lunedì 10 ottobre 2011

Vicenza. Uccidono il cagnolino con 2 colpi di fucile

ALTISSIMO. Si era allontanato dai padroni. I coniugi proprietari l'hanno trovato morto dopo aver sentito le fucilate: «Abbiamo visto tre uomini vestiti da cacciatori»



Una tranquilla passeggiata si trasforma in dramma. Leo, il cucciolo di Maria Gilda Baldo, è stato ucciso con due colpi di fucile mentre passeggiava con i padroni. Domenica scorsa verso le 16 Maria e il marito Lino escono dalla loro abitazione a Molino di Altissimo per fare quattro passi. Portano con loro Leo, il meticcio bianco di media taglia, che da due anni condivide le loro giornate. «Abbiamo camminato tra le contrade di Valecco e dei Ceghi, al confine fra Altissimo e Vestenanova - spiega la donna - eravamo diretti verso S. Pietro Vecchio. Leo era al guinzaglio ma, poiché non si sentiva nessun rumore abbiamo pensato di liberarlo. Il cane si è allontanato non più di quindici metri, per un attimo è sparito dalla nostra vista. Abbiamo sentito un colpo di fucile, mi sono rivolta a mio marito dicendo: avranno mica sparato a Leo?». I due si spaventano, chiamano il cucciolo, affrettano il passo, sentono una seconda fucilata.
I peggiori presentimenti si rivelano esatti: i coniugi trovano il meticcio a terra, in una pozza di sangue, ucciso da due colpi di fucile, uno all'altezza della bocca l'altro del cuore. «Abbiamo sentito un'auto che si metteva in moto - ricorda Baldo - la strada è in salita, le ruote scivolavano sul ghiaino. Due dei tre uomini che erano a bordo sono scesi per spingerla e hanno proseguito a piedi. Quando li abbiamo incrociati mio marito ha chiesto loro dov'erano stati a caccia, hanno tirato dritto senza parlare. Erano senza dubbio cacciatori, uno aveva ancora il portacartucce». La donna ha la prontezza di annotare la targa dell'auto e denuncia l'accaduto ai carabinieri della stazione di Crespadoro: «Era impossibile scambiarlo per selvaggina».
«Succedono incidenti dappertutto, anche quelli venatori - commenta Alessandro Ghiotto, responsabile dell'associazione cacciatori per la zona di Chiampo - prima di criminalizzare delle persone o una categoria meglio chiarire l'accaduto». Diversa l'opinione di Laura Zigiotto, responsabile della delegazione di Arzignano dell'Enpa: «Durante il periodo di caccia questi episodi sono molto frequenti - commenta - i cacciatori sparano su tutto quello che si muove. Forse dovrà accadere qualcosa di grave prima che ci si decida a fare controlli più severi».
Silvia Castagna




domenica 9 ottobre 2011

San Zeno (Brescia): il colle dei vigliacchi

Per i piccoli migratori (fringuelli e affini, e passeracei vari) non è uno scherzo superare le Alpi, anche se hanno le ali. E anche se sei dotato di questi preziosi strumenti, conviene sempre valersi dei passi, come fanno anche molti esseri più legati alla terra. Lasciate alle spalle le parti più elevate della catena, ci sono le ultime porte prima della pianura: sono i passi a ridosso della fascia pedemontana, luoghi importanti, dove passano ogni giorno centinaia e centinaia di piccoli uccelli nel periodo migratorio. Tra queste porte, una delle più importanti è Colle San Zeno, nel Bresciano, tra la Val Trompia e la Val Camonica. Dopo aver affrontato quote molto più alte, questa dovrebbe essere, sulla carta, una passeggiata. Tutt'altro: per i piccoli animali, stremati dalle fatiche del lungo viaggio, questa è la tappa più dura e pericolosa. Qui si danno convegno i vigliacchi. Come chiamare altrimenti i barbari con la doppietta che si piazzano qui pronti a sparare a tutto ciò che vola?La LAC (Lega Abolizione Caccia) ha richiesto di recente di chiudere alla caccia 8 valichi montani bresciani. La richiesta non è stata recepita se non per uno dei passi. Da qui un ricorso al TAR, vinto dalla LAC. La Provincia di Brescia aveva un mese di tempo (prima dell'apertura della caccia, data ultima per agire) per ottemperare alla ingiunzione del TAR, ma non si è mossa. Questa mattina (7 ottobre 2007) si è tenuto un presidio per proteggere i volatili, organizzato dalla stessa LAC. Non è facile operare in queste lande, anche per una manifestazione assolutamente pacifica, come vedremo. All'appuntamento al casello di Ospitaletto arriviamo con molto anticipo io e Marco, un altro volontario. Inizia appena ad albeggiare e comincia un sinistro concerto. Non solo c'è poca luce, ma la foschia non garantisce certo una buona visibilità “Come fanno a capire a cosa stan sparando?”, la domanda è tanto spontanea quanto banale. Al Colle ci aspettano le forze dell'ordine: carabinieri e Corpo Forestale dello Stato. Son lì per proteggere noi, mica la fauna: il destino non manca di aggiungere del grottesco allo schifo. Ci muoveremo nel cuore della zona di bracconaggio; sì, bracconaggio puro, senza eufemismi. Camminiamo lungo il crinale, dove una percentuale più alta di migratori tende a passare. La legge impone ai cacciatori di tenere una distanza di sicurezza dagli umani, quindi sono obbligati a stare più in basso. Se non ci fossero uomini in divisa rischieremmo grosso. “Negli anni passati alcuni volontari sono tornati a casa passando per l'ospedale, per le aggressioni dei vigliacchi”, spiega Catia Acquaviva, motore e anima della LAC: “A una volontaria hanno anche puntato il fucile contro la faccia”. Oggi però siamo al sicuro, i vigliacchi sono sotto il crinale, in movimento o nei capanni. La nebbia, anzi le nubi, avvolgono il paesaggio. Si sentono spari dappertutto. “Come fanno a capire a cosa stanno sparando?”. Mica un problema. I pallini partono all'indirizzo di ogni cosa voli. Un volontario trova frammenti di lucherino (specie protetta). Non siamo in tanti, ma ci sono presenze anche da lontano. Una ragazza viene da Firenze, una coppia dalla Germania. Con me e Marco c'è invece Pavlina, una signora bulgara, viene da Sofia. È anche giornalista, scrive per un quotidiano on-line, e farà un articolo su questa schifezza. Nel suo paese queste cose mica si vedono. Pavlina e gli altri di provenienza extralombarda staranno qui tutta le settimana: aiuteranno Catia a togliere archetti e vischio, altra piaga, cui, grazie ai vigliacchi, dobbiamo una pessima fama in tutta Europa. Gli spari proseguono, con loro anche i canti degli uccelli usati, con torture indicibili, come richiami e tenuti in gabbiette. Penso a quella parte dei nostri governanti che permette tutto questo: i vigliacchi hanno amici, purtroppo, in quasi tutto l'arco parlamentare. Penso alla Regione Lombardia, anzi al consiglio regionale lombardo che dedica decine di sedute annue per discutere di caccia e cercare di concedere favori ai vigliacchi. Tante energie meriterebbero altri indirizzi, leggasi i problemi dei cittadini.Scendiamo a valle, guardati male da un gruppetto: con loro anche un bambino, per ora disarmato. Un volontario trova uno spioncello morto, altro uccello protetto. Ma cosa fa la Forestale? Loro sono rimasti al parcheggio: grazie, hanno difeso gli automezzi dei volontari, ma forse un'occhiata sul crinale e ai suoi lati non avrebbe guastato. Ci salutiamo, il commiato non manca di rabbia e amarezza.La LAC proseguirà nella sua battaglia “per far rispettare la normativa nazionale e comunitaria, e per la messa al bando dell'attività venatoria nelle zone particolarmente interessate ai flussi migratori dell'avifauna.”


venerdì 7 ottobre 2011

Reggio Emilia. Cacciatore inciampa e partono diversi colpi. Ferito l'amico

E’ da ricondurre ad un incidente di caccia l’episodio verificatosi poco prima di mezzogiorno di mercoledì 2011 in località Cà Ferrari del comune di Busana, in provincia di Reggio Emilia, in conseguenza del quale un cacciatore 50enne di Castelnovo Monti e’ rimasto lievemente ferito dai pallini esplosi accidentalmente da altro cacciatore 48enne castelnovese suo amico, che poi ha soccorso il ferito conducendolo al Sant’Anna di Castelnovo Monti dove e’ stato dimessa con una decina di giorni di prognosi per ferite da pallini in varie parti del corpo. Questa in sintesi la premessa dei fatti che ha visto nella tarda mattinata odierna i Carabinieri del Nucleo Radiomobile della Compagnia di Castelnovo Monti intervenire in località Cà Ferrari del comune di Busana dove era stato segnalato il ferimento di un cacciatore. Sul posto in effetti i militari accertavano i fatti riconducendo l’evento ad una caduta accidentale del 48enne in conseguenza della quale partiva il colpo che attingeva l’amico.


Pescara: cacciatori picchiano un avvocato, 9 denunce

La lite nei pressi di Carpineto, il professionista passeggiava sul suo asinello e ha fatto notare che si sparava troppo vicino alla strada


Il legale aggredito e lasciato a terra ferito nelle campagne, la sorella ha avvertito il 112
Sette persone coinvolte sono di Civitella Casanova una di Collecorvino e un’altra di Pescara Indagano i carabinieri
CLAUDIA FICCAGLIA


CARPINETO DELLA NORA. Una battuta di caccia finisce in rissa e 9 persone vengono denunciate. Il fatto è accaduto nelle campagne di Carpineto della Nora, a confine con Civitella Casanova. Coinvolti otto cacciatori e un avvocato del luogo, che stava passeggiando a cavallo del suo asinello.
Quando il gruppo di cacciatori ha incrociato l’avvocato, si è acceso un diverbio sembra per motivi banali, per una battuta di troppo, che si è trasformato in una violenta lite.
Dalla ricostruzione dei carabinieri di Civitella Casanova, sembra che i fatti si siano svolti in questo modo. La squadra di cacciatori si trovava in contrada Colle, nel territorio di Carpineto della Nora, sulle tracce di cinghiali. Uno dei cacciatori, R.F., mentre era nei pressi della propria auto, parcheggiata su una strada che dalla provinciale si interna nelle campagne, è stato raggiunto dall’avvocato, L.C., che stava facendo una passeggiata a dorso del suo asinello. Tra i due sarebbe nata subito un’accesa discussione, innescata dalla domanda dell’avvocato, il quale chiedeva spiegazioni sul perché i cacciatori stessero sparando così vicino alla strada. Sembra che dall’alterco verbale si sia passati subito alle mani e che le urla abbiano richiamato gli altri compagni di squadra del cacciatore. L’intenzione era quella di separare i due contendenti, ma l’intervento non ha ottenuto il risultato sperato, contribuendo, invece, a surriscaldare ancora di più gli animi. In pochi istanti tutti i presenti sono stati coinvolti direttamente o indirettamente in una zuffa furibonda, quasi un pestaggio nei confronti dell’avvocato che alla fine è stato lasciato a terra, ferito, con il setto nasale rotto e sanguinante.
L’allarme ai carabinieri è scattato solo alcune ore dopo, quando qualcuno ha avvertito la sorella del professionista di quanto accaduto e la donna ha avvisato il 112. Sul posto si è portata la pattuglia radiomobile dei carabinieri della compagnia di Penne, coordinati dal capitano Massimiliano Di Pietro, e successivamente sono sopraggiunti anche quelli della stazione di Civitella Casanova. L’avvocato è stato subito condotto in ospedale, dove sono state riscontrate lesioni di una certa importanza e contusioni su varie parti del corpo, giudicate guaribili in 25 giorni. Gli otto cacciatori protagonisti della rissa, R.F, R.A., R.L., I,V., M.P., M.A., I.R.A. e F.G., sei di Civitella Casanova, uno residente a Collecorvino e un altro di Pescara, non hanno subìto conseguenze fisiche, tranne il primo, che ha 10 giorni di prognosi. Tutte le persone coinvolte nella rissa sono state denunciate in stato di libertà. Sono in corso ulteriori indagini per stabilire le singole responsabilità.



Fonte: Il Centro del 07 ottobre 2011

giovedì 6 ottobre 2011

Caccia: Calderoli, evviva, in Lombardia è salva!

(ASCA) - Roma, 6 ott - ''Evviva! La caccia in Lombardia e' salva. Grazie all'intervento della Lega Nord in Consiglio dei Ministri non e' stata ratificata l'impugnativa della legge della Regione Lombardia in materia di caccia in deroga.

Sono lieto del risultato ottenuto. A questo punto, pero', appare evidente che la normativa nazionale non e' assolutamente adeguata in materia di caccia e che la materia debba essere di competenza regionale''. Lo afferma il ministro per la Semplificazione normativa e Coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Nord, Roberto Calderoli.

Legambiente: Lega Nord autorizza furto patrimonio dello Stato

(ASCA) - Roma, 6 ott - ''Il ministro Calderoli si vanta di aver impedito al Consiglio dei ministri di impugnare la legge della Regione Lombardia sulla caccia in deroga agli uccelli migratori, un provvedimento identico a quello gia' bocciato dalla Corte di Giustizia europea perche' autorizzava a uccidere specie protette. E, poiche' secondo la legge italiana, la fauna e' patrimonio indisponibile dello Stato, il ministro di fatto legittima un'appropriazione indebita ai danni dei cittadini''. Cosi' Antonino Morabito, responsabile fauna di Legambiente, in merito alle dichiarazione del ministro per la Semplificazione normativa Roberto Calderoli sulla caccia in deroga in Lombardia.

La Lega impone le deroghe al governo in Lombardia

MILANO - "Evviva! La caccia in Lombardia è salva! Grazie all'intervento della Lega Nord in Consiglio dei Ministri non è stata ratificata l'impugnativa della legge della Regione Lombardia in materia di caccia in deroga. Sono lieto del risultato ottenuto. A questo punto, però, appare evidente che la normativa nazionale non è assolutamente adeguata in materia di caccia e che la materia debba essere di competenza regionale". Diceva esattamente questo il comunicato stampa con cui il ministro per la Semplificazione normativa, Roberto Carderoli, spiegava (presumibilmente ai leghisti amanti della carabina) come mai il Cdm non avesse impugnato, come del resto aveva fatto per le altre regioni, la legge sulle deroghe alla caccia approvata dalla Lombardia, che prevede la possibilità di cacciare cinque specie migratorie protette: storno, fringuello, peppola, pispola e frosone.

ANOMALIA - Eppure è molto strano che il Consiglio dei Ministri abbia deciso di lasciar passare la proposta della Lega di non intervenire. Appena ieri, infatti, un documento del Cdm definiva così la proposta di cacciare in deroga: "Si tratta di una proposta che presenta profili di illegittimità, contrastando con la vigente normativa nazionale in materia di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, per la quale lo Stato ha competenza esclusiva". Cosa può essere cambiato in una nottata da convincere il governo a cambiare così repentinamente idea? Di sicuro la caccia in deroga rimane illegittima, perciò c'è da credere che si sia trattato semplicemente di una gentile concessione di Berlusconi al Carroccio. Evidentemente la garanzia di non staccare la spina al governo val bene il sacrificio di qualche povero uccello di passaggio sui monti e sulle pianure della Lombardia. Saremmo proprio curiosi anche di capire quanti voti vale ogni uccellino morto, ma è un calcolo che nessun istituto di statistica sarebbe in grado di fare.

PROTESTE - L'esultanza a dir poco fuori luogo di Calderoli (nemmeno avesse trovato la formula per portare l'Italia fuori dalla crisi in cui versa) e l'incredibile decisione del governo non sono piaciute per niente alle varie associazioni che si battono per la difesa del territorio e della fauna. In un comunicato congiunto Enpa, Lav, Lipu, Legmbiente e WWF Lombardia non hanno usato mezzi termini per condannare il gesto: "Riteniamo gravissima ed ingiustificabile la decisione assunta dal Consiglio dei ministri di rinunciare in extremis a impugnare la legge palesemente illegittima della Regione Lombardia sulle deroghe di caccia, nonostante l'Unione Europea abbia già di recente annullato con un provvedimento eccezionale un analogo atto legislativo della Regione stessa. Le trionfalistiche dichiarazioni del ministro Calderoli, che rivendica e si compiace dell'uccisione di piccoli uccelli - peppole, fringuelli, pispole, frosoni e storni - sono il segno di un'estrema debolezza: la preparazione della campagna elettorale a danno degli animali selvatici tutelati nel continente, contro l'Europa e le sue regole, contro la Costituzione. Infatti, Calderoli, nell'affermare che la competenza sull'attività venatoria deve spettare alle Regioni e non più allo Stato, ignora volutamente l'articolo 117 della Costituzione, che - come ribadito ripetutamente dalle sentenze della Corte Costituzionale - attribuisce allo Stato la competenza legislativa esclusiva sull'ambiente e sull'ecosistema e, dunque, sulla fauna. Chi pagherà in futuro, quando l'Unione Europea aprirà una nuova procedura d'infrazione contro l'Italia, dopo aver pronunciato solo un anno fa una condanna durissima nei nostri confronti? Gli italiani e soprattutto i cittadini lombardi sappiano che ogni sanzione pecuniaria peserà su di loro".

Fonte: net1.news.org del 06 ottobre 2011

mercoledì 5 ottobre 2011

Il Tar blocca la caccia in deroga in Veneto

Il Presidente del Tar Veneto blocca fino al 19 ottobre la delibera regionale sulla caccia in deroga approvata a settembre dalla Giunta Zaia. Accolto il ricorso della LAC. Andrea Zanoni: “Preludio alla bocciatura della delibera Zaia. Finalmente viene fatta giustizia. Adesso paghino Zaia e Stival ”
Il Presidente del Tar Veneto, con decreto n° 810/2011, ha sospeso la delibera regionale n° 1506 sulla caccia in deroga a specie protette accogliendo il ricorso della Lega per l'abolizione della caccia (LAC).

La delibera approvata il 20 settembre scorso dalla Giunta Zaia viene quindi sospesa fino al 19 ottobre, quando il collegio del Tar si riunirà per prendere una decisione finale.

“La domanda cautelare proposta deve essere più approfonditamente esaminata […] tenuto anche conto che sulla questione dei limiti della caccia in deroga in Veneto si sta pronunciando la Corte Costituzionale”, si legge nel decreto del TAR del Veneto.

In questo modo il Presidente del TAR, Vincenzo Borea, accoglie pienamente l'istanza presentata dall'Avv. della LAC Claudio Linzola.

“Si tratta del preludio all'ennesima bocciatura legale della caccia in deroga in Veneto approvata in modo miope dalla Giunta Zaia che, solo per obbedire alla lobby ingorda ed estremista dei cacciatori, approva delibere palesemente contrarie alla legislazione europea”, commenta Andrea Zanoni, Eurodeputato e Presidente Lac Veneto.

“Ancora una volta per bloccare l'illegittimità della Giunta Zaia bisogna andare in Tribunale. Ancora una volta chi fa le leggi, rischia di diventare fuorilegge”.

Zanoni punta il dito anche contro l'Assessore Daniele Stival, “responsabile insieme a Zaia di questa delibera illegittima”.

“A pagare le multe che l'Ue rischia di infliggere all'Italia siano loro due”, attacca Zanoni, “ovvero i responsabili della caccia in deroga in Veneto. Non è giusto che a pagare le loro colpe siano i cittadini”.

Zanoni ha da poco presentato anche un'interrogazione alla Commissione europea per bloccare la caccia in deroga in Veneto e far rispettare le sentenze della Corte di Giustizia Ue.

“La caccia in deroga non solamente provoca lo sterminio di migliaia di uccelli protetti, comprese alcune specie particolarmente protette, ma viola apertamente la normativa comunitaria”.

La Regione Veneto è stata già riconosciuta responsabile dell'infrazione ai danni dell'Italia dalla Corte di Giustizia l'11 novembre 2010 per la violazione della Direttiva 2009/147/CE.

Fonte comunicato stampa LAC del 05 ottobre 2011

La Spezia. Cacciatori sparano vicino alle case: è rivolta

La Spezia - Apre la stagione di caccia e scattano le polemiche in val di Magra. In particolare sono i centri abitati di Cà del Sale e via Forano al confine tra Ameglia e Sarzana a puntare il dito contro le doppiette. Cinquanta famiglie che risiedono nella piana tra viale 25 aprile e la strada litoranea che collega Bocca di Magra a Fiumaretta con due bed and breakfast una scuderia e un parco giochi sono pronte a scendere in piazza. A scatenare le proteste degli abitanti il timore di avere troppo vicine alle case le squadre di cacciatori, insomma si sentono in zone a rischio oltre al fastidio per i clienti dei b and b di essere svegliati dal rumore dei fucili e per questo nei prossimi giorni dovrebbe essere organizzata una manifestazione di protesta

Proibito qualsiasi abbattimento e prelievo di stambecchi

L’Ufficio provinciale caccia e pesca comunica, che il Presidente del Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa, Sezione autonoma per la Provincia di Bolzano, con decreto 3 ottobre 2011, (n. 131/11 REG.PROV.CAV), ha sospeso in via provvisoria, fino alla pronuncia definitiva del collegio fissato per il 25 ottobre 2011, i due decreti assessorili del 16 settembre con i piani di controllo e di prelievo 2011 dello stambecco approvati con gli stessi. Pertanto con decorrenza immediata è proibito qualsiasi abbattimento e prelievo di stambecchi.

Il direttore dell’Ufficio caccia e pesca, Heinrich Erhard, ha dato immediata comunicazione della sospensiva ai rettori delle riserve di diritto invitandoli a provvedere alla immediata informazione degli agenti venatori nonché di tutti i titolari di un permesso annuale o d’ospite ai quali per sorteggio è stato assegnato l’abbattimento di un capo di stambecco. L’eventuale comunicazione non tempestiva potrebbe, ionfatti, configurare il reato di ommissione di atti d’ufficio. Analoga comunicazione è stata inviata dl rettore di una riserva privata onde garantire l’esecuzione del decreto di sospensiva.

Entro il 24 ottobre 2011, ore 13.00, i rettori delle riserve sono tenuti a comunicare per iscritto e possibilmente in via fax o per posta elettronica gli stambecchi abbattuti, ciò ai fini della difesa del provvedimento sospeso in occasione della sua trattazione collegiale prevista il 25 ottobre.


martedì 4 ottobre 2011

LAC-Enpa: Senato vara DDL salva bracconieri. Camera non ratifichi.

(ASCA) - Roma, 4 ott - ''Passa al Senato per una manciata di voti (137 si, 99 no, 5 astenuti) il disegno di legge n. 2422 (primi firmatari i senatori leghisti Sergio Divina, trentino, e Mario Pittoni, friulano) volta a dare un'interpretazione di comodo a gia' chiare disposizioni contenute nella legge statale 157/92 in materia di caccia, in favore di un gruppo di cacciatori multati (singolare analogia con i favori per le quote latte...)''. E' la denuncia di Lac ed Enpa che spiegano: ''Scopo dichiarato del DdL era quello di fornire un appiglio giuridico per sanare la posizione di alcune centinaia di cacciatori alpini, sanzionati principalmente in Emilia e in Toscana per avere violato la regola dell'opzione di caccia in via esclusiva. In sostanza , attualmente, chi esercita per un'intera stagione la caccia in forma vagante nelle Alpi non potrebbe praticare altre forme di caccia (esempio da appostamento, o in zone appenniniche, ecc.) ne' nella propria regione, ne' nelle altre, e viceversa.

Alcuni cacciatori, in attesa di questa sorta di sanatoria clientelare 'ad personas', hanno ricevuto nei mesi scorsi le sanzioni previste (importo di 412 euro ed obbligo di segnalazione al questore per la sospensione della licenza per un anno) per aver cacciato in altre regioni ed al di fuori dei comprensori alpini, oltre che cacciato nella stessa stagione anche nel territorio alpino della Provincia di Trento''.

Precisano le associazioni: ''Diamo atto ai senatori radicali, a quelli dell'IDV, e al sen. Della Seta (PD) di essersi opposti a questo scempio del diritto per favorire una frangia di cacciatori multati dopo inchieste degli organi di vigilanza, anche su input di una procura della Repubblica.

Confidiamo che la Camera non ratifichi questa leggina-vergogna 'salva-furbi'''.

lunedì 3 ottobre 2011

Reggio Calabria. Uomo ferito durante una battura di caccia

STIGNANO. Episodio per alcuni versi da decifrare che per poco non stava costando la vita ad un cacciatore. L’incidente che ha visto per sfortunato protagonista un uomo del quale non si conoscono ancora le generalità si è verificato in una zona di aperta campagna nei pressi di Stignano, nel Reggino. Sul posto per i primi accertamenti si sono recati i Carabinieri della Compagnia di Roccella Jonica diretta dal capitano Vincenzo Giglio, che si muove sotto le direttive del colonnello Valerio Giardina, comandante del gruppo Locride che hanno subito avviato le indagini. Sembra che l’uomo sarebbe stato colpito (fortunatamente in parti non vitali) da un colpo di fucile sparato accidentalmente da un suo amico che partecipava alla medesima battuta di caccia. Le ipotesi, ovviamente, sono tutte al vaglio degli inquirenti e non si escludono anche altre piste, anche se l’ipotesi più probabile rimane quello dell’incidente involontario. Lo sfortunato protagonista, comunque, è riuscito a cavarsela ed ora si trova ricoverato senza pericolo di vita all’ospedale civile di Locri.


Fonte: il Giornale di Calabria del 29 settembre 2011