domenica 16 ottobre 2011

Fano. Cacciatore spara a un gatto: cittadini denunciano la vicenda

Fano (Pesaro Urbino)- E’ stata ferita da un colpo probabilmente sparato da un cacciatore, la gattina Niña della colonia felina a pochi passi dal b&b “Il Fienile” a Sant’Andrea in Villis.
Giovedì sera, alle ore 20.30 circa, i proprietari della struttura, hanno visto la loro gatta Niña (che da qualche tempo indossava-a fini terapeutici un collare protettivo in plastica a forma di imbuto che la impediva nei movimenti) cosparsa di sangue, impaurita, l’occhio e il muso tumefatti, il collare protettivo crivellato e cosparso anch’esso di sangue.
“Niña è viva per miracolo- hanno detto i titolari del b&b- grazie al collare che ha attutito la violenza dello sparo”.
“La raffica di pallini (almeno 20) rimarrà conficcata nella sua carne” ha detto il veterinario Stefano Bernacchia all’esame radiologico effettuato ieri mattina, unendo il suo disappunto alla sofferenza dei proprietari.
“Si è sparato su un animale indifeso, inerme, impedito nei movimenti: intesi a uccidere, così… ‘per sport’” hanno sottolineato i titolari.












sabato 15 ottobre 2011

Verona. Due colpi di fucile contro una casa

TREVENZUOLO. C'è il sospetto che gli autori siano cacciatori poi fuggiti in auto, pallini di piombo trovati sulla scrivania sotto la finestra rotta. Il proprietario li ha sentiti e ha chiamato il 112 «Incredibile, non è venuto nessuno a verificare». Vetri infranti, tanta paura e tragedia sfiorata


Trevenzuolo. Una, due fucilate e la vetrata di una abitazione che va in frantumi fortunatamente senza conseguenze per gli inquilini. È accaduto sabato mattina di due settimane fa in via San Giuseppe al numero civico 2, alle porte del paese. «Erano da poco passate le 10, stavo lavorando in una stanza attigua quando ho sentito distintamente due colpi di fucile», racconta ancora preoccupato per l'accaduto Mauro Costantini, 44 anni impiegato, che abita nella casa-bersaglio dei cacciatori con la moglie e due figli. «Al secondo colpo ho percepito anche un rumore di vetri infranti per cui sono subito corso nella stanza per vedere cosa fosse accaduto. La scrivania che si trova sotto la vetrata, dove solitamente lavoro, era ricoperta di pezzi di vetro e pallini di piombo sparsi un po' dappertutto. Ho subito pensato quanto sia stato fortunato visto che in quel momento mi trovavo nella stanza attigua altrimenti i pallini, oltre ad infrangere la vetrata, mi avrebbero sicuramente colpito». La moglie di Costantini che si trovava al pian terreno, avvertita dal marito, è subito corsa fuori per vedere cosa fosse successo e se c'era qualcuno nei campi di fronte alla abitazione. Ha visto sul lato opposto del fiume che scorre proprio a ridosso della casa impallinata, un uomo chino come stesse cercando qualcosa. La donna gli si è avvicinata per chiedere spiegazioni e se avesse notato qualcuno nei paraggi. «La risposta data a mia moglie», racconta ancora Costantini, «è stata laconica: non ho visto nessuno. Ma poi si è corretto ammettendo di aver notato due uomini salire su un'automobile ed allontanarsi su un viottolo di campagna ma senza saper specificare il tipo di auto». Costantini ha subito chiamato il 112: «Ho parlato con il comando carabinieri di Villafranca segnalando l'episodio, che ritengo grave, e mi è stato detto: vediamo se possiamo mandare qualcuno. A tutt'oggi, sto ancora attendendo», continua il destinatario delle fucilate. «Sono rimasto contrariato. Mi chiedo come sia possibile che di fronte ad un fatto che ritengo molto serio, dei colpi di arma da fuoco, involontari o meno, contro un'abitazione, i carabinieri non abbiano trovato un solo momento per effettuare un sopralluogo. Sono cittadino italiano, ho 44 anni e per fortuna a non ho mai avuto bisogno di chiamare qualcuno per emergenze; ora ne ho bisogno, chiamo e nessuno si degna di venire a vedere cosa sia successo. A questo punto non ci resta che auguraci che fatti del genere non abbiano a ripetersi anche se, vivendo in campagna, purtroppo non sono rari». Si tratta di un episodio che, nel contesto sociale in cui è accaduto, molto probabilmente è da ascriversi ad una casualità accidentale ed involontaria. Ma visti i tempi che corrono nessuna ipotesi dovrebbe essere scartata a priori.

Lino Fontana


Vicenza. Vanno a caccia insieme ma parte un colpo Padre ferisce il figlio adolescente al piede

Zovencedo, battuta di caccia. L’uomo è inciampato e ha sparato per sbaglio. Indagano i carabinieri


ZOVENCEDO (Vicenza) —Inciampa e tenta di tenersi in equilibrio con il fucile che aveva in mano ma gli parte accidentalmente un colpo che raggiunge il piede del figlio 14enne che lo accompagnava. È finita ancora prima di cominciare, giovedì, la battuta ci caccia di P. S., un agricoltore 56enne residente a Zovencedo. Erano all’incirca le 14.30 quando si è registrato l’incidente, fortunatamente senza gravi conseguenze. Lui e il figlio minorenne avevano lasciato casa da poche centinaia di metri, diretti alle campagne di proprietà alla ricerca di prede, ma è accaduto l’imprevisto. Il passo del 56enne ha ceduto sotto il terreno sdruccevole o un piccolo masso: l’uomo, di corporatura piuttosto robusta, ha quindi perso l’equilibrio e ha stretto ancora di più la presa della mano che stringeva il fucile calibro 8, con la canna rivolta verso il basso. Quasi fosse pronto, d’istinto, ad usarlo per sorreggersi.
La tensione e la manovra improvvisa lo hanno portato impulsivamente a dare pressione sul grilletto, facendo partire un colpo. La sfortuna ha voluto che non raggiungesse il terreno ma il piede del giovane parente che gli camminava a fianco. È bastato poco perché il cacciatore realizzasse cosa era successo e che gli salisse l’angoscia: suo figlio era piegato su se stesso, che urlava dal dolore. Lo ha così preso in spalla e portato di peso a casa per tamponargli la ferita al piede sinistro. Poi è corso in ospedale a Vicenza: i medici, una volta visitato lo studente, gli hanno riscontrato la frattura del quarto metatarso e lo hanno ricoverato nel reparto di ortopedia, dove si trova tutt’ora. Secondo i sanitari ne avrà per una ventina di giorni. Quanto al genitore, tormentato dai sensi di colpa per quel colpo partito accidentalmente, ha dichiarato di avere regolare permesso di caccia e di detenere legalmente il fucile calibro 8 che ha sparato. Riscontri in tal senso sono in corso da parte degli uffici della questura di Vicenza. Non è escluso che nelle prossime ore i carabinieri di Barbarano Vicentino, che sono stati informati dell’episodio, provvedano a sequestrare l’arma.
B.C.


Livorno. Spara al gatto dei vicini: scoperto dai carabinieri

Se l'anno scorso il ferimento del gatto Leone era stato solo lieve e con nessun indiziato, questa volta per Leone è andata molto peggio. Impallinato e ferito con una carabina forse per gioco, al micione è stata riscontrata una lesione al midollo spinale e non potrà piu camminare e saltare come prima.
Questa volta però il 21enne di Rio nell'Elba (prov. di Livorno) che ha ferito l'animale, è stato scoperto dai carabinieri di Rio Marina, agli ordini del Maresciallo Capo Luigi Iodice. Ci aveva già provato nell'estate del 2010 ma era rimasto impunito.
L’attività investigativa ha avuto esito positivo grazie all’esame del pallino di piombo rimasto conficcato nella schiena di Leone nell’ultimo episodio, che ha consentito di puntare l’attenzione sui possessori di determinate armi ad aria compressa del Comune, abitanti nei pressi della casa dei proprietari del gatto.
I militari hanno perquisito l’abitazione del 21enne, rinvenendo, a conferma dei fondati sospetti avanzati, la carabina calibro 4,5 mm regolarmente detenuta e diversi pallini identici a quello che aveva ferito l’animale, oltre che a 5 fucili da caccia, legalmente posseduti, sulla cui autorizzazione alla detenzione si esprimerà la Prefettura labronica. Sarà l’Autorità giudiziaria a doversi esprimere sulla condotta del giovane che dovrà rispondere ai giudici livornesi di esplosioni pericolose e maltrattamento di animali.


venerdì 14 ottobre 2011

Striscia la Notizia ancora sui cacciatori bresciani!

Clikka qui per vedere il servizio!

Denunciato il cacciatore di Striscia la Notizia

GEAPRESS – È stato denunciato il cacciatore di Striscia La Notizia. Ovvero l’uomo nel capanno da caccia protagonista del servizio di Edoardo Stoppa andato in onda ieri sera su Striscia La Notizia (vedi Video). All’interno del capanno sono stati trovati, dalle squadre speciali del NOA (Nucleo Operativo Antibracconaggio) del Corpo Forestale dello Stato, alcuni uccellini privi dell’anello inamovibile. Ovvero, di cattura e pure appartenenti a specie protette, come mostrato da Edoardo Stoppa.

Per il resto, nonostante Stoppa abbia più volte evidenziato l’assurdità di un capanno di fatto circondato dalle tremende trappole per catturare pettirossi ed altri animaletti alati, il cacciatore non potrà risponderne. Un misterioso bracconiere, infatti, attraversa regolarmente il suo terreno per posizionare le trappole, la cui “tesa” (ovvero la file di trappole) mortale ricadeva in altra attigua proprietà. Viene da chiedersi, però, per quale motivo i cacciatori non abbiano denunciato il misterioso bracconiere che va piazzando trappole mortali sotto il loro naso. Misteri venatori.

Uno spaccato agghiacciante di torture degne di una segreta medioevale. Macchie (di sangue) nei boschi del bresciano, ma anche del bergamasco e, sebbene in minor misura, del lecchese. File di “archetti”, ovvero le trappole costruite con un tipo di legno tenero, che viene flesso ad arco. Al posarsi del povero uccellino, lo scatto che gli spezza le zampe. Se il bracconiere lo trova ancora vivo, lo ucciderà schiacciando la testolina con le dita. Spellato ed imbustavo, verrà avviato alla vendita per la polenta ed osei. Un problema, nuovamente sottolineato proprio ai microfoni di Striscia dal Comandante delle squadre del NOA, Vice Questore Aggiunto Isidoro Furlan. Un bracconaggio che non conosce sosta, anzi, stante quanto riferito dal Comandante Furlan, pure in aumento.

E poi le piccole trappole a scatto in metallo, non meno crudeli delle prime. E poi ancora le reti per l’uccellagione, come quella trovata da Edoardo Stoppa nel capanno del cacciatore. Ma lui, il cacciatore denunciato per bracconaggio, si è difeso sostenendo che non le stava usando. Assurdo di una legge che fa acqua da tutte le parti come nel caso dei richiami elettronici per i quali ne è vietato l’uso ma non la vendita o la detenzione. Oggi l’ennesimo sequestro, ultimo di un infinito elenco sparso per l’Italia. Il Corpo Forestale dello Stato li ha rinvenuti a Comunanza, in provincia di Ascoli Piceno. Uno dei più frequenti illeciti di caccia riscontrati sul territorio, ha dichiarato il Corpo Forestale.

E le pene? Tutti i reati venatori sono di natura contravvenzionale. Arresto impossibile anche a condanna definitiva (pene ben al di sotto della soglia di punibilità) e piccole ammende rimaste inchiodate a quanto previsto nel 1992, data di approvazione della legge. E poi il più eclatante caso di favoritismo venatorio. Se il cacciatore di Striscia non fosse stato tale, ovvero se non avesse avuto la licenza di caccia, sarebbe stato denunciato per furto al patrimonio indisponibile dello Stato. E’ un reato delitto, una categoria più pesante di reati rispetto a quelli di contravvenzione. Sapete perchè non è possibile? Semplicemente perchè la legge sulla caccia ha escluso i reati di furto, furto aggravato e ricettazione per chi è in possesso della licenza di caccia.


Modena. Cacciatore uccide un pastore tedesco a fucilate

Castelfranco Emilia. Carletto era un pastore tedesco di otto anni e lunedi pomeriggio è stato ammazzato con due fucilate esplose da un cacciatore. Dopo aver abbaiato ed essersi quasi azzuffato con il cane del cacciatore, che era entrato con un collega nel cortile della casa dove Carletto viveva, in via Larga, succede il dramma. Il padrone, Lino Menghini di 67 anni, ha cosi afferrato il pastore tedesco per il collare per portarlo via, visto che il cacciatore minacciava di sparargli, ma la minaccia diventa reale e partono due colpi. Carletto muore poco dopo, mentre il padrone è stato solo sfiorato al braccio dai pallini.
Arrivano cosi i carabinieri dopo la telefonata della moglie di Menghini, che stava stendendo i panni poco più in là. «Stamattina mi sono recato in caserma per la denuncia - spiega ancora scosso Menghini alla Gazzetta di Modena- e mi hanno solo accennato che quel signore si è presentato accompagnato da un avvocato. Penso non gli fosse rimasto null’altro da fare».
«Ero in cortile e quei due sono entrati per passare. Carletto ha iniziato ad abbaiare ed è accorso verso il cane. Ringhiavano, abbaiavano, e quell’uomo mi ha detto di prendere il cane sennò gli sparava. Ho preso subito Carletto per il collare, ma quello ha sparato mentre stavo per trascinarlo via. Poi è fuggito a piedi. L’ho inseguito per circa 800 metri, mi ha detto che mi sparava, poi si è dileguato. Insieme ad un amico abbiamo trovato l’altro cacciatore. Davanti a me ha negato tutto, ma più tardi l’hanno convinto ad assumersi le sue responsabilità. Penso sia stato lui di dirgli di costituirsi». Il cacciatore è indagato per minacce, esplosioni pericolose, danneggiamento e uccisione di animali.


mercoledì 12 ottobre 2011

Merate: cacciatori a ridosso delle case. I piombini ritrovati nei giardini, 2 gatti morti

Sartirana: cacciatori a ridosso delle case. I piombini ritrovati nei giardini, 2 gatti morti. I residenti scrivono a wwf e comune


I residenti di Via Don Consonni hanno paura. Perché oltre ai "pallini" raccolti in diverse occasioni in giardino, agli incontri ravvicinati con cacciatori con tanto di fucile chiuso e in un caso pure spianato, ai latrati dei cani una volta catturata la preda, ora si aggiunge la misteriosa scomparsa e morte di due gattini, nella medesima mattina e proprio quando i cacciatori si aggiravano nella piana tra il laghetto di San Rocco e le residenze di Via Don Consonni.
La piana di Via Don ConsonniLa situazione va avanti da diversi anni ma si è fatta sempre più marcata con lo spuntare di nuove villette, proprio come ora, e dunque l'accorciamento delle distanze tra la zona di caccia e i residenti minaccia di far saltare questo equilibrio o convivenza pacifica a seconda di come lo si voglia interpretare. Dati gli ultimi episodi, infatti, i cittadini preoccupati si sono rivolti dapprima al WWF dettagliando in una lettera la situazione e chiedendo ragguagli e ora presso il vicesindaco Massimiliano Vivenzio. L'ente di protezione dell'ambiente e degli animali ha già risposto facendo sapere che il primo passo è il controllo tramite le guardie forestali che possono fare dei sopralluoghi e, nel caso riscontrassero delle irregolarità, intervenire (un po' come avvenuto ad Albareda e come dettagliato nell'articolo a latere, ndr). I residenti, poi, hanno intenzioni di rivolgersi al vicesindaco e avvocato Massimiliano Vivenzio. Qualche limitazione, infatti, al territorio di caccia potrebbe arrivare da un intervento dell'autorità locale preposta e, almeno a livello informativo, i cittadini sono intenzionati a incontrarlo in quanto assessore all'ecologia e ambiente. "La situazione in questi si è aggravata" hanno raccontato "un tempo qui c'erano poche case ma ora l'area è più densamente popolata e per i cacciatori è praticamente impossibile rispettare le distante perché vorrebbe dire muoversi in pochi metri quadrati". Stando infatti alla normativa le distanze parlano di 150 metri dalla recinzione o di 100 metri con case alle spalle rispetto alla direzione di tiro (http://www.wwf.lecco.it/vagante.htm) e poi ci sarebbero tutta un'altra serie di norme (fucile aperto quando si cammina su strade asfaltate) che sarebbero disattese da alcuni di loro. Tanto che i piombini dei colpi sparati sono stati trovati sul davanzale di qualche finestra e ora pure i gatti sono stati trovati morti. "I nostri bimbi incrociano i cacciatori con i fucili mentre attendono il piedibus" hanno raccontato "anche se è tutto in regola non è bello, non crediamo sia particolarmente educativo". Se a questo poi si aggiungono i latrati dei cani che rendono la pratica ancora più "colorita", si comprende bene come la situazione nella piana di San Rocco sia profondamente diversa e più complicata rispetto a una ventina di anni fa. Come dicevamo se il WWF da parte sua ha già fornito una risposta ora non resta che attendere cosa dirà l'amministrazione comunale, se e quali controlli sarà in grado di predisporre, quali eventualmente limitazioni porre o condizioni per consentire la prosecuzione della pratica secondo queste modalità.


Torino. Colpito da due colpi di fucile

Pensionato di Nichelino ferito da due proiettili di fucile alla gamba

Colpito da due colpi di fucile, salvo pensionato di Nichelino


E' stato ferito alla gamba da due proiettili mentre coltivava il suo orticello a Moncalieri. Dovrebbe guarire in una decina di giorni, intanto i carabinieri stanno indagando sull'accaduto

Un pensionato di 68 anni residente a Nichelino è stato ferito ieri alla gamba da due colpi di fucile mentre lavorava nel suo orto. E' successo in frazione Tetti Rolle a Moncalieri, luogo dove l'uomo aveva comprato un campo da coltivare. Con ogni probabilità, sostengono i carabinieri della compagnia di Moncalieri che indagano sull'accaduto, si è trattato di alcuni colpi partiti dall'arma di un cacciatore, che non deve essersi reso conto dell'accaduto. Il pensionato guarirà in una decina di giorni.


martedì 11 ottobre 2011

Spari dall’auto. In manette due cacciatori

Due cacciatori sorpresi a sparare da un veicolo in movimento nel territorio della riserva di caccia di Aquileia
Rischiano l’arresto fino a 3 mesi o il pagamento di una multa pari a circa 2mila 66 euro, i due cacciatori che la Polizia Provinciale ha sorpreso a sparare da un veicolo in movimento nel territorio della riserva di caccia di Aquileia. L’operazione di cui è stata inoltrata relativa notizia di reato alla Procura della Repubblica di Udine, si è svolta in località Viola: qui, nei giorni scorsi, gli agenti della Polizia Provinciale che si erano appostati per effettuare la normale attività di controllo, hanno colto in flagranza di reato i due cacciatori e provveduto all’immediato sequestro dei fucili, delle munizioni e della selvaggina (fagiani) già abbattuta.Esercitare la caccia a bordo di un veicolo a motore e sparare dallo stesso mentre è in movimento, è una pratica scorretta dal punto di vista dell’etica venatoria che si configura pure come reato punibile con sanzione penale come stabilito dall’art.30 comma 1 lettera “i” della Legge 157/1992 (tutela della fauna e regolamentazione della caccia). Il comportamento dei due cacciatori, sorpresi con entrambi i fucili pronti all’uso a bordo dell’autovettura, costituisce però – e questo rappresenta l’aggravante dell’illecito accertato - un pericolo per la propria e per l’altrui incolumità. In alcune riserve di caccia della Regione Fvg, i regolamenti di gestione faunistica e di fruizione venatoria prevedono sì l’utilizzo di veicoli a motore ma solo per effettuare spostamenti da una zona di caccia all’altra e, a bordo degli stessi, il fucile deve essere trasportato scarico e in custodia. La “tecnica” adottata dai cacciatori sorpresi dalla Polizia Provinciale, permetteva di avvicinarsi alla selvaggina (fagiani) più facilmente in quanto questi animali sono abituati al rumore provocato da veicoli in movimento. La Polizia Provinciale, dunque, continua a mantenere alta la guardia e a battere a tappeto il territorio con un’attività di controllo e pattugliamento che si è notevolmente incrementata con l’inizio della stagione di caccia. Obiettivo degli appostamenti, verificare il corretto esercizio dell’attività venatoria e prevenire attività illecite effettuate da chi, il più delle volte, nulla ha a che fare con il mondo venatorio e che si dedica all’attività di bracconaggio.




Treviso. Spari troppo vicino alla scuola

A Sambughé segnalazione delle insegnanti della scuola elementare a causa degli spari dei cacciatori




PREGANZIOL - Aspra la polemica alla scuola elementare Tegon di Sambughé di Preganziol. Gli insegnanti avrebbero più volte sentito gli spari dei cacciatori vicino all’istituto. La classica goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il rinvenimento denl cortile della scuola di un fagiano morto.
Le insegnanti hannno avvertito il comando di Polizia locale che ha già effettuato un sopralluogo mercoledì scorso. Il problema nasce dal lato della scuola dal lato della campagna, dove si aggirano i cacciatori: il problema nascerebbe nelle giornate di mercoledì. E proprio la scorsa settimana, primo sopralluogo dei volontari fanunistico-ambientali incaricati direttamente dalla Polizia locale di verificare il fatto. I controlli dunque proseguiranno anche questa settimana e le prossime.

Fonte: oggitreviso.it del 11 ottobre 2011

lunedì 10 ottobre 2011

Il respiro della morte

Le immagini che mostra il video sono state girate qualche giorno addietro nella provincia di Caltanissetta, dalle Guardie volontarie del WWF. Mostrano la tremenda sofferenza di una volpe centrata dal colpo di fucile di un cacciatore, tra l’orecchio e la gola. Il respiro del povero animale, ancora vivo e cosciente, è angosciante.

Incredibilmente la volpe era stata lasciata in questo stato dal gruppo di cacciatori interessato solo ad uccidere conigli. Le Guardie del WWF erano state attirate da alcuni colpi di fucile che provenivano da una brulla collina. Purtroppo le Guardie provenivano dal versante più accidentato e difficile per poter attivare i soccorsi per il povero animale. La strada, infatti, era nel versante opposto della collina, da dove, cioè, il gruppetto di armati è fuggito appena accortosi delle Guardie.

“La scena è stata tremenda, ed ora, ragionandoci a mente fredda, posso solo dire che per sua “fortuna” è morta poco dopo. Eravamo a piedi ed in cima alla collina rocciosa – ha detto a GeaPress, Ennio Bonfanti, Coordinatore regionale della Vigilanza WWF – Probabilmente, prendendola in braccio, avremmo peggiorato la situazione perchè si sarebbe terrorizzata ed avrebbe cercato di dimenarsi per fuggire; ad ogni modo eravamo molto lontani dal nostro automezzo. Una Guardia si è, comunque, precipitata a valle nel tentativo di recuperare l’automobile, molto distante dal punto dove si trovava la povera volpe. Tutto inutile.”

I volontari, quando hanno notato gli spari, avevano cercato di avvicinarsi, non visti, alla collina. Per tutto il tempo trascorso dall’ultimo sparo, il cacciatore non si è mai allontanato dal punto dove poi è stata trovata la volpe morente.

“Non so bene quanto tempo sia passato da quello sparo, ammesso, poi, che sia stato proprio quello a centrare la volpe – ha aggiunto Bonfanti – Ad ogni modo, non meno di venti minuti. Vedevamo il gruppetto intento a continuare a puntare in terra, verosimilmente alla ricerca dei conigli. Non potevamo immaginare della volpe lasciata agonizzare con tanto menefreghismo ai piedi di uno dei cacciatori. Quel respiro non lo scorderò mai più, è una cosa che ti rimane dentro“.

Poi, alla vista delle Guardie, ormai quasi arrivate in cima, c’è stata la fuga.

“Non abbiamo avuto nemmeno il tempo di qualificarci – precisa Bonfanti – che il gruppetto di cacciatori è subito scappato avendoci riconosciuto dalle pettorine, obbligatorie durante i servizi ma di sicuro ostacolo per agire in incognito. Un animale in quello stato, è brutto dirlo, ma deve essere abbattuto subito. Potevano cacciarla, era consentito in quel periodo, ma non è accettabile un simile comportamento: più che caccia, quello era un atto di macelleria“.

Le Guardie del WWF di Caltanissetta continueranno a monitorare il territorio per tutta la stagione venatoria, anche se le risorse disponibili (umane e strumentali) sono scarse ed insufficienti.

“I bracconieri hanno potenti fuoristrada ed armi a disposizione; noi dobbiamo arrangiarci con una vecchia automobile messa a disposizione da una Guardia e ci autotassiamo per il carburante” è l’amara conclusione di Bonfanti.

Fonte: geapress.it del 08 ottobre 2011