dalla strada.

Magistrato in pensione accusato di omicidio colposoLe operazioni di recupero della salma e i rilievi del caso sono stati affidati, rispettivamente, a vigili del fuoco e carabinieri, coordinati dal pm Julia Maggiore, si sono rivelate piuttosto complesse. Sul posto sono intervenuti anche i sanitari del 118 che, purtroppo, non hanno potuto far altro che costatare il decesso del sessantaquattrenne. Il magistrato in pensione dovrà ora rispondere dell’accusa di omicidio colposo, nelle prossime ore sarà eseguita l’autopsia. Sotto choc la comunità di Santa Maria in Valle dove Piermarini viveva.

Ferito un cercatore di funghi da un cacciatore a Giaveno (To)

Ferito un cercatore di funghi da un cacciatore a Giaveno


L'uomo si è diretto all'ospedale Mauriziano con le sue sole forze. I carabinieri stanno cercando di rintracciare il cacciatore che è sparito nel nulla

Ferito un cercatore di funghi da un cacciatore a Giaveno

E' stato scambiato per un cinghiale e si è beccato ben 9 proiettili da caccia. La vittima, un cercatore di funghi di 52 anni di Venaria, si è diretto da solo all'ospedale Mauriziano di Torino, senza avvisare i soccorsi.

L'episodio si è verificato nel pomeriggio di ieri nei boschi di Giaveno. La vittima era uscita di casa e si era diretta nelle campagne alla ricerca di funghi quando, improvvisamente è stata ferita da un cacciatore che, con molta probabilità, l'ha scambiata per un cinghiale.

L'uomo è stato colpito da 9 pallini da caccia. Senza chiamare i soccorsi, si è diretto, da solo, all'ospedale Mauriziano, dove è stato medicato e dimesso.

Ora è caccia al cacciatore: ad occuparsene i carabinieri di Rivoli che stanno cercando di identificare il responsabile dell'accaduto. Questo, sparito nel nulla, potrebbe anche non essersi accorto dell'incidente.




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Civitaluparella (Ch): 6 cacciatori denunciati e 25 allodole sequestrate

Controlli della Forestale tra Chieti e L’Aquila nell’area protetta del parco nazionale della Majella. I cacciatori utilizzavano richiami acustici vietati


GUARDIAGRELE. Il Coordinamento Territoriale per l'Ambiente (Cta) di Guardiagrele e il Comando Provinciale di Chieti del Corpo Forestale dello Stato hanno effettuato una serie di controlli sull' attività venatoria in atto in diverse zone del parco nazionale della Majella perché erano forti i sospetti di azioni illecite all'interno della area protetta ed a ridosso della stessa.

All'alba una delle pattuglie coinvolte, nel comune di Roccapia (L’Aquila), in località Sant’Egidio, in zona B del Parco Nazionale della Majella, ha individuato e sequestrato un richiamo acustico elettromagnetico utilizzato in ambito venatorio per attirare la selvaggina, in un campo cespugliato completo di batteria e perfettamente funzionante.

Sul versante chietino, le pattuglie composte dai Comandi stazione di Cansano, Popoli bis, Lettomanoppello, Palena e del Cta, in collaborazione con i Comandi stazione di Torricella Peligna e di Villa Santa Maria, dipendenti dal Comando Provinciale di Chieti, hanno sequestrato a Civitaluparella (CH) altri richiami ed hanno colto in flagranza sei cacciatori, che a breve distanza dai dispositivi illeciti attendevano pronti per colpire la selvaggina attirata in maniera fraudolenta. Quando sono stati identificati, i cacciatori avevano già abbattuto 25 allodole.

I cacciatori: S.D.C. di anni 30, D.D.A. di anni 24, A.D.C. di anni 28, F.T. di anni 27, A.D.U. di anni 24, A.D.B.B. di anni 24 sono stati denunciati all'autorità giudiziaria. Sequestrati i richiami acustici elettromagnetici ed i venticinque capi di allodole. Durante le perlustrazioni, è stata elevata una sanzione amministrativa ad un tartufaio che contrariamente alle disposizioni dettate dalla normativa sulla raccolta dei tartufi, utilizzava un numero di cani oltre il consentito, nel comune di Palena.

sabato 18 ottobre 2014

Brescia. Strage di volatili proibiti: denunciati 15 cacciatori

Richiami acustici vietati caricati sull’iPhone. In Franciacorta scoperto l’uso di archetti

Le guardie venatorie del Wwf hanno denunciato 15 cacciatori bresciani per abbattimento di volatili protetti (pettirossi, fringuelli, frosoni, pispole, tordi bottaccio) in un periodo molto delicato per la migrazione di diverse specie. Usavano richiami acustici vietati per attirare le prede e abbattevano più prede del consentito (il limite giornaliero è di 30). Anche un iPhone sul quale erano registrati i canti degli uccelli. I cacciatori bresciani sono stati pizzicati anche in trasferta a Landriano (Pavia). Sequestrati in tutto 16 fucili e 98 volatili.

«Purtroppo questa è la normale routine - racconta Antonio Delle Monache, Coordinatore Guardie Giurate del Wwf Lombardia - nella giornata di giovedì 9 ottobre, nella pianura bresciana, a sei controlli effettuati dalle nostre guardie, sono corrisposte sei sequestri penali operati dalla Polizia Provinciale di Brescia. In un caso, nel Comune di Ghedi, il richiamo acustico utilizzato dai capannisti era ad un volume talmente forte che si sentiva a mezzo chilometro di distanza. I cacciatori non si sono nemmeno accorti del nostro arrivo». Nel Comune di Cazzago San Martino (Brescia) un cacciatore utilizzava un iPhone per attirare uccelli protetti. Non è mancato infine il rinvenimento, in Franciacorta, di archetti posti a terra che avevano già catturato uno scricciolo, l’uccello più piccolo d’Europa. Il Wwf invita i cittadini a segnalare eventuali casi di caccia illegale al numero antibracconaggio 3287308288 o su www.facebook.com/guardiewwflombardia

Padova. Cacciatore non centra il bersaglio e spara in faccia ad un passante

Cacciatore spara ad un uomo a Casale di Scodosia, 12 ottobre 2014
Domenica, nelle campagne di Casale di Scodosia, un 55enne del posto è stato colpito di striscio da un colpo di fucile. Nulla di grave, ma Jürgen Gowik, originario di Stoccarda, ha segnalato l'episodio ai carabinieri“


Una disavventura che poteva avere conseguenze molto più gravi, quella capitata a Jürgen Gowik, 55enne originario di Stoccarda ma da tempo residente a Casale di Scodosia. Domenica scorsa, durante una tranquilla passeggiata in campagna col cane, l'uomo è infatti rimasto vittima di un incidente, per fortuna non grave, colpito di striscio al volto dallo sparo di uno sbadato cacciatore.

L'EPISODIO. "Ero ancoro vicino alle case - sbotta il cittadino - non mi è successo niente di grave, la pallina mi ha colpito sotto la bocca in fase di caduta (immagino) ma se mi colpiva in un occhio erano cavoli amari, poteva finire molto peggio. Non è possibile che uno non può uscire a fare una passeggiata senza rischiare di essere colpito da qualche idiota - continua inferocito - senz'altro ci sono anche cacciatori che hanno il senso di responsabilità e fanno attenzione prima di sparare, ma purtroppo ci sono anche tanti che non lo fanno. Il mio non è un attacco indiscriminato contro tutti cacciatori (resta il fatto che sono contro la caccia) - precisa - ma solo un avvertimento a stare attenti in questo periodo. Ieri (domenica, ndr) ho sentito che è stata colpita anche un ragazza durante una corsa di bicicletta".

DENUNCIATO IL CACCIATORE. Pericolo scampato, ma un grosso spavento, e senz'altro tanta rabbia: "Ribadisco che a parte un dolore per un paio di ore in faccia non mi è successo niente di grave per fortuna, ma poteva essere diverso". Il 55enne ha sporto denuncia ai carabinieri, segnalando il numero di targa della macchina dell'imprudente cacciatore, che si sarebbe comunque scusato per l'accaduto.




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martedì 14 ottobre 2014

Gubbio. Denunciato cacciatore per maltrattamento di animali, utilizzava collari elettrici per addestrare i suoi cani

Gli agenti del Corpo forestale dello Stato hanno denunciato alla competente Autorità Giudiziaria un cacciatore settantenne della zona per maltrattamento perpetrato in danno di due cani di razza segugio di sua proprietà.
L’uomo aveva lasciato vagare i due animali a ridosso della strada comunale nei pressi dell’abitato di San Marco nella frazione di Padule di Gubbio, con grave rischio per la loro incolumità e per quella degli automobilisti di passaggio.

Gli animali, in evidente stato di sofferenza, sono stati catturati dal personale del canile comunale di Gubbio e successivamente sono stati sottoposti a visita dal parte del medico veterinario competente.
I due segugi al momento della cattura indossavano collari elettrici, dispositivi tecnicamente indicati come “dissuasori da addestramento”, contengono elettrodi in grado di produrre scosse o altri impulsi elettrici che, tramite un comando a distanza, si trasmettono all’animale provocando reazioni varie.


Una recente sentenza della Cassazione ha ritenuto l’uso dei collari elettrici uno strumento invasivo e doloroso e certamente incompatibile con la natura del cane. La tecnica di addestramento dei cani con collari elettrici si basa esclusivamente sul dolore , lieve o forte che sia, e che incide sull’integrità psicofisica del cane, poiché la somministrazione di scariche elettriche per condizionare i riflessi ed indurlo tramite stimoli dolorosi ai comportamenti desiderati produce effetti collaterali quali paura, ansia, depressione ed anche aggressività.

A seguito della visita effettuata ai cani segugi catturati il medico veterinario dell’ASL di Gubbio ha certificato uno stato comportamentale alterato, con atteggiamenti di iperattività, evitamento dell’uomo, cioè di reazioni comportamentali di allontanamento, fuga o rifiuto, emesse in previsione di stimoli dolorosi. Il personale operante ha pertanto provveduto a denunciare all’A.G. il proprietario dei cani per il reato di abbandono e maltrattamento di animali.
I due segugi sono stati sequestrati, tolti dalla disponibilità del cacciatore, affidati in custodia al personale Asl che gestisce il canile, e posti nella disponibilità dell’Autorità Giudiziaria; sequestrati anche i due collari elettrici.

Ragusa. Bracconaggio: denunciati 23 pseudo cacciatori. Tra i cacciatori controllati e denunciati ve ne sono anche di fuori provincia e addirittura pure da altre regioni

Bracconaggio: denunciati 23 pseudo cacciatori

Tra i cacciatori controllati e denunciati ve ne sono anche di fuori provincia e addirittura pure da altre regioni

Continua la lotta al bracconaggio da parre della Polizia Provinciale che ha denunciato altri 23 pseudo cacciatori sorpresi a cacciare anche con mezzi vietati, per la maggior parte con il furetto privo di idonea ed efficiente museruola. La rete di vigilanza dell’area iblea predisposto dal comandante Raffaele Falconieri porta ad un totale di 38 persone denunciate all’autorità giudiziaria e di età compresa tra i 27 e i 68 anni per il reato di bracconaggio su oltre 500 cacciatori controllati dall’inizio della stagione venatoria. Gli ultimi accertamenti hanno prodotto il sequestro di 18 fucili, 395 cartucce, 28 conigli selvatici abbattuti, 2 colombacci, 3 tortore dal collare, 5 storni e 17 furetti con relativi trasportino.

Tra i cacciatori controllati e denunciati ve ne sono anche di fuori provincia e addirittura pure da altre regioni: 4 di Palagonia, 5 di Gela, 2 di Palermo, 2 di Francofonte, 3 di Favara, uno di Agrigento e poi 2 di Comiso e 3 di Vittoria. Altri 2 bracconieri denunciati venivano da Reggio Calabria, indice del fatto che la provincia iblea attrae soggetti provenienti da altre regioni per la caccia illegale.

lunedì 13 ottobre 2014

Ucciso durante battuta di caccia al cinghiale in Oltrepo Pavese, si cerca chi ha sparato

È il secondo incidente mortale nella stessa settimana: mercoledì una vittima a Grondona (Alessandria)

Incidente di caccia questo pomeriggio in Oltrepo Pavese, nel comune di Canneto Pavese, nei pressi di Broni. Un uomo è stato ucciso da una fucilata che lo ha raggiunto alla testa, molto probabilmente sparata da un amico, che però in serata non era ancora stato identificato. 

L’episodio è avvenuto attorno alle ore 14,30 sulle colline della località Colombarone. È intervenuto l’elisoccorso, ma il cacciatore è morto durante il viaggio verso l’ospedale Niguarda di Milano. 

I carabinieri stanno cercando l’autore della fucilata fatale, un compito non facile, poiché a sparare erano in tanti. 

L’ucciso è Luciano Sanelli, un operaio di 56 anni, di Redavalle. 

È il secondo incidente di caccia nella stessa settimana. Mercoledì a Grondona (Alessandria), in Val Borbera, era stato ucciso da una fucilata un cacciatore di 67 anni di Arquata: stava partecipando anche lui a una battuta al cinghiale. 

Padova. Spara a una ciclista credendola una lepre

La vittima è stata colpita a 50 metri di distanza I pallini sono entrati in un fianco in una gamba e nel braccio

Gli spari alla lepre di un cacciatore padovano di Bastia finiscono per colpire una quarantenne ciclista di Caprino che si stava riscaldando per la gara a cronometro organizzata in mattinata a Colloredo, nel Vicentino, dal GC Sossano nell'ambito della sagra delle castagne con quasi 140 partecipanti al via.
Lo sconcertante episodio dalle conseguenze fortunatamente limitate si è verificato ieri mattina attorno alle 8.30 sulla stretta via Ca' Franzoso dove Christine Koschier della società veronese Fimap stava transitando assieme ad altri tre ciclisti quando è improvvisamente stramazzata a terra essendo stata raggiunta alla gamba, ad un braccio e ad un fianco della parte sinistra del corpo dai pallini sparati dal cacciatore pare da non più di una cinquantina di metri.

domenica 12 ottobre 2014

Cagliari. Trovato coi lacci per catturare cinghiali, denunciato cacciatore

MURAVERA. Gli agenti della stazione forestale di Muravera hanno denunciato a piede libero per il reato di bracconaggio un allevatore di Villaputzu ma residente a Quirra, di anni 72.

È stato sorpreso in località Is Stiddius a Villaputzu mentre si accingeva al posizionamento ed al controllo di lacci in acciaio predisposti per la cattura di cinghiali.

Nel corso di una perquisizione domiciliare è stato sequestrato vario materiale per la cattura di selvaggina fra cui 25 lacci in acciaio, 59 trappole per volatili; nove reti per l'uccellagione; tre tagliole utilizzate per cattura di lepri; una torcia elettrica predisposta per essere collocata sopra un fucile e quindi per la caccia notturna, oltre ad altro materiale utilizzato per il bracconaggio compresi alcuni chili di mandorle utilizzate come esca.

Il bracconiere, titolare di licenza di caccia, verrà segnalato anche al questore per il ritiro del porto d'armi.