martedì 31 maggio 2011

Brescia. Grido d'allarme dei cacciatori

L'ASSEMBLEA. Il presidente dell'associazione venatoria ha tracciato un quadro nero nel tradizionale incontro

E sui 15.500 tesserati Federcaccia ben 2.500 sono sopra i 70 anni Bruni: «Nessun parlamentare bresciano si è mai speso per noi»


È proprio un momentaccio per i cacciatori bresciani. Il bilancio presentato ieri nell'assemblea di Federcaccia parla di un calo costante nel numero di tesserati, scesi di mille unità in un anno, e di un trend nazionale inesorabile che, secondo il presidente Marco Bruni, «annuncia un ulteriore tracollo per l'anno prossimo». Le cause? Secondo Bruni sono da ricondurre all'incerto clima legislativo regionale e nazionale, così come al calo dei giovani interessati, basti pensare che sui 15.500 soci della provincia, 2.500 sono over 70. Un situazione che ha ridotto le entrate, tanto che la federazione medita di accedere al 5 per mille per fare cassetto.
MA I BOCCONI AMARI vanno oltre e le recriminazioni della federazione non risparmiano la politica, a tutti i livelli: «Abbiamo subito un voltafaccia e assistito a un imbarazzante silenzio a Palazzo Madama come al Pirellone - ha denunciato Bruni -; non c'è stato nemmeno un parlamentare bresciano che abbia levato una voce per far valere i nostri diritti». Le accuse più pesanti, in generale, sono rivolte al ministro Brambilla che, secondo Bruni, è convinta che «per salvare il turismo in Italia basti chiudere la caccia».
La scocciatura più grossa per i cacciatori è una proposta di modifica di legge che prevede che i proprietari di un fondo possano impedire l'esercizio della caccia al suo interno, cosa fin'ora impossibile. Oltre a ciò, il progetto sollecita un'ulteriore variazione che aumenterebbe il raddoppio delle distanze che il cacciatore deve rispettare per sparare nella vicinanza di immobili o vie di comunicazione.
Modifica auspicata, ma che ancora pare una chimera, sarebbe invece quella relativa alle aree protette oggetto di una norma del '91 e frutto, secondo Bruni, di «una sciocca convinzione che ritiene che l'ambiente si tuteli solo a suon di divieti». Altro grattacapo sembra essere il decreto legislativo in vigore dal prossimo primo luglio che, nonostante non introduca particolari veti per i titolari di porto d'armi da caccia o sportive, potrebbe essere complicato dalla profilata decisione del ministro dell'Interno di adottare nuovi requisiti di idoneità psico-fisica con, ciliegina sulla torta, una possibile revisione straordinaria delle licenze già rilasciate.
GRANDE DELUSIONE, per le doppiette bresciane, soprattutto per la mancata approvazione del decreto sulla caccia in deroga. «Credo che sia stato già detto tutto - ribadiscono i federati -: era troppo pensare che i nostri parlamentari europei facessero valere le proprie voci?». A nulla sembra essere servito il sollecito al parlamento del consiglio regionale del 15 marzo scorso per facilitare le Regioni ad adottare i provvedimenti attuativi. «Il progetto - ha rimarcato Bruni - è un modo pilatesco di affrontare il problema per scaricare la patata bollente su altri».
«Intanto - affonda Bruni - nel vicino Veneto i gruppi di Pdl e Lega hanno presentato due progetti di legge per il prelievo in deroga. Probabilmente vi è qualche dissapore fra i due perché i progetti sono identici, ma quel che conta è che là si muove qualcosa». Bruni sa che attendersi una presa di posizione è utopia: «Giugno è alle porte e urgono soluzioni. Sarà una legge, sarà una delibera della giunta? Oppure non se ne farà nulla come l'anno scorso per paura delle procedure di infrazione comunitarie?».
L'elenco delle recriminazioni è lungo: la legge da rivedere sui roccoli, la mancata revisione della legge regionale sulla caccia, una diversa classificazione delle cosiddette Zps ( zone a protezione speciale). «Quest'ultima appare paradossale - ha ribadito Bruni - e ha finito per creare problemi anche alle popolazioni che abitano in quelle aree, impedendone lo sviluppo». Per Brescia la questione è limitata alla Zps dell'Alto Garda, identificata come valico alpino, quindi oggetto di divieti venatori.
Michela Bono


Fonte: bresciaoggi.it del 29 maggio 2011

giovedì 12 maggio 2011

Isola di Ponza. A caccia tutto l'anno.

Isola di Ponza. Tra l'indifferenza degli organi di Polizia, della Pubblica Ammninistrazione e delle Associazioni Venatorie. A caccia tutto l'anno!


Comunicato stampa LAC del 11 maggio 2011

Bracconaggio nell'isola di Ponza - La Lega Abolizione Caccia plaude al ruoto antibracconaggio dei volontari e divulga le immagini di due atti di bracconaggio, coi responsabili già identificati e denunciati alla competente Procura della Repubblica.

Un bracconiere che gironzola per la macchia con tanto di fucile in mano e cartuccera in vita, come se nulla fosse e in pieno periodo di divieto venatorio generale (che intercorre dal 1 febbraio al terzo sabato di settembre).
Un altro uccellatore intento a riposizionare e innescare in serie un mucchietto di trappoline metalliche a scatto , per catturare i piccoli uccelli migratori che sostano stremati dopo l'attraversamento di ampi tratti del Mediterraneo.
Due reati espressamente previsti e puniti dalla legge 157/92 sulla caccia (caccia in periodo di divieto venatorio generale, caccia con mezzi non consentiti,ed ulteriore ipotesi giurisprudenziale di furto ai danni dello Stato se in assenza di licenza di caccia)
Sono due scatti del 21 aprile scorso, effettuati dai volontari di LAC, CABS e Vallevegan, i cui attivisti sono presenti da alcune settimane sull'isola di Ponza (ove resteranno almeno sino al 22 maggio, in attesa della fine del passaggio migratorio dell'avifauna) per segnalare agli organi di polizia preposti gli atti di bracconaggio primaverile, e svolgere un ruolo di deterrenza verso i soliti "morti di fame" che pensano di cacciare in sfregio a tutte le leggi statali e regionali in materia.
I soggetti immortalati nelle foto sono già stati identificati e denunciati alla Procura della Repubblica competente, con segnalazioni scritte a Corpo Forestale e Carabinieri.
Ci pare la miglior risposta ad ogni sedicente "scettico" locale (che forse gradisce i voti anche di quale impresentabile elettore) che , nonostante gli echi delle fucilate, ha ancora la sfrontatezza di mettere in dubbio il fenomeno del bracconaggio primaverile a Ponza.

Ponza è bellissima, senza bracconieri sarà stupenda.

In tribunale la Brambilla sconfigge i cacciatori

Un atto «stupido e crudele». Così il ministro del Turismo Brambilla aveva definito la caccia, suscitando la reazione degli appassionati del settore, che l’avevano denunciata per danno di immagine. Ora però il giudice dà ragione al Ministro. È stata infatti sconfitta in tribunale «Caccia, ambiente-Partito dei Cacciatori», l’associazione che, qualche mese fa, aveva fatto causa al Ministro. In particolare, erano state contestate alcune affermazioni in cui il ministro definiva la caccia come una «pratica barbara», che «non solo fa male agli animali ma causa anche grave danno all’ambiente». Ma il tribunale di Salerno ha deciso l’improponibilità della causa nei confronti del Ministro, di cui è ricordato il costante impegno a tutela degli animali. La «manifesta infondatezza» della richiesta di risarcimento avanzata dall’associazione ha indotto il tribunale a condannare i querelanti al rimborso delle spese legali (2.500 euro) al ministro Brambilla.


venerdì 6 maggio 2011

Perugia: randagi avvelenati, denunciato un cacciatore

Video della Forestale inchioda un cacciatore. Da alcuni mesi diverse associazioni animaliste locali avevano denunciato episodi di avvelenamento di cani randagi, gli stessi accuditi dai volontari sul territorio boschivo di Tuoro sul Trasimeno. A seguito delle numerose segnalazioni, è scattata l'indagine del Corpo Forestale dello Stato. Alcune telecamere al posto giusto hanno permesso di filmare l'avvelenatore. Si tratta, secondo le autorità, di un uomo di 67 anni con regolare licenza di caccia. Una delle ipotesi fatte è stata quella che il cacciatore volesse liberare la zona dai cani randagi, potenzialmente disturbatori della selvaggina locale. Insomma, ammazzare animali in un modo per essere libero di ammazzarne altri, in un altro. La notizia è stata diffusa dall'associazione Chiliamacisegua, attraverso un duro e circostanziato articolo della giornalista Stefania Piazzo, nemica numero uno del canile di Cicerale, quest'ultimo svuotato in sua presenza da una task force del sottosegretario Martini non più tardi di settimana scorsa, notizia ripresa in seguito dall'agenzia di stampa specializzata Geapress.

Metaldeide nella carne. Un potente lumachicida il veleno utilizzato dal cacciatore, inserito nelle strisce di carne, le stesse che nel video vengono addentate da alcuni cani randagi; quello nero, morirà poco dopo, probabilmente in un modo atroce. Un veleno questo, che agisce anche per contatto, e quindi potenzialmente pericoloso anche per i bambini, anche se, fortunatamente, per questi ultimi non dovrebbe essere mortale. Una significativa quantità della stessa sostanza sarebbe poi stata ritrovata nell'abitazione del 67enne, a seguito di una perquisizione effettuata dal N.I.P.A.F. dopo l'acquisizione delle immagini, ottenute attraverso giorni di appostamenti. L'uomo, secondo quanto riportato, è stato denunciato per "utilizzo di mezzi non consentiti per la caccia". Sotto, il video della Forestale che riprende il cacciatore spargere le strisce di carne mortali.

mercoledì 27 aprile 2011

Caccia/I Radicali presentano un'interrogazione al Senato sul caso Rocchetta

La Spezia. "Oggi ho depositato in Senato una interrogazione al Ministro dell’Istruzione Gelmini e dell’Ambiente Prestigiacomo per sapere se il Governo ritenga compatibile questo progetto con i più elementari canoni di “educazione ambientale” e soprattutto se non ritenga di dover intervenire presso il Comune di Rocchetta di Vara per impedire che questo, o simili progetti possano effettivamente svolgersi". Queste le parole di Donatella Poretti, senatrice Radicale, che è intervenuta, sulla questione delle lezioni di Rocchetta Vara presentando un'interrogazione al senato. La proposta del sindaco di Rocchetta, Riccardo Barotti, finita su numerose pagine dei quotidiani nazionali, sta avendo dunque un vasto coro di risonanza. "L’educazione ambientale – proseguono Poretti e Rosasco, el Comitato nazionale di Radicali Italiani – è decisamente altro e, anzi, dovrebbe insegnare tutti i danni che ogni anno la caccia arreca alla fauna selvatica, all’ambiente e persino all’uomo. Questo continuare a definire i cacciatori come degli amici dell’ambiente non è più accettabile da parte di chi è chiamato ad amministrare un territorio e che quindi dovrebbe affrontare le situazioni con un approccio laico e scientifico. Ci rendiamo conto che il continuo calo del numero dei cacciatori in Italia spinga molti politic a inventarsene di tutti i colori pur di sostenere questa lobby, ma crediamo che questo non possa essere fatto a spese di bambini che a scuola meritano di poter imparare altro. Forse adesso Rocchetta di Vara – concludono Poretti e Rosasco – ha quella visibilità che auspicava, ma sicuramente è accompagnata da quel senso di sdegno che ha suscitato anche in noi leggere questa trovata”.
27/04/2011 12:48:39 Redazione

martedì 26 aprile 2011

La Spezia. Caccia ai cinghiali, scuola per bambini

LA SPEZIA - Bambini a scuola di caccia al cinghiale. L'idea è stata del vicesindaco di Rocchetta Vara (La Spezia) Roberto Canata e approvato dal sindaco Riccardo Barotti. "Sarà un'esperienza pilota che nessuno ha mai pensato prima - ha spiegato in un'intervista -. Credo ne parleranno in tutta Italia. Qui da noi ogni famiglia pratica la caccia: credo di essere un'eccezione, personalmente, in quanto non sono cacciatore, ma tutti gli altri abitanti di Rocchetta Vara lo sono e hanno antiche tradizioni". Per il vicesindaco, Roberto Canata, "Rocchetta Vara va controtendenza. Le lezioni all'aperto saranno realizzate con i cani da caccia dell'associazione italiana Alpenlaendische Dachsbracke. Mostreremo ai bambini come si fa la caccia che rispetta l'ambiente: cani e battute, come nei servizi di abbattimento selettivi". Ai bambini sarà "risparmiata" la visione dell'uccisione del cinghiale.
26/04/2011 08:30
Fonte: primocanale.it

martedì 19 aprile 2011

Friuli-Venezia Giulia: guardiaccia ridotti a misurare con l’autovelox gli automobilisti indisciplinati

Guardiaccia ridotti a misurare con l’autovelox gli automobilisti indisciplinati mentre i bracconieri scorrazzano liberamente per il Friuli senza alcun controllo: è la realtà denunciata dalle associazioni ambientaliste del Friuli-Venezia Giulia – LAC, Legambiente, LIPU e WWF – all’alba dell’assemblea dei Comuni e delle Province di UPI e ANCI che 14 aprile sono chiamati a fare un primo bilancio sulla Legge Regionale 9/2009 sulla sicurezza.Tale legge ha infatti sostanzialmente parificato funzioni e criteri di assunzione dei guardiacaccia provinciali a quelli dei vigili urbani dei comuni; le Province di Udine e Pordenone hanno subito colto la palla al balzo, mettendo un autovelox in mano a persone che per anni si sono formate in materia faunistica e ambientale e lasciando così libero il campo ai bracconieri. “Basti pensare – fanno notare gli ambientalisti – che alla domenica, giornata canonica per la caccia, quasi nessuna Provincia organizza più servizi e che gli orari dei turni degli agenti che dovrebbero vigilare su caccia e bracconaggio sono stati sostanzialmente conformati a quelli di apertura degli uffici”. La legge regionale 6/2008 – tuttora in vigore ma rimasta lettera morta – prevedeva invece la formazione di un corpo unico tra Corpo forestale regionale e guardiacaccia delle Province, creato anche per razionalizzare ed ottimizzare costi e risorse impegnati nei controlli in campo ambientale. LAC, Legambiente, LIPU e WWF del Friuli-Venezia Giulia chiedono dunque alla Regione e alle Province di porre immediatamente rimedio al vuoto di vigilanza ambientale creato dalla Legge 9, mantenendo l’impegno di costituire finalmente il Corpo Unico tra guardiacaccia e personale del Corpo forestale regionale (LAC Liguria, 14 aprile).

domenica 10 aprile 2011

Le mattanze dei cacciatori italiani nel Delta del Danubio. Abbattute anche morette tabaccate!

Il bracconaggio nell'europa dell'est continua ad opera dei cacciatori italiani in trasferta. Nel sito www.wildduckclub.eu si vedono foto di morette tabaccate abbattute dai cacciatori italiani. La moretta tabaccata è una specie di anatra a rischio globale di estinzione, per la quale gli stati europei si impegnano non solo a vietarne la caccia, ma anche a proteggere e ricreare siti naturali adatti alla specie... per poi farla abbattere dai cacciatori....... Ricordiamo che un'altra moretta tabaccata è stata proprio abbattuta in Italia questo inverno da un cacciatore nel Padule di Fucecchio, mentre almeno un altro esemplare è stato ucciso nei pantani di Pachino a gennaio.

lunedì 4 aprile 2011

Sicilia. Annullato il calendario venatorio

Con ricorso del 2009 le associazioni Legambiente (Comitato regionale siciliano), LAV ed ENPA, difese dagli avvocati Antonella Bonanno e Nicola Giudice, ricorrevano al TAR contro il Presidente della Regione siciliana per ottenere l'annullamento del calendario venatorio 2009/2010 del 15 aprile 2009 e del piano regionale faunistico-venatorio 2006-2011 del 21 luglio 2006. Con successivo ricorso le associazioni stesse impugnavano anche il decreto assessorile del 31 agosto 2009 emanato in asserita esecuzione delle ordinanze cautelari emesse dal TAR, ed il decreto del 7 luglio 2009 con cui veniva riaperta la caccia nei Pantani della Sicilia sudorientale e nel Lago Trinità. Con sentenza n. 546 del 31 gennaio 2011, depositata in segreteria il 23 marzo 2011, il TAR della Sicilia, sezione prima, ha riconosciuto che la preapertura della caccia a coniglio selvatico, tortora, merlo e colombaccio non è stata adeguatamente motivata, che sia il calendario venatorio che il piano faunistico venatorio non sono stati sottoposti a valutazione d'incidenza, e che l'apertura della caccia nei Pantani della Sicilia sudorientale e nel Lago Trinità è in contrasto con il parere dell'ISPRA. Pertanto il TAR ha annullato i provvedimenti impugnati ed ha condannato in solido le amministrazioni resistenti ed i numerosi controinteressati e terzi intervenuti in giudizio a rifondere alle associazioni ricorrenti le spese di lite, che ha liquidato in € 5.000,00 per ciascuna delle tre associazioni. Fonte: LAC newsletter del 29 marzo 2011

giovedì 24 marzo 2011

Osservatorio Nazionale su Fauna e Legalita’

CACCIA: ENPA-LAV-LIPU-WWF, NASCE L’OSSERVATORIO NAZIONALE FAUNA
(ASCA) – Roma, 23 mar – Nasce l’Osservatorio Nazionale su Fauna e Legalita’, su iniziativa di Enpa, Lav, Lipu e Wwf Italia, cui prenderanno parte giuristi, esperti, studiosi e il cui fine sara’ il monitoraggio dell’applicazione delle normative di tutela degli animali selvatici.

”Un organismo – dichiarano le quattro associazioni promotrici – che nasce come iniziativa d’emergenza, a fronte della sistematica violazione del diritto che, in materia di tutela degli animali selvatici, si registra in Italia, ma che potrebbe assumere un carattere strutturale e permanente”.

L’attenzione dell’Osservatorio sara’ rivolta in modo particolare ai calendari venatori che le regioni, ai sensi della legge 157/92 anche come modificata di recente, dovranno varare entro il 15 giugno.

”La stagione di caccia 2010-2011 e’ stata un campionario di illegalita’ istituzionalizzate che non dovra’ ripetersi – proseguono le associazioni -. Le regioni hanno voluto ignorare le modifiche apportate dal Parlamento alla normativa nazionale su tutela della fauna e regolamentazione della caccia conseguenti al parziale adeguamento del nostro Paese alla direttiva comunitaria sulla conservazione degli uccelli selvatici”.

Tra tutte le innovazioni che avrebbero dovuto applicarsi, le piu’ rilevanti sono quelle relative al rispetto dello stato di conservazione degli uccelli e quella del divieto di spari durante le fasi biologicamente piu’ delicate della vita selvatica, cioe’ durante la riproduzione e la migrazione prenuziale degli uccelli. Le nuove norme, accompagnate dalle valutazioni tecniche dell’ISPRA (l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), che e’ l’autorita’ scientifica nazionale, avrebbero dovuto e dovranno comportare la riduzione significativa della stagione venatoria e la cancellazione o sospensione di varie specie dalla lista di quelle cacciabili.

”Il dossier raccolto durante la stagione di caccia 2010/11 ci dice di regioni che hanno disatteso la legge nazionale, ignorato le indicazioni scientifiche, disapplicato le ordinanze della magistratura, violato gravemente il diritto. Non solo – aggiungono le associazioni -: c’e’ materiale per capire che tutto cio’, in molti casi, e’ avvenuto in piena consapevolezza delle illegittimita’ che venivano compiute e secondo piani artatamente progettati. Il risultato, tra gli altri, e’ stato quello di impartire un danno irreparabile al patrimonio della collettivita’ che non permetteremo si ripeta. Per questo, l’attenzione sara’ massima e nessun azione verra’ scartata, inclusa la strada penale su cui stiamo facendo una seria e dettagliata valutazione”.

”Canale ulteriore – concludono, Enpa, Lav, Lipu e Wwf Italia – sara’ quello dell’Unione Europea, rispetto alla quale l’Italia, in materia di caccia, e’ gia’ incappata in un numero amplissimo di infrazioni e condanne ma che chiama a una denuncia ancor piu’ complessiva: quella del ’sistema caccia Italia’ e delle sue tantissime zone d’ombra”.

martedì 8 marzo 2011

Caccia: corte UE condanna la Sardegna

La LIPU-BirdLife Italia all’indomani della sentenza con cui la Corte di Giustizia europea ha condannato la Regione Sardegna per aver concesso deroghe di caccia in modo diverso da quanto previsto dalla direttiva Uccelli.
Si tratta allora di un nuovo caso-scuola, perché la deroga messa in atto dalla Sardegna e duramente condannata dalla Corte è una prassi utilizzata in molte altre regioni italiane: si grida genericamente al danno ma non lo si individua né quantifica, e soprattutto si ignora completamente che possono esistere soluzioni ben più efficaci dell’abbattimento degli animali.
E’ giunto il momento di dire basta ai trucchetti di quel mondo venatorio che continua a premere perché si violino le regole e si cacci più di quanto è possibile. Il Governo intervenga, a cominciare dall’impugnazione dalla nuova truffa in vista proprio nella Regione Sardegna, dove è stata approvata una legge sulle deroghe clamorosamente illegittima, perché priva della previsione del parere ISPRA. Una legge che, nel bizzarro progetto di qualcuno, dovrebbe addirittura consentire, magari per danni all’agricoltura, la caccia ai tordi a febbraio, per i quali invece l’attività venatoria deve aver termine entro e non oltre il mese di dicembre.


Fonte: ecoblog.it del 07 marzo 2011

lunedì 7 marzo 2011

Il TAR Liguria sospende per la seconda volta la caccia sulla neve a daini e caprioli

4 marzo 2011, comunicato stampa

IL TAR LIGURIA SOSPENDE PER LA SECONDA VOLTA LA CACCIA SULLA NEVE A DAINI E CAPRIOLI IN PROVINCIA DI GENOVA, PER ILLEGITTIMITA' DELLA DEROGA AL DIVIETO NAZIONALE.
Accolta la nuova istanza di Lega Abolizione Caccia e WWF. Sconfitte le associazioni venatorie presenti in giudizio.

Con Decreto Cautelare urgente n. 182 del 3 marzo 2011, il Presidente della II Sezione del Tribunale Amministrativo Regionale della Liguria ha sospeso il provvedimento dirigenziale della provincia di Genova n. 752 dell'8 febbraio scorso che, nell'autorizzare nuovamente la caccia sulla neve a femmine e giovani di daino e capriolo, aggirava la sospensiva del TAR Liguria sullo stesso tema del precedente 3 febbraio.
Stop dunque ai tiri con la carabina a femmine e giovani (entro l'anno di età) di caprioli e daini, che in provincia di Genova si possono abbattere sino al 15 marzo, anche se la caccia a tutte le altre specie si è conclusa in Liguria già alla fine di gennaio.

In pratica la legislazione nazionale sulla caccia vieta di esercitare la caccia sui terreni coperti per la maggior parte da neve.
Il 25 novembre 2010 il Dirigente del settore caccia della Provincia di Genova , su mandato della Giunta provinciale, aveva autorizzato la caccia sulla neve agli ungulati.
WWF e Lega Abolizione Caccia avevano ottenuto un'ordinanza di sospensiva già il 3 febbraio 2010, per violazione della legge statale venatoria 157/92.
Anzichè ottemperare all'ordinanza del TAR, la Provincia di Genova , a tempo di record e dopo soli 5 giorni, aveva reiterato la deroga con un provvedimento sostanzialmente identico.

Lega Abolizione Caccia e WWF si aggiudicano dunque anche il secondo round nella causa legale intentata presso il TAR Liguria contro la Provincia di Genova, gli organi di gestione degli Ambiti Territoriali di Caccia Ge1 e Ge2 e tutte le sei principali associazioni venatorie.Già il mese scorso del caso è stata investita anche la Corte Costituzionale. Il TAR rileva un contrasto tra i divieti statali vigenti e la norma varata a suo tempo dalla maggioranza Biasotti con una legge regionale (la n. 28 del 2001), che consente alle Province di autorizzare la caccia in deroga agli ungulati su terreni per la maggior parte coperti da neve.

Testo della seconda ordinanza:
http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Genova/Sezione%202/2011/201100089/Provvedimenti/201100182_06.XML

A livello nazionale sono ammesse deroghe per la caccia sulla neve esclusivamente in Zona Alpi. Al di fuori dell'arco alpino la caccia sui terreni coperti in tutto o per più della metà della superficie dal manto nevoso sarebbe vietata in tutta Italia.

"Abbiamo avviato un percorso per ripristinare una situazione di legalità nella caccia invernale agli ungulati" - dichiarano le associazioni ricorrenti (Il presidente nazionale LAC Carlo Consiglio e la sezione Liguria del WWF) - "I cervidi (daino e capriolo) sono sottoposti da anni nel Genovesato e nel Savonese ad un'attività venatoria anche sulla neve e durante le gelate che anche dal punto di vista etico è altamente disprezzabile: sui terreni innevati gli animali hanno più difficoltà ad alimentarsi ed hanno un maggior dispendio energetico, le loro tracce sono immediatamente individuabili, così come sono più facilmente visibili gli esemplari che si cerca di abbattere a colpi di carabina con ottica di mira. ".

WWF e LAC erano assistite dallo studio legale Linzola di Milano, che ha ottenuto un mese fa di sollevare la questione di legittimità costituzionale in un'udienza che vedeva come controparti la Provincia di Genova, gli Ambiti Territoriali di Caccia 1 e 2 (Ge-Ponente e Ge-Levante),oltre alle sei principali associazioni venatorie genovesi che erano spontaneamente intervenute nella causa.
Da domani sino al 15 marzo, nei terreni innevati, daini e caprioli potranno sopravvivere a questo scampolo di inverno senza il fischio dei proiettili da carabina.


WWF Liguria
Lega Abolizione Caccia, Ufficio Stampa