lunedì 21 novembre 2011

Bitonto (Ba). Rischio caccia sulla raccolta di olive

BITONTO – Per tanti bitontini continua in questi giorni la faticosa tradizione della raccolta delle olive nelle distese delle campagne, affinché il loro duro lavoro porti poi alla luce l’olio extravergine di Bitonto.
Però, per questi uomini, ragazzi ed anziani, il lavoro nelle campagne può addirittura trasformarsi in un rischio.
È il caso di un cittadino, R. C., che ha segnalato uno spiacevole e sconcertante episodio avvenuto proprio ieri mattina, mentre era impegnato nella raccolta delle olive, in un terreno nei pressi della vecchia strada provinciale che conduce a Molfetta.
Mentre era intento nel suo lavoro, ha udito in lontananza alcuni spari, segno inevitabile della presenza di alcuni cacciatori nei dintorni.
Finora, nulla di particolarmente strano. Ma, da lì a breve, ecco accadere l’imprevedibile.
Il bracciante racconta di un proiettile, sparato da un cacciatore, ad una distanza non più così lontana come prima, ma addirittura di poche decine di metri. Il proiettile, infatti, passa davanti ai suoi occhi ad una distanza di circa 100 metri.
Scatta l’allarme e la rabbia.
L’uomo, ovviamente, inizia ad urlare nei confronti di questo cacciatore sprovveduto, in quanto fortemente preoccupato e soprattutto allibito dall’episodio.
E cerca in tutti i modi di riconoscerlo, per chiarire la situazione. Ovviamente, il cacciatore ha preferito andare via senza neanche iniziare la discussione.
L’amarezza dell’agricoltore è evidente, anche nelle sue parole. “Chiamiamola, come vogliamo, fortuna o pura casualità, ma ho veramente rischiato la vita per delle persone che sparano senza sapere chi sta dall’altra parte”.
E, inevitabilmente, chiede spiegazioni anche alle autorità comunali competenti.
“Voglio chiedere a chi ne ha la competenza, se è possibile bloccare la caccia nel periodo di raccolta delle olive, in quanto le campagne sono piene di operai per la raccolta e non possono rischiare la vita per un hobby che questa gente ha”.
La conclusione di R. C. è laconica e perentoria. “Vorrei delle risposte a quanto accaduto – aggiunge preoccupato il nostro lettore – e per questo segnalerò l’episodio ai tutori della legge locali, per chiedere maggior vigilanza nelle campagne, perché ormai è da tanto che sono in campagna a lavorare e di forze dell’ordine e guardie campestri ne vedo poche”.
Nicolangelo Biscardi




venerdì 18 novembre 2011

Un'altra aquila abbattuta. Il WWF denuncia: "Questo è il vero volto della caccia"

LUCCA. Il WWF denuncia l'ennesimo, vergognoso episodio perpetrato da cacciatori o presunti tali: un'aquila minore è stata abbattuta, un atto di intollerabile violenza contro la natura è stato compiuto:
L'aquila minore, a dispetto del diminutivo nel nome, è uno dei rapaci più belli e che più incarnano l'ideale stesso di ardimento, velocità e coraggio. Di dimensioni simili alla poiana è in realtà una cacciatrice molto più rapida e temeraria. In Italia è migratrice e svernante; molte passano per dirigersi in Africa ed alcune si fermano. Si ciba di conigli selvatici (sopratutto in Spagna, dove nidifica in gran numero) e di uccelli come il piccione ed il colombaccio. Quella che vedete nella foto deve proprio aver fatto questo errore: essere passata vicino ad un cacciatore che sparava ai colombacci da un appostamento. Per praticare questa forma di caccia infatti si costruiscono capanni in alto, sulla cima degli alberi e si adoperano i 'volantini'; questi sono piccioni addestrati a fare dei voletti attorno per richiamare i colombacci di passaggio e portarli a tiro dei fucili dei cacciatori. E' probabile che la nostra sfortunata abbia avvistato uno di questi volantini e sia quindi incappata, nel tentativo di catturarlo, nel piombo del cacciatore. Questa della foto, è una tra quelle che, periodicamente, arrivano ai Centri di Recupero gestiti dalla associazioni ambientaliste ed è stata abbattuta nella zona di S.Maria del Giudice pochi giorni addietro. E' la terza nel giro di una settimana. Ancora una volta il volto della caccia meno noto, quello del diffuso spregio delle regole, si evidenzia in una delle peggiori delle sue forme: lo sparo ad un animale 'particolarmente protetto'. Un animale come questo, semmai potesse essere una diminuzione di colpa, non è assolutamente scambiabile con alcuna delle specie cacciabili: si è chiaramente di fronte ad un atto deliberato e consapevole di cui ancora troppo spesso, purtroppo, il mondo venatorio è caratterizzato. Auguriamoci che i veterinari cui è stata affidata riescano a fare il miracolo e questo splendido animale possa di nuovo farsi ammirare nel suo splendore di grande volatrice.

Caltanissetta: cacciatore condattato per maltrattamento di cani

Animali: maltrattavano cani, due condannati a Caltanissetta
Sono cacciatore e agricoltore denunciati da guardie eco-zoofile


(ANSA) CALTANISSETTA, 17 NOV - Un cacciatore nisseno, E. L., 66 anni, e un agricoltore di Santa Caterina Villarmosa, G. D.F., 85 anni, sono stati condannati dal tribunale di Caltanissetta al pagamento di una multa di 700 euro per il reato di detenzione incompatibile di animali.I due uomini furono denunciati dalle guardie eco-zoofile di Lida e Wwf che in una baracca in lamiera fuori citta' scoprirono cinque cani da caccia in pessime condizioni igieniche all'interno di ricoveri inadeguati.(ANSA).

giovedì 17 novembre 2011

Cagliari. Ferito durante battuta alla lepre a Sinnai

Caccia: ferito durante battuta alla lepre a SinnaiFatale la posizione tra l'animale e il colpo esploso per colpire

CAGLIARI, 17 NOV - Nuovo incidente nelle campagne sarde, dopo la morte di un cacciatore avvenuta domenica scorsa nell'oristanese. Questo pomeriggio, durante una battuta alla lepre nelle campagne di Sinnai, un uomo di 36 anni, Marco Farina, di Quartucciu, e' rimasto ferito, fortunatamente in modo non grave, da alcuni pallettoni sparati da un amico. Secondo una prima ricostruzione, fatale all'uomo sarebbe stata una distrazione: Farina si sarebbe trovato nella traiettoria tra un compagno di caccia e l'animale e quando questo ha sparato lo ha colpito alle spalle, ferendolo. (ANSA).

mercoledì 16 novembre 2011

Mezza tonnellata di selvaggina nelle valigie. Tre cacciatori bloccati all’aeroporto di Perugia

A trasportare gli uccelli due albanesi e un italiano. Continuano le identificazioni


Oltre 500 chilogrammi di selvaggina nelle valige di due albanesi e un italiano. Gli uccelli sono stati cacciati in Albania e trasportati in aereo fino in Italia. In una normale operazione di controllo all’aeroporto di Sant’Egidio, a Perugia, i militari della guardia di Finanza hanno fatto aprire le valigie ai cacciatori ed hanno scoperto mezza tonnellata di selvaggina varia (allodole, quaglie, storni, fringuillidi, verdoni, pispole, ballerine bianche ed altre), «specie queste non cacciabili in Italia – rende noto la Forestale – la cui detenzione è punibile penalmente a prescindere dal luogo di provenienza. Anche l’importazione è bandita per ragioni sanitarie»
I dettagli La selvaggina da penna era nascosta all’interno di vari borsoni in mano ai tre cacciatori (uno di nazionalità italiana e due di nazionalità albanese), il cui controllo ha consentito di scoprire il tentativo di contrabbando della selvaggina, rendendo necessario l’intervento del personale specializzato del Corpo Forestale dello Stato (il Cites), in quanto si tratta di selvaggina di specie protetta abbattuta in modo illegale.
L’operazione Il sequestro è avvenuto lunedì, ma «sono ancora in corso – rende noto la Guardia Forestale attraverso un comunicato stampa – le operazioni di identificazioni delle specie portate in Italia dopo un attività di caccia di cui sarebbero responsabili i due albanesi e l’italiano che hanno trasportato illegalmente la selvaggina.


sabato 12 novembre 2011

Reggio Emilia. Piombo nell’ambiente: il Tar blocca la caccia agli ungulati

Il calendario venatorio della Provincia di Reggio Emilia sospeso perché non ha tenuto conto del parere dell’Ispra. Che lamenta la pericolosità del piombo. Nelle armerie già ci sarebbero altre munizioni, ma costano di più. La Lac: “E poi dicono che sono ambientalisti”
Che esplodesse in maniera tanto eclatante non era affatto detto. Ma che prima o poi – come lamentavano qualche articolo fa – ci si dovesse occupare anche del problema del piombo disseminato nell’ambiente per l’attività venatoria era prevedibile.
E con una decisione che ha dell’incredibile il Tar di Parma ha sospeso il calendario venatorio della Provincia di Reggio Emilia, di fatto chiudendo la caccia agli ungulati. Troppo lacunoso, infatti, era il calendario provinciale proprio sul problema piombo, un elemento nocivo che facilmente entra nella catena alimentare degli animali ma, dalle carni della fauna selvatica, entra anche nella catena alimentare dell’uomo arrivando, se ingerito, ad accumularsi nel tessuto adiposo causando gravi malattie.
Pare quindi a tutela della salute pubblica l’ordinanza della Sezione Prima, sezione distaccata di Parma del Tar Emilia Romagna.
Quale era e quale è il problema da cui si è partiti? Che ancora oggi nella caccia agli ungulati si utilizzano cartucce a base di piombo. Come da legge, prima di emanare il calendario venatorio 2011/2012 la Provincia di Reggio Emilia aveva chiesto all’ Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) un parere sul proprio strumento di normazione dell’attività venatoria. L’Ispra, a quanto ci è dato a sapere, si è però espressa negativamente in merito all’utilizzo di pallottole al piombo che avrebbero dovuto essere espressamente vietate nel medesimo calendario. Il mancato recepimento delle indicazioni tecniche del prestigioso istituto, per altro, è una inosservanza di studi precisi di questo fenomeno, oltre che della normativa europea.
La Lega per abolizione della caccia ha pertanto formulato ricorso al Tar che il 9 novembre si è espresso per la sospensione del calendario venatorio della Provincia di Reggio Emilia relativamente alla caccia agli ungulati. Di fatto il calendario venatorio non prevedendo l’uso di munizioni atossiche e consentiva l’uso di munizioni al piombo in violazione a quanto indicato dal parere Ispra. E da mercoledì la caccia agli ungulati è formalmente sospesa.
Ma quale è il problema legato al piombo? La regolamentazione dell’Unione europea già impedisce la commercializzazione e la cessione gratuita di carni al cui interno c’è pericolo ci siano sostanze bioaccumulabili. Il piombo è vietato perché entra nella catena alimentare della fauna selvatica e può addirittura entrare nella catena alimentare degli umani che si cibano di ungulati. Si tratta di un elemento tossico per la nostra salute che dà avvelenamento con numerosi sintomi.
Ora cosa succederà? Che mentre il Tar si è mosso per la tutela della salute umana e del patrimonio dello stato si rimanda alla “trattazione di merito” all’udienza pubblica fissata per aprile, periodo entro il quale la Provincia potrebbe emanare una nuova delibera in cui si regolamenta la scelta di altri tipi di munizioni diverso da quelle a base di piombo.
Ma munizioni non a base di piombo esistono in commercio? Nel mondo venatorio si lamenta la loro reperibilità, ma come facilmente comprovabile nelle armerie già si possono trovare altri tipi di proiettili, a un prezzo però superiore.
“Credo che la Provincia si debba interrogare sulla gestione della fauna al di là del ricorso al Tar, spiega a Redacon Dino Vecchi, membro del Gruppo di vigilanza venatoria della Lega anti caccia –. La fauna non può essere considerata mera proprietà dei cacciatori come, invece, pare dimostrare le gestione Act montagna la rappresentanza dove la rappresentanza riservata al mondo ambientalista è di fatto impegnata da persone invece legate al mondo venatorio, analogamente per i posti riservati all’ente pubblico!”
“Tutte queste anomalie oggi le osserviamo perché la caccia è gestita di fatto solo da cacciatori – prosegue Vecchi – . Questo del piombo era un problema da aprire nell’interesse della salute pubblica e che oggi affrontiamo in maniera forte anche se per la fauna acquatica l’utilizzo di pallini al piombo è già vietato da due anni. Mi rivolgo ai cacciatori che si proclamano difensori dell’ambiente e che ad oggi avevano sempre evaso il problema del piombo immesso nell’ambiente. Il nostro è il primo di una serie di ricorsi che faremo a tutela dell’uomo, dell’ambiente e degli stessi agricoltori e cacciatori”. (G. A.)




venerdì 11 novembre 2011

Pisa. Colombe prese a fucilate. Cacciatori fermati dal WWF

Pisa, 10 novembre 2011 - Colombe prese a fucilate. Lo rivela GeaPress. E' successo nella periferia cittadina: sono stati uditi continui colpi di fucile.
Sono intervenute le Guardie volonatore del WWF. Raggiunto il luogo, le Guardie hanno subito notato la presenza di quattro cacciatori che, per sparare, non si erano allontanati dal luogo dove avevano posteggiato le loro automobili.
In questo modo centravano i poveri volatili che, uno dietro l’altro, cadevano a terra. Appena i cacciatori si sono accorti delle Guardie sono scappati. Poco dopo, però, sono stati tutti rintracciati grazie alla collaborazione della Polizia Provinciale. In terra erano rimasti 13 uccelli: sette colombe e sei tortore dal collare orientale.
Appena oltre la periferia cittadina, vicino al centro abitato di Colignola, le stesse Guardie hanno bloccato altri tre cacciatori. Provenivano da Massa e la loro preda era ancora una volta il colombo di città.
Atti scriteriati - sottolinea GeaPress - del tutto scollegati anche da recenti provvedimenti con probabile vizio di legittimità emanati da altre amministrazioni sul contenimento, previo abbattimento, dei piccioni di città.
A questo proposito lo stesso WWF ricorda come sia possibile intervenire sulle popolazioni di piccioni cittadini sia con politiche di tipo edilizio (riduzione dei siti di nidificazione nei centri storici) che medico veterinario, come la somministrazione di mangimi trattati con antifecondativi.
Sono previsti, a carico delle Province, sistemi di abbattimento ma solo dopo formali e motivate richieste. Proprio dalla Toscana, però, sono pervenute le fondanti Sentenze dei Giudici Amministrativi che hanno sospeso, per i casi oggetto del ricorso, tali tipi di cacce.


Due cani uccisi a fucilate nelle campagne mantovane

MANTOVA - Due cani che erano spariti da una settimana, custodi di un'azienda agricola di Revere, nelle campagne mantovane, sono stati ritrovati morti vicino al greto della bonifica. A ritrovarli quasi per caso il padrone, scoprendo però che i due cani, erano stati uccisi a fucilate e forse gettati poi li. Come riporta la Gazzetta di Mantova, Bill e Teresa, un pastore belga di circa 4 anni e un cucciolo meticcio golden, oltre a fare da guardia all'azienda erano anche liberi di girovagare tra le campagne poco abitate nella zona. E forse proprio queste scorribande potrebbero essere una delle cause che ha portato qualcuno a prendere la terribile e ingiustificata decisione. Sicuramente, vista la zona non molto abitata, ci auguriamo che il colpevole potrà essere facilmente identificato.

Fonte: newsanimaliste.myblog.com del 10 novembre 2011

giovedì 10 novembre 2011

Cacciatori italiani all'estero: ancora mattanze (2)

Un mare di uccelli morti per l’Italia
Il Ministro delle Sviluppo Rurale ungherese: uccisi da cacciatori italiani in Moldavia.


GEAPRESS – Ad appena pochi giorni dal maxi sequestro di 500 beccacce (stecchite) al seguito di cacciatori italiani provenienti dalla Crimea (vedi articolo GeaPress), un nuovo ben più grande intervento di polizia pone nuovamente in pessima luce il turismo italiano. Secondo il Ministero dello Sviluppo Rurale ungherese, gli 11.000 uccelli morti sequestrati venerdì scorso nel valico di frontiera di Nagylak, erano stati uccisi da cacciatori italiani in vacanza venatoria in Moldavia o nei suoi pressi. Gli stessi cacciatori o l’organizzazione che li guidava, si erano poi rivolti ad un trasportatore romeno che stava attraversando l’Ungheria per dirigersi proprio in Italia. Le indagini del Ministero ungherese diretto da Sándor Fazekas ha così confermato quanto già anticipato dalla sede di Bonn del Committee Against Bird Slaughter (CABS), organizzazione molto attiva nel campo dell’antibracconaggio in vari paesi europei, tra cui l’Italia.
Un carico di morte destinato al settore della ristorazione italiano. Pettazzurri, cardellini, cesene, tordele, migliarini di palude, ballerine bianche e ben 9000 allodole che erano state uccise, secondo un esperto del Parco Nazionale di Maros Körös, appena poche ore prima con l’uso di fucili da caccia. La prima indagine del Ministero dello Sviluppo Rurale (un’altra indagine è stata aperta dalla Magistratura ungherese) ha confermato l’ulteriore pessimo esempio che gli italiani hanno dato da quelle parti. Già nel passato, infatti, si erano avuti altri sequestri, tutti diretti al settore della ristorazione del nord Italia. Mai, però, in numeri talmente elevati.
“Ci congratuliamo con le autorità ungheresi per questo successo nella lotta contro il bracconaggio“, afferma Axel Hirschfeld, portavoce del Komitee. Gli esperti del CABS avevano subito riferito che gli undicimila poveri uccellini morti impallinati fossero stati uccisi da cacciatori italiani.
Il valore commerciale del carico di uccellini, si aggira intorno ai 330.000 euro. Erano tutti stipati in un camion che trasportava carne imballata, ma gli scatoli degli uccelli erano di fattura diversa ed hanno per questo attirato l’attenzione dei doganieri ungheresi. Cifre da capogiro che la dicono lunga sull’enorme poteziale che alimenta tale forma di caccia. Il danno alla natura e all’ambiente provocati da questo commercio illegale è enorme.
“In questo camion, solo il numero di allodole sequestrate era pari a tutta la popolazione nidificante nel land tedesco Saarland” commenta Hirschfeld.
Le popolazioni di questi uccelli, caratteristici del paesaggio dei terreni agricoli dell’Europa centrale, sono diminuiti di quasi la metà negli ultimi 30 anni.
Uccelli morti e non solo. Un altro fiorente settore delle cacce italiane è quello dell’uso dei richiami vivi per i cacciatori. Solo nell’ultimo anno, quasi 1.000 implumi di tordi, prelevati dai nidi dei frutteti polacchi sono stati sequestrati in Friuli ed in Toscana. Erano diretti, secondo gli inquirenti, agli allevatori di richiami vivi, purtroppo ancora autorizzati dagli amministratori regionali di Toscana, Emilia Romagna, Lombardia e Veneto.


Caccia. Quando spuntano i furbetti del sondaggio

Gentili lettori, per la seconda volta in pochi giorni i «furbetti del sondaggio», in maniera poco sportiva, si sono messi d'impegno per alterare il risultato di una votazione su un tema d’attualità proposto dalla redazione web. È successo due settimane fa con la domanda sulla caccia («La caccia andrebbe abolita?»). I "Sì" che toccavano un vantaggio del 90% nel giro di poche ore sono stati raggiunti e superati dai "No". In questo fine settimana la cosa si è ripetuta con l'ultimo sondaggio: «Dopo un anno e mezzo è stato finalmente svelato il monumento di piazza Bra intitolato "Presenze". Ti piace?». I "No" avevano un vantaggio attorno all'83 %. Ma nel giro di poche ore i "Sì" hanno rovesciato il risultato toccando il 62 per cento. Fatte le debite verifiche tecniche sull’accaduto, la redazione web ha sostituito il sondaggio. Si sa, i sondaggi sui siti vanno presi per il valore che hanno: poco più di un gioco. Lo abbiamo anche scritto nell'avvertenza in calce alla pagina: "I nostri sondaggi web non pretendono di avere alcun valore statistico non essendo elaborati scientificamente, e hanno il solo scopo di permettere a chi lo desidera di esprimere liberamente il proprio punto di vista". Qualcuno evidentemente ha preso il sondaggio davvero seriamente. Fin troppo. Addirittura tanto da adottare qualche espediente per superare i filtri informatici posti a salvaguardia - almeno formale - del principio secondo il quale un lettore dovrebbe votare una sola volta. Sono gli stessi filtri adottati anche dagli altri siti di informazione, aggirabili con semplici stratagemmi, semplici da utilizzare ma anche facili, per la redazione, da smascherare. Nell'ultima votazione, per esempio, i nostri tecnici hanno riscontrato che, allo scopo di ribaltare il risultato, da fonti uniche erano giunti «pacchetti» anche di oltre 200 voti. Più di qualcuno deve aver trascorso la domenica - vabbé era piovosa ma pur sempre domenica era - davanti al pc nell’intento di capovolgere le sorti del sondaggio. Entrambi i casi di «sondaggio adulterato» naturalmente non sono sfuggiti alla redazione. Nel primo caso (caccia) fatte le debite verifiche si è scelto di sostituirlo con uno nuovo. Anche questa seconda volta si è deciso in tal senso. Ma aggiungendo un’avvertenza ai «furbetti»: la redazione è sempre attenta.


Cani e gatti, vittime della caccia

In due mesi ne sono morti almeno 42 fra cani e gatti. Tutti colpiti dai cacciatori. Tutti in provincia di Vicenza, fra Costabissara, Lonigo, Grisignano, Sandrigo, Barbarano, Montegaldella, Montebello, Rotzo, Mussolente, Torri di Quartesolo, Marostica, Nove e da tanti altri paesi della provincia.
Di questi sappiamo. Di molti altri no. Perché i loro compagni umani non hanno sporto denuncia. E sono certamente la maggior parte.

Mai come quest'anno si era assistito alla mattanza dei migliori amici dell'uomo, cani e gatti in particolare. In quella che è la culla della caccia in Veneto.
La storia è sempre la stessa, spiega Renzo Rizzi, portavoce del Coordinamento vicentino contro la caccia: gli animali fanno ritorno a casa sanguinanti, altri spariscono per sempre o vengono ritrovati con il corpo crivellato dai pallini lasciando sgomente intere famiglie.
Nessuno dei cacciatori è stato identificato. Nessuno ha dichiarato di avere commesso un errore. Meno che meno altri cacciatori hanno denunciato il comportamento dei loro colleghi.

Sabrina Favaro abita in zona Ca' Vecia: "Negli ultimi quindici giorni mi hanno avvelenato e impallinato due gatti. Ho tre figlie e ora abbiamo tutte paura che i nostri animali escano, potrebbero essere ammazzati. Che facciamo li teniamo rinchiusi in casa?
Alla micia di Andrea Calzavara, medico veterinario di San Giovanni in Monte, pochi giorni fa hanno sparato. L'ha ritrovata con il corpo crivellato di pallin.
Leo era un cane ed è stato ammazzato ad Altissimo un mese fa: due colpi di fucile.
Renzo Rizzi non ha dubbi : "Per un cacciatore abituato a uccidere per hobby, per gioco, presumo che uccidere una lepre, un gatto o un cane non faccia molta differenza.Ricordo comunque che cani e gatti non sono prede inserite nel calendario venatorio, sono protetti dalle leggi a più livelli, sono animali che devono essere rispettati in quanto di proprietà, sono animali d'affezione. Ammazzarli vuol dire fare del male direttamente a un nucleo famigliare, è un atto delinquenziale, una vigliaccata che non ha scusanti".

Rizzi chiede all'assessore (e cacciatore) Spigolon responsabile del settore caccia della Provincia di Vicenza di dare un segnale di equilibrio, condannando pubblicamente queste gesta dei cacciatori Vicentini.
Inoltre, proponendo in Regione una modifica della legge 50/93, con un inasprimento della pena per chi si renda responsabile di queste crudeltà gratuite, in primis la revoca immediata della licenza di caccia, e la sospensione della stessa, per almeno cinque anni".


mercoledì 9 novembre 2011

Cacciatori italiani all'estero: ancora mattanze (1)

Rimini: forse un traffico di uccelli rapaci dietro le indagini delle 500 beccacce sequestrate.
A Palermo, invece, 200 tortore congelate dal nord Africa – allarme viaggi venatori


GEAPRESS – Vi è risvolto inedito dietro l’operazione condotta domenica scorsa da piů corpi di polizia all’aeroporto “Federico Fellini” di Rimini. Un maxi sequestro di beccacce uccise da una comitiva di cacciatori italiani specializzati nell’abbattimento di questo animale. Secondo quanto appreso da GeaPress, le indagini sono partite da un preciso input investigativo proveniente dall’Ispettorato Generale di Roma, ed in particolare dal Nucleo Operativo Antibracconaggio e dalla Sezione Investigativa Cites, i due nuclei speciali del Corpo Forestale dello Stato che seguendo alcune piste investigative hanno, poi, indotto alle perquisizioni di domenica mattina. Oggetto da attenzionare i sempre piů comuni viaggi venatori, da qualcuno utilizzati, però, per l’importazione di specie protette ed in particolar modo di uccelli rapaci.
Ed invece a Rimini, domenica mattina, si sono trovate circa 500 beccacce nascoste in sottofondi ricavati nelle gabbie dei cani appartenti a 19 dei 42 cacciatori. Alcuni della stessa provincia, altri di Forlì-Cesena, ma anche Pesaro, Urbino, Belluno, Milano, Napoli e Roma. Tutti beccacciai, ovvero specilizzati nella caccia alla beccaccia.
NIPAF (Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale del Corpo Forestale dello Stato) e Comando Provinciale di Rimini, Nucleo Operativo Cites di Bologna, Agenzia delle Dogane, Guardia di Finanza e veterinari della ASL di Rimini. Alcuni agenti, all’arrivo del volo proveniente da Simferopoli, si sono diretti al controllo delle valigie, altri verso le gabbia dei cani. Almeno un’ottantina di animali chiusi nei trasportini e scaricati dalla stiva del volo charter appositamente riservato.
Alcuni cacciatori hanno subito ammesso l’illecito, altri ci sono rimasti male, dal momento in cui in Ucraina non avevano subito alcun controllo. Le beccacce, però, erano state imbustate in sacchetti trasparenti e sistemate in alcuni sottofondi ricavati nei trasportini. Evidente, cioè, l’intenzione di occultarle. Il tutto illegalmente, ovvero in barba alla normativa sanitaria e per questo contestato con 14.000 euro di sanzione amministrativa contro la quale potranno ricorrere. Nessun elemento è stato possibile desumere sulla destinazione delle beccacce. Se cioè destinate alla ristorazione oppure ad un uso personale.
Di certo in Ucraina è molto facile andare a caccia. Numerose sono le agenzie di viaggi, alcune delle quali aventi sede proprio in Ucraina, specializzate ad accogliere i cacciatori italiani. Altre hanno sede in varie regioni italiane, tra cui l’Emilia Romagna, l’umbria ed altri regioni. Cinque giorni di caccia, su sette compreso il viaggio, costano appena (tutto compreso) dai 2.400 ai 3200 euro. In Crimea i mesi migliori ove è consentito sparare alla beccaccia sono ottobre e novembre. Fino a 10 beccacce per giornata di caccia. Arrivano in migrazione autunnale dalla Russia e dal nord dell’Ucraina (tra cui la famigerata Chernobyl). La comitiva minima accettata è di quattro cacciatori. Alcune riserve di caccia sono proprio a due passi dalla stessa Simferopoli. A mezz’ora di automobile. Arrivi, prendi alloggio e dall’indomani puoi uccidere.
Viaggi venatori che non consocono limiti geografici. Ve ne sono di tutti i gusti. Dal Kirghizistan, all’Argentina, passando per l’Africa. Circa un mese e mezzo addietro un altro cacciatore è stato bloccato al porto di Palermo, in arrivo dalla Tunisia. Viaggiava con trenta chilogrammi di ucceli congelati. Quattro coturnici, 205 tortore e due quaglie. Riscontrato che erano state importate in violazione delle leggi sanitarie (specie sulle disposizioni sull’aviaria), sono stati sequestrati e distrutti su disposizione del magistrato.