martedì 8 novembre 2011

Sequestrate 500 beccacce nascoste in gabbie per cani. Appartenevano a un gruppo di cacciatori di ritorno dall'Ucraina

Rimini, 7 novembre 2011 - Cinquecento beccacce sono state sequestrate questa mattina all'aeroporto di Rimini. La selvaggina era nascosta in un doppio fondo ricavato nelle gabbie dei cani di un gruppo di cacciatori, provenienti da varie zone della penisola, che rientravano in Italia dopo una battuta di caccia in Ucraina. Oltre al sequestro amministrativo sono stati emessi verbali amministrativi che comporteranno l’applicazone di sanzioni pari a circa 280 mila Euro.
Sono stati controllati 41 cacciatori che rientravano dall’aeroporto di Simferopoli (U K) con i loro cani tenuti nelle apposite gabbie per il trasporto aereo. Diciannove di esse avevano ricavato un doppio fondo per occultare le prede che non potevano essere introdotte in Italia in quanto non preventivamente sottoposte ai controlli veterinari per evitare l’introduzione di malattie che possano interessare anche la nostra popolazione aviaria.
La beccaccia è una specie protetta dalla Direttiva Uccelli della Comunità Europea e molto pregiata; in Italia, è però cacciabile secondo precise limitazioni.
L'operazione è stata effettuata dal personale del Corpo Forestale dello Stato in servizio presso il Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale (NIPAF) del Comando Provinciale di Rimini supportati dal Nucleo Operativo CITES di Bologna, con la collaborazione dell’Agenzia delle Dogane di Rimini, del personale della Squadra Stanziale della Guardia di Finanza presso l’Aeroporto “F. Fellini” di Rimini e del Servizio Vetrinario dell’AUSL di Rimini.


Hai ucciso il mio gatto ma non puoi fare finta di niente

Lettera ad un cacciatore. Giovedì 3 novembre verso le 16, nella bassa di Fombio, sei entrato nel mio terreno e, a circa 50 metri dalla mia casa, hai sparato ad un gatto bianco uccidendolo (pensavi forse che un ermellino potesse trovarsi lì?) Il gatto si chiamava Matisse ed era mio. Se hai mai portato amore ad una qualsiasi creatura che non sia umana, puoi capire che mi hai causato un dolore e anche se ora magari ti spiace un po’, neanche nel corso della tua vita intera potresti rimediare, perché per ammazzarlo ci hai messo un secondo, ma di riportarlo in vita non ne sarai mai capace. Se invece sei uno di quei fortunati che considerano gli animali dei semplici oggetti (e non soffrono quindi per loro) converrai comunque che mi hai rubato una cosa mia, che si trovava nella mia casa e mi devi perciò un risarcimento. Insieme al gatto bianco, o poco lontano, si trovava anche un gatto più piccolo quasi del tutto nero che sto cercando da due giorni senza trovarlo né vivo né morto. Ecco cosa ti chiedo: fammi sapere in qualche modo se l’hai visto, e cosa ne è stato. Se hai ammazzato o ferito anche lui o l’hai visto scappare e in quale direzione perché io possa sperare ancora o mettermi l’animo in pace. Puoi mettermi un biglietto nella cassetta postale o scrivermi una e-mail o trovare un altro modo anonimo di farmi sapere, ma una cosa non puoi fare se sei un uomo, fare finta di niente.
Paola Gamba


sabato 5 novembre 2011

Imola. Cacciatori seviziano cinghiale ferito, lo legano e lo caricano nel portabagagli

Camporosso - Sono stati alcuni abitanti, indignati alla vista dell'accaduto, che hanno allertato la polizia. Fermati poco dopo dagli agenti, i due hanno detto di aver voluto in quella maniera porre fine alle sofferenze dell'animale.



Abuso di arma, possesso di fauna selvatica e sevizie ad animale ferito: sono le accuse contestate dalla polizia a due giovani ventimigliesi, che a Camporosso hanno preso a coltellate un cinghiale ferito a bordo strada e dopo avergli legato le zampe e il muso, lo hanno caricato nel portabagagli del loro fuoristrada. Sono stati alcuni abitanti, indignati alla vista dell'accaduto, che hanno allertato la polizia. Fermati poco dopo dagli agenti, i due hanno detto di aver voluto in quella maniera porre fine alle sofferenze dell'animale. La giustificazione, tuttavia, non è servita a nulla e per loro è scattata la segnalazione all'autorità giudiziaria.



venerdì 4 novembre 2011

Genova. Cane ucciso da fucilata nel recinto

Genova - Lupus era nel prato, a correre dietro la recinzione. Poi lo sparo, un sordo latrato, e la pelliccia di Lupus si fa rossa, non si vede quasi la miriade di pallini da caccia ai volatili che gli si è conficcata addosso. Mentre la faccia della sua padrona, Barbara Parziale, si strazia in una smorfia di dolore. Lupus era un cane meticcio di sei anni che il due novembre scorso è stato ucciso a Cravasco, Campomorone, da qualcuno che adesso i carabinieri della stazione locale, che hanno preso in mano le indagini, stanno cercando. Una vendetta che qualche cacciatore scontento della recinzione messa dalla signora Parziale su un territorio suo ma che un tempo veniva utilizzato dai cacciatori, è una delle piste seguite.
«Si tratta di un’area di nostra proprietà - racconta la donna, che con la madre gestisce un maneggio - Quando arriva l’estate portiamo i cavalli a pascolare su quel prato ma adesso li accompagneremo giù». Lupus è morto alle 11,30. «Era un cane molto buono - ricorda la Parziale - Aveva sei anni, era un meticcio, gli volevo un bene che non so raccontare».
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Ma cosa gli è successo? «Stava correndo dentro la recinzione, giocava, ma a un certo punto c’è stato una sparo. Sono sono corsa a vedere e Lupus era a terra che non respirava quasi e non spostava la testa». Ha visto qualcuno scappare? «No, ho guardato bene ma non ho adocchiato nessuno, ho gridato sperando che se fosse stato qualcuno che si era sbagliato si fermasse ma non ho visto comparire anima viva».


Brescia. Cane seppellito vivo. Era di un cacciatore.

Cane sepolto vivo, salvato dopo 2 giorni
Jerry adesso sta bene. Il «padrone» è stato denunciato


Sepolto vivo. Una supplizio di un sadismo patologico quello scelto dal padrone di Jerry. Il cagnolino è stato salvato dalla polizia locale di Desenzano del Garda dopo quasi due giorni di tortura. La segnalazione ai vigili è arrivata a mezzogiorno del primo novembre: un cittadino ha sentito dei lamenti provenire da un appezzamento di terreno, in aperta campagna. Sul posto è stata inviata una pattuglia di agenti che ha notato un avvallamento coperto da un cumulo di laterizi, senza udire alcun gemito. Solo dopo alcuni minuti un flebile lamento, proveniente da sotto le macerie, ha spinto i vigili a scavare togliendo ghiaia e forati per una profondità di mezzo metro sotto il livello del terreno.
Sotto le macerie, sepolto vivo, giaceva un cane di razza bretone di colore bianco e rossiccio, con entrambi gli occhi coperti da una benda. Jerry, questo il nome del cane, respirava a fatica, era completamente immobile, gli occhi all’infuori. Subito un’altra pattuglia di vigili ha portato dell’acqua, visto che l’animale era fortemente disidratato. Il cane è poi stato affidato alle cure dei veterinari dell'Asl. Le indagini hanno portato in poche ore all’identificazione del proprietario del cane che ha ammesso di avere sepolto il suo animale 40 ore prima. Il desenzanese è stato deferito all’autorità giudiziaria per maltrattamento di animali (artt. 544 ter e 727 del C.P.): la polizia locale ha sottolineato al pm di turno la particolare crudeltà con cui era stato sepolto vivo l’animale. Jerry, sottoposto alle cure del canile sanitario di Brescia (al quale è stato affidato dal giudice) non è in pericolo di vita. Tra pochi giorni verrà affidato al canile di Desenzano. In attesa di un padrone meno cane.

L'ente nazionale protezione animali intanto annuncia che si costituirà parte civile: «Apprendo con orrore e sgomento che a Desenzano un uomo ha letteralmente sepolto vivo il cane sotto cinquanta centimetri di sassi e laterizi, abbandonandolo a sè stesso per quasi due giorni. Questo è un fatto di una gravità inaudita che purtroppo conferma come, nonostante i passi avanti compiuti dal nostro Paese in materia di tutela e protezione degli animali, continuino a sussistere pericolose sacche di inciviltà e intollerabile crudeltà». Lo dichiara il presidente nazionale dell'Enpa, Carla Rocchi. L'Enpa «si costituirà parte civile nel procedimento a carico dell'indagato».






Desenzano (BS): è di un cacciatore il cane seppellito vivo


GEAPRESS – Appartiene ad un cacciatore di Desenzano il cane sepolto vivo sotto mezzo metro di terra. Quaranta ore sommerso da mattoni, ghiaia e materiale di risulta. Così l’ha trovato la Polizia Municipale di Desenzano subita accorsa, lo scorso primo novembre, dopo la segnalazione di un cittadino. Dalla terra si sente venire un lamento, diceva la segnalazione. Il proprietario del cagnetto di tredici anni, razza bretone, era così sicuro di essersene disfatto per sempre da non curarsi del tatuaggio del cane. Una persona apparentemente normale, proprietaria di altri due cani.
“E’ una storia che ci ha lasciato tutti profondamente colpiti – ha dichiarato a GeaPress il Comandante della Polizia Municipale di Desenzano dott. Carlalberto Presicci – Un segno molto profondo in tutti noi – aggiunge il Comandante – Penso alla voglia di vivere di quel cane, tutto quel tempo sotto terra, i suoi lamenti. Quando si dice che la vera bestia, a volte, è proprio l’uomo“.
Quando la Polizia Municipale di Desenzano, giunta sul posto con una pattuglia di motociclisti seguita a ruota da un’altra pattuglia del Comando, ha individuato il terreno smosso, il cane non guaiva. Era anche difficile individuare con esattezza il punto del seppellimento, dal momento in cui l’intera area era già interessata da depositi di materiale vario di risulta. Poi un lamento. I Vigili si sono gettati in terra ed hanno inziato a scavare con le mani. Mattoni, ghiaia tutto rimosso nella maniera più veloce possibile. Poi, alla profondità di mezzo metro, incomincia a comparire il pelo del cane.
“Non sapevamo ancora a cosa saremmo andati incontro – ha dichiarato il Comandante Presicci – cosa cioè avremmo trovato sotto terra. Se c’era dell’altro, se dovevamo continuare a cercare. Era anche difficile immaginare in quel frangente che qualcuno potesse averlo seppellito vivo“.
Quando il cane è stato tirato fuori, aveva gli occhi ricoperti da una benda.
“L’abbiamo spostato con la massima delicatezza – riferisce il Comandante – appena tolta la benda abbiamo visto gli occhi di fuori. Viene difficile ripensare a quei momenti“.
Per fortuna un motociclista della Polizia Municipale di Desenzano, è anche una persona esperta in pronto soccorso. Il cagnetto è stato così opportunamento soccorso. Era disidratato, ma ha ricevuto quanto necessario per un primo urgente aiuto, per essere poi consegnato alle cure dei Veterinari del canile di Brescia. Dopo quaranta ore di permanenza sotto terra, commentano gli inquirenti, non è possibile che il cane fosse moribondo quando è stato seppellito, o addirittura morto come ha dichiarato il proprietario. Forse un mattone di quelli forati, oppure una piccola breccia che ha consentito un lieve passaggio d’aria. Forse non serviva più al suo scopo ed ha fatto quella fine.
“E’ una notizia che ci ha lasciato quantomeno scioccati – ha dichiarato a GeaPress Sara Pepi, responsabile di Brescia dell’ENPA – Tra l’altro, proprio pochi giorni addietro, abbiamo recuperato due gatti ritrovati impallinati. Ora il cane seppellito vivo. Abbiamo subito avvisato la nostra Presidente Nazionale Carla Rocchi – ha aggiunto la responsabile bresciana dell’ENPA – e senz’altro ci costituiremo parte civile. Ringraziamo sentitamente la Polizia Municipale di Desenzano ed il Comandante Carlalberto Presicci, hanno fatto una cosa meravigliosa“.
Ma come sta ora Jerry, il cagnetto seppellito vivo di Desenzano?
A darci notizie è lo stesso Comandante della Polizia Municipale.“Non l’abbiamo mollato un attimo – ha dichiarato il Comandante Presicci – Fino a poche ore fa abbiamo sentito i Veterinari. Sta bene, si è ripreso, nonostante alcune piaghe ed i danni al treno posteriore. I Veterinari avevano detto in un primo momento che si doveva intervenire chirurgicamente per i problemi al bacino, ed invece abbiamo appreso ora che non vi sarà bisogno“.
A giorni, secondo il Comandante, Jerry potrebbe essere trasferito nello stesso canile di Desenzano.“E pensare che quando l’abbiamo trovato in quella che doveva essere una tomba, respirava appena” ha precisato il Comandante Presicci.
Recentemente altri due casi di cani seppelliti ancora vivi sono occorsi a Malta (vedi articolo GeaPress) ed in Sudafrica (vedi articolo GeaPress). In entrambi i casi la Polizia ha arrestato i responsabili, uno dei quali già condannato ad una pena detentiva. In Italia, grazie alla legge 189/04 è possibile solo una denuncia a piede libero.
A Desenzano il proprietario del cane, una volta individuato, è stato condotto in Caserma ed ha sostenuto che il cane era morto. Forse una tattica difensiva. Il reato di maltrattamento si applica solo per le condotte dolose, occorre cioè la volontà di uccidere o maltrattare. Niente imperizia o negligenza (condotte colpose).
Il responsabile del maltrattamento, salvo che in caso di emanazione di Decreto Penale di Condanna (pena ridotta) rischia una massimo di 30.000 euro di multa. La previsione di pena reclusiva riguarda un massimo di 18 mesi. Una reclusione virtuale visto che trattasi di un periodo ben al di sotto della soglia di punibilità prevista dal nostro ordinamento giuridico. Finora, per i casi scampati alla prescrizione, le condanne più gravi emesse in Italia si aggirano intorno ai 12.000 euro di multa. La legge nazionale sulla caccia, inoltre, non prevede in questi casi alcuna previsione di ritiro di porto d’armi. Un provvedimento del genere, in genere applicato per violazione della normativa sulle armi, viene presa dalla Questura.














giovedì 3 novembre 2011

Lecce. Cacciatore spara alla quaglia, colpisce l'amico

NARDO' – Si sarebbe potuta trasformare in tragedia una battuta di caccia partita all'alba di oggi, ma fortunatamente per i protagonisti di questa storia c'è stata solo tanta paura e conseguenze tutto sommato superabili. Un 37enne di Nardò è stato colpito per sbaglio dal fucile da caccia di un amico, intenzionato a sparare ad una quaglia. L'uomo ha riportato ferite multiple da pallini da caccia sul braccio e sulla gamba destri che, secondo i medici, dovrebbero guarire in 18 giorni. Per andare a caccia, stamattina, si erano ritrovati in tre, che si erano dati appuntamento in un boschetto in contrada Bernardini-Agnano. Ad un certo punto, il volo di una quaglia da dietro un cespuglio avrebbe attirato l'attenzione di uno dei tre amici. Il quale avrebbe puntato alla quaglia, ma sparato al compagno. Le sue grida di dolore hanno messo l'intera squadra in allarme. Il ferito è stato accompagnato in ospedale. Il responsabile dell'incidente, D.P., 40enne di Nardò, è stato segnalato all'autorità giudiziaria per lesioni colpose. Ha subito anche il ritiro della licenza per porto di fucile, insieme a tre armi legalmente detenute.


Crotone. Mattanza di cani in località Papaniciaro

Riceviamo e pubblichiamo comunicato stampa a nome di Maria Rosa Cozza, Clea Antonante e Pamela Mellino
"Lo scorso 29 ottobre,visitando come di consueto il rifugio dei nostri “amici a 4 zampe”,all’ interno di una proprietà privata sita in loc. Papaniciaro, ci siamo ritrovati di fronte ad una scena raccapricciante da film dell’orrore. Veri e propri delinquenti, travestiti da cacciatori hanno realizzato una mattanza,sparando tre cani,due dei quali non sono sopravvissuti. Un terzo è rimasto gravemente ferito perdendo un occhio e riportando ferite su tutto il corpo. Per la sensibilità e la gratitudine che sentiamo nei confronti di questi animali, che da secoli cooperano con l’uomo e lo “servono” senza alcuna richiesta in cambio, abbiamo creato, con le nostre sole forze, un luogo che potesse accogliere i randagi e proteggerli dalla fame, dalle malattie, e speravamo anche da atti ignominiosi che non sono degni delle specie umana. Tali “bastardate”sono degne solo di chi le compie, un luogo di rifugio trasformato in un teatro degli orrori. Crediamo che sia semplicemente inimmaginabile per la maggior parte delle persone “normali” pensare di trasformare animali soli e innocui in pura carne da macello. Non riteniamo di dover chiedere a tali “bestie” di riflettere sull’ accaduto, sarebbe impossibile. Non ci sono scuse di nessun tipo e, ancora peggio, neanche possibilità di errori da parte di presunti cacciatori, poiché il luogo di ritrovamento è totalmente privo di alberi e cespugli che possano impedire la vista. Ferocia umana su animali che non avevano fatto nulla a nessuno e che chiedevano solo di vivere. Chiediamo agli “sciacalli”che li hanno ridotti così se riescono a dormire serenamente la notte. Si conclude così il racconto amaro di alcuni esseri umani sconvolti dall’essere umano stesso, il quale è spesso capace di miserabili gesti,gesti ignobili troppo spesso impuniti. Siamo profondamente indignati da tanta crudeltà, speriamo che almeno per una volta venga fatta giustizia."

Incredibile Federcaccia: ampliare le specie cacciabili!

FEDERCACCIA: AZIONI CONCRETE PER AMPLIARE L’ELENCO DELLE SPECIE CACCIABILI


È giunto il tempo per un'integrazione dell'elenco delle specie cacciabili in Italia a seguito di valutazioni sullo stato demografico di alcune specie che risultano ad oggi incomprensibilmente vietate.


Questa la convinta posizione della Federazione Italiana della Caccia, basata sul fatto che risulta evidentemente poco fondato sul piano biologico che gli elenchi delle specie siano immutabili nel tempo oppure, come accaduto in Italia negli ultimi 20 anni, rivisti solo per cancellarne e mai per inserirne di nuove.


La procedura di esclusione poggia sulla valutazione errata che la cancellazione dalla lista delle cacciabili porti di per sé all'incremento di una specie considerata in sofferenza.
I dati disponibili dimostrano invece che l'incremento o il decremento delle specie di avifauna migratoria non è legato alla cacciabilità o meno delle stesse, ma dipende invece, nella stragrande maggioranza dei casi, dalla disponibilità di habitat idonei.


Ai fini della conservazione delle specie selvatiche sarebbe più utile instaurare dei regolamenti di caccia integrati con azioni di ripristino e difesa degli habitat che cancellare dall'elenco delle cacciabili determinate specie.


In questo scenario, Federcaccia sta predisponendo un'articolata e motivata richiesta per l'inserimento di diverse specie cacciabili nella legislazione italiana per la loro situazione demografica e per la loro posizione comunitaria nell'allegato II/a e II/b, da inviare, attraverso il Comitato Tecnico Faunistico Venatorio, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e all'Unione Europea.


La richiesta, che sarà corredata da una relazione scientifica, riguarderà:


Specie attualmente non cacciabili ma comprese nell'Allegato II/A della direttiva "Uccelli" 2009/147/CE ovvero elenco delle specie potenzialmente cacciabili in tutti gli stati membri e pertanto immediatamente inseribili nell'elenco delle cacciabili in Italia con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri


Oca Selvatica Anser anser


Oca Granaiola Anser fabalis


Piccione selvatico Columba livia


Specie presente nell'allegato II/B della direttiva "Uccelli" 2009/147/CE che può essere immediatamente resa cacciabile con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri



Pettegola Tringa totanus



Specie per le quali si chiede di promuovere la procedura per l'inserimento nell'allegato II/B della direttiva "Uccelli" 2009/147/CE


Storno Sturnus vulgaris
Fringuello Fringilla coelebs
Peppola Fringilla montifringilla
Frosone Coccothraustes coccotharustes
Tordela Turdus viscivorus
Piviere Dorato Pluvialis apricaria


La Federazione Italiana della Caccia, nell'ambito dell'istruttoria per la discussione dell'inserimento di queste specie, intende mettere a punto un sistema di caccia sostenibile (tempi, forme di caccia, carnieri) che ne garantisca la conservazione favorevole nello spirito di un saggio utilizzo della risorsa.


Per la Federazione le tradizioni venatorie italiane sono elementi culturali da mantenere, ovviamente adeguando i regolamenti alla modernità e alle conoscenze scientifiche aggiornate.
Non siamo disposti ad accettare più il concetto del divieto assoluto come strumento di protezione né quello della caccia senza regole: solo uno studio delle modalità di caccia può consentire di armonizzare le esigenze di utilizzo sostenibile e conservazione.





mercoledì 2 novembre 2011

Savona. Enpa: il macello della fauna selvatica prosegue

Comincia domani la seconda fase della “macellazione” dei daini nella provincia di Savona; dei 524 capi censiti (114 nella zona litoranea di Levante, e 410 in quella di Ponente, soprattutto sulle alture di Vado) i cosiddetti selecontrollori ne potranno uccidere ben 226 esemplari


I colpi di fucile continueranno, con l’aggiunta a gennaio delle femmine e dei piccoli di capriolo, fino al 15 marzo 2012; essi spaventeranno decine di altre specie animali alle prese, da febbraio, con la stagione riproduttiva e la successiva cura ed accrescimento dei piccoli; precise norme di legge europee vietano la caccia durante questa fondamentale fase del ciclo biologico ma le leggi italiane, soprattutto quelle regionali, ridotte ad un colabrodo dai politici amici dei cacciatori, consentono ogni tipo di deroga che, impugnata davanti ai TAR o alla Corte Costituzionale, viene spesso dichiarata illegale o incostituzionale, dopo aver fatto però gran danno al mondo animale.
Queste cacce di selezione, che non sono di selezione ma, al massimo, programmate, vengono spacciate quale unica soluzione all’incremento degli ungulati (cinghiali, caprioli e daini) ed ai danni, spesso enfatizzati ad arte, procurati a coltivazioni ed alberi. Ma, visto che questi animali rimangono sempre presenti in buon numero, malgrado stagioni di caccia e battute straordinarie, la Protezione Animali savonese chiede, inascoltata da vent’anni, inspiegabilmente anche dalle associazioni agricole, di studiare sistemi validi ed incruenti per tenerne sotto controllo la popolazione.
La quantità di carne ricavata dai cacciatori e venduta sotto banco a ristoranti e ma-cellai è talmente alta che, invece di perseguire l’illecito commercio, la Regione Liguria, sempre amica della caccia, lo ha legalizzato con un regolamento di dubbia validità igienica che disciplina questa pratica di autentico sfruttamento economico della fauna selvatica, con risvolti probabilmente negativi anche per la salute pubblica; nel finalese infatti si stanno levando forti lamentele di molti residenti, perché le interiora e gli scarti della macellazione dei cinghiali uccisi vengono gettati – il regolamento regionale lo consente - nei cassonetti della spazzatura, ammorbando l’ambiente con odori nauseabondi ed aumentando le spese di smaltimento dei comuni.


martedì 1 novembre 2011

Perugia. Parte un colpo dal fucile, cacciatore ferito: è grave

INDAGINI da parte della polizia provinciale di Perugia sono in corso su un incidente di caccia avvenuto ieri in localita' Lerchi di Citta' di Castello dove un uomo del posto e' rimasto ferito all'emitorace sinistro. E' stato quindi ricoverato all'ospedale del capoluogo umbro con riserva di prognosi. Il cacciatore - riferisce la Provincia - presentava una ferita da arma da fuoco trapassante.
LA POLIZIA provinciale del comprensorio dell'Altotevere e' intervenuta immediatamente per verificare la dinamica dell'accaduto ed ha informato l'autorita' giudiziaria. Dai primi elementi acquisiti, si tratterebbe di un incidente di caccia, avvenuto del tutto involontariamente. Il presunto responsabile del ferimento - si legge ancora nella nota - sembra sia stato identificato.


Prato. Novantenne spara accanto ad abitazioni, denunciato dalla polizia

L'uomo, che vive alla periferia di Prato, e' finito nei guai: in casa cinque fucili funzionanti ma non adeguatamente custoditi Un novantenne pratese e' stato denunciato dalla polizia per omessa custodia di armi. Nella sua abitazione, in via di Canneto, sono stati rinvenuti cinque fucili da caccia di vario calibro e modello, tutti funzionanti ma detenuti senza un'adeguata forma di custoria, nella piu' totale incuria e insicurezza. Gli agenti della questura sono intervenuti dopo aver ricevuto segnalazioni circa possibili colpi di arma da fuoco esplosi accanto alle case. L'uomo, secondo quanto ricostruito, stava sparando, come spesso ha fatto, agli uccelli che si posavano sugli alberi dei vicini di casa. Identificato e controllato, l'uomo e' stato poi invitato dai poliziotti a fornire le armi in sua disponibilita' e, con sorpresa, sono saltati fuori ben cinque fucili che sono stati sequestrati.


Grosseto. Ambientalisti documentano con foto: "Cinghiali alimentati illegalmente"

Grosseto: Il Coordinamento dei Comitati e alcune tra le più importanti Associazioni della Provincia di Grosseto, esprimono la massima solidarietà all’Associazione “Italia Nostra” e al suo Presidente Michele Scola, sulla possibile querela da parte delle Associazioni venatorie. “Riteniamo che tutte le dichiarazioni del Presidente di Italia Nostra siano veritiere e comprovate da studi scientifici e prove inoppugnabili” dicono, facendo alcuni riferimenti: “la XIII Commissione Agricoltura della Camera - dicono - durante la conferenza stampa del 26 di luglio, afferma che una delle cause che ha favorito l’espansione dei cinghiali è l’immissione di ungulati a scopo venatorio, a partire dagli anni 50. La Direttrice del Parco dell’Arcipelago Toscano spiega che nonostante i continui abbattimenti, il numero di cinghiali e mufloni continua a salire e con loro i danni all’agricoltura. All’Isola d’Elba, i cinghiali non sono una specie autoctona ma sono stati inseriti dai cacciatori tra gli anni sessanta e settanta. In altre Province è stato scoperto dal servizio di Vigilanza Ambientale che, alcuni cacciatori, si autotassavano per acquistare cinghiali da immettere abusivamente all’interno di zone di caccia”.
“Le foto che alleghiamo – aggiungono dal coordinamento dei comitati - dimostrano come nella nostra Provincia i cinghiali vengono alimentati illegalmente per favorire la loro crescita numerica. All’interno dei boschi è stato scoperto questo strumento artigianale che, in modo automatico, diffonde granoturco per alimentare i cinghiali”. Tutti questi episodi – secondo il Coordinamento - dimostrerebbero che i cacciatori “per perseguire i loro fini venatori”, libererebbero animali e li alimenterebbero, con lo scopo di farli proliferare.
“Per quanto riguarda i cani dei cinghialai dobbiamo ricordarci che sono i più dimenticati e questo è dimostrato dai numerosissimi canili abusivi dove i cani vivono all’interno di recinti fatiscenti (lamiere, eternit, legno marcio e bidoni) – sostengono dal coordinamento - spesso legati a catene corte, sotto il sole e la pioggia. Cani tristi che girano intorno alla cuccia, spesso alimentati con un po’ di pane secco e senza un padrone che li porti a spasso. Nascosti da teli verdi in mezzo alle macchie e ai boschi, ai margini delle città, immersi nella solitudine fino a quando sono costretti, durante la cacciata, a combattere una dura battaglia per la sopravvivenza. Una battaglia contro altre creature, che tentano di sopravvivere a una morte crudele e che non hanno scelto di combattere”. “Michele Scola di Italia Nostra ha avuto il coraggio di fare emergere questa dura realtà in una terra difficile, con la più grande densità di cacciatori e con politici sempre pronti ad accogliere (in cambio di voti?) le loro richieste” concludono da Lac, Acu, Lav e WWF.